“Vuoi che ti dica che mi è piaciuto?” domandai staccandomi
“Non c’è bisogno che tu me lo dica” la sua risolutezza mi fece ridere imbarazzata
“Sei brava” glielo dissi
“Sono brava?” sorrise “Ma era solo una prova, quando lo faccio sul serio divento pazza” sussurrò al mio orecchio
“Davvero? E cosa fai?”
“Tutto quello che mi viene in mente”. Le delineai i contorni delle scapole con l’indice, poi lo feci scorrere fino al suo ventre ed iniziai a disegnarle cerchi immaginari attorno all’ombelico. Volevo provare a darle quel che mi aveva dato.
“Ad esempio?” la mia mano andò un po’ più in giù, iniziando ad accarezzarle il basso ventre, lei lasciò andare un sospiro più lungo degli altri “Non mi viene in mente nulla di specifico. La situazione si costruisce da sé, in maniera fluida. Quel che ho fatto è stato meccanico, non ho ancora capito cosa vuoi e viceversa” si spiegò, non condividevo, per me una connessione fra noi due si era stabilità al primo abbraccio. “Fammelo capire” le dissi mentre la mia mano incontrava inaspettatamente la sua vulva, Taisia spalancò la bocca, un po’ per sorpresa, un po’ per compiacimento. Scesi con un dito tra le grandi labbra, accarezzando ciò che contenevano, studiandola, al tatto era diversa dalla mia e questo per qualche motivo mi sembrò strano, ma era piacevole accarezzarla lì.
Andai a bagnarmi le dita del suo liquido, lubrificando poi anche lei, così come aveva fatto con me. Taisia sussultava osservandomi. Non ero certa di quel che stavo facendo, facevo quel che mi eccitava vedere, quel che segretamente avevo immaginato di farle; ma non sapevo se stessi andando bene. Decisi di farla attendere un po’, volevo che avesse bisogno di me tento quanto io ne avevo avuto di lei, le accarezzavo le grandi e le piccole labbra, stimolando le sue terminazioni nervose, ma senza salire sul clitoride. Mi spostai più in basso con il busto, per osservare la sua intimità da vicino, la schiusi con due dita, lasciandola esposta, scoprii che mi piaceva aprirgliela ed osservare quel che aveva di più segreto.
“Pulsa” sussurrai, lei rispose con un gemito.
“Cosa vuoi?” le domandai mentre continuavo ad osservare il suo sesso schiuso e le sue piccole contrazioni “Sono tanto sensibile qui,” si portò un dito sul clitoride e lo massaggiò circolarmente mentre la sua schiena si inarcava
“Così, è la cosa che mi piace di più” la sua voce era bassa e somigliava tanto ad un lamento, la guardai incantata mentre sentivo le guance avvampare. Se solo avessimo avuto più confidenza le avrei chiesto di continuare da sola, di toccarsi per me, ma non ne ebbi il coraggio. Le tolsi la mano per sostituirla con la mia, imitando i suoi movimenti, gemette stringendo la pelle delle mie spalle. Diedi inizio alla stimolazione vera e propria, aumentandone pian piano la velocità ed accompagnandola con dei baci lasciati sul suo ventre e poi sull’inguine.
Le stavo facendo un massaggio lento e rilassante, preparandola, non stavo ancora puntando a farla venire; lei assecondava i miei movimenti col bacino e con dei piccoli mugolii. Non avrei voluto farlo alla prima volta, soprattutto perché non sapevo come fare, ma mi ritrovai col capo tra le sue cosce; le forme e la consistenza della sua intimità erano per qualche motivo una calamita per la mia persona, mi eccitava l’idea di toccarla sapendo esattamente quale sensazione avvertisse, cosa che invece con gli uomini non mi capitava, non potevo sapere in cosa consistesse il loro piacere, cosa provassero, ma con lei sì. Smisi di massaggiarla ed alzai gli occhi per guardarla, aveva le guance rosse ed il suo seno si alzava ed abbassava a ritmo del suo respiro.
Le accarezzai il busto con entrambe le mani, abbassando il capo sulla sua pancia come se mi stessi prostrando al suo cospetto, in un certo senso era così. “Tu sei la donna più bella del mondo” glielo dissi iniziando una scia di baci dal suo ombelico fino al suo monte di venere. Inspirai il suo odore e la sfiorai con le labbra, il suo corpo sussultava sotto di me. Alzai ancora una volta gli occhi su di lei per incontrare i suoi, mi stavano pregando, perciò presi coraggio e la baciai come se la stessi baciando sulla bocca. Inarcò la schiena, quando familiarizzai col suo sesso tirai fuori la lingua per leccare ed ingoiare i suoi umori. Ero lenta e minuziosa, avrei voluto vederla contorcersi e urlare come se fosse stata pazza, ma prima di arrivare a quello dovevo conoscerla e conoscere anche le mie capacità. Le baciai il clitoride, poi lo presi tra le labbra e succhiai, Taisia gemette alzando le gambe, gliele strinsi tenendole aperte, mentre la mia lingua si muoveva sul centro del suo piacere.
“Cazzo…” sussurrava mentre stringeva le lenzuola e si muoveva sulla mia bocca. La mia lingua poteva sentire quanto duro ed ingrossato fosse il suo piccolo organo, mi allontanai per un secondo per osservarlo: ora fuoriusciva dal suo cappuccio, in erezione massima. Ripresi a leccarlo. Taisia mi scostò i capelli dietro l’orecchio per poi accarezzarmi una guancia “Brava” sussurrò spingendomi contro di lei “Brava” ripeté, mi piaceva il modo in cui quella parola lasciava le sue labbra. Mi allontanai di poco dal suo sesso per inserire due dita dentro di lei, si lamentò con un mugolio e si lamentò ancor di più quando iniziai a muoverle. “Mh…no, piano” “Sto andando piano” si alzò sui gomiti per guardarmi
“Dentro mi dà fastidio, mi fa male” la guardai stranita, non sapevo esistessero esseri femminili che non gradissero la penetrazione “Togli un dito per favore”. Obbedii quasi intenerita, lasciando in lei il mio indice, lo feci scorrere delicatamente dentro e fuori “Va bene così?” annuì sospirando
“Se vai piano ti sento meglio” gemette “ti sento un sacco qui” e si indicò il basso ventre. Deglutii guardandola incantata fin quando lei non mi risvegliò dalla trance afferrando la mia mano libera per portarsela sul clitoride. Lo tastai mentre continuavo a penetrarla lentamente “È molto teso” gemette mentre continuavo a sfiorarglielo senza stimolarlo davvero
“Quindi…per te è questo l’interruttore, mh?” annuì, mi chinai per prenderlo ancora tra le labbra e leccarlo, mentre il mio dito continuava a penetrarla.
Andavo piano, senza permettermi di osare, facendo solo quello che sapevo avrebbe apprezzato.
Continuai fin quando vidi Taisia essere scossa da un sussulto più forte degli altri, mentre si portava una mano alla bocca per coprire i gemiti. A quel punto mi permisi di aumentare il ritmo dei miei movimenti, dopo un po’ la ragazza fremette fra le mie braccia, per poi contorcersi in un orgasmo.


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