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Porto mia moglie a farsi fottere
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Racconto21 min di lettura

Porto mia moglie a farsi fottere

Da cornuto a cuckold il passo è breve. La differenza è che il cornuto soffre mentre il cuckold ... offre!

pennabianca
2 anni fa · 7.8k letture · 1

Poi una volta, dopo l’ennesimo pranzo con lui, mentre tornavano alla vettura, che Mario era stato costretto a parcheggiare un po’ fuori mano a causa di un evento sportivo che si teneva in quella zona, sono stati colti da un improvviso acquazzone che, in un attimo, li ha inzuppati dalla testa ai piedi. Emma indossava una camicetta bianca di lino, con sotto un sottilissimo reggiseno, ed una gonna corta e sandali a zeppa. Di corsa, erano giunti nella vettura e lui le aveva offerto dei fazzolettini per asciugarsi e, in quel attimo, lei si è resa conto che la camicetta era diventata come invisibile ed il suo splendido seno, anche se di una semplice terza misura, era in bella mostra e lui lo guardava con espressione di pura estasi: lui non ha saputo trattenersi dall’accarezzarle i capezzoli, estremamente sensibili, e lei, a quel magistrale tocco, era caduta in completo visibilio. Lo aveva guardato ed i suoi occhi erano scesi a guardare il pacco, estremamente gonfio. Lei era come ipnotizzata dallo sguardo di lui e dal desiderio di scoprire cosa si celasse dentro quei calzoni. Aveva allungato una mano ed impugnato quello scettro, che già da sopra la stoffa sembrava notevole. Aveva armeggiato un po’ per aprire la cerniera e, intrufolata la mano dentro, aveva impugnato quello scettro durissimo e molto caldo. 

Lui aveva abbassato i pantaloni e lei si era trovata davanti alla faccia un bellissimo cazzo di ottime dimensioni, sia in lunghezza che in circonferenza, ma quello che lo rendeva particolare era la grossa cappella a forma di fragola matura e lei non aveva resisto al desiderio di assaggiarlo. Lo aveva portato alla bocca e lo aveva leccato un poco e poi aveva iniziato uno dei suoi sontuosi pompini. Lui aveva, fin da subito, iniziato a gemere.«Sì, dai, succhialo! Hai una bocca favolosa, da perfetta pompinara: ho subito desiderato infilartelo in gola. Dai, succhiami e fammi godere!»Naturalmente lui non conosceva Emma. Infatti ha preso a leccarlo e a infilarselo tutto in gola e poi di nuovo fuori a lasciar scorrere la lingua lungo l’asta e leccare e succhiare le due grosse palle, poste alla base di quel cazzo stupendo. Lui era in estasi e già era pronto a sborrare, ma lei non era dello stesso avviso e, per tre volte, lo aveva portato al limite e, nel momento in cui lui pensava di sborrare, lei si fermava, facendolo impazzire.«Cazzo, NO! Mi fai morire così! Non ti fermare! Dai che voglio sborrarti in gola!»Lei ha continuato a giocare con lui, tormentandolo e facendolo supplicare di farlo godere.«Dai, non ti fermare! Ti prego, fammi venire! Se ti fermi, ti uccido!»

Emma aveva la fica ridotta ad un lago. Era sconvolta da quanto le piaceva succhiare quel palo di carne viva e pulsante, al punto che ha cercato in tutti i modi di prolungare il piacere al massimo.«Tu non uccidi nessuno! Sono io che ti faccio morire, se non ti rilassi e mi fai divertire a mio piacimento, con questa meraviglia della natura. Se mi lasci fare, alla fine ti sarai gustato un pompino indimenticabile! Godi e rilassati, tanto sborrerai quando lo decido io!»

Lui, in qualche modo, aveva subito il suo volere e lei si era divertita ancora a farlo impazzire, poi lo aveva succhiato molto intensamente fino a farlo venire tutto nella sua bocca. Era stato un piacere nel piacere ricevere in gola tutto quel nettare caldo e cremoso, mentre lui delirava.«Sublime! Fantastica! Sei una succhiacazzi MERAVIGLIOSA! Sì, fammi impazzire! La tua bocca è stupenda!»Lei aveva bevuto e pulito fino all’ultima goccia di quel nettare prelibato, poi, il sopraggiungere di persone li aveva costretti a ricomporsi. La sera ero impazzito di piacere quando me lo aveva raccontato. Poi mi ha chiesto cosa ne pensassi di tutto questo ed io le avevo risposto che non potevo esserne più felice. Sì, dentro di me, ero in estasi e l’unica cosa che ancora desideravo, giunti a quel punto, era di vederla scopare con lui. Emma mi ha guardato un po’ titubante.

«Davvero lo vuoi? Vuoi che mi faccia scopare da lui? Io con te sto bene e non mi manca nulla, anche se mi sono eccitata tantissimo a fargli un pompino, ma posso anche fermarmi qui.»L’ho guardata e le ho ribadito che non era in discussione il nostro rapporto, perché era bello e solido, ma che il tutto era un gioco che l’avrebbe portata a godere con un altro maschio, o con quanti voleva, mentre, a mia volta, ne avrei goduto a vederla chiavare appassionatamente, che poi era la cosa che desideravo di più al mondo. Per alcuni giorni, non siamo più ritornati sull’argomento, poi lei mi dice che Mario l’aveva invitata all’inaugurazione di un piccolo complesso, realizzato dalla sua ditta al mare. L’idea la intrigava, ma era fortemente indecisa.

«Non vorrei fosse l’occasione in cui lui possa prendersi troppe libertà. Se ci dovesse provare davanti a tutti, non saprei che fare.»Avevo il cazzo duro come il marmo. L’idea di lui che la corteggiava davanti a me mi sconvolgeva e, quindi, le ho dato tutto il mio sostegno.

«Tranquilla, ci sarò anch’io e, quindi, lui sarà limitato nelle sue azioni. Dai, che ci divertiamo e così mi fai conoscere questo maschio, che ti intriga tanto.»Lei, alla fine, si è lasciata convincere e siamo andati alla cerimonia. Per l’occasione Emma indossava un completo di lino nero con maniche ricamate e, sotto, indossava un sottilissimo reggiseno che modellava in maniera quasi impalpabile il suo seno stupendo e, poi, i suoi meravigliosi glutei erano ben modellate dal tessuto nero elasticizzato ed avvolgente.La sua folta capigliatura castana naturale, ma con colpi di luce biondi, contrastava con il nero dell’indumento e la rendeva davvero molto concupiscente. Era sexy, elegante e non volgare. Ai piedi, calzava scarpe decolté a punta, in vernice color crema, lucide, tacco alto da 12, che le inarcavano e rendevano evidente il suo splendido fondo schiena, che era il punto dove si focalizzava lo sguardo di ogni maschio. 

Giunti alla cerimonia, lei mi ha presentato Mario, che mi ha stretto la mano e poi ha preso lei sotto braccio, proponendola come madrina dell’evento, cui spettava tagliare il nastro. Ha fatto seguito un bel rinfresco e poi lui ci ha invitato a cena nella sua villa posta nelle vicinanze, e così ci siamo ritrovati assieme ad una decina di uomini che, non erano altro che i capi delle maestranze che avevano realizzato il complesso. Ero sconvolto dal fatto che Emma era l’unica donna e tutti la guardavano con cupidigia. La cena si è svolta in un’atmosfera molto allegra e poi, una dopo l’altra, le persone se ne sono andate, ad eccezione di quattro uomini di età compresa fra i quaranta ed i cinquanta, che si erano presentati a lei: Alberto, Luca, Carlo e Giulio. Erano tutti molto amici di Mario che, in maniera discreta, li aveva invitati a restare. 

Ci siamo accomodati in un piccolo studio, arredato con dei divani molto ampi ed Emma era al centro dell’attenzione di tutti. Mario le si è avvicinato, le ha sussurrato qualcosa e lei mi ha guardato; io ho sorriso, conscio che sarebbe successo qualcosa di veramente speciale. Erano tutti in silenzio e la guardavano quasi con venerazione, mentre Mario l’ha stretta a sé e poi ha incominciato a baciarla. Io la guardavo stupito e, nello stesso tempo, eccitatissimo. Alberto, uno dei maschi, si è alzato dal divano e le si è avvicinato da dietro; ha appoggiato il pacco conto il suo culo, commentando che era davvero stupendo.«Hai un culo favoloso!»Ho visto Emma stretta fra di loro e mi sono eccitato, mentre vedevo che la baciavano e lei che si godeva l’attimo; poi si è girata verso di me e mi è venuta incontro: immobile, davanti a me, mi sorrideva e si lasciava baciare.

«Ti amo e come ti ho già detto, con te sto benissimo, quindi, se vuoi che lasci perdere, dimmelo subito. Non mi manca niente nel nostro rapporto e questo di stasera è solo un gioco che, nella fantasia, facciamo da sempre.Quindi, decidi tu: per quanto mi riguarda, tutto può finire qui!»

Deve aver letto la delusione nel mio viso, perché, intimamente, per un attimo, ho avuto veramente paura che lei avesse un ripensamento.«Perché? Non sei convinta di far questo passo? Lasciati andare e divertiti.»Appena udite le mie parole, lei ha sorriso di nuovo e subito Mario si è di nuovo stretto a lei e gli ha fatto sentire il cazzo in erezione.Lei, immobile, si è ritrovata in mezzo a tutti quei maschi che, dopo un attimo di indecisione, hanno sfoderato delle mazze davvero notevoli.Lei, sorridendo, si è accucciata all’interno di quel cerchio magico, sulla cui circonferenza svettavano quelle mazze che erano in attesa di saggiare le sue labbra. Lei ha preso in bocca quello di Mario, mentre ha stretto altri due in mano alternandoli tra le sue labbra. Era sconvolgente! Li ha assaggiati tutti, poi si è girata verso di me e mi ha invitato ad unirmi al gioco.«Ti voglio qui, vicino a me! Voglio anche il tuo cazzo in bocca, altrimenti mi fermo e tutto finisce qui!»

Essi mi hanno guardato in silenzio, mentre ancora si godevano quella bocca cosi calda e vorace. Mi sono avvicinato e lei, che era stata invitata ad alzarsi ed a piegarsi, mi ha preso il cazzo in bocca. Ero così eccitato che, per un attimo ho creduto di sborrare all’istante, mentre loro ora si erano messi a carezzarle i seni, strizzandone i capezzoli e facendola gemere di piacere. Poi Mario l’ha presa per mano e l’ha condotta in una stanza con al centro un grande letto e, dopo averle poggiato le labbra sulla spalla destra, ha preso a baciarle il collo e dietro la nuca, con un andamento lento e sensuale. Ho visto Emma chiudere gli occhi e ho capito che ormai la libidine si era impossessata di lei. Il gioco era iniziato e, dentro di me, tremavo perché mi chiedevo dove sarebbe finito. Sempre da dietro, Mario ha fatto scorrere la lampo del vestito e, in un attimo, la mia dea era nuda. Anche gli altri si son spogliati velocemente e vedevo lei circondata da cinque cazzi, tutti molto tesi e duri, di generose dimensioni che anelavano, ciascuno, a poter violare qualche buco. Subito si sono tutti occupati di lei. U

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