Al mio “quindi?”, rispose con un largo giro di parole, che pian piano lo portarono a dire che poteva esser piacevole ripetere l’operazione. Ero diventato il suo padrone sessuale!
Lo invitai a mettersi di nuovo nella posizione che conosceva e gli prodigai un’altra inculata, ancor più vigorosa di quella precedente. Per tutto l’inverno, ogni tanto si presentava e tornava a casa con il culo devastato. A primavera, con il ritorno dei “marinaretti della domenica” e con l’intensificarsi del suo impegno scolastico, in previsione dell’esame di maturità, che di lì a breve avrebbe dovuto sostenere, non ci vedemmo più. Passò l’estate ed un pomeriggio dei primi di settembre, me lo vedo arrivare. Mi raccontò che aveva conseguito il diploma col massimo dei voti e che si era iscritto alla facoltà di ingegneria navale, quindi, di lì a poco, si sarebbe trasferito a Genova. Parlammo un po’ del più e del meno, poi mi disse che i nostri incontri gli avevano fatto passare un periodo meraviglioso e che era venuto per ringraziarmi e per salutarmi, ma aveva anche una proposta da farmi. Ovviamente gli chiesi quale fosse e lui, non senza difficoltà, disse che, in tutti i nostri incontri, io gli avevo scaricato la sborra nell’intestino, ma da lì entra ed esce, senza lasciar nulla. Io sorpreso gli dissi che non capivo dove volesse arrivare e mi misi subito sulla difensiva. Allora si spiegò meglio e disse che voleva avere qualcosa di mio, dentro di lui. Qui cominciai ad agitarmi perché non capivo dove volesse arrivare e temevo qualche richiesta spiacevole. Mi tranquillizzò e finalmente parlò chiaro, dicendomi che voleva farmi un bocchino, per conservare di me un indelebile ricordo. Mi venne subito da rifiutare. Gli feci presente che, anche se mi piace farmi fare i bocchini, non ne sono un estimatore e, in spiaggia, c’erano ancora tante persone.
Lui, remissivo, disse che, se non gradivo, andava bene lo stesso e ringraziandomi ancora, mi salutò e si avviò per andarsene In quel preciso momento, mi sentii una merda. Lui mi aveva dato la possibilità di sfogare la mia passione sadica ed ora che mi chiedeva una cosa, per lui importante e che potevo benissimo concedere, gliela stavo rifiutando? Lo chiamai e lui tornò subito indietro. Gli chiesi come pensasse di fare, eventualmente avessi accettato. Non capì la domanda ed io precisai meglio chiedendogli dove intendesse farmi il bocchino e lui, con disarmante semplicità, rispose:
“In bagno! Andiamo un attimo in bagno e te lo faccio.” Ero perplesso e cercavo di guadagnare tempo, ma, nel frattempo, mi accorsi che, anche se pensiamo di controllare le nostre pulsioni, siamo completamente schiavi di esse. Infatti mi si era rizzato il cazzo e la cappella faceva capolino dal costume. Lui l’ha vista e mi ha detto suadente:
“Dai, lasciati andare, vedrai: sarà bello per me, ma anche per te.”
In fondo impedimenti grossi non ce n’erano e così gli feci cenno di entrare in bagno. Lui abbassò la tavoletta del water e ci si sedette sopra, mentre io, abbassatomi gli slip, gli avvicinai il cazzo alla bocca. Lui, con un “wow”, cominciò a passare la lingua sotto la cappella.
A me piacciono i bocchini rudi, con la lingua che preme sotto la cappella e, se fatto con maestria, piace anche sentire i denti. Una donna questo difficilmente lo fa. Lui invece faceva proprio questo. Provavo una sensazione molto forte e l’ho dovuto fermare più volte per non sborrare. L’ho fatto lavorare per una ventina di minuti, poi gli ho preso la testa e gliel’ho bloccata per non farlo ritrarre e gli ho scaricato in gola tutta la sborra. Oltretutto, quel giorno era anche tanta, perché una settimana prima avevo litigato con mia moglie ed era una settimana che non facevo sesso.
Lui trovandosi in bocca un fiume in piena, dopo un leggero tentativo di tirarsi indietro, bloccato dalle mie mani, ha ingoiato tutto fino all’ultima goccia. Quando finalmente l’ho lasciato, ha alzato gli occhi e mi ha sussurrato un “grazie “. Mi ha chiesto se si poteva masturbare per placare la sua eccitazione e io, uscendo, gli ho detto di farlo tranquillamente. Dopo un po’ è uscito, allegro e rilassato, dicendo che ora era veramente appagato, quindi ci siamo salutati e se n’è andato.
Ho ripreso il mio solito tran tran e, per 10 anni, non l’ho più visto.
Un piovoso pomeriggio autunnale, di ben 10 anni dopo, mentre ero l’unico matto di tutta la spiaggia armeggiavo dentro la grotta, sentii un “ciao” che conoscevo bene. Mi girai e vidi lui con una ragazza che, a chiamarla stupenda serviva a sminuirla. Una donna di quelle che ti colpiscono il cervello e te lo fanno andare in tilt! Cerco di nascondere la sorpresa e mi mostro felice di rivederlo. I miei occhi erano incollati sulla meravigliosa creatura che aveva vicino e, malgrado lui avesse cominciato a raccontare della sua laurea conseguita a pieni voti e del lavoro subito trovato come ingegnere navale, nonché la conoscenza con lei che portò quasi subito al matrimonio, io sentivo la sua voce quasi come un rumore di sottofondo, tanto ero incantato da lei. Per la testa mi passavano tanti pensieri porcelli su di lei, ma ero perfettamente consapevole che quello non era “pane per i miei denti” e la cosa mi faceva soffrire. Tirai fuori dal piccolo frigo alcune bottiglie di liquore e fui fortunato, perché fra esse c’era una bottiglia di limoncello, unico liquore che lei gradiva. Ero talmente anestetizzato, che non riuscivo neanche a darmi arie da maschio vissuto, anzi mi sentivo impacciato e fuori posto. Lei bevve il suo bicchierino, poi chiese di averne un altro, mentre lui, finita, la sua “Vecchia Romagna” si riempì di nuovo il bicchiere. L’atmosfera si stava scaldando! Improvvisamente lui se ne uscì con una frase che mi provocò un tuffo al cuore. Candidamente disse:
“Vedi, amore, è stato lui ad iniziarmi al piacere anale e, ti assicuro che, in questo, è un vero artista”.
BANG! Avrei preferito mi avessero sparato. Mentre mi sentivo mancare per le parole appena sentite, lei, con un sorriso dolcissimo, mi disse che sapeva cosa fosse successo tra noi e che, secondo lei, era stata una cosa stupenda. Poi aggiunse:
“Anche a me piacerebbe esser sodomizzata, ma purtroppo lui non ce la fa”.
Io non sapevo cosa dire e mi correvano i brividi dietro la schiena. A questo punto lui, con grande naturalezza, disse che sarebbe stato meraviglioso se sua moglie avesse potuto esser aperta al nuovo piacere, da uno come me, che l’avrebbe sicuramente portata al top della lussuria. Io continuavo ad avere il cervello bloccato e totalmente incapace di ragionare e, probabilmente, questo mio imbarazzo fu percepito male, tant’è vero che lui si affrettò a specificare che, se non fossi convinto della loro proposta, sarei stato libero di rifiutare, senza problemi.
Quest’ultima frase ebbe in me un effetto dirompente, che mi sbloccò. Mi affrettai a rispondere che sarei stato più che felice di poterla accontentare e mi avvicinai per darle un bacino sulla guancia, ma lei si girò e mi offrì la bocca. Ci baciammo appassionatamente e non le bastò il primo, ma volle baciarmi di nuovo e ancora per una serie infinita di baci. Il mondo, fuori, era scomparso ed eravamo rimasti solo noi due. Andammo sopra la barca e ci abbracciammo forte, quindi mi sussurrò all’orecchio:
“Dai, inculami, fammi sentire com’è il vero maschio”.
I vestiti volarono via. Ogni tanto percepivo la presenza di suo marito, ma erano solo dei flash. La girai a pancia sotto e cominciai a baciarle e mordicchiarle la schiena, poi, pian piano, le arrivai sul culetto. Baciai anche quello, compreso il buchetto. Leccai con passione quella porta del paradiso, portandola ad un livello altissimo di eccitazione. Vi deposi molta saliva, spingendogliela dentro con la lingua, poi le andai sopra. Non ci fu bisogno di lubrificarmi, perché avevo il cazzo ricoperto di liquido. Mi posizionai bene dietro di lei e glielo puntai contro lo sfintere. Presi a spingere ed il buchetto cominciò a cedere. Sentii che si irrigidiva e stringeva i denti, ma continuai a spingere e, in breve, le fui tutto dentro. Ogni volta che girava la testa verso me, la baciavo violentemente e, con una mano, le passai sotto e andai a toccarle il clitoride. Godeva rumorosamente e sentivo che l’anello dello sfintere stava cedendo completamente. Ebbe subito un primo orgasmo esplosivo e, dopo pochissimo, ricominciò a godere. Cercai di tirare più a lungo possibile, finché non le arrivò un secondo orgasmo, ancora più violento ed appagante del primo. Qui non ho più resistito e le sono venuto dentro, svuotandomi completamente. Rimanemmo abbracciati, baciandoci e mordendoci. Solo allora ci siamo ricordati che suo marito era lì e le stava dicendo:
