Mi chiamo Bruno, ho 45 anni e convivo con Matilde, che ha la mia stessa età. Sono un maschio come tanti, di media statura, occhi scuri ed un fisico normale come tanti, nulla di eccezionale. Forse, l’unica cosa che ho di particolare è che ho, fra le gambe, una buona dotazione lunga e abbastanza spessa in circonferenza e questo è anche uno dei motivi per cui Matilde ama stare con me. Lei è una bella donna, vedova da sei anni, ha trovato in me un nuovo interesse per la vita, dopo la perdita di suo marito, avvenuta in maniera davvero tragica a seguito incidente. Conoscevo suo marito e, fra di noi, vi era una bella amicizia e, in un certo senso, lui sapeva che a me piaceva sua moglie e questo era motivo per delle battute davvero intriganti. Dopo la sua morte, sono stato vicino a lei, che sapeva del mio interesse nei suoi confronti, e, come ho scoperto poi, anche a lei, in qualche modo intrigava sapere che la desideravo.
Oggi siamo una bella coppia affiatata, che si gode la vita e a volte immaginiamo delle situazioni, o fantasie, che arricchiscono di emozioni il nostro modo di far sesso. Lei ama molto esser leccata e posseduta a lungo, cosa che io amo fare, scopandola con calma e molto lentamente, facendole assaporare il piacere il più a lungo possibile. Le piace molto anche il rapporto anale, adora prenderlo nel suo meraviglioso culo, che amo sfondare e riempire di seme bollente, facendola impazzire di piacere.
Abitiamo in un grande appartamento, con tre camere, di cui due matrimoniali e, per questo motivo, sua sorella, che vive in un’altra città, le ha chiesto di ospitare sua figlia che si è iscritta all’università, che ha, in questa città, una sede molto prestigiosa. Vuole studiare medicina e poiché Matilde lavora in ospedale ed abitiamo vicino alla facoltà, la cosa si presta molto agevole per la ragazza. Silvia, così si chiama sua nipote, l’avevo conosciuta, la prima volta, sei anni fa al funerale di suo zio, il marito di Matilde. All’epoca, era una adolescente magra, esile, con un corpicino davvero minuto.
Quando invece me la son trovata davanti a casa nostra, accompagnata da sua madre che ha cinque anni in meno di Matilde, mi sono accorto che il brutto anatroccolo era diventato un cigno davvero splendido. Era raggiante, tutta in tiro, vestita con tacchi ed un tubino nero corto, la ragazzina esile e minuta, aveva lasciato il posto ad una bella fighetta con un fisico particolarmente interessante, un seno abbastanza pronunciato, sicuramente una terza misura, bello ritto, ma il suo pezzo forte era un gran bel culo che farebbe resuscitare un morto.
Dal suo arrivo e per circa due anni, Silvia è vissuta assieme a noi in maniera allegra e svagata. Ha subito dimostrato di esser una bella ragazza, senza grilli per la testa, e non ha ancora trovato un fidanzato, perché ama passare le sue giornate a studiare in casa, evitando feste e bisbocce con i suoi coetanei. La cosa mi ha un po’ stupito e, col tempo, ho capito che, probabilmente, vi era qualcosa che riguardava me, in questo suo strano comportamento.
Mi son accorto che, col tempo, ma in particolare negli ultimi mesi, tra me e Silvia è nata una certa complicità. Era un gioco strano, fatto di provocazioni da parte sua del tutto casuali o così potevano sembrare. A volte, capitava di vederla mezza nuda, oppure indossava canotte molto larghe, che lasciavano intravedere il suo bel seno, o stava sdraiata sul divano a cosce aperte, mostrando il perizoma infilato in mezzo alle labbra della fica. Anche se intrigato da questo gioco, facevo finta di niente, perché quel suo modo di provocarmi poteva essere tranquillamente frainteso e questo avrebbe, in qualche modo, potuto rovinare l’intesa che c’era fra me e Matilde. D’altra parte vi era il fatto che tutto questo mi provocava delle eccitazioni continue che, naturalmente, sfogavo scopando con ardore Matilde, che naturalmente era molto soddisfatta. Alla fine decisi di divertirmi a stuzzicarla un po’, soprattutto per quanto riguardava la sua situazione affettiva, continuamente priva di pretendenti e lei, in risposta alle mie provocazioni, si lasciava andare a commenti che si erano fatti, negli ultimi tempi, sempre più spinti ed audaci.
Una domenica pomeriggio che lei non era tornata a casa dei suoi, sono entrato nella sua cameretta mentre stava navigando in Internet, mi sono avvicinato da dietro e, maliziosamente, mi son divertito a sfotterla un po’.
«Come mai una bella ragazza come te, a 20 anni, passa le sue domeniche in casa, in una città grande come questa, quando tua madre e tua zia che, tempo addietro, vivevano in un piccolo paese, anche se si accontentavano di quello che passava il convento, alla tua età avevano già fatto sfogare diversi fidanzati tra le loro gambe? Se speri di trovare un fidanzato, restando in casa a navigare in internet, ti ci cresceranno le ragnatele!» Lei, dopo aver distolto per un attimo le dita dalla tastiera, ha accostato ancora di più il volto alla mia bocca ed ha ribattuto con un fil di voce:
«Alla fine toccherà a te zio, farmi godere un po’!»Poi mi ha dato un veloce bacio sulle labbra, spiazzandomi letteralmente per questa reazione assolutamente inaspettata. In quel momento, Matilde ci hai chiamato dalla cucina.«È pronto, venite!»
La sua voce mi ha riportato subito alla realtà e Silvia ci ha subito ironizzato.
«Vedi, lo dice anche lei, che dobbiamo “venire”!»Ed alzandosi e prendendomi per mano, mi ha trascinato verso la cucina. Non è rimasto un episodio isolato, ma ha sancito un cambiamento reciproco. Da quel momento le nostre provocazioni sono diventate realmente degli inviti ad osare sempre di più. Ero titubante perché avevo il timore che, giocando con una ragazzetta che poteva essersi solo infatuata di un maschio adulto, avrei potuto far soffrire Matilde. Dal canto suo però, il comportamento era totalmente cambiato. Da quel momento ha preso a girarmi intorno sempre con minigonne o pantaloncini che lasciano davvero poco all’ immaginazione. Poi, arrivata l’estate, siamo stati invitati a passare dei giorni di vacanza insieme ai suoi genitori, presso i suoi nonni, che hanno una casa in riva al mare, in un piccolo paesino, non lontano da un rinomato centro balneare estivo. Quando ho caricato i nostri bagagli, mentre aspettavo l’arrivo di Silvia, Matilde l’ha guardata venir verso di noi.«È diventata proprio una bella ragazza!»Ha esclamato lei.«Sì, è proprio cresciuta.»Ho ribattuto io, manifestando scarso interesse per l’argomento, mentre la osservavo mostrarmi le gambe, salendo in macchina con una maliziosità degna di una donna ben più matura. Dopo un viaggio molto rapido, ci troviamo al paese e, per circa quattro giorni, facciamo solo vita vacanziera con relax e bagni al mare, o a prendere il sole nella spiaggetta del paese, dove si conoscono tutti. La sera del quarto giorno, decidiamo di andare a mangiare un gelato in città, che dista solo pochi km, ma son tutte curve tortuose.
Dopo aver preso il gelato, mentre stiamo passeggiando lungo il molo, notiamo la pubblicità di una barca che fa giri turistici fra le due isole, oltre escursioni nella piccola isola che vi è al largo, dove, da tanti anni, è stata realizzata una riserva marina naturale. Poiché io non ci sono mai stato, chiedo a Matilde di accompagnarmi, ma lei declina l’invito perché vi è già stata diverse volte. Mentre parliamo, Silvia, che è presente, si propone di venire con me.«Se vuoi, zio, vengo io. La riserva è magnifica e poi è da tempo che non ci torno.»Guardo Matilde che annuisce e così acquistiamo i biglietti per il giorno successivo. Il mattino successivo, usciamo presto da casa per raggiungere il molo, dove ci imbarcheremo sulla barca che ci porterà a fare il giro. Lei indossa un vestitino che, in realtà, è un copricostume molto corto e largo, che lascia le spalle scoperte, dei sandali con tacco a zeppa, e sotto si intravede un costume bianco, molto esiguo. In auto accavalla le gambe e si tira ulteriormente su il vestito, notando compiaciuta del fatto che le sorrido, sornione. Raggiunta la barca partiamo e, per circa un’ora, ci portano in giro fra le isole e poi puntano alla riserva marina, dove si può sbarcare solo in numero limitato. In effetti siamo solo una dozzina di persone e, giunti all’approdo, quasi tutti si fermano nella piccola spiaggia dell’isola, mentre noi e altre due coppie ci incamminiamo verso la sommità dell’unica altura dell’isola, da cui si gode un panorama mozzafiato.
Da quel punto si diramano solo tre sentieri che scendono verso l’altro lato dell’isola. Una coppia va a destra, una sinistra ed io e Silvia scendiamo lungo l’altro sentiero che però, all’improvviso, porta ad una alta scogliera. Mi giro e la guardo con un po’ di disappunto, ma lei, maliziosamente, mi invita a percorrere un piccolo tratto della scogliera e, subito dopo alcuni massi enormi, scopriamo che c’è un sentiero scosceso che porta giù verso il mare. Non è agevole scendere, ma, con calma e pazienza, riusciamo ad arrivare in basso. Qui la sorpresa è stupenda, perché non c’è la spiaggia, ma un masso liscio dove poter stendere i nostri teli ed una piccola rientranza, quasi una grotta, all’ombra, dove poter lasciare le nostre cibarie. Un attimo dopo, Silvia si spoglia completamente nuda e si tuffa in mare. È stato un gesto così veloce e repentino che mi ha veramente colto di sorpresa e, dopo averla imitata, mi tuffo e, con poche bracciate, la raggiungo. Lei gioca con me a salirmi sulle spalle ed a farmi andare sott’acqua. In realtà è un continuo sfregare dei nostri corpi che si stanno realmente eccitando. Poi nuota di nuovo verso la roccia, quella liscia, e, quando la raggiunge, si mette seduta su di una piccola sporgenza sommersa. Mi avvicino a lei, che mi abbraccia e si stringe a me, avvinghiando le sue gambe intorno al mio corpo. Quindi si avvicina pericolosamente con la bocca alle mie labbra, mentre io la stringo con le braccia, stando completamente aggrappato a lei. La guardo dritto negli occhi, perché ormai è chiaro che fra di noi qualcosa ora cambierà.«Silvia, sei sicura? Se iniziamo non riuscirò a controllarmi e so bene come andrà a finire, ma c’è una cosa che devo mettere subito in chiaro: non ho nessuna intensione di rovinare il rapporto che ho con tua zia Matilde.»
