Egli, sebbene molto limitato nei movimenti, è molto più resistente di me e, ad un tratto, avverto il desiderio di sentirlo esplodere dentro di me, ma, non essendo protetta, mi sollevo e lo invito a mettermelo nel culo.Lui mi guarda un po’ stupito.«Davvero lo vuoi nel culo? Guarda che non sarà una passeggiata?»Io gli rivolgo un’occhiata da persona decisa e gli ribadisco la mia volontà di averlo nel culo. Mi guarda, poi mi dà un suggerimento.«Visto che son bloccato, mettiti in ginocchio sul letto con il culetto verso di me, in modo da potertelo almeno leccare.»Sento la sua lingua giocare fra le mie chiappe aperte ed indugiare molto sulla rosellina. Sento che mi sto rilassando ed i muscoli dello sfintere iniziano ad esser meno tesi. Poi mi indica il cassetto del comodino e, lì dentro, trovo del lubrificante, che lui mi invita a spalmare sul buco e sulla sua grossa verga. Completata l’opera, torno di nuovo a sedermi a cavallo su di lui e, con entrambe le mani, appoggio la punta di quel mostro contro la mia rosetta. Mi muovo quasi ondeggiando e, lentamente, avverto che mi penetra un po’ per volta. Sento parecchio dolore, allora mi alzo leggermente, giusto per ripetere l’operazione d’inserimento. Faccio un profondo respiro e mi siedo completamente sul cazzo, fino a sentirlo tutto nel culo. Mi sento aprire e sfondare il culo. Non sono vergine, perché Paolo, spesso e volentieri, si è divertito ad incularmi, ma il suo cazzo è decisamente molto più piccolo di questo ed ora, invece, mi sembra che, per la prima volta, qualcuno mi stia letteralmente spaccando il culo. Lascio che il mio corpo si abitui a quella ingombrante presenza, poi, prima lentamente, e poi sempre più velocemente, eseguo un movimento delle anche, tipo “danza del ventre”, allo scopo di potermi gustare dentro, l’intera asta. Avverto un piacere nuovo ed intenso e, ogni volta che lo affondo dentro di me, il respiro mi si blocca per qualche istante: mi sembra che mi sia giunto in gola e quella sensazione mi fa venire.«Bellissimo! Mi stai sfondando il culo, ma è bellissimo!»Sono proprio una troietta. Una vera puttanella come dice lui, ed ora anche sfondata nel culo! Mi muovo sempre più velocemente ed ora avverto che anche lui è prossimo al piacere. Appoggia entrambe le mani ingessate sulle mie spalle e mi attira a sé baciandomi in bocca.«Adorabile puttanella, sentilo bene! Mi fai impazzire!»Mi muovo sempre più velocemente e, quando il mio corpo viene scosso da un ennesimo orgasmo, lui mi blocca in qualche modo e con il cazzone piantato nel culo, viene, schizzandomi getti di liquido caldo. Lo sento inondarmi l’intestino di crema bollente, che mi fa letteralmente impazzire. Sfinita, resto su di lui, mentre sento il suo cazzo perdere consistenza, fino a fuoruscire dal mio culo. Mi tolgo da quella posizione e mi distendo di lato; glielo prendo tutto in bocca, succhiando e ingoiando tutto il caldo brodo che ancora sgorga. Dopo averlo ben ripulito, me ne vado in un bagno per rinfrescarmi e faccio in modo da far uscire dalle mie viscere il seme che continua a colare. Con uno specchio osservo il mio culetto ridotto ad una voragine. Per tutti i giorni della convalescenza, ho continuato ad accudirlo e, mediamente, abbiamo scopato quasi ogni due giorni. Anche Paolo era contento del fatto che io mi prendevo cura di lui e, quando ha tolto il gesso ed aver iniziato la riabilitazione, una sera, lo abbiamo invitato a cena a casa nostra. In quell’occasione, si è fatta avanti una nuova situazione. Volevo esser bella e soprattutto conturbante. Ho indossato una gonna abbastanza corta ed una camicetta, con al di sotto un reggiseno a balconcino che gonfiava le mie tette in maniera da renderle invitanti. Calze nere con la riga, tenute su da uno reggicalze e scarpe con tacco sottile da 10 cm, che mi rendevano quanto mai seducente e intrigante. Durante la cena, Giuseppe non ha avuto occhi che per Lucilla e per me; fra un brindisi e l’altro, i complimenti per entrambi si sono sprecati. Messa a letto la piccola, ci siam ritrovati tutti e tre seduti sul divano e Paolo mi ha abbracciato e stretta a sé.«Son felice che tu ti stia rimettendo, perché è stato un calvario questo periodo, anche se son convinto che, con l’aiuto di mia moglie, le cose son andate un po’ meglio.»Giuseppe ci ha rivolto uno sguardo di gratitudine e poi si è avvicinato a noi due. Guardandoci entrambi negli occhi, ci ha ringraziato:«Siete una coppia stupenda! Tu un marito altruista e generoso e lei una donna veramente impareggiabile. Son felice di esser vostro amico e, per nulla al mondo, vorrei che ci fossero dissapori fra di noi.»Io li ho guardati ed ho chiesto un po’ incuriosita:«Perché dovrebbero esserci dissapori fra noi?»Paolo è rimasto in silenzio, ma Giuseppe no.«Perché sei una donna stupenda e ti sei dedicata a me anima e corpo. Un altro uomo, al posto di tuo marito, probabilmente, avrebbe mostrato una certa gelosia.»Paolo ha sorriso, poi mi ha stretto a sé e mi ha dato un bacio; poi, guardando lui, ha iniziato ad accarezzarmi il seno.
«Come potrei esser geloso di una donna così bella? Son perfettamente consapevole che una femmina di questo calibro ha bisogno di più uomini per ritenersi soddisfatta ed appagata. Son convinto che tu sei uno di quelli che mi ha aiutato a renderla felice. Quindi, amico mio, continua ad aiutarmi a farla impazzire.»Non c’è stato bisogno di aggiungere altro, pochi minuti dopo, ero a cosce aperte sul nostro letto con Giuseppe che mi leccava la fica e mio marito mi infilava il suo cazzo in bocca.Mi hanno scopato a ripetizione, in tutti modi ed in tutte le posizioni. Hanno inondato i miei buchi con il loro piacere e, un mese dopo, ho scoperto di esser incinta. Naturalmente Paolo ha riconosciuto la creatura, anche se son molto convinta che non sia suo. Il maschio che ho partorito, già fin da piccolo, mostra di esser ben dotato, e questo fatto mi ha ulteriormente convinto che il nascituro sia figlio di Giuseppe, piuttosto che di mio marito.La nostra amicizia è andata avanti per tanto tempo, senza gelosie né problemi; lui ci ha sempre considerati come sua famiglia e noi l’abbiamo ricompreso come parte integrante della nostra.


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