Mi ha scopato per un tempo infinito, durante il quale ho goduto senza ritegno, poi ha cambiato posizione sul lettino. Si è disteso supino e mi ha fatto mettere su di lui. Impalata su quella trave, mi è sembrato di sentirlo in gola. Ho danzato su di lui, che mi sfondava come mai prima d’ora. Ho goduto e urlato il mio piacere mentre lui torturava i miei seni. Ho perso la cognizione del tempo e di quanti orgasmi stavo provando. Era sconvolgente la sua resistenza. Mi ha letteralmente spanato la fica, ma ancora non era vicino a godere. Sfinita mi sono adagiata su di lui. Lui mi ha rigirato, dopo avermi messo a pecora, mi ha inculato. L’ho sentito entrare nel culo con decisione. Mi ha dilatato l’ano con quel cazzo, che mi sembrava ancor più grosso. Ho goduto ancora, l’ho incitato a far di più: non si è risparmiato. Dopo avermi scopato a lungo, improvvisamente, si è sfilato, posto di lato e mi ha piantato la cappella in bocca. Un attimo dopo, un fiume in piena di sborra cremosa, densa, mi ha gonfiato le guance.Ero piena ed ho fatto la sola cosa possibile: ingoiare.
«Bevi che ti inondo la gola; bevi, troia, te la do in gola.»
Era una quantità incredibile che sgorgava senza fine dalle sue palle enormi.Ho bevuto, ingoiato tutto, senza perdere una sola goccia. Poi lui, soddisfatto, si è rivestito. Ha aperto il portafogli e, oltre ai soldi che mi doveva per il trattamento, ha aggiunto altri cento euro.
«Sei stata fantastica: te li sei meritati tutti.»
Fortunatamente era l’ultimo cliente. Mi son rivestita e me ne son tornata a casa, che era vuota. Tony era al calcetto con i suoi amici; quando è tornato, era stanco e non ha voluto scopare. Oltre ad Augusto c’è anche un altro cliente un po’ strano. Un signore sulla quarantina, che quando viene da me, gli piace, mentre gli faccio la pulizia del viso, toccarmi il seno con una mano e, con l’altra, si sega velocemente. Quando è quasi all’apice del piacere, mette un dito dentro la mia fica bagnata e fradicia, poi viene. Alla fine si lecca il dito con cui mi ha sollazzato. Fra le clienti, invece, quella che più si comporta in modo anomalo, è la signora Flavia. Alta, bella, cinquantenne ma un fisico di una trentenne. Cura moltissimo il suo aspetto in ogni dettaglio. Ha un seno così tonico che sembra rifatto, invece è tutto naturale. A lei piace molto, quando provvedo alla sua depilazione, esser accarezzata in mezzo alle gambe. Lentamente si eccita, poi, alla fine, mi mette la mano sotto il grembiule e infila le dita dentro la mia fica, che è già pronta a riceverla. Gode e mi fa godere. Quando il nostro piace è al culmine, ci scambiamo un bacio appassionato, a soffocare i gemiti emessi dalle nostre labbra. Mi rendo conto che è un fare un po’ da puttana, ma mi lasciano laute mance; inoltre mi eccito sempre così tanto, che, spesso, quando entro in casa e trovo Tony, me lo scopo immediatamente. A lui questo gioco lo eccita molto. Spesso a letto, gli piace fantasticare di me con i miei clienti, anche se non sa che è tutto vero. Spesso gli racconto di Augusto, del suo cazzo che mi slabbra la fregna e questo lo eccita ancor di più, come l’idea di me con un’altra donna. Per lui son solo fantasie, non sa che, invece, per me son fatti realmente avvenuti. È contento così ed io non ho motivo di lamentarmi: quando si eccita, mi scopa a morte. Tutto questo aumento di lavoro extra, mi hanno costretto a cercare una valida assistente. Ho inviato, ad un’agenzia interinale, richiesta di nominativi per far delle selezioni. Ho ricevuto proposte da sei candidate. Per motivi di tempo, ho precisato che i colloqui sarebbero avvenuti a casa mia. Le prime quattro non hanno nemmeno voluto accettare di venire a casa mia, temendo una truffa, la quinta era una persona sudicia e trasandata, che non mi ha fatto per niente piacere conoscere, poi ho chiamato la sesta, il sabato mattina, specificando che il mio ultimo appuntamento della giornata era per le diciannove, e per questo non sarei stata a casa prima delle venti. La sua risposta è stata semplice e chiara.
«Ho la giornata libera, abito poco distante da lei, mi va bene anche alle venti a casa sua. Se non è un problema, vengo accompagnata da mio marito.»
Non ho avuto nessuna difficoltà ad accettare che vi fosse anche suo marito, quindi mi sono messa al lavoro. Alle quindici, mi chiama la cliente delle diciannove, pregandomi di spostare l’appuntamento alla prossima settimana, perché è sopraggiunto un impegno imprevisto. Allora consulto la mia agenda, vedo che il mio ultimo appuntamento della giornata, sarà alle diciotto e venti, quindi richiamo la mia candidata e le comunico che, se vuole, possiamo anticipare l’incontro alle diciannove e trenta. Lei accetta con entusiasmo. Finisco di lavorare, arrivo a casa che sono le diciannove. Una rapida doccia, dopo di che mi vesto per uscire, come facciamo tutti i sabati, quando io e Tony andiamo a mangiare una pizza; tanto il colloquio dovrebbe portar via soli pochi minuti. Per l’occasione, indosso un abito elasticizzato nero, che lascia scoperte le mie spalle, sotto un velatissimo reggiseno, un perizoma alquanto striminzito, calze autoreggenti velate nere, scarpe tacco dodici. Curo le unghie, applicando uno smalto rosso fuoco dello stesso colore del rossetto che ho sulle labbra. Alle diciannove e trenta precise, suonano alla porta, apre Tony ed io sono al suo fianco. Davanti a noi, c’è una giovane coppia. Lei, Silvia, alta quanto me, bionda, con capelli alle spalle, sguardo molto da sbarazzina, ben truccata, con mani curatissime. Indossa una mini, che le arriva a metà coscia, con sopra una giacca abbottonata da un sol bottone, al cui interno si cela un velato reggiseno. Calze velate, sicuramente autoreggenti, scarpe nere, con tacco non meno di quindici. Lui, Luca, un bell’esemplare di maschio, non palestrato, ma dal fisico curato, alto quanto Tony, indossa una giacca, con sotto un maglioncino dolce vita e pantaloni scuri. Ha l’aria simpatica, piacevole, che ti conquista subito. Dopo un momento in cui i miei occhi restano incollati a quelli di Silvia, è Tony che rompe il silenzio e ci invita ad accomodarci tutti in salotto.
Mentre noi donne ci mettiamo comode, lui e Luca vanno in cucina per preparare un aperitivo con degli stuzzichini. Silvia si siede davanti a me, accavalla lentamente le gambe, mettendo in evidenza delle cosce veramente belle. I nostri sguardi continuano ad esplorare il corpo dell’altra. Per un lungo istante nessuna delle due parla, ma ci guardiamo con occhi vogliosi. Non capisco cosa mi sia preso, ma, trovarmi davanti una bella ragazza così, dopo una settimana che non scopo, per via del ciclo, mi sta eccitando oltre misura. Lei sembra nella mia stessa condizione, alla fine mi decido a dire qualcosa. La mia voce fatica un po’ ad uscire, ma le spiego le mie condizioni, mentre lei mi segue senza perdere una sola parola di ciò che dico. A grandi linee, mi racconta che ha lavorato in uno studio da estetista per quattro anni, ne ha ventisei, ma, da qualche tempo, la padrona ha un comportamento strano: da quando ha accolto un nuovo socio, le cose siano cambiate e lei non vuole più lavorare in un ambiente in cui non si sente a suo agio. Accetta le mie condizioni e, a quel punto, arrivano i nostri uomini con dei calici di prosecco e degli stuzzichini. I due ragazzi sembrano a loro agio, ridono divertiti, mentre io e lei stiamo ancora a fissarci, cercando di capire fino a che punto il desiderio reciproco potrebbe spingersi. Tony fa una proposta che lascia tutti stupiti.«Noi questa sera eravamo intenzionati ad andare a mangiare una pizza, che ne dite di ordinarla e mangiala qui con noi? il frigo è pieno di birre fresche.»Loro si danno uno sguardo d’intesa, poi annuiscono favorevolmente. Lei si gira verso di me, i suoi occhi sembrano cercare il mio consenso. Abitiamo all’ultimo piano di una palazzina, abbiamo un bel terrazzo da cui si gode una bella vista sulla città, la prendo per mano e mi dirigo fuori, dove intendo apparecchiare. Mentre i ragazzi ordinano le pizze, Tony chiede a Silvia come la vuole. Lei mi guarda, poi sorride divertita.
