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Fammi la Festa, please - 2
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Racconto20 min di lettura

Fammi la Festa, please - 2

Le vacanze di Natale nel mio paesino pugliese sono finite con l’Epifania, che nel mio caso “tutte le scopate si porta via”.

Giovanna Esse
1 anno fa · 912 letture · 1

Le vacanze di Natale in Puglia dalla mia famiglia proseguono abbastanza spensierate. Mi godo il tempo con la nonna, mi faccio coccolare da mamma e papà, esco con gli amici di una vita. Vivo al massimo questi giorni di tranquillità, prima del rientro a Milano che si fa sempre più vicino.

La sera del 31, dopo la tradizionale cena con i parenti, a cui anche quest’anno mi sono presentata “dignitosamente brilla” (cit.), dopo la mezzanotte mi sono data una sistemata per raggiungere il mio gruppo di amici a casa di Alessia.

Non sapevo esattamente che tipo di serata mi aspettasse. Sapevo che ci sarebbero state un po’ di persone, casa di Ale è molto grande, i suoi ricchi genitori sono partiti (beati loro) per un capodanno in Madagascar, quindi alcool e musica non sarebbero mancati.

Decido di vestirmi carina, non perché io abbia chissà quali intenzioni, ma perché dai, è capodanno.

Indosso una camicia di chiffon nera, in pratica un velo trasparente di tessuto leggerissimo, con collo a barca che lascia scoperte le spalle. Sotto ho un reggiseno nero che non regge nulla, viste le dimensioni micro dei miei seni, ma che rende l’outfit abbastanza sexy.

Ho una gonnellina molto mini a fasciarmi il culetto sodo e calze nere. Il mio metro e 56 guadagna ben dieci centimetri grazie alle décolleté.

Prima di uscire chiamo il mio ragazzo, rimasto con la sua famiglia a Milano, gli faccio gli auguri mandandogli una foto del mio outfit allo specchio, e ci salutiamo.

Passa a prendermi Manuel, un ragazzo che abita poco distante da casa dei miei, che conosco dalle elementari. È stato il mio primo bacio. Ero cotta di lui, quando alle medie io ero un brutto anatroccolo occhialuto e lui il fighetto della scuola. Ora io non dico di essere diventata un cigno, però dai, mi difendo. Con lui invece il tempo è stato un po’ più impietoso. I capelli corvini sono quasi del tutto caduti e lui camuffa il tutto con una rasatura totale del cranio. Barbetta incolta e pancettina immancabile. Ora, da qualche annetto, so di non essergli indifferente, ma non è mai successo nulla.

Salgo in macchina avvolta in un lungo cappotto nero, con il cappellino di lana rosa che mi schiaccia sul viso i capelli biondi, e lo saluto schioccandogli un bacio su una guancia. “Augù” dico, abbozzolandomi sul sedile. “Pur’attè” risponde, avviando la macchina.

Arriviamo a casa di Alessia che è già l’una passata. Ci apre lei, ci saluta entrambi, invitandoci ad abbandonare le giacche nell’armadio accanto alla porta. Non c’è bisogno di grandi convenevoli, siamo amici da una vita.

La casa si apre in un grande soggiorno open space. L’arredamento è classico, da persone benestanti sulla sessantina. Molti quadri alle pareti, tappeti ovunque, mobilio antico in legno.

C’è un grande tavolo, al centro della sala, in cui in cinque stanno giocando a poker avvolti dal fumo delle sigarette.

Poco sulla destra un altro tavolino con qualsiasi cosa da bere. Scorgo fuori dal balcone Anna e Ciccio che fumano, probabilmente una canna, conoscendoli.

Dalle casse esce una playlist di brani synth pop, niente di insopportabile, comunque. Poteva andare peggio.

Mi avvicino al tavolo dei drink, prendo una bottiglia di birra e sorseggiando vado a salutare le amiche, che chiacchierano più avanti.

La serata procede tranquilla, di quelle normali tra amici. Tra drink, birre, sigarette e qualche tiro alle canne di Ciccio. Di tanto in tanto arrivano facce nuove mentre qualcun altro va via. Il volume della musica si abbassa man mano che si fa più tardi.

Ora sto chiacchierando con uno di cui ho già dimenticato il nome. Uno carino, potrebbe essere mio coetaneo, forse qualche anno più giovane. Ha i capelli castani e ricci, barbetta, occhi sul verde. È più alto di me di parecchio, sarà sul metro e novanta, e parla con un accento che potrei definire ispanico.

Non so di chi sia amico, ma è carino e mi fa ridere, e tanto mi basta.

Tra un drink e un altro ci mettiamo effettivamente poco a ritrovarci sul divano davanti alla tv, io con le mie gambe sulle sue, entrambi sotto una calda coperta di lana a quadroni.

In tv c’è un vecchio film con Hugh Grant che guardiamo a tratti, anche perché tra la musica e le chiacchiere dei pochi amici rimasti ancora impegnati nel poker, non si sente granché.

Di tanto in tanto le nostre labbra si incontrano in baci languidi. Sembra un ragazzo educato, probabilmente non mi trascinerebbe mai in una stanza, ma sotto le gambe sento comunque che quei baci stanno risvegliando qualcosa.

Alessia è in camera sua che scopa verosimilmente col suo ragazzo di una vita. Anche altri hanno dato seguito alla credenza popolare secondo cui far sesso a capodanno possa portare ad un anno ricco di lussuria, solo io, rischio di rimanere indietro, anche per colpa di una festività vissuta lontana dal mio ragazzo.

Diciamo che ora, però, potrei avere qualche chance.

Passo una mano dietro la schiena di questo ragazzo che ha la fortuna di essere solo nel posto giusto al momento giusto. Mi intrufolo con le dita dentro i suoi jeans, sfiorandogli l’osso sacro e subito accanto una chiappa bella soda.

I baci continuano, alternati a dei sorrisi e a finti sguardi al film, giusto per non farci scoprire dagli altri amici.

La sua grossa mano si muove dal mio ginocchio scorrendo sicura a farsi spazio tra le mie cosce. Allento la presa e lascio che si avvicini un po’ di più al traguardo. Sospiro e sorrido, quando le sue dita premono contro il mio sesso che si inumidisce al tocco.

Quel calore che si scioglie sul tessuto delle mutandine sembra essere un invito a quelle dita, che ora oltrepassano la barriera degli elastici e mi penetrano senza troppi complimenti. “Mmmh” mugolo, sgranando gli occhi mentre la mia lingua danza con la sua. Il mio sospiro si intensifica, man mano che quelle due dita affondano nella mia glabra patatina.

Divarico le gambe per godermi meglio quella mano che mi lavora sotto la coperta, e questo mi consente di avere abbastanza spazio per potergli sbottonare la cintura e i pantaloni per tastare per bene quel membro che sentivo in trappola.

Le dimensioni sembrano essere notevoli, nella mia piccola mano. Lo libero dall’elastico e inizio a segarlo, mentre non accenno a staccarmi dalla sua bocca.

La mia mano si muove per tutta la lunghezza della sua asta, gli sfioro i testicoli gonfi e risalgo per massaggiare con l’indice la sua cappella umida di quel liquido pre-seminale. Sento sospirare anche lui e quei sospiri si intrecciano ai miei, frutto di quelle dita che mi stanno scopando al punto da rendere zuppe le mutandine.

L’idillio di questo momento, però, viene interrotto quasi bruscamente da Manuel.

“Mì… il telefono…” mi urla dall’altra parte della stanza.

Stacco il viso dal ragazzo senza nome e mi volto, scorgendo appena Manuel da dietro la spalliera del divano. Mi viene incontro, portandomi il telefono illuminato. Mi ricompongo leggermente, restando ben coperta.

La mano del mio amante occasionale è ancora nella mia passerina e il mio stringere le gambe è un modo per dirgli di non andare via. Anche la mia mano stringe ancora quel bel cazzone.

L’altra, invece, richiamata all’ordine, recupera il mio telefonino dalle mani di Manuel, che ovviamente non capisce cosa stia succedendo sul divano e si siede accanto a me.

È il mio ragazzo. In videochiamata.

Rispondo.

“Amore??” Dico dopo essermi schiarita la voce. Mi guardo nella finestrella della videochiamata. Ho i capelli spettinati e le labbra arrossate dallo sfregamento con la barbetta del ragazzo a cui forse dovrei chiedere di nuovo come si chiama.

Il mio fidanzato mi sorride e mi dice qualcosa di incomprensibile. È in un club con degli amici, c’è musica dal vivo, non si capisce granché, anche perché le dita nella mia fighetta continuano a muoversi come se niente fosse. Ma anche la mia mano su quel bellissimo cazzo non è da meno. “Ti stavo pensando e ho deciso di chiamarti”, mi dice. Gli sorrido dolcemente “Awww, amore grazie, anch’io ti pensavo…” gli dico senza il minimo pudore, considerando che ho due dita nella passera e un cazzone nell’altra mano che continuo a segare con desiderio.

“Che fai di bello, oltre a pensarmi?” mi chiede. “Mah niente, sono con Manu e guardiamo un film…” rispondo girando il telefono dal lato opposto al parco divertimenti sotto le coperte e inquadrando il mio amico e il film.

Manuel lo saluta con ma mano. Lui ricambia. Io sussulto fradicia.

“Dai, ora… ora vado, sennò mi perdo il meglio…” dico inquadrandomi e schioccandogli un bacio. “Ti chiamo domani…”

“Okay, piccola, ti amo”.

Anch’io.

Chiudo la conversazione e lascio cadere il telefono sul divano.

Manuel, seduto alla mia destra, sembra rapito dal film, anzi, prende addirittura un lembo della coperta e se la porta sulle gambe. “Ma questo è un coglione…” penso.

Vabbè.

Fingo un improvviso attacco di sonno e mi distendo sulle gambe del sudamericano senza nome. Piego le gambe e le appoggio su quelle di Manuel, come a provare a distanziarlo un po’. Mi copro completamente fin sopra la testa e mi ritrovo davanti al bel cazzone che ancora pulsa nella mia mano.

Prima di andare avanti…

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