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Dopocena, amaro e corna
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Racconto19 min di lettura

Dopocena, amaro e corna

Marta tirò un urlo di dolore. “Scusa, ho sbagliato buco!”, dissi imbarazzato. “Stai attento cazzo!”, disse ancora sofferente.

Giovanna Esse
1 anno fa · 1.4k letture · 0

Ben scritto, coinvolgente, eccitante... un tradimento coi fiocchi descritto con passione dal nostro autore @36degrees


Era la sera di una caldo sabato di metà giugno e mi trovavo, come spesso capitava, invitato a cena a casa di Davide e della sua ragazza Marta.

Davide è un mio collega di lavoro. Entrambi lavoriamo per una azienda di informatica svolgendo attività di monitoraggio h24 e questo ci porta frequentemente a dover svolgere turni notturni.

La sua ragazza Marta ha 26 anni e pur non essendo particolarmente appariscente è decisamente carina, bionda con i capelli lunghi fino alle spalle e un seno non esagerato ma dalle forme perfette.

I suoi fianchi leggermente larghi le ingrossano un po’ il culo ma questo non è affatto un difetto, anzi il suo fondoschiena è la cosa che di lei mi ha sempre fatto arrapare maggiormente, tanto da avergli dedicato ben più di una sega.

Capita spesso che mi fermi a fissarglielo stando ovviamente sempre attento che Davide non si accorga di nulla.

Il sabato in questione Davide era di turno la notte. Decise di invitarmi a casa sua per cena e per vedere insieme la prima partita dell’Italia agli Europei di calcio; al termine della partita, intorno alle 23, sarebbe poi uscito per andare a lavoro e io sarei tornato a casa.

Arrivai a casa di Davide e Marta intorno alle 19.30. Marta venne ad aprirmi la porta; indossava una magliettina bianca e dei pantaloni attillati con una fantasia zebrata bianca e nera.

L’idea iniziale era quella di ordinare una pizza ma Marta insistette per preparare un primo così si mise ai fornelli e preparò un piatto di pasta mente io e Davide restammo sul divano a chiacchierare fino a quando la cena fu pronta.

Al tavolo, oltre al cibo, non mancava il vino rosso e tra una chiacchiera e l’altra ne consumammo una intera bottiglia.

Per quanto Marta solitamente bevesse meno di noi non si fece scrupoli a mandarne giù due bicchieri.

La cena si concluse con un giro di amari.

Anche in questo caso Marta non si tirò indietro. Brindammo all’Italia, poi io e Davide prendemmo posto sul divano; mancavano ormai solo pochi minuti al fischio d’inizio della partita.

Marta rimase in piedi a lavare i piatti e riordinare la tavola.

Passai i primi minuti di partita più a guardare Marta che la partita, o meglio il culo di Marta, ovviamente cercando sempre di non farmi vedere da Davide.

Quando terminò di lavare i piatti si accomodò con noi sul divano.

A quel punto capitò una cosa che ai miei occhi risultò particolare.

Capitava spesso che mi intrattenessi con loro dopo cena guardando la TV sul divano ma mentre solitamente Marta si accomodava sul lato sinistro opposto al mio e Davide al centro questa volta Marta prese posto tra me e Davide.

Non credo che la cosa avesse particolare significato per lei ma per me lo aveva eccome.

Iniziai immediatamente a fantasticare pensando per un momento di trovarmi all’interno della trama di un film porno.

Immaginai Marta, annoiata dalla partita, infilare una mano sotto i suoi pantaloni attillati ed iniziare a toccarsi con delicatezza per paura di non essere scoperta.

La immaginai ansimante con gli occhi chiusi mentre le sue dita aumentavano il ritmo con cui spingevano sulla sua vagina. Quando si accorse che era impossibile non aver attirato la nostra attenzione la immaginai togliere la mano dai pantaloni per tenderla all’altezza del cavallo dei miei e, dopo aver massaggiato dolcemente il mio pacco, slacciato lentamente la cintura e sbottonatomi i pantaloni, infilare la sua dolce mano prima nella sua bocca e poi sotto i miei boxer cominciando a masturbarmi mentre faceva lo stesso con Davide dall’altra parte del divano.

Dal sincronismo e dalla scioltezza con cui muoveva mani e braccia si capiva che doveva essere abituata a maneggiare più cazzi contemporaneamente.

La immaginai quindi scivolare sempre più giù dal divano senza lasciare la presa dai nostri membri, girarsi e prenderli in bocca a suo piacimento mentre noi le accarezziamo la testa.

“Ti piace la mia ragazza?”, mi chiese Davide.

“Molto”, risposi io; “con questi pantaloni zebrati poi…meriterebbe di essere rinchiusa in una gabbia e messa in mostra in un giardino zoologico…sarebbe l’attrazione principale del parco, gli spettatori pagherebbero fior fior di quattrini per vederla masturbarsi dietro le sbarre”, aggiunsi guardando Marta succhiarmi il cazzo.

“Se mi pagassero bene poi…farei entrare a scoparsela cani e porci!”, disse Davide sorridente.

Mi ridestai ahimè dai miei pensieri; il mio film porno non era ancora realmente cominciato e Marta restò seduta in mezzo a noi per tutto il primo tempo. Ogni tanto mi sorrideva quando i nostri sguardi si incrociavano ma niente di più.

Durante il secondo tempo i miei pensieri su di lei si placarono e riuscii a restare abbastanza concentrato sulla partita. Il match terminò con una convincente vittoria dell’Italia e Davide, con la scusa di dover festeggiare la vittoria, rovesciò un altro giro di amari per tutti. Anche Marta non si tirò indietro sebbene non fosse abituata a bere più di un bicchiere dopo cena.

Fu quindi subito ora di tornare a casa in quanto come detto Davide doveva iniziare il turno di lì a breve.

Davide salutò Marta con un bacio sulla bocca; io le diedi due baci sulla guancia, scesi le scale insieme a Davide e uscimmo dal palazzo.

Ci intrattenemmo ancora un paio di minuti prima di salutarci e andare verso le rispettive auto, io per andare a casa e Davide per recarsi a lavoro.

Guidai per circa un quarto d’ora prima di accorgermi di non avere più con me il telefono cellulare. Accostai e cercai per vedere se mi fosse caduto in macchina senza però trovarlo; dovevo averlo lasciato a casa di Davide.

Tornai indietro cercando di fare prima possibile sperando che Marta non fosse già andata a dormire.

Parcheggiai sotto casa sua e citofonai; passò circa un minuto prima che Marta rispondesse.

Mi scusai con lei al citofono e le dissi che probabilmente avevo dimenticato il cellulare di sopra.

“Sali…ti aspettavo”, disse.

Il portone si aprì ed entrai. Salii al terzo piano in ascensore, la porta di casa di Marta era leggermente aperta.

Entrai timidamente e vidi Marta appoggiata al muro. Aveva addosso un accappatoio bianco e ai piedi delle ciabattine trasparenti che lasciavano i suoi meravigliosi piedini in bella vista.

“Scusami tanto”, dissi ancora imbarazzato per la situazione.

“Non ti preoccupare…il tuo telefono è lì”, disse facendo cenno con il capo verso il tavolo della cucina.

“Non era mia intenzione disturbarti mentre facevi la doccia”, dissi ancora.

“Stai tranquillo nessun disturbo…già che sei qui, ti va un altro bicchiere di amaro?”, disse sorridendo.

“No ti ringrazio…devo anche guidare…scappo almeno ti lascio dormire”, dissi io.

“Dai prendilo un bicchiere…lasci bere una ragazza da sola?”, disse avvicinandosi al tavolo e riempiendosi il bicchierino; “Beh se la metti così…non sapevo che lo bevessi anche tu”, risposi io.

Scostò una sedia e mi fece accomodare, mi versò da bere, si sedette davanti a me e sollevò il bicchiere per un cin-cin.

“Di solito non bevo così tanto ma faccio un’eccezione…sai stasera mi sono veramente annoiata”, disse Marta prima di mandare giù un sorso di amaro.

“Lo immagino…ti capisco”, dissi io.

“Odio il cazzo…”, disse ancora lei. Era decisamente brilla tra il vino e l’amaro che aveva bevuto durante la serata.

“Cosa?”, dissi io sorridendole e guardandola fissa nei suoi occhi lucidi.

“Non mi piace il calcio”, disse nuovamente mandando giù un altro sorso di amaro.

“Ah ok”, dissi sorseggiando a mia volta l’amaro.

“Cosa avevi capito?”, disse lei ridendo.

“Niente”, dissi io imbarazzato.

“E dai…me lo puoi dire”, disse ancora lei.

“Hai detto cazzo”, esclamai io.

“Cosa?”, disse lei fingendo di cadere dalle nuvole.

“Hai detto che non ti piace il cazzo, che lo odi”, le dissi ancora io.

“Pfff non ho mai detto così”, sbuffò lei; “mi piace abbastanza il cazzo!”‘ proseguì ridendo.

Io rimasi in imbarazzo ma capii in breve tempo che non c’era ragione di esserlo e accennai a mia volta una risata; Marta non si poteva dire ubriaca ma certamente l’alcol le aveva tolto un po’ di lucidità.

Ripresi ad avere nuovamente fantasie sessuali su di lei, per questo decisi che era meglio alzarsi, salutarla e andare via.

“Meglio andare va”, dissi sorridendole.

Non feci in tempo ad alzarmi dalla sedia che Marta mi riempì nuovamente il bicchierino di amaro.

Prima di andare avanti…

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