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Estetistae un po' puttana
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Racconto15 min di lettura

Estetistae un po' puttana

Con una moglie estetista e stupenda non te la devi prendere se fotte gli altri, meglio collaborare.

pennabianca
2 anni fa · 927 letture · 0

Mi chiamo Monica, ho trentacinque anni, sono sposata con Antonio da tutti chiamato Tony. Sono alta un metro e settanta, capelli ed occhi scuri, seno di una quarta abbondante: nell’insieme il mio è un fisico nella media, né grasso né magro, direi con le curve al posto giusto. Tony è un bel ragazzo, alto poco più di me, fisico robusto, ma non grasso, occhi scuri, mani grandi, ha fra le gambe un buon arnese di tutto riguardo. Stiamo insieme da sette anni, cinque da sposati, due da fidanzati. Quando l’ho conosciuto, io venivo da tre storie finite e qualche scopata senza strascico. La prima l’avevo fatta con un bel ragazzo, molto dotato, che è stato quello che mi ha sverginato. Mi piaceva molto, ma era anche tanto ansioso; quando mi scopava durava pochissimo, con lui ho rischiato di restare incinta almeno tre volte. La sua insicurezza proveniva dall’educazione impartitagli da una madre troppo ossessiva. L’ho lasciato per non dovermi scontrare sempre con lei. 

Il secondo era carino, simpatico, mi scopava bene, durava anche molto; aveva la fissa per il mio culo e, dopo un mese che stavamo insieme, mi ha sverginato dietro. Ha fatto un buon lavoro, tanto che, la prima volta, non ho sentito dolore, ma solo piacere. Era bravo, ma tremendamente geloso. Non smetteva mai di chiedere del ragazzo che mi aveva sverginato, se era più bravo, se lo aveva più grosso e cosi via. Alla fine l’ho mollato per non sentir più le sue paranoie. Il terzo era perfetto. Mi scopava bene, con calma, non era geloso, lavorava qui da noi, ma proveniva da un’altra città. Il sabato se ne tornava al suo paese, perché aveva la madre malata, che non poteva restare più di una settimana senza vederlo. Ho chiesto di andare con lui per conoscerla, ma lui niente, inventava sempre scuse. Così un sabato l’ho seguito ed ho scoperto che la madre malata, era invece una moglie ed un figlio. Delusa, mi sono dedicata al mio lavoro di estetista. Son passati due anni, durante i quali ho avuto solo sporadiche scopate, senza nessun coinvolgimento sentimentale, non ne volevo, desideravo il solo sesso. Ero dipendente di uno studio di estetista, con altre tre ragazze. Un giorno si è verificato un guasto, che ha richiesto la presenza di un elettricista e, in quella occasione, ho conosciuto Tony. La sera mi ha aspettato all’uscita, abbiamo cominciato a parlare di noi, delle nostre passate esperienze. Lui aveva avuto due storie molto serie. Una con una bella ragazza che lo amava alla follia, lo scopava divinamente, ma era tanto ricca che i suoi genitori non volevano che la figlia sposasse un semplice elettricista. Così è stato costretto a lasciarla. La seconda era dolce e carina, una ragazza simpatica, disponibile, ma a letto era una frana da non credere.

Immobile, passiva, si lasciava scopare solo alla missionaria. Per lui era come scopare una bambola di gomma, che, forse, gli avrebbe dato più emozioni. Dopo che ci siamo messi assieme, lui mi ha esortato ad aprire uno studio d’estetista tutto mio e, devo dire, ha avuto ragione. All’inizio era solo un locale piuttosto piccolo, dove avevo poche cose, ricevevo solo clienti per appuntamento, ma poi, visto il buon andamento del lavoro, mi ha invogliata a trasferirmi presso La nuova zona industriale, dove ci sono molti centri commerciali con diversi uffici amministrativi. La sua lungimiranza ha di fatto aumentato il mio lavoro, nonché la qualità dei clienti. Né ho di tutte le specie: maschi e femmine. Tra i maschi, il più importante è Augusto, un bel cinquantenne, che spende una fortuna per curare la sua immagine. Ma ciò che lo distingue è che vuol esser depilato completamente due volte al mese, usando il rasoio. Lo devo radere in tutto il corpo, che è bello tonico, ben curato, ma ciò che mi fa bollire il sangue è la sua dotazione: ha un cazzo che è un vero monumento ai cazzi! Lungo oltre i venti cm., grosso, davvero molto grosso, con vene che quando gli si gonfiano, lo fanno sembrare ancor più grosso. 

All’inizio mi scocciava un po’ doverlo radere, tenendo in mano quel palo che si gonfiava fino ad esser perfettamente eretto. Lui cercava di assumere una posa da indifferente, mi pagava bene per questo servizio ed io non ho mai osato ad andare oltre. Col tempo però, mi sono sempre più appassionata alla sua erezione. Lui ha notato che il mio abbigliamento da lavoro era composto da un solo camice bianco, con sotto solo un perizoma, un reggiseno e calze autoreggenti dello stesso colore. Ho visto che indugiava spesso nella mia abbondante scollatura, in particolare, quando gli facevo la pulizia del viso. 

Un giorno non ho resistito: quando gli ho fatto la depilazione del suo meraviglioso cazzone, l’ho impugnato, ho cominciato a segarlo lentamente, con la scusa di verificare se vi erano altri peli. Lui ha allungato una mano, l’ha messa fra le mie cosce, che si son divaricate per meglio accoglierlo. Ero un lago. Ha cominciato a masturbarmi lentamente, piantandomi due dita dentro, io mi son allungata su di lui, ho cercato di prendere in bocca quell’arnese stupendo. Avevo appena imboccato la cappella, o poco più. Ero in estasi. Mi godevo quel palo, lui mi sconvolgeva la passera con le sue dita, che mi scavavano fin dentro l’anima. Ho goduto, ma solo un gemito strozzato è uscito dalla mia bocca piena di quella meraviglia.Ho tremato, lui mi ha sorretto, perché le gambe mi stavano cedendo. Si è seduto sul lettino ed io ho continuato a succhiarlo. Mi ha messo una mano dietro la testa, mi ha imposto il ritmo alla pompa. Me lo infilava sempre più in gola. Mi sono girata un attimo, ho azionato il comando del lettino, facendolo abbassare. Quando ha capito le mie intenzioni, mi ha tolto il cazzo dalla bocca, mi ha sistemato in ginocchio sul letto e si è posizionato dietro di me. Ho sentito la sua cappella scorrere lungo lo spacco della mia fica fradicia di umori, poi, lentamente, mi ha penetrato con prudenza, afferrandomi per i fianchi. L’ho sentito scivolare dentro. Era enorme, mi dilatava, mi riempiva, ho quasi avuto la sensazione che mi sverginasse di nuovo. Quando la cappella ha battuto il fondo, ho goduto all’istante. Ho cominciato a tremare, scossa da un brivido incontrollato, che ha percorso tutto il mio corpo. Ho allungato una mano dietro e mi son resa conto che non ero riuscita a prenderlo tutto, ne mancava ancora un po’. Lui, intanto, ha cominciato a pomparmi con più determinazione, infilando sempre più in profondità il suo meraviglioso arnese. Quando il suo corpo ha aderito al mio, ero già al terzo orgasmo. Mi ha scopato con molta determinazione, mi pompava divinamente e con tanto piacere. La sua voce mi ha eccitato ancor di più.

«Che meraviglia! Ti sfondo. Era da tempo che lo volevo fare. Sei molto stretta, ma io ti apro a dovere. Godi, vacca, che ti dilato tutta!»

Prima di andare avanti…

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