Ovviamente c’è carenza di luce, ma ce n’è abbastanza da poter scorgere quelle dimensioni che avevo disegnato nella mia testa solo grazie al tatto.
Con la lingua raccolgo quegli umori che sono sciolti tra le mie dita, lecco bene quell’asta e risalgo fino ad avvolgere completamente la turgida cappella. Muovo la testa sotto la coperta e inizio a succhiarlo e a gustarmelo per bene. Intanto le sue dita ad uncino mi scopano con maggiore foga e io ansimo con la bocca piena di quel cazzo che non riesco neanche a prendere completamente.
Ora però, sono i miei piedi ad avvertire qualcosa. Sento chiaramente un’erezione crescere sotto le piante dei miei piedini, ormai orfani dei tacchi.
Istintivamente premo contro di essa.
La mia cotta delle elementari si sta eccitando a guardarmi fare un pompino sotto le coperte. L’idea mi infiamma e sento che tra le gambe sono un rubinetto aperto.
Un primo orgasmo vaginale mi fa tremare, mi fa stringere le cosce, ma non placa affatto la mia eccitazione.
Le dita che erano dentro di me si defilano e ora sento aria fresca entrare nel mio naso. La coperta è caduta e mi ha liberato la testa.
Mi stacco da quel cazzone e lo guardo, raccogliendo con la lingua quel ponte di saliva che ci tiene uniti. È grosso, lungo e la pelle ha un colore scuro, quasi mulatto. Per prenderlo tutto ci vorrebbero entrambe le mie piccole mani. Mi mordicchio il labbro inferiore, incantata, e torno a pomparlo, cercando di succhiarlo il più possibile senza soffocare.
Abbasso lo sguardo. Manuel mi sta guardando. Sono eccitata. Struscio i piedini contro la sua erezione. Sento il suo pisello duro sotto i bottoni dei jeans, seppur di dimensioni modeste, rispetto a quello nella mia bocca.
Manuel non mi stacca gli occhi di dosso, mentre si libera il membro dalle costrizioni, lasciandolo a mia disposizione.
Lo cingo tra le dita dei piedi mentre i miei collant neri luccicano dei suoi umori. Lui mi aiuta, stringendomeli con le mani e guidando il movimento. Si sta praticamente facendo una sega con i miei piedi, ‘sto porco.
Intanto la mia bocca si riempie di quel cazzone che il ragazzo sbatte ritmicamente contro la mia gola, scopandomi la bocca.
Non ne posso più. Mi sollevo e mi avvolgo della coperta. Non che ce ne sia bisogno, considerando che io sono quella dei tre più vestita, ma le regole le faccio io. Ora voglio un posto più comodo.
Senza dire nulla vado verso una delle millemila stanze della casa. C’è un letto. Non è matrimoniale, non è in verticale rispetto al muro, anzi è un banale letto ad incasso con l’armadio intorno, non è nemmeno “apparecchiato” ma me lo faccio andar bene.
L’ispanico, coprendosi (male) il sesso rigido, mi viene subito incontro, mentre Manuel resta lì, a guardarci andar via come un cane bastonato.
Sollevo gli occhi al cielo pensando che ad alcuni uomini le cose devi proprio spiegargliele coi disegnini, e gli faccio ampi cenni per invitarlo a raggiungerci. In due secondi, zompettando felice come un capretto, arriva nella stanza.
Stendo la coperta che mi avvolge sul letto e mi sfilo la maglietta, lasciandola cadere sul pavimento. L’ispanico viene alle mie spalle e mi libera del reggiseno, invitandomi con una spinta a poggiare le mani contro la parte superiore dell’armadio. Le sue dita scivolano sulle mie braccia fin sui fianchi e risalgono a stringermi le tettine.
Manuel viene accanto a me, mi volta il capo verso di lui e mi infila prepotente la lingua in bocca. Ora ho gli occhi chiusi, non so la mano di chi è sulle mie tette e quali mi stanno abbassando contemporaneamente le calze e le mie fradicie mutandine rosso-Natale (lo so, sono scaramantica). Onestamente mi importa poco.
Resto in quella posizione, in piedi e rivolta verso l’armadio, con la testa girata verso Manuel che continua a limonarmi neanche volesse sfogare tutti i baci che non mi ha dato negli anni. Intanto, dietro di me, sento l’ispanico sollevarmi la gonna sulla vita e allargarmi le gambe. Poi si inginocchia, e mentre avverto le sue mani che mi allargano le chiappette, ecco la sua bocca che fruga e sguazza nel mio sesso bagnato e il suo viso premere tra le mie natiche. Dura dannatamente poco, quell’idillio. Essendo un gigante, rispetto a me, non doveva stare particolarmente comodo. Infatti si rialza.
La punta del suo enorme cazzo si struscia tra le mie gambe ed entra con facilità nella mia passera fradicia. Lo spinge in me così lentamente da farmi mancare il fiato.
Inizia a scoparmi così, mentre sono ancora in piedi.
Manuel intanto si spoglia completamente, si mette in piedi sul letto e si avvicina quel tanto da consentirmi di prendere in bocca il suo cazzo.
Questo riesco a prenderlo in bocca tutto, è decisamente più “comodo”, seppure più piccolo in spessore. Lo succhio e mugolo mentre vengo letteralmente sfondata dal ragazzo alle mie spalle. Non ce la faccio. Ho le gambe che tremano.
Mi allontano dal cazzo di Manuel e chiedo ad Ispanico di staccarsi. Mi siedo sul letto riprendendo un attimo fiato.
Ho entrambi i cazzi davanti alla faccia e non posso non approfittarne.
Li spompino un po’ entrambi, a turno, finché non decido che è di nuovo il momento di essere scopata.
Lascio che Ispanico si distenda sul letto e mi metto a cavalcioni su di lui, prendendogli l’asta dalla base e dirigendola dentro di me.
Chino il petto sul suo ed inizio a cavalcarlo. I movimenti sono ben coordinati, un po’ lo cavalco io, un po’ mi sbatte lui, facendosi sentire con dei rantoli da maschio sudato e arrapato.
Con la coda dell’occhio vedo Manuel girare e venire di nuovo verso la mia bocca.
“Mettimelo dietro…” gli dico in piena trance da eccitazione.
Corre come un bambino a Disneyland e viene dietro di me. È impacciato, lo sento, e ci mette diversi tentativi, prima di riuscire finalmente a mettermelo nel culetto.
Ora godo come non mai, proprio come volevo. Dentro di me sento quei cazzi riempirmi al punto che sembrano quasi toccarsi e darsi un cinque, quando sono entrambi in profondità.
Sento Manuel ansimare più forte e neanche il tempo di dirlo, mi scarica nel sedere la sua abbondante cartuccia di sperma. Quando lo tira fuori non è più duro, direi più barzotto, e sgocciolante.
Mi sollevo col busto e riprendo a cavalcare il bellissimo cazzo di Ispanico, perpendicolare su di lui. Lo sento arrivare fino in fondo, sembra arrivare a toccarmi il cuore. Forse urlo un po’ troppo. È davvero un bel cazzo, e mi sta scopando divinamente.
Lo guardo in viso, quasi a voler fissare nella mente quelle espressioni, visto che il nome è andato da tempo, almeno ricordarmi il viso.
“Sto scopiàndo…” dice con quell’affascinantissimo accento di chissà dove.
Disarciono da quello stallone bellissimo che mi sarei volentieri portata a casa, e scivolo con la bocca su di lui per succhiarlo e godermelo ancora qualche attimo.
Lo sento tremare, sento il cazzo irrigidirsi e quelle palle stringersi.
Si libera in un orgasmo bellissimo, che fa piovere pioggia di sborra sul mio viso, sui miei capelli e tutto sul suo ventre disegnato da uno scultore.
Manuel ce l’ha di nuovo duro, Ispanico credo non si sia mai ammosciato, ma io sono esausta. Per ora.
Direi che alla casella della scopata di capodanno la possiamo metterci una crocetta. Anche per quest’anno.
Per fortuna. C’è mancato poco.
Le vacanze di Natale nel mio paesino pugliese sono finite subito dopo l’Epifania, che come si sa, “tutte le feste porta via”.
Sono sempre combattuta tra due stati d’animo, quando vado via: se da un lato sono triste di lasciare amici e famiglia, dall’altro non vedo l’ora di tornare ai miei spazi, ai miei ritmi, alle mie cose.
Anche se questo vuol dire doversi sparare circa 12 ore di FlixBus.
Non potendo permettermi un volo o un treno, troppo costosi nel periodo natalizio, ho quantomeno preteso di poter godere di due posti su quel pullman verde.
Così, al secondo piano, sul posto davanti, mi sono goduta il viaggio in santa pace.
Tutto sommato dodici ore scorrono via piuttosto facilmente, quando hai un telefono, il wifi e tre o quattro ragazzi che ti scrivono porcate su Whatsapp.
Il sexting è da sempre una delle mie più grandi passioni.
Questo scambio di messaggi con il mio ragazzo e contemporaneamente con tre tipi praticamente sconosciuti, non hanno fatto altro che tenermi bella calda lì sotto.
Ammetto di essermi anche toccata un po’, in alcuni momenti, sotto la giacca che copriva le mie pudenda. Chissà se il tizio nella fila accanto, che mi guardava di continuo, si è accorto di qualcosa.
Al mio arrivo nella piovosa Milano, intorno alle 19, Christian era già lì ad aspettarmi.
Non lo vedevo da due settimane, e le videochiamate (anche zozze, ma non solo) iniziavano a non bastare più.
Scesa dall’autobus gli salto al collo e lo bacio, racchiudendo tra labbra e lingua tutti quei baci che in quasi venti giorni non ho potuto dargli.
