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La badante super
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Racconto41 min di lettura

La badante super

Racconto articolato del fortunato incontro con una badante veramente tuttofare!

Amanti Porno
2 anni fa · 2.7k letture · 0

ANTEFATTO

Al terzo piano dell’edificio in cui vivo abita una persona anziana, poco più giovane di mia mamma, che conosco da quasi quarant’anni, ovvero da quando sono arrivato in quel palazzo appena terminato di costruire. Anche lei era appena arrivata, messa lì in quella turris eburnea dall’ex-marito il quale, pur di sbolognarla e di avere casa libera dalla moglie per poter stare con la sua amante, le comprò quell’appartamento, si impegnò a pagarle le spese ed ottenne un comodo divorzio. La signora era piacente, quando la conobbi avrei potuto definirla una milf/gilf, non aveva ancora cinquant’anni ed era molto ben tenuta, curata, ben vestita. Più di una volta mi chiamò per chiedermi aiuto (non funziona la lavatrice, il televisore, il forno, il telefono, si è incastrata la serranda…) ed ogni volta era il solito giochetto: vestaglia semiaperta con vista d’inverno, maglietta a pelle d’estate. Ma io ero innamorato con la moglie bona e sessualmente iperattiva e non avevo bisogno di sesso con donne “mature”.

Col tempo, tutto ciò scomparve lasciando una donna vecchia, sola, incazzata con il mondo.Poi i guai di vecchiaia, la malattia, tutta una serie di problemi tra i quali una invalidità quasi totale l’hanno resa dipendente dagli altri.Forse per spirito altruistico, per bontà, per senso del dovere, di certo non per interesse, cercammo di supportarla aiutandola per quanto possibile nelle questioni amministrative e burocratiche facendola accompagnare dai figli (soprattutto Luca) o andando io a risolvere i piccoli guasti quotidiani o chiamando chi di dovere seguendone l’operato. Poi dovette cedere all’ineluttabilità della situazione e dovette assumere una badante.

Ora, chi ha avuto a che fare con questa particolare tipologia di figure sa che il loro mondo è diviso in tre insiemi: quello dei badanti professionali, che sono di solito forniti da cooperative o da aziende di collocamento, professionisti o sedicenti tali, pagati fior di quattrini al pappone di turno, i quali si ammantano di efficienza e professionalità spacciando una sorta di caporalato evoluto con un servizio di «badante as a service, all-inclusive, h24, con monitoraggio della qualità del servizio»; quello dei desperados pronti a tutto pur di avere un tetto e magari qualche possibilità di sgraffignare soldi, gioielli, valori; in mezzo, un mare magnum di persone più o meno volenterose, solitamente prestati al servizio per necessità, raramente per missione. La maggior parte di questi è plurireferenziata ed i migliori passano da un vecchietto all’altro con il passa-parola degli eredi che si trovano a dover gestire umanamente casi di persone che sono dedicate ai loro affidati con passione e dedizione e per i quali viene sviluppata una sorta di affezione.

Il problema è quando devi sostituirne uno per malattia (succede), matrimonio dei figli, ferie, ecc. Allora lì inizia il caos.«Conosci un badante per papà/una badante per mamma per due/tre mesi? Ma che sia fidata!» era il tono delle chat WhatsApp tra amici e parenti alla lontana dei quali ci si ricorda solo nel momento del bisogno.

Anche in questo caso accadde la stessa cosa.

La badante ufficiale, signora sessantenne dominicana, da trent’anni in Italia, dovette partire per la sua Patria d’origine per il matrimonio del quarto figlio che era tornato a casa vista la mal parata in Italia. Tempo previsto per preparativi, matrimonio, festeggiamenti, magari un po’ di sesso con il marito rimasto lì: nove settimane e mezzo, si, poco più di due mesi.

TRAGEDIA!

Ero dovuto andare fuori Roma per alcune questioni personali e avevo “affidato” la vecchietta a due altri condomini, persone squisite, che mi hanno sempre supportato ed aiutato molto fattivamente nella gestione dei problemi. Contavamo comunque sul fatto che la nipote della vecchietta, interessata ad entrarle nelle grazie per mettere le grinfie sul patrimonio personale della suddetta, la avrebbe aiutata mandando lì una persona di sua conoscenza.Però, anche loro possono avere problemi personali, improvvisi impegni, malattie, Covid e quindi, secondo la legge di Murphy, alla fine di agosto ricevo la chiamata di questa signora, purtroppo da tempo afflitta anche da demenza senile, la quale mi spiega che è rimasta da sola, che nel palazzo non c’è nessuno e che non sa come fare per mangiare.

Ero in barca a vela, a cento miglia dalla costa in mezzo al Tirreno meridionale. Mi ci sarebbero voluti due giorni almeno per arrivare. Chiamai Fabrizio, il mio caro amico avvocato che sapevo essere già a Roma per motivi professionali, al quale per inciso avevo affidato la tutela degli interessi della signora in una serie di battaglie legali mossele da alcuni pseudo eredi, e gli chiesi se cortesemente poteva fare un po’ di spesa e portarla a mio nome alla signora in questione. Fabrizio è un amico e si mise immediatamente a disposizione.

Mi richiamò il giorno dopo dicendomi che, comunque, la signora aveva una sorta di badante a pieno servizio, della quale non poteva dir nulla se non che la aveva trovata molto disponibile e gentile.“Ma chi è? Da dove viene? Spiegami” gli dissi.

“Paolo, è un donnone altro un metro e ottanta, grosso. Avrà una cinquantina d’anni, è slava, credo russa o ucraina, o giù di lì. È sposata e separata, madre di cinque figli i più piccoli dei quali vivono ancora con lei e con il padre che adesso è in Romania da sua madre. Lei è qui già da venti giorni ed era disponibile anche a dormire, come sta facendo. Non le ho chiesto altro perché capisci…a che titolo lo avrei fatto?” mi rispose.“Beh, di notizie ne hai raccolte parecchie, mi pare!” ribattei.“Non ti credere, è tutta roba che mi ha detto lei!” concluse, consigliandomi però di chiamare o meglio fare un salto perché effettivamente non avendo la macchina e con il più vicino alimentari aperto ad un chilometro, la spesa sarebbe stata comunque un problema.

Ringraziai Fabrizio e mi misi alla ricerca di un mezzo che mi portasse il più vicino possibile a Riva di Traiano dove avevo macchina, chiavi, ecc.Riuscii ad organizzare lo spostamento con il motoryacht di un amico che stava rientrando proprio alla marina e che cercava, peraltro, un compagno per il trasferimento.Con una velocità di crociera di 17 nodi, avevamo pianificato di arrivare in circa sei/sette ore navigando pomeriggio con arrivo alle dieci di sera. Poi il meteo bizzoso dette mare 5 da SSW e la velocità dovette essere ricalcolata a non più di otto nodi per evitare di sforzare troppo il fasciame di quella meravigliosa barca, e raddoppiamo i tempi. Partimmo quindi alle sette di mattina e ci affidammo al pilota automatico ed al GPS, oltre che all’AIS per prevenire possibili incidenti e collisioni.

La previsione meteo era stata troppo pessimistica visto che alla fine non trovammo tanto mare e potemmo tenere una media di 14 nodi, togliendo cinque ore abbondanti all’ETA. Arrivammo quindi a Riva di Traiano per le quattro di pomeriggio. Il tempo di aiutare lo sbarco dei suoi bagagli, e alle sei ero a casa.

Suonai alla porta della vicina premendo a lungo il campanello, visto che la signora era leggermente sorda.Mi aprì il corazziere di cui mi aveva parlato Fabrizio.In effetti era un donnone imponente, grosso di spalle, di bacino, di busto, di gambe, di seno.Di tutto.

“Buonasera, sono Paolo. Sono venuto a trovare la signora Anna. Come sta?” e intrufolai la testa per vedere com’era la situazione nel soggiorno, guardando verso la poltrona di fronte alla TV dove stazionava di solito la vecchietta.

“Chi è?” chiese.“È il signor Paolo. È venuto a trovarla!” disse la badante. Sembrava essere gentile e particolarmente disponibile, la faccia buona, l’aspetto dimesso, quasi trasandato, vestita per casa in modo leggero per sopportare il caldo atroce di quei giorni.

“Ciao Anna! Come stai?” dissi ad alta voce mentre mi chinavo a darle un bacio sulla guancia come ero solito farle da quando l’avevo adottata come “la mia vecchietta”.“Eh, insomma! Co’sta stronza, ‘sta troia qua che se magna pure sarocco er cane [traduzione: San Rocco ed il suo cane]” rispose con voce indispettita, la parlata romanesca che usciva fuori nature tradendo le sue umili origini popolane.La badante, un po’ indispettita, rispose “Signora no mi fa mangiare. Io solo pasta, no pane, no carne, no uova, no frutta. Solo pasta e patate!” interloquì con il classico accento slavo.

Sorrisi ed intervenni: “Bianca, la signora ha ragione: devi farla mangiare anche un po’ di proteine!”

“Me s’è magnata mezzo chilo de’ macinato e quattro cosce de pollo in due ggiorni! E tutti li biscotti!” rispose.“Ma no è vero! Signora mangiato due cosce di pollo lessate, io fatto altre due in tegame per me. Poi fatto dieci polpettine io mangiato solo cinque” ribatté.Beh, non potevo darle torto. Abituato a simili situazioni, nelle quali la persona anziana pensa solo al suo vitto e non a quello degli altri, era normale dialettica. Intervenni pertanto dicendole: “Anna, la signora..?” e mi rivolsi alla badante chiedendole come si chiamasse.

“Tamara, signore Paolo. Io chiamo Tamara” e mi porse la mano per presentarsi con un sorriso accattivante, visto che aveva capito che stavo intervenendo a suo favore.“Anna, ti stavo dicendo che la signora Tamara ha ragione! Lei deve mangiare anche le proteine. Ora, se vuoi, andiamo io e lei a fare la spesa così decido io cosa e quanto prendere. Va bene?” le proposi.

Prima di andare avanti…

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