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Racconto27 min di lettura

As I Am

Le mie prime esperienze sessuali

Moniq
8 mesi fa · 1.6k letture · 2

"Tu non ti tocchi mai?" mi chiese a bruciapelo. In effetti mi era capitato di provare belle sensazioni stringendo le cosce forte, credo qualcosa simile all’orgasmo, ma no, non mi ero mai toccata. Glielo dissi.

"Ti devo insegnare proprio tutto. " guardò l'ora, forse temeva che tornassero i suoi. Andò in un'altra stanza e tornò senza jeans ma con un vestitino scamiciato, leggero, che le arrivava al ginocchio. 

"Così sono più libera." Si è seduta di nuovo sul divano con la rivista in mano. "Anzi no... tienila tu, sfogliala piano " 

Io ero seduta accanto a lei e sfogliavo la rivista, mentre lei si toccava con entrambe le mani fra le cosce. Io con la rivista non vedevo ma sentivo i suoi movimenti e i suoi sospiri. 

"

Dai toccati anche tu. Da sola non ci riesco." disse. A me pareva che ci riuscisse benissimo. Lei intendeva che non riusciva a venire, ma io non lo sapevo.

"Guarda" mi disse. E alzò la gonna, aprendo le gambe. Vedevo che si toccava e si accarezzava. Ero seduta vicino a lei e non davanti quindi vedevo poco, e poi allora nessuna si depilava e lei era molto pelosa. Mi arrivava il suo odore però e ero completamente nel pallone. Stavamo facendo una cosa proibita. Eccitante. 

Misi la mia mano nei pantaloni e scoprii che ero tutta bagnata. Era bellissimo. Ebbi quasi subito il primo orgasmo, cercando di trattenere i gemiti che mi venivano, ma Alessia venne insieme a me, quasi.

"E' stato bellissimo" disse "a te è piaciuto?"  Io mi sentivo in paradiso, avrei voluto abbracciarla.

Tornai a casa che volavo. In poche ore avevo scoperto il sesso.  Non vedevo l'ora di farlo di nuovo. La sera nel letto lo feci due volte. 

Non vedevo l'ora di rivedere Alessia, ma passarono due giorni. Due giorni in cui mi masturbai decine di volte. Si era scoperchiato il vaso di Pandora. 

Quando rividi Alessia lei non disse nulla, parlava di altro. Io invece non vedevo l'ora di parlarne di nuovo e avrei voluto vedere quei giornali.  Alla fine mi feci forza e glielo chiesi, se poteva prestarmene uno. 

"Non posso, sono dei miei, non sanno che li guardo. Se se ne accorgono chissà che casino. Però possiamo tornare a vederli insieme quando non ci sono. Domani pomeriggio, per esempio."

Era quello che volevo.

Attesi contando i minuti. Mi masturbai una decina di volte, credo.

Il giorno dopo andai a casa sua che non stavo nella pelle.

Appena entrate mi disse "vieni" e mi portò in quella camera a prendere i giornali.

Iniziammo a sfogliarli avidamente. Stavolta entrambe avevamo la gonna e quasi subito prendemmo a toccarci.  A un certo punto, la folgorazione: c'erano le immagini di due donne che facevano sesso fra loro. Giuro che non lo sapevo che si potesse fare. 

"Guarda queste due lesbicone..." disse Alessia "Non capisco come fanno, senza un cazzo vero. Tu lo faresti?" 

Mi prese alla sprovvista. Non sapevo cosa rispondere. Io non sapevo nemmeno come fosse, un cazzo vero. Dissi di no, boh, non so.

 

"Proviamo" disse Alessia "Tocchiamoci una con l'altra come se ci toccassimo noi. Io tocco te e tu tocchi me."

Eravamo sedute una vicina all'altra, attaccate, la sua mano destra fra le mie gambe e la mia sinistra fra le sue. La sensazione di essere toccate da un'altra mano era elettrizzante, perché non sapevi cosa avrebbe fatto.

Io ripetevo quello che faceva lei. Ci piaceva a entrambe, perché allargavamo le cosce e lei a un certo punto la mise sopra la mia. La sua pelle bruciava. Mi disse quello che le piaceva.

"Ma tu sei vergine, no?" mi chiese. E ovviamente lo ero. 

"Io no" disse "Quindi mi puoi infilare un dito dentro? per favore..."

Lo feci e era bollente. Bagnata. Mi disse come le piaceva e la feci venire. Ero molto soddisfatta di me. Perchè lei mi ringraziò.

Poi però disse: "Noi però non siamo lesbiche. E' solo per insegnarti."

Quando si volse portai il dito al naso, volevo sentire il suo odore, e senza nemmeno rendermene conto mi ritrovai a succhiarlo. Per la prima volta in vita mia mi sentii porca. Quella sensazione di fare una cosa sporca, sconveniente, e che ti piace. 

Avevo masturbato mia cugina, le avevo infilato un dito nella fica e lo avevo leccato. Ero lesbica? No. Non sentivo voglia di baciarla, o accarezzarla, di tenerezza. Avevo solo voglia di sesso.

Dopo un paio di giorni finalmente mi mandarono a una festa a casa di altri amici. C'era Alessia e c'erano dei ragazzi. A uno piacevo. 

Io ero solo galvanizzata dal fatto che piacessi a un ragazzo. Non importava chi e come. Se io piacevo a lui allora lui piaceva a me. In realtà non era granché. Uno del posto. Sicuramente più avvezzo a trattare con gli animali da cortile che con le ragazze.

A un certo punto Alessia mi disse: "Andiamo in macchina alla panoramica." Guidava il suo ragazzo e lei stava davanti con lui, io dietro con il tonto.

In realtà andammo in una casa vuota che loro conoscevano. Si entrava da una finestra rot

ta. C'erano dei materassi. Una situazione veramente squallida a ripensarci. Alessia e il suo ragazzo si chiusero in una stanza. Io e l'altro rimanemmo da soli. Lui non si decideva e non sapevo cosa fare.

Alla fine mi diedi aria di esperta e spregiudicata e gli dissi, a bruciapelo: "Ti faccio un bocchino?"

Lui, me lo ricordo benissimo, arrossì violentemente, diventò paonazzo. Balbettò: "Beh se vuoi."

"Allora siediti“ gli dissi. Mi ricordavo le tante immagini viste insieme a Alessia.

"Slacciati i pantaloni. Se no come faccio?" 

Lui tirò giù i pantaloni al ginocchio, ma senza togliersi le mutande.

"anche quelle... giù..." 

Lo fece. Ma invece del cazzo duro e grosso che mi aspettavo c'era una cosa che quasi scompariva fra i peli. Questo a ripensarci mi fa ridere, perché con la lezione del cetriolo, era stato facile: lo prendi in mano, fai su e giù, poi ti chini e lo prendi in bocca e succhi.

Ma con questo coso come faccio?

Lo toccai timidamente con le dita. Non sapevo se dirgli di farlo indurire? I maschi lo fanno a comando? non lo sapevo.

Ci giocherellai con le dita e vidi che iniziava, a scatti, a crescere.

Continuai a giocherellarci e diventò abbastanza grosso da poterlo stringere nella mano, ma era ancora molliccio, non era certo come il cetriolo. Non potevo fare su e giù.

Ma continuò a crescere. Quel miracolo mi affascinava. Diventava sempre più grosso. Se prima lo tenevo fra le dita ora quasi non chiudevo la mano intorno.

Mi trovai la mano tutta bagnata, facevo su e giù e la mano era lucida di quel liquido appiccicoso come la bava delle lumache. Ora era diventato duro e grosso. Ora si che era un cazzo.  L'odore che mi arrivava addosso era forte. Mi venne in mente l'odore dei bagni della stazione.  Mi disgustava e mi attraeva nello stesso tempo. Era una cosa sporca. Stavo facendo una "sega" e avevo un cazzo in mano come nelle riviste porno.  Mi misi più comoda e mi chinai verso quel cazzo. Lui non diceva niente. Non ricordo nemmeno che faccia avesse ma ricordo il cazzo. Allora non lo sapevo ma ero stata fortunata: il tonto aveva un signor cazzo. Scuro, venoso, dalla cappella larga, non troppo lungo ma grosso.

Il suo odore mi avvolgeva. Sicuramente non si era aspettato che la giornata andasse in quel modo, e i ragazzi si sa, non sono molto puliti. Dal suo pene mi arrivava il suo odore, misto a urina, in qualche modo mi ha marchiata.

Il mio primo sesso è stato in una situazione squallida con un cazzo che sapeva di piscio. Mi ha traumatizzata? Non lo so. Forse. Più che altro è stato un imprinting.

Mi sono chinata su di lui e ho preso a leccarlo. Un po' pensavo a cosa fare, ma penso che leccassi come un cane, impiastricciandomi tutta la faccia del suo liquido salato. Ma stavo scomoda e non riuscivo. Avrei dovuto mettermi in ginocchio ma non mi venne in mente. Così tutta storta riuscivo solo a leccarlo e succhiare la punta.

Allora finalmente il tontolone prese in mano la situazione. Si alzò in piedi e mi venne davanti. Io ero seduta su questo materasso per terra e finalmente, stando più comoda, appoggiai le spalle al muro, mentre lui era in piedi davanti a me, in una posizione a gambe aperte, per abbassarsi e stare a livello della mia bocca. Come se pisciasse, mi venne in mente.

Lo avevo davanti al viso tutto duro e bagnato. Lui venne avanti e io socchiusi le labbra. Lo appoggiò e poi spinse e me lo trovai sulla lingua che faceva su e giù. Non dovevo fare altro che tenere la bocca ben aperta, cercare di non fargli sentire i denti e assecondare i suoi movimenti.

A un certo punto mi sentii scoppiare. Mi inondava di sborra, non finiva più di schizzare. Deglutire a bocca aperta è difficile ma lui non si tolse e ero come inchiodata al muro. Mi veniva da vomitare con quella roba densa e calda. Molta mi colava fuori dalla bocca e un po' la mandai giù.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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