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Erotika
Una brava moglie.
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Racconto16 min di lettura

Una brava moglie.

Mi chiamo Anna, ho trentasette anni, sono sposata con Piero, che ne ha due più di me. Abbiamo un figlio di nome Marco, di diciassette anni, anzi ne farà diciotto fra due mesi. Siamo una classica coppia italiana. Lavoro, come cassiera, in un grosso supermercato, mentre Piero, è socio di uno studio di...

pennabianca
2 anni fa · 3k letture · 0

Mi chiamo Anna, ho trentasette anni, sono sposata con Piero, che ne ha due più di me. Abbiamo un figlio di nome Marco, di diciassette anni, anzi ne farà diciotto fra due mesi. Siamo una classica coppia italiana. Lavoro, come cassiera, in un grosso supermercato, mentre Piero, è socio di uno studio di commercialisti. La nostra è la classica vita di persone assolutamente normali: casa, lavoro, qualche amicizia con cui uscire il sabato, ferie sempre con le stesse persone, un figlio che sta crescendo velocemente e con tutte le problematiche che questo comporta. Sentimentalmente ci vogliamo bene. Amo Piero, mio unico uomo, come marito non mi posso lamentare, anche se ormai, il nostro rapporto avrebbe bisogno di una nuova linfa. Sì, c'è sentimento, ma il sesso si è ridotto ad una scopata alla settimana, se va bene. Non è, poi, che lui sia un mostro, in fatto di sesso: mi lecca un po', lascia che lo succhi, poi mi sale sopra e, quando sente che ho raggiunto l'orgasmo, se ne viene contento e beato. In sostanza è tutto qui, un giochetto di circa quindici minuti al massimo. Non mi son mai lamentata, né intendo farlo ora. Di occasioni per tradirlo, nel mio ambiente, ve ne sono anche troppe, ma io le ho sempre evitate, anche perché, se poi la storia finisce, tu, con quella persona, ci devi continuare a lavorare e ne ho viste davvero tante di cattiverie fra ex. Ho anche avuto alcune occasioni con dei clienti, un po’ troppo galanti, ma non ne ho mai colta una. A volte ho sentito delle colleghe, che avevano un amante, che raccontavano di come lui le sbatteva a mo' di tappeto e reputavo quei discorsi come cazzate anche troppo esagerate. Piero, dal canto suo, son sicura che mi sia fedele, l'unica cosa che non mi è molto gradita, è il suo socio, Luca, un vero porco! Evito di andar nel suo studio, per il semplice motivo che quel maiale, quando mi vede, fa sempre delle battute che potrebbe tener per sé.

 «Che bella moglie che hai, che bel fisico, certo che deve esser magnifica a letto, le sue labbra sono un sogno; ecco, tutte battute di questo tipo.»

 Piero sorride divertito, dice che lo fa solo per farmi dei complimenti, ed è questa la sua solita risposta:

 «Ma che dici, lei è solo una brava moglie, certe idee non le passano nemmeno per la testa.»

 Almeno vorrei capire a quali idee si starebbe riferendo, considerando che non conosco il resto del loro discorso; tutto quello che so è che Luca, non essendo sposato, si è ripassato tutte le segretarie, le tirocinanti che son passate per il loro studio, compresa quella che ci lavora ora, anche se è da poco sposata. Circa due giorni fa, Piero doveva portare la sua auto a fare il tagliando, ma non se lo è ricordato, perché in questi giorni avevano ricevuto un nuovo cliente, molto importante, che gli aveva affidato quasi tutta la sua contabilità. Ero in pausa caffè, quando mi chiama Piero.

 «Amore, mi faresti un piacere? Son tre giorni che devo portare l'auto a far il tagliando; mi hanno appena telefonato, da brava, vieni nel mio ufficio, ti do le chiavi e ce la porti tu; tanto è lì a due passi dal tuo lavoro.»

 Alle dodici circa, mi presento nel suo ufficio, per prendere la sua auto. Appena arrivata, mi apre la segretaria, che è subito uscita per delle commissioni, indicandomi l'ufficio di Luca, dove erano in riunione con il nuovo cliente. Busso, entro, mi trovo davanti tre maschi che si girano e mi guardano estasiati. Io non mi reputo molto bella, direi normale: alta un metro e settantacinque, capelli lunghi biondi, tenuti legati dietro la nuca a coda di cavallo, occhi azzurri, terza di seno; ho partorito con il cesareo, quindi ventre piatto, il culo direi bello tondo, forse più grande del dovuto. Amo indossare i pantaloni, che reputo molto pratici, ma oggi ho la mia divisa; sto ferma, non mi son cambiata, gonna lunga blu scura al ginocchio, camicetta azzurra, cravatta ed ai piedi delle basse ballerine, che trovo comodissime. Piero fa le presentazioni con il suo cliente, che si chiama Dario. Alto, spalle larghe, un bel maschio, mani grosse, completamente calvo, occhi scuri, che mi scrutano dentro, fin nel profondo dell'anima. Mi sento subito attratta da un simile elemento, farfuglio delle cose quasi senza senso, poi distolgo lo sguardo e chiedo a Piero le chiavi, perché ho fretta e voglio andare a pranzo.

 «Potremmo andare anche noi al solito ristorante tavola calda, che c'è qui vicino.»

 Propone Luca, con l'assenso degli altri due. Io guardo Piero con occhi di supplica. Avevo intenzione di mangiare una pizza al volo, di girare per il centro commerciale dove lavoro, ho visto i negozi di abbigliamento, che hanno esposto le collezioni estive, avrei voluto gustarmele in santa pace.

 «Dai, amore, fa la brava, dai, che ti costa? Tanto devi pur mangiare qualcosa.»

 Mi supplica Piero. Faccio un bel sorriso di circostanza ed accetto. Al ristorante vado in bagno a lavarmi le mani e ne approfitto per far pipì. Quando esco, trovo Luca che si lava le mani. Mi sento a disagio. Io e lui soli nel bagno, mi aspetto di tutto. Lui invece mi fa dei complimenti, poi obbietta solo una cosa.

 «Dovresti mettere dei tacchi alti, valorizzerebbero ancor più il tuo splendido fondo schiena, credimi, sei molto bella, tuo marito è proprio fortunato ad aver accanto una moglie bella come te.»

È quanto mi dice con tono discreto e galante. A tavola si siede davanti a me, sento i suoi occhi dappertutto. Ho come l'impressione che mi scruti anche dentro i miei pensieri, le sue gambe toccano spesso le mie ed io mi stupisco del fatto che non faccio nulla per spostarle. Quella sera Piero mi ha scopato con molto ardore, cosa assolutamente insolita, mi ha preso anche analmente, è venuto due volte. Gli ho chiesto come mai e la sua risposta è stata che si sentiva eccitato dal fatto che io, durante il giorno, li avevo eccitati, pur senza far nulla di sconveniente per una brava moglie come me. Anche a me erano venuti in mente, sia Dario che Luca; e non nascondo che mi ero eccitata al solo pensiero che mi potessero desiderare, ma questo non l'ho detto a Piero. Da quel giorno, passano due mesi. Marco si è diplomato. Avendo compiuto anche diciotto anni, ci chiede, come premio, di poter passare alcuni giorni al mare, in campeggio con gli amici, in compagnia anche di alcune ragazze tedesche che avevano conosciuto. Dopo mille raccomandazioni, lo facciamo partire. A causa dei suoi esami, quest'anno non avevamo programmato le ferie con nessuno, così ci ritroviamo a dover decidere dove andare. Piero mi parla di un’offerta fatta a lui ed a Luca, da parte di Dario, che possiede una bellissima villa in Corsica.

 «Dai, amore, fa la brava, potremmo far le ferie a costo zero. Poi lui ha una moglie, che si dice sia molto brava, sia come moglie che come artista, sembra che dipinga o altro, in ogni caso non ti annoieresti.»

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