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Colpo di fulmine al cafè
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Racconto16 min di lettura

Colpo di fulmine al cafè

La passione travolge due giovani e li trascina uno tra le braccia dell'altro.

Giovanna Esse
1 anno fa · 569 letture · 0

Stefano ed Eric si erano conosciuti al liceo, frequentavano la stessa classe. In un primo momento non erano molto vicini, ma al terzo anno durante un’uscita didattica scoprirono di avere molti gusti in comune tra cui la musica e la scultura: Ste suonava la chitarra in una band e lavorava con Eric su un progetto riguardo un gruppo scultoreo che avrebbe preso il posto di una vecchia statua posizionata sulla fontana del parco storico della città.

Erano molto legati e nonostante alcuni litigi sono sempre stati in grado di mettere da parte l’orgoglio e fare pace, rafforzando la loro amicizia ancora di più.

I due si incamminarono verso l’ingresso dell’ateneo discutendo riguardo le ultime modifiche al progetto.

La mattinata passò molto velocemente tra appunti e nuovi schizzi di anime intrappolate nella pietra. Eric era impaziente di andarsene tanto che non riusciva a stare fermo mentre seguiva gli ultimi rintocchi dell’orologio prima di segnare l’una.Finalmente la campanella suonò, le lezioni erano finite.Il ragazzo prese le sue cose e frettolosamente salutò Ste e alcuni dei ragazzi del corso.

Il percorso fino alla caffetteria non fu tanto lungo, dopotutto era situata nella piazza del centro ad una decina di minuti dal campus. Lui era già lì, ad aspettarlo, gli sorrise. Eric, vedendolo, rallentò il passo cercando di calmarsi.

Tommy gli andò in contro: quel pomeriggio indossava un paio di jeans e un dolcevita nero che risaltava i suoi occhi smeraldo. Eric stava già sbavando, non gli erano mai interessati gli uomini più grandi di lui se non di qualche anno eppure eccolo lì attento ad ogni suo piccolo gesto.

“Hey, scusami se ti ho fatto aspettare.”“Non ti preoccupare, anch’io sono arrivato poco fa.” – lo assicurò Tommy sorridendogli e appoggiandogli una mano sulla spalla. Il gesto non passò inosservato ad Eric che ricambiò il sorriso.

“Qual è il programma di oggi?” – chiese Eric.“La mostra inizia alle 16, quindi è ancora presto, pensavo di proporti un caffè o comunque qualcosa da bere da Lizzy.”

“Volentieri, ne approfitto anche per mangiare qualcosa…” – ad un tratto lo stomaco di Eric prese a brontolare.“Penso che approvi l’idea anche lui.” – scherzò Tommy riferendosi al brontolio.

Le 16 arrivarono più in fretta di quanto previsto: il tempo vola quando si sta in buona compagnia.

I ragazzi uscirono dal locale in direzione della mostra: camminavano l’uno affianco all’altro e, ogni tanto, involontariamente, le loro mani si sfioravano mandando piccole scariche lungo le membra di entrambi. Un lieve contatto che però sia l’uno che l’altro necessitavano.

La mostra era stata allestita all’interno di una vecchia villa dell’800 in stile barocco. All’esterno, un tempo, doveva essere tutta colorata con vari motivi ma ora non ne rimaneva solo che qualche dettaglio.La prima stanza, una volta passato l’ingresso e un piccolo atrio a volta, era una grande sala da musica decorata con stucco e motivi dorati con il soffitto tutto affrescato. Molto elegante e un pochino più semplice (in senso positivo) rispetto allo stile tipico del barocco.

In prossimità delle pareti e del centro della sala erano stati posizionati i vari quadri secondo un percorso predefinito dall’ente organizzativo.

Eric era senza parole, non sapeva cosa guardare per prima e cosa per dopo, come un bambino quando vede la vetrina dei giocattoli. Tommy lo guardava divertito. Ad un certo punto la sua mano venne a contatto con quella di Eric, un tocco intenzionale. I due si scambiarono uno sguardo che valeva più di mille discorsi, l’attrazione era quasi visibile tra i due.

Tommy strinse la presa e lo trascinò in disparte, dove nessuno potesse vederli. Eric non ebbe il tempo neanche di realizzare che era contro una parete di una delle stanze adiacenti a quella della mostra, una sorta di magazzino. Tommy era davanti a lui che gli bloccava la via, una mano dietro la sua schiena che disegnava piccoli cerchi e l’altra appoggiata sul muro.

“Che cosa mi stai facendo?” – chiese Tommy con voce roca. Il suo viso vicinissimo al più giovane, gli occhi che si spostavano dagli occhi alle sue labbra. Eric era senza fiato nonostante non avesse alcun sforzo fisico.

“Non lo so” – rispose dimezzando la distanza, ghignando divertito.“Se non mi fermi ora, non mi fermerò più” – la mano appoggiata sul muro piano piano si avvicinò al suo collo.“Allora non fermarti” – bisbigliò il più giovane afferrandolo per il maglione.

Il più grande non se lo fece ripetere due volte, era già su di lui. I due iniziarono un gioco di labbra e denti, le loro mani erano ovunque, frenetiche. Eric gemette, Tommy ne approfittò per inserire la sua lingua nella bocca dell’altro. Un sapore di caffè lo accolse misto a qualcos’altro di più dolce: il sapore di Eric.


Eric e Tommy erano impegnati in una danza di corpi, molto antica che trascende ogni epoca, vecchia quanto l’universo. Il ritmo e la musica erano dettati dai loro cuori. I loro baci erano ardenti sulla bocca dell’altro e nessuno dei due aveva il coraggio di chiudere gli occhi, volevano assaporare quel momento, tanto atteso. I loro fianchi si sfioravano cercando quel poco di frizione consentita dai vestiti opprimenti.

Tommy gemette con voce roca, tanto da far rizzare i peli sulla pelle di Eric. Il più giovane faceva fatica a reggersi in piedi, il fiato corto e le labbra gonfie: Tommy ricatturò le sue labbra in un bacio. La sua erezione premeva contro il fianco di Eric nel tentativo di trovare un poco di sollievo.

Eric, in un attimo di lucidità, fece scendere la sua mano lungo il petto di Tommy fino ad arrivare alla fonte della sua frustrazione. Nello stesso momento si staccò da quel bacio ardente e fissò i suoi occhi sull’uomo che aveva di fronte: un tacito consenso, un’intesa. Tommy si lasciò andare al tocco del più giovane, soffocando i suoi gemiti nell’incavo del suo collo.

Eric si sentiva in controllo, vedere quell’uomo crollare davanti a sé lo faceva eccitare ancora di più di quanto non lo era già. Mentre continuava ad accarezzarlo, non perse l’occasione di stuzzicarlo un po’ mordendogli il lobo dell’orecchio. Tommy in risposta gli morse il collo per poi succhiare il lembo di pelle scoperta.

Il collo di Eric era pieno di segni rosso-violacei, ma al momento a nessuno dei due importava che qualcuno li vedesse anzi, era un segno di possessione, di appartenenza dell’uno all’altro.

“E-Eric….”- gemette Tommy socchiudendo gli occhi. Stava per raggiungere il culmine, molto rapidamente. Eric non era intenzionato a fermarsi, voleva farlo venire, voleva vedere la sua espressione mentre si lasciava andare al piacere che gli provocava.

Tutt’ad un tratto qualcuno bussò alla porta: “C’è qualcuno?”

 I due amanti si fermarono impietriti: senza fiato, i vestiti scomposti, i segni rossi sulla pelle. Tommy ringhiò basso prima di staccarsi da Eric. Si sistemarono velocemente, Eric intanto sogghignava vedendo in che stato aveva ridotto il più grande, era soddisfatto.

Tommy gli lanciò un’occhiataccia come per chiedergli cosa ci trovasse di divertente. Il più giovane lo ignorò andando ad aprire la porta: doveva inventarsi una scusa…bella e buona.

Prima di andare avanti…

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