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Erotika
Venere deflorata
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Venere deflorata

Un sottile gioco di emozioni per le due ragazze stupende che si stanno conoscendo e innamorando.

Linos
1 anno fa · 5.377 parole · 24 min
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“Ti voglio bene anch’io, è ovvio che te ne voglia” ci guardammo ancora in silenzio, l’aria era tesa e le frasi erano difficili da formulare, non mi ero mai sentita così in presenza di un’amica. 

“Kita…” sussurrò il mio nome scuotendo la testa come se mi stesse prendendo in giro 

“Cosa?” “Niente” ridacchiò. La tensione tra di noi si stava facendo intollerabile, eppure non volevo essere io a spezzarla. Volevo che fosse Taisia a prendere il controllo, a decidere come sarebbe andata a finire quella conversazione, perché io non ne ero in grado; ma anche lei era congelata, con un'espressione indecifrabile.

Continuavo a fissarla, attendendo una reazione qualsiasi, e poi, all'improvviso, la sentii stringermi a lei. Non potei fare a meno di pensare che fosse strano, ma non mi sottrassi a quel gesto, anzi, lo ricambiai, abbracciandola con tutta la mia forza. Il suo fiato mi solleticava il collo, facendomi rabbrividire e il suo corpo era caldo, ma non come il fastidioso calore che mi stava tediando…era un caldo piacevole ed intenso. La presenza di quella donna era così soffocante che mi sembrava più viva di ogni altro essere che avessi mai toccato. 

Percepivo la sua vitalità come se fosse stata un’estensione della mia e questa sensazione sconosciuta era meravigliosa, ma l'intensità di quel sentimento spaventava, qualcosa dentro di me stava cambiando. Inspirando l’odore della sua pelle al mio cervello venne voglia di sfiorarle con le labbra l’intero corpo e questo desiderio era piuttosto anomalo per un’amicizia. Le sue dita mi accarezzavano delicatamente la schiena, delineando i contorni della mia spina dorsale, mentre io mi stringevo alla sua veste sgualcendone la seta. Le nostre gambe si intrecciarono ed i nostri respiri divenivano gradualmente più pesanti. Il mio stomaco andò in subbuglio e sentii la mia eccitazione crescere. Restammo strette l’un l’altra a sfiorarci i corpi con gentilezza e vergogna, non parlavamo perché sapevamo che le parole andavano scelte con cura, avrebbero potuto trasformare quel magico attimo in un disastro. Passò una quantità di tempo indefinibile, poi Taisia raccolse il coraggio per tirarsi leggermente indietro, quanto bastava per far sì che fossimo faccia a faccia, mi passò una mano sulla guancia ed accarezzò il mio labbro inferiore con il pollice, quel gesto delicato e sfacciato allo stesso tempo rese chiara la piega che quell’abbraccio avesse preso. 

"Kita" sussurrò “lo hai mai fatto questo?” 

“Questo cosa?” “Questo” realizzai che mi stava domandando se avessi avuto esperienze saffiche. 

“No, mai” Taisia scosse la testa, i suoi occhi sembrarono dipingersi di una sfumatura triste 

“Non farlo solo perché io voglio. Non è sano cedere a tentazioni tanto impulsive. Potresti pentirtene e non so se vorresti continuare a passare del tempo con me se fosse così” dicendomi quelle frasi andava contro il suo stesso interesse, era un atto nobile che da un animo egoista come il suo non mi sarei aspettata 

“L’ho fatto tante volte solo per compiacere qualcuno ed è orribile, non voglio che ti accada, non con me” confessò, le avrei chiesto di parlarne in maniera più approfondita in altri contesti, ma in quel momento, senza nemmeno accorgermene, stavo pensando solo a prendermela. 

“Non ho bisogno di pensarci: per quanto possa negarlo a me stessa so quel che sento quando sto con te” Taisia accennò un sorriso 

E cosa senti?” 

“Non so spiegarlo a parole” confessai arrossendo “è una tensione…strana” smise di indugiare e mi baciò. L’incontro fra le nostre labbra fu incerto e delicato, si scontrarono timidamente, in un accenno di bacio, mentre pensavo a quanto morbida fosse la sua bocca in confronto a quelle degli uomini che avevo baciato. Si staccò subito, rimanendo ad un soffio dal mio volto, potevo sentire il suo respiro mischiarsi al mio; ebbi un fremito che mi mosse inconsciamente verso di lei, chiedevo più di un lieve contatto. Taisia si morse la bocca, come se volesse analizzare il sapore che la mia le aveva lasciato e per un attimo temetti che non le piacesse, che volesse fermarsi con quel breve attimo. Ma poi le sue labbra cercarono le mie, unendosi ad esse con un gesto deciso, definitivo. 

Le mie mani afferrarono immediatamente i suoi capelli mentre il mio stomaco veniva pervaso da un calore devastante, mi sentivo come se stessi facendo un salto nel vuoto. Il bacio divenne vorace in pochi secondi, nel momento in cui la sua lingua scivolò sulla mia la nostra foga divenne animalesca, a dimostrazione del fatto che avessimo iniziato a bramarci nell’attimo in cui ci eravamo individuate; avevamo resistito e avevamo atteso, fino a quel giorno, lei perché era impegnata con qualcun altro, io perché temevo di uscire allo scoperto dichiarando la mia attrazione per una persona del mio stesso sesso. 

Mi avvolse in un abbraccio tanto appassionato che si sarebbe potuto dire fossimo due amanti che si stavano incontrando per l'ultima volta. Il suo tocco lasciava sulla mia pelle una scia di fuoco, bruciava, fu la prima volta che sperimentai il dolore delle sue ustioni: tanto forte da diventare piacevole, necessario. Avvertivo la sua femminilità che lottava contro la mia, come se in qualche modo volesse che riconoscessi la sua superiorità. Nei nostri movimenti però non percepivo solo attrazione fisica, c'era un'intesa di qualche altro genere, un senso di riconoscimento reciproco. 

Mi ero sentita piccola nella stretta degli uomini che mi avevano avuta, come un tesoro da custodire, con Taisia sentivo ci stessimo proteggendo e comprendendo a vicenda. Mi passò una mano dietro la nuca, mentre con l’altra mi accarezzava la schiena e faceva scivolare le dita nel solco delle mie vertebre. Era dolce e allo stesso tempo possessiva, al punto da sembrare di desiderare di poter entrare nel mio corpo per rimanerci per sempre. Taisia si staccò.

Non voleva interrompere il momento, ma sentiva il bisogno di guardarmi in viso, di vedere l'effetto delle sue azioni sulla mia pelle. Mi accarezzò con delicatezza, passandomi le dita sul mento, sulle labbra, sulla mandibola, sugli zigomi. Poi mi baciò di nuovo. 

Con la sua passione, risvegliava una parte di me assopita, una fiamma che era rimasta nascosta sotto strati di dubbi e incertezze e che adesso stava cominciando ad ardere. Sentivo che non sarei più riuscita a tornare indietro, tutto sarebbe cambiato in me e tra noi. L'unica cosa che mi importava però era di toccarla, di esserle quanto possibile vicina. Salii sulle sue gambe, lei mi baciò il collo, scivolando verso le spalle, sospirai mentre la sua mano si posava sul mio ventre, stringendolo con le unghie. Risalì l’incavo del mio collo sfiorandolo con le labbra per poi darmi un bacio sulla guancia, proseguì verso l’orecchio, lo morse, infine sussurò con voce appena udibile: 

“Stai tremando” avrei voluto poterle rispondere 

-Anche tu-, ma non era così, Taisia non stava provando nulla di nuovo o straordinario, stava raggiungendo uno scopo prefissato da tempo. 

“Voglio che provi ciò che ho provato io quando l’ho scoperto” 

“Scoperto cosa?” “Lo sai cosa”. Avvertii un brivido di piacere percorrermi dal basso verso l’alto lungo la schiena. 

“Non mi piacciono le donne, solo tu. Tu sei diversa” sentii il bisogno di giustificarmi 

“Ti piaccio io?” mi sussurrò delicatamente “Sì” 

“Spogliami allora” il suo ordine sembrava più un’impaziente supplica, mi venne naturale acconsentire, come se lo avessi fatto tante altre volte. Nell’istante in cui le nostre labbra si erano toccate avevo inconsciamente deciso che non mi sarei fermata lì, avevo paura che un’occasione del genere non mi si sarebbe ripresentata. L’accarezzai lungo le gambe fino ad arrivare ai fianchi, mentre la mia bocca si posava nella sua scollatura, sulla parte superiore del seno, la baciai lì e lei gemette.

 Le sfilai la camicia da notte facendo scorrere lentamente le dita lungo le sue curve, come se volessi imprimerle nella mia memoria muscolare, nel caso non avessi avuto la possibilità di averla un’altra volta; il suo seno esposto era ora di fronte al mio viso, deglutii; ripercorsi le stesse curve verso il basso, fino all’elastico dei suoi slip, glieli tirai giù, ansiosa di guardarla. La sua nudità mi fece sentire vulnerabile, avevo sempre pensato che i corpi nudi rivelassero difetti che ne modificavano la bellezza, avevo notato qualcosa “di sbagliato” in ogni corpo che avevo visto, ma Taisia era perfetta anche in quello, anzi senza vestiti risultava ancor più attraente. Avrei voluto toccarla eppure la timidezza mi bloccava, sembrava così inverosimile il fatto che di fronte a me giacesse una donna nuda e bellissima, vogliosa delle mie mani. “Non guardarmi così” sussurrò “Perché no?” “Perché sembri spaventata” nel cristallino delle sue iridi colsi un’insicurezza che in lei non ero abituata a vedere, forse si illuse di starmi forzando o plasmando, mi domandai come potesse un essere tanto celestiale pensare di non poter conquistare qualcuno, specialmente una persona tanto comune quanto me.

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