Ogni tanto, durante il su e giù Carlo mi afferrava entrambi i capezzoli, tanto duri da essere in fiamme e me li torturava dolcemente fra i polpastrelli. Impossibile trattenersi in quella situazione: gemevo senza pudore, sussurrando con un filo di voce che il suo cazzo mi eccitava e mi eccitava il modo in cui mi toccava. Nel frattempo mi raccontò di come una delle commesse lo guardasse in modo "strano", tanto da farlo arrossire; mi sembrò una notizia stupenda, finalmente una donna che non ero io aveva mostrato interesse per lui. Magari non avrebbe risolto il problema del suo imbarazzo con i coetanei, ma almeno poteva confrontarsi con qualcuna che non ero io.
Decisi l'indomani mattina stessa di andare con lui in negozio; mi vestii molto scollata dato che avevo in mente un piano ben preciso. Scelsi diversi capi, facendomi volutamente servire da quella ragazza, per altro dal seno abbondante quanto il mio (benone, pensai). Ogni volta che potevo la guardavo fissa negli occhi, per instaurare un qualche dialogo silenzioso. Dopo appena un minuto che ero entrata in camerino per provare i capi, chiamai mio figlio con la scusa di consigliarmi e nel farlo mi assicurai che lei lo notasse. Mi tolsi tutto e seduta sullo sgabello estrassi la verga di Carlo, iniziando una meravigliosa spagnola. Carlo ansimava e forse il suo respiro si sentiva anche da fuori il camerino, fatto sta che la commessa chiese se andava tutto bene e non ricevendo risposta scostò la tenda appena per potere sbirciare. Restò ammutolita, non solo per la situazione, ma sicuramente anche per le misure di mio figlio.
Senza alcun giro di parole gli spiegai il disturbo di mio figlio, le impellenza che aveva in certi momenti ed il fatto che il giorno precedente si fosse accorto dei suoi sguardi; infine la pregai di aiutarmi. Lo sguardo della commessa (23 anni all'incirca) si ammorbidii divenendo dolce e comprensivo (una futura fantastica mamma), entrò in modo che nessuno ci vedesse e mi chiese di farle posto. Si sfilò la maglietta con su impressa la nota marca della catena di negozi per cui lavorava e si sedette di fronte a Carlo che adesso sembrava non respirare più. Guardava lei, guardava me e poi riguardava lei.
- ciao, mi chiamo Liliana, sai che hai un gran bel cazzo? mi piacerebbe massaggiarlo, posso?- Carlo accennò un velocissimo si-si e lei prese a due mani la verga, restando ancora per un attimo interdetta, poi iniziò un lento su e giù, per poi spostare la mano sinistra sotto le palle, massaggiandole con grande cura e perizia. Qualche attimo dopo le mani di Liliana corsero dietro le spalle per liberarsi del reggiseno ed ecco il sesso di mio figlio fra le tette di un'altra donna. Confesso che la gelosia mi prese immediatamente, nonostante fossi felice per lui. Carlo mugugnava così forte che dovetti mettergli una mano davanti alla bocca, con questa scusa feci sprofondare il suo viso fra i seni e poco dopo lui stesso si liberò dal mio abbraccio per afferrarne uno con forza, portandosi il turgido capezzolo in bocca, succhiandolo avidamente. Così al suo posto adesso ero io che gemevo.
Avendo la bocca occupata non potè avvertire la ragazza dell'imminente orgasmo, così Liliana si ritrovò inondata le tette, il petto e la gola della calda sborra di mio figlio. Devo dire che ne fu soddisfatta ed anche lei, senza farsi pregare, raccolse tutto e se lo porto alla bocca,
-mhhh, Carlo, ma sei proprio buono!-. Liliana portò Carlo fuori dal camerino, lasciandomi provare i capi; che per ringraziarla acquistai quasi tutti. Purtroppo al momento di pagare si avvicinò al mio orecchio dicendomi di non venire più perché avrei messo a rischio sia il suo posto di lavoro che la relazione con il suo ragazzo, a cui teneva tantissimo. Peccato, pensai, anche se quella mattina l'autostima di mio figlio aveva sicuramente fatto un balzo in avanti.
Il fatto di aver soddisfatto Carlo in un luogo pubblico accese pericolosamente la sua fantasia. Mi ritrovai nei bagni di un supermercato, completamente denudata da mio figlio, con la porta che non si chiudeva nemmeno del tutto e nel locale accanto sentivo il macellaio spezzettare la carne con poderosi colpi. Mio figlio in quelle situazioni mi chiedeva di menarglielo e di fargli una spagnola, se mi rifiutavo non perdeva tempo a raggiungere la mia micetta e farmi colare di piacere con i suoi massaggi fino a ricevere il mio affrettato sì. Prima di raggiungere i bagni del supermercato infatti, non esitò in piena corsia delle bibite a sollevarmi la mini, scostare l'esile tanga e tuffare due dita dentro, agitandole come meglio gli pareva.
Succedeva sempre più spesso che mi chiedesse di farlo godere in prossimità dei vetri e delle finestre di casa, con tende e tapparelle sollevate. Forse era il suo modo di darsi fiducia, di denunciare al mondo che era fatto così. Non gli chiesi mai spiegazioni in proposito, anche perché oramai mi eccitava così tanto che mi bastava vedere il suo cazzo in tiro fuori dai pantaloni o sentire le sue dita dentro la micetta che ogni mia disapprovazione prendeva la via dell'esilio.
Fu in uno di questi momenti, in pieno giorno, davanti alla porta-finestra che porta al balcone che durante una spagnola, proprio quando la mia saliva colava sulla sua cappella, Carlo prese in mano la verga e la portò a contatto con le mie labbra, esordendo con un granitico e serafico
- succhiamelo, mamma-. Sul momento non riuscii nemmeno a guardarlo negli occhi, buttai fuori solo un lungo e pesante sospiro, caldo e sofferto. Si, sofferto, perché era almeno un anno che nei miei sogni desideravo cingere la cappella di mio figlio con le labbra e quantomeno provare ad ingoiarla. Aprii quindi la bocca e leccai avidamente la sua cappella, frontalmente e poi tutto intorno, iniziai così il lungo viaggio della mia lingua verso le gonfie palle di mio figlio. Ero eccitatissima e la saliva non mancava di certo, sentivo le sue grosse vene pulsare di piacere e più giù le mie cosce colavano letteralmente. Carlo dal canto suo era così preso dalle sensazioni che riceveva che forse non si accorse nemmeno con quanta forza mi stringeva i capelli. Giunsi finalmente alle sue palle, le leccai e succhiai dolcemente, giocandoci un po' e mordendole appena, poi risalii velocemente verso la cappella per tentare l'ingoio.
Con la bocca oscenamente spalancata menavo a due mani l'asta e leccavo la cappella per bagnarla e renderla il più possibile scorrevole, eppure non ci riuscivo. Fu Carlo a prendere letteralmente in mano la situazione; mi prese la testa con entrambe le mani e iniziò a spingermi vigorosamente il cazzo in bocca, mentre io mugugnavo di piacere e dolore insieme.
Se non fossi riuscita io a fare un pompino a mio figlio, quale altra donna avrebbe potuto sopportare quelle sofferenze per dargli piacere?
Finalmente i colpi secchi di Carlo ebbero effetto, in un attimo mi ritrovai non solo la sua cappella, ma buona parte dell'asta in bocca; respiravo con grande fatica, ma la soddisfazione era troppa per smettere. Ero sempre intrappolata fra le sue mani, sotto i suoi lenti, ma profondi colpi; dopo un po', accompagnato dai suoi grugniti, un fiume di sborra mi riempì gola e stomaco, regalandomi un orgasmo mai provato fino ad allora. Lo sfilai dalla bocca e lo ripulii tutto con dovizia, riuscendo finalmente a guardarlo negli occhi, sorridendogli stancamente. Mi disse che ero stata bravissima e che sicuramente il prossimo pompino sarebbe stato più facile. Mi anticipò con gli occhi che brillavano che sicuramente di lì a mezz'ora ne avrebbe avuto bisogno.
Felice della sua esuberanza gli sorrisi nuovamente, rispondendogli che quel giorno avevo proprio una gran sete.
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La Passione per l'erotismo mi ha portato qui e devo dire che ci sto molto bene.
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Che bella mamma troia
Grazie
Ben scritto e decisamente eccitante
Grazie