Quella estate calda del 2002 scendevo al lago tutti i pomeriggi. La mattina studiavo, all'una prendevo un panino e la borsa e scappavo al lago. Tempo un’ora ed ero sulla spiaggia, dove c’erano i miei amici.
Il lago era un posto tranquillo, la gente affollava le rive solo la domenica, in mezzo la settimana non c’era quasi mai nessuno. Facevamo passeggiate lungo la riva, laddove un fitto canneto cresceva lungo le rive, a mangiare more, spaventando le rane, che saltavano in acqua davanti a noi. Ero con Giuseppe e Marco, camminavamo con i piedi in acqua, silenziosamente, perchè volevamo prendere le rane.
Avevo 16 anni allora, avevo un ragazzo ma lavorava tutto il giorno, per cui ci vedevamo la sera. In genere sulla spiaggia c’erano anche altri ragazzi e ragazze della comitiva, ma quel giorno eravamo solo noi tre.
Mi fermai ad ascoltare delle voci che venivano dal canneto. Feci cenno agli altri, dietro di me, di fare in silenzio e mi avvicinai, i piedi nell’acqua. C’era il capanno per il birdwatching e facendo attenzione a non far scricchiolare le assi entrai.
Là il canneto era largo forse una ventina di metri… ma c’era un canale di uscita per le barche, in disuso, che dalla parte della terra si era chiuso. E così da fuori, con la barca, era possibile entrare con facilità all’interno del canneto, dove si allargava e c’era una specie di stagno, protetto dalle canne fittissime da tutti i lati. In quel laghetto nascevano le ninfee ed era un posto molto romantico. Il piccolo capanno da birdwatching si affacciava su quell’ambiente da sei-sette metri di distanza, coperto dalle canne.
C’era una barca ferma e due persone. Quello che parlava era l’uomo, l’altra era una donna, sdraiata a prendere il sole. Riconobbi Marcello, il padrone di un ristorante del lungo lago che mi era molto antipatico. Si dava grandi arie di latin lover, a volte mi guardava come squadrandomi e faceva una battuta, sempre quella, su come stavo crescendo e che fra un po’ sarei stata bona pure subito… e rideva in modo grossolano, mettendomi in imbarazzo.
Marcello era in costume, con un remo cercava di spingere la barca verso dei fiori di ninfea. Ci riuscì e ne raccolse due.“ecco qua… “disse, mettendo a posto il remo… “ti piacciono?”“si molto belli…” disse la donna… e io ebbi un tuffo al cuore. La voce che avevo sentito era quella di mia madre. E ora che avevo sentito la voce riconoscevo anche i suoi capelli. Ma ... possibile? Che ci stava a fare mia madre lì? L’avevo lasciata a casa. Aveva detto che forse anche lei sarebbe venuta al lago. Ma… in barca con Marcello? Ero esterrefatta.
Ci pensò l’uomo a interrompere il flusso dei miei pensieri, perchè senza togliere il costume, facendolo uscire da sotto, estrasse un pene lungo e largo, già abbastanza grosso, ponendolo fra i due fiori bianchi…dicendo: “e così? ti piacciono di più?”“mmmhhh così sono bellissimi…” disse la voce di mia madre. Lui posò i fiori e s’inginocchiò davanti a lei. E lei alzò la testa verso di lui. Non vedevo cosa facesse esattamente… i suoi capelli mi coprivano la visuale, ma con il suo viso all’altezza del suo inguine c’era poco da immaginare. Penso di essere arrossita violentemente.
“E’ Marcello… che si porta le puttane che si scopa qui… “disse Marco vicino a me. Non mi ero accorto che fosse salito. E c’era anche Giuseppe che guardava da una fessura delle assi. Non si erano accorti ancora che la puttana di turno era mia madre.
“andiamo via ” sussurrai “vi prego…”“no ma che… vai via tu se vuoi… io resto… “disse Marco. Giuseppe non rispose nemmeno.
“vi prego andiamo via… e se ci scopre?”“che vuoi che sia… e poi come fa a scoprirci… zitta piuttosto… ”
Marcello aveva la manona sulla nuca di mia madre, aveva fatto una crocchia con i capelli e con quella la guidava su e giù…“aaaahhhh come me lo prendi bene… come succhi… che lingua… ” diceva… e aveva la faccia volgare che conoscevo, soddisfatta e arrogante…
Misi anche le mani davanti agli occhi, prima di Marco poi di Giuseppe. Cercando ti portarli via. “ma dai… che ti prende… stai ferma? sei fuori??? lasciami vedere… Moni… smettila…”
Giuseppe stava accarezzandosi leggermente sui pantaloncini e vedevo il rigonfiamento del suo pene. Marco non lo vedevo ma da come era preso non dubitavo che fosse eccitato anche lui. Nel piccolo capanno faceva caldo. Si sentiva solo il gracidare delle rane e lo sciacquio delle onde, piccole, che attraversando il cannetto facevano sciabordare la barca. L’odore del legno, e di sudore dei maschi che mi erano accanto, mi dava alla testa.
Marcello si alzò in piedi. Ora il cazzo, lucido di saliva, era veramente grosso e puntava verso l’alto. Era rosso e lucente. Si tolse il costume. Si chinò di nuovo sui cuscini, alzò le gambe della donna verso l’alto e si tuffò su di lei con il viso, affondando fra le sue cosce. La stava leccando. Le teneva le gambe sollevate e dai gemiti di mia madre sembrava che gradisse moltissimo quello che lui le stava facendo.
Continuò così per un po’… poi salì su di lei, sempre tenendole le gambe sollevate e cominciò a scoparla, prima piano, poi sempre più forte.
Vedevamo solo il viso contratto di Marcello, che ogni tanto si abbassava quando si baciavano, sentivamo i loro gemiti e poi le sue natiche contratte, sotto al sole, che andavano su e giù.
“se la sta pompando di brutto… cazzo mi sta facendo venire una voglia… Moni meglio che te ne vai… se no ti salto addosso… “ disse ridacchiando Marco.
Ma io non potevo andarmene. Dovevo sapere se era veramente mia madre. Un dubbio continuavo ad avercelo e poi ero come bloccata lì.
La situazione era fortemente morbosa… il caldo… i gemiti degli amanti… l’odore del legno… quei due maschi vicino a me visibilmente eccitati…insomma improvvisamente mi resi conto di essere eccitata anche io… avevo un occhio incollato alle fessure sentivo i capezzoli dritti sotto la maglietta e mi stavo bagnando…
Quando Marcello si alzò in ginocchio e fece mettere mia madre prona di fronte a lui, infilandola nuovamente con un colpo solo e continuando a muoversi dentro di lei, prendendola per i fianchi… cadde ogni dubbio. Era mia madre quella di cui vedevo il viso nel pieno del piacere, che godeva mentre veniva scopata a pecorina, mentre tradiva mio padre, sotto i colpi sempre più forti che sembrava volessero buttarla giù e a i quali lei resisteva e anzi sporgeva il culo per anticiparli, cercarli.
In quel momento la riconobbe anche Marco.“cazzo ma è la signora P… ma …. hai visto…” disse prendendomi un braccio, stringendolo…”
“si…”
“è tua madre cazzo… lo sai che mi ha sempre fatto arrapare… permettimi di dirtelo… è proprio una gran fica…”
“zitto ti prego… è mia madre…” dissi… ma guardavo lo spettacolo davanti ai miei occhi affascinata anche se imbarazzata…
“eh… va beh… si … ma cazzo guarda… è proprio una figa… e poi ti assomiglia…” e così facendo… attirò la mia attenzione sul suo costume … che era quasi staccato dal corpo per quanto il cazzo duro lo tendeva…
“marco… dai… ”
Ma quello mi prese la mano e la appoggiò proprio lì: ” senti… si si le assomigli… siete uguali… senti come sono arrapato… dio ho le palle che mi fanno male… dai toccamelo ti prego..”
“no… dai… fermo …. lo sai che sono fidanzata, Alberto è tuo amico…”
“no senti chi se ne frega… non lo saprà mai… dai fammi una sega… mi fa male… dai … fammi una sega… ”
Sentivo il suo cazzo duro e bollente nella mia mano e iniziai a muoverla lentamente… sempre guardando dal buco…I colpi con cui Marcello scopava mia madre erano sempre più forti…. e lei sembrava avesse avuto degli orgasmi in continuazione…In quel momento il cazzo di marco si gonfiò ancora di più nella mia mano, vibrava e cominciò a schizzare sulla parete del capanno. Lunghi schizzi bianchi che si posavano sul legno e poi colavano giù.
Tolsi la mano e me la pulii sulla maglietta.“ora tocca a me…” disse Giuseppe che mi stava dietro.
“no ma per chi mi avete preso…”“dai… perchè a lui si e a me no? dai Moni… tanto vengo subito…sono eccitatissimo…”
Mi prese la mano e la posò anche sul suo uccello, che era più grosso, mi sembrava, di quello di Marco. Cercai di toglierla ma mi teneva il polso e mi si strofinava addosso…era grosso, duro e bollente… lo strinsi e assecondai il movimento di su e giù…
