Questa storia ha inizio esattamente 20 anni fa, quando avevo 47 anni.
C’è da fare una premessa: a me, fin dalla più giovane età, è sempre piaciuto portare tutte le mie fidanzate, amanti, ecc., al rapporto anale. Fin qui tutto normale, ma ho anche un piccolo difetto. A me piace quando il rapporto è “duro”, quando la lei strilla e si raccomanda di non farle male. Aiutato dalle dimensioni del mio fallo, sicuramente fuori norma, riesco a fare dei veri capolavori. Ovviamente, superato il trauma dell’introduzione, chiamiamola “decisa”, scatta poi, nella donna, un gran piacere, centuplicato rispetto ad un rapporto con alla base tanta cautela e lubrificante.
Questo mio “difettuccio”, però, presentava l’inconveniente di far sì che le donne, salvo pochissime, dopo aver subito il trattamento, si guardavano bene dal concedermi di nuovo il lato B, quindi ho dovuto un po’ reprimere questa mia passione e mi son dovuto adeguare ad inculare le donne, nel modo meno traumatico possibile, con conseguente repressione della mia vena sadica, ma senza eliminarla del tutto. Dopo questa doverosa premessa, passo alla storia.
Da quando sono andato in pensione (ebbene sì, faccio parte degli odiati baby pensionati) mi son dedicato anima e corpo alla mia grande passione: il mare. Possiedo una grotta scavata nella falesia: una rupe a strapiombo sul mare, che rende molto interessante la spiaggia su cui si affaccia. L’ho resa alquanto accogliente che non ha nulla da invidiare alla mia abitazione. Ho anche una bella barca, con la quale faccio ottime pescate e questo è il mio mondo. All’epoca, bazzicava in spiaggia, un ragazzo appassionato anche lui di mare e, ovviamente, tra tutti i miei vicini di grotta, che io chiamo goliardicamente “marinaretti della domenica”, aveva scelto me come maestro, affinché gli insegnassi tutti i trucchi di chi va per mare. Passava tutto il suo tempo libero nella mia grotta e mi aiutava in tutti i lavoretti che servono per mantenere efficiente la barca: le reti, le nasse, ecc. Va da sé che io, non essendo un marinaretto della domenica, andavo nella mia grotta anche nei mesi invernali e, spesso, anche lui, malgrado il freddo ed i suoi impegni scolastici (aveva iniziato il V liceo), appena poteva veniva giù ad apprendere sempre più nozioni marinare. Quando si sente il bisogno di urinare e la spiaggia è deserta, malgrado la grotta sia munita di un bagno favoloso, lo si fa in mare, sul bagnasciuga. In quelle occasioni, avevo notato che, ogni volta che dovevo liberare la vescica e mi avviavo verso il bagnasciuga, egli, qualsiasi cosa stesse facendo, lasciava tutto e veniva giù. La cosa ancor più strana era che non veniva per pisciare, ma mi fissava con stupore il cazzo.
Io non ho mai avuto nulla contro gli omosessuali, ma non mi ha mai neanche sfiorato l’idea di avere un rapporto omosex. Per verificare se la mia idea fosse giusta, ho intensificato le volte che andavo a pisciare e cercavo di farlo quando lui era impegnato in qualche lavoretto. Ebbene, lasciava tutto e veniva giù. Stranamente mi si cominciava a far strada una strana idea. Il sadismo che albergava dentro me, represso, ma sempre presente, tornava ad emergere. In un ipotetico rapporto anale con lui, infatti, non avrei dovuto limitarmi per timore dei rifiuti successivi, quindi potevo darmi da fare come volevo, senza freni. Sono stati giorni in cui ero molto combattuto, ma, alla fine, la libidine prese il sopravvento. Una giornata di inizio novembre, con tutta la spiaggia vuota, perché cadeva una leggera pioggerellina, ci trovammo soli nella grotta. Affrontai io il discorso e senza giri di parole, gli chiesi:
“Ma a te piace il mio cazzo?”
Sicuramente non si aspettava una domanda di quel tipo, perché trasalì e divenne tutto rosso. Ci vollero un paio di minuti, prima che rispondesse, poi esordì dicendo che a lui piacevano le donne, ma, ultimamente, si sentiva attratto dal mio cazzo, perché lo vedeva imponente e maestoso (parole sue). Io, altrettanto sinceramente, gli risposi che non avevo mai avuto rapporti con uomini, ma, negli ultimi tempi, il tarlo mi era entrato nel cervello e, se lui lo avesse desiderato, sarei stato disposto a rompergli il culo (usai di proposito queste parole forti). Notai che lui si morse il labbro e farfugliò che non lo aveva mai fatto, ma si vedeva chiaramente che lo desiderava fortemente e allora l’ho avvertito, non tanto per lealtà nei suoi confronti, quanto per ammantare la cosa di maggior eccitazione, dicendogli:
“Tieni presente che, quando inculo una donna, mi piace che urli di dolore, perché non ci vado piano e, come hai potuto vedere, ho una dotazione extra large; però devo anche dire che, alla fine della devastazione, tutte le donne hanno avuto orgasmi da sballo”.
Mi guardava con un’espressione di paura ed eccitazione. Non parlava. Sembrava impietrito! Non dissi altro e ripresi a fare quello che stavo facendo, mentre con la coda dell’occhio, vedevo che era rimasto immobile, con lo sguardo perso nel vuoto. Pensavo a chissà quanti pensieri frullavano nella sua testa e decisi che, da quel momento, non avrei più aperto l’argomento. Passarono una decina di minuti e lui sempre li, immobile, a guardare il mare. A quel punto, visto che dovevo mettere un tavolone sopra una mensola, gli chiesi aiuto……
Fu come svegliarlo da un sonno profondo. Senza fiatare prese la tavola dalla parte opposta alla mia, ma, nel sollevarla, gli scivolò dalle mani. La tavola era voluminosa ma non pesante, quindi, il fatto che gli fosse scivolata, significava che con la testa stava altrove. Continuò a non parlare per un’altra mezz’ora buona, poi con un filo di voce disse:
“Sì, è logico. Colui che si fa penetrare, deve subire l’assalto del maschio, per quanto doloroso possa essere”.
A me già la situazione aveva provocato una certa erezione e queste ultime parole me lo avevano fatto diventare d’acciaio.
Per ammantare la cosa al massimo della libidine, con voce dura gli dissi:
“Dai, tirati giù calzoni e mutande, poi sistemati sotto al prendisole della barca, così ti rompo il culo!”
Come un automa, si spogliò e si dispose come gli avevo ordinato. Mi sono spogliato anch’io e ho riversato una buona quantità di saliva nel buco ed un po’ sul mio cazzo. Mi son piazzato dietro di lui e, con la punta, ho cercato lo sfintere. Una volta posizionato bene, ho dato una forte spinta e gli sono entrato quasi tutto. Lui ha emesso un urlo disumano ed ha cominciato a pregarmi di uscire, perché non resisteva. Io mi son tirato un po’ indietro, poi ho dato un’altra forte spinta e sono entrato tutto. Con sadismo gli ho detto:
“Troppo tardi! Ora stai buono e subisci!”
Continuavo a spingere come un forsennato e lui continuava ad urlare, dimenarsi e mordere il prendisole, ma ripeteva:
“Sì, sìììì, fammi male”.
Finalmente stavo rompendo un culo secondo quelle che erano le mie inclinazioni. Dopo un po’ di questo martellamento, ho sentito che si irrigidiva e gli partì un orgasmo che lo fece urlare più di quanto avesse fatto per il dolore. A questo punto, mi son lasciato andare anch’io e mi scaricai completamente nel suo intestino. Poi son andato a lavarmi ed ho notato che l’acqua si tingeva di rosso. Si tirò su anche lui, per andarsi a lavare, e notai che nel prendisole c’era un lago per la gran sborrata che aveva fatto. Lo smontai e lo portai in riva al mare. Lo gettai in acqua e con una scopa lo ripulii. Nel frattempo lui si rivestì e, con uno stentato ciao, se ne andò.
Nei 6, o 7 giorni successivi, non si fece vedere, ma a me non interessava, perché avevo programmato che quella fosse la prima ed unica volta. Un pomeriggio, però, sentii il solito “ciao”. Era lui e sembrava un cagnolino bastonato. Lo salutai e gli chiesi come mai non si fosse più fatto vedere e lui farfugliò qualcosa, eludendo la domanda. Mi guardava come a dovermi dire qualcosa, ma non parlava. Visto che non si decideva a parlare, fui io ad aprire il discorso e gli chiesi come andava. Lui, a fatica, mi rispose che gli avevo fatto molto male, ma che gli era piaciuto da morire e che, in quei giorni, non era riuscito a pensare all’accaduto senza masturbarsi.
