Sto seduto nella sala d’aspetto, davanti all’ufficio del direttore di una clinica ospedaliera. Aspetto d’esser ricevuto, dovendo illustrare una serie di macchinari da installare in due sale operatorie dell’ospedale, che sono in fase avanzata di ristrutturazione.
Mi chiamo Giorgio, ho 38 anni, sposato con Pamela, che ha un anno in meno. Abbiamo un figlio di 16 anni, a nome Luigi. Sono un rappresentante di elettro medicali, strumenti ed accessori e tutto quanto può servire per la perfetta funzionalità di un ospedale. Ad un tratto, vedo una donna che parla al cellulare, passa, si dirige verso la porta dell’ufficio, dove entra, senza per niente badare a me. Ho un colpo al cuore:è Cristina!Ritornai con la mente al passato.
Ero un giovane studente, all’inizio del quarto anno di Liceo, quando si mise seduta al mio fianco, nell’unico banco disponibile, una nuova compagna: Cristina, appunto. Figlia di un poliziotto, che era stato trasferito, si era iscritta alla scuola da me frequentata.Alta, bella, capelli biondi e lunghi, occhi chiari, un bel sederino tondo ed alto, posto alla fine di due cosce stupende, fasciate da jeans attillatissimi al punto da sembrare cuciti addosso. Me ne innamorai all’istante. Ben presto, la mia passione per lei fu ricambiata. Divenimmo inseparabili. Alla fine della scuola, eravamo una coppia molto affiatata: trascorremmo l’estate, fra vacanze al mare e lunghe giornate in piscina. Alla ripresa della scuola, eravamo ancora insieme. Per quasi tutto l’anno, la nostra storia, era additata da tutti come una favola: ne ero innamorato. All’inizio non avemmo rapporti di sesso, anzi, era restia a farsi anche solo toccare, ma, col tempo, ebbi modo di guadagnare la sua fiducia. Passammo dal toccarci a vicenda, alle sconvolgenti leccate, che la facevano godere tantissimo. Lei mi ricambiava con pompini, che mi facevano tremare le gambe, da quanto me lo succhiava.
Fu durante una gita scolastica, che riuscimmo a dormire insieme. Avevamo da poco festeggiato il suo diciottesimo compleanno, la sverginai. Fu un momento indimenticabile. La feci godere con le mani, la bocca, e infine le appoggiai la cappella fra le pieghe della sua ostrica bagnatissima e, guardandola negli occhi, le chiesi il consenso.«Vai, ma fa piano.»Fu un momento unico. Dolcemente scivolai dentro di lei. Sentire la sua verginità cedere di colpo, mi fece sobbalzare, mi fermai, ma fu lei a chiedermi di continuare.«Dai, spingi, mi sventri, però mi piace. Fa piano!»
Entrai in lei fino in fondo. Rimasi immobile, poi, lentamente, mi sfilai, per poi spingerglielo di nuovo dentro. Ben presto la sua iniziale smorfia di dolore, divenne una maschera di piacere. Bellissimo. La scopai dolcemente, quasi con flemma e le feci raggiungere il suo primo orgasmo. La notte, poi, ci vede arrivare al massimo del piacere, finché, sfiniti, ci addormentammo. Durante tutto il periodo scolastico, fummo inseparabili. La scopavo spesso e bene. Godeva e diveniva sempre più disinibita. Poi, ad un tratto, tutto cambiò.Non sono mai riuscito a capire cosa sia successo per generare quel cambiamento. Nel giro di tre mesi, eravamo già separati.Lei si era trasferita in un’altra città, a causa di un nuovo trasferimento del padre, ed io ero rimasto con il cuore a pezzi.
Trovai lavoro, conobbi Pamela; all’inizio servì a lenirmi le ferite, ma, col tempo, si è rivelata una bravissima moglie, amante, complice delle nostre esperienze erotiche. Sono più che soddisfatto di lei. In tutti questi anni, anche se vado in giro per lavoro, non l’ho mai tradita. Ora, rivedere Cristina, mi aveva provocato un certo turbamento. L’osservavo attraverso il vetro della porta: era ancora molto bella, più matura, elegantissima. Forse il seno era diventato un po’ più grande, mentre il culo, quello restava sempre uno spettacolo. La segretaria mi invita ad entrare. Appena dentro, le rivolgo una rapida occhiata, apro la mia 24 ore e comincio ad elencare le qualità dei miei prodotti. Lei mi dà uno sguardo, si gira, mi guarda meglio. Sento che mi ha riconosciuto.Cristina.Mi chiamo Cristina, ho 38 anni, sono sposata con Dario ed ho una figlia, Silvia. Sono responsabile del settore economico di questo ramo dell’ospedale.
Oggi dobbiamo decidere sulla sostituzione di quasi tutti i macchinari di due sale operatorie. Abbiamo selezionato un preventivo molto interessante, abbiamo invitato il rappresentante a venire ad illustrarcelo. Quando lo vedo entrare, mi prende un colpo. È Giorgio! Che stupida, avrei dovuto capirlo dal cognome. Lo guardo e mi torna in mente la nostra storia. Sono in compagnia di due delegati dell’amministrazione, poi c’è Augusto, il primario di questo reparto, che sbava per portarmi a letto, quindi cerco di avere un contegno serio, distaccato. Lo osservo, ascolto le sue proposte.Lui, in maniera molto professionale, ci illustra i vari prodotti, noi lo ascoltiamo con attenzione. I due delegati del consiglio, mi fanno cenno che la cosa ci interessa e, allora, congediamo Giorgio.«La sua proposta deve esser valutata e discussa; se per lei va bene, ci rivediamo domani mattina alle undici. Gentilmente mi lasci il suo cellulare, nel caso avessimo bisogno di qualche ulteriore chiarimento.»
Lui mi dà il suo recapito telefonico (lo volevo senza dare nell’occhio), e se ne va. Restiamo un momento a parlare noi quattro, poi i delegati se ne vanno, dicendo che per loro va bene, ma dobbiamo esser noi due a decidere su cosa è necessario acquistare, quindi se ne vanno. Augusto mi guarda, è convinto che io non propendo per le cose proposte da lui, mente, in realtà, sto pensando esattamente il contrario, ma non lo do a vedere. Discutiamo un po’, poi a lui perviene un sms e, dopo averlo letto, se ne va. Resto sola con i miei pensieri, ma, soprattutto, con i ricordi di lui.Mio padre, poliziotto, era stato trasferito nella sua città. Ero una giovane e bella ragazza appena trasferita da un’altra scuola e mi ritrovai ad esser la sua compagna di banco di Giorgio. Era un bel ragazzo e devo dire che oggi è diventato proprio un bell’uomo. Subito, fra noi, scattò l’intesa prima e l’amore poi. Si, ne ero perdutamente innamorata. Ben presto diventammo una coppia fissa. A scuola, fuori, eravamo sempre insieme, le vacanze con i suoi genitori e anche con i miei amici. Poi di nuovo, il quinto anno insieme.
A letto, siamo giunti per gradi. All’inizio io ero molto indecisa, ma la sua pazienza, la serenità che mi infondeva, fecero sì che, lentamente, mi son fidata e lasciata andare. Lui era fantastico: mi leccava, succhiava, masturbava con garbo ed io godevo come una pazza. Era fantastico sentire le sue mani dappertutto. Col tempo, ho deciso di restituire il piacere che mi dava. Ricordo le prime volte che glielo prendevo in bocca: inesperta, lasciavo a lui il compito di istruirmi e, ben presto, divenni una bravissima succhiacazzi. Avevo anche imparato ad ingoiare il suo seme, mi piaceva, aveva un sapore agrodolce molto buono.Il clou l’abbiamo raggiunto in occasione di una gita scolastica. Ci eravamo accordati con una coppia di nostri amici: lei dormiva nella mia camera, mentre io sarei andata da lui. Mi feci sverginare. Fu dolcissimo, mi portò ad un livello tale di eccitazione che, quando mi penetrò, ebbi solo un attimo di dolore, che gli impose di fermarsi, ma fui proprio io ad insistere affinché continuasse.Mi fece godere tantissimo e, quando fu pronto per venire, lo volli in bocca, non volli sprecare il piacere che gliene derivava dalla prima scopata con me. Nei mesi successivi, mi scopava ovunque e tantissimo. Era tutto molto bello, poi avvenne un fatto che mise tutto in discussione. Lui fu oggetto delle attenzioni di una ragazza, che a lui non piaceva. Io, invece, alla cena del mio diciottesimo compleanno, avevo conosciuto un nuovo collega di mio padre. Le profonde occhiate di quest’ultimo mi erano entrate dentro. Impazzivo per i suoi sguardi quando veniva a casa nostra. Ed il massimo fu quando prese una camera nell’appartamento accanto al nostro.
