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La ragazzina e l'autista del bus
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Racconto20 min di lettura

La ragazzina e l'autista del bus

I più bei ricordi di gioventù per una nostra amica si collegano al suo primo sesso anale, doloroso ma indimenticabile.

Giovanna Esse
1 anno fa · 2.8k letture · 1

"No, ce l'ho nel borsone in camera", mi disse.

"Ok, va bene Luigi".

"In camera, c'è Antonio che dorme, se vuoi te lo vengo a stendere in camera", mi disse.

"Va bene, la mia camera è al secondo piano, la 208".

"Ti lascio la porta socchiusa", aggiunsi.

Lui si diresse in camera sua ed io nel frattempo tornai in camera e lasciai la porta socchiusa.

Mi misi distesa sul letto.

Passarono cinque minuti.

"Ci sei?.... Posso?...", sentii la sua voce provenire dall'ingresso della camera.

"Si, vieni Luigi", risposi.

Entrò in camera.

Ero semidistesa sul letto.

Mi presi l'analgesico.

Mi rassicurò, che tempo di mezz'ora non avrei avuto più mal di testa e che avrei potuto raggiungere i miei compagni.

Io senza troppi giri di parole, dissi: "Luigi, sinceramente amo i miei momenti...Stare un pò sola e lontana da persone che vivo tutti i giorni, non mi dispiace".

Mi guardò e con quel suo sorriso sornione, mi disse "Hai ragione, concordo con ciò che dici".

Aggiunse: "Dai se ti va, appena ti passa il mal di testa ci facciamo una passeggiata".

"Siediti, non stare in piedi", gli dissi.

Si sedette ai piedi del mio letto.

Nel spostare le gambe per fargli spazio, mi accarezzò la caviglia dicendomi "dai, che mo ti passerà!!!".

Quel tocco, non fece altro, che acuire le mie voglie.

Rimanemmo un pò senza proferire parole, i nostri sguardi erano di intesa.

"Mò se ci stava il tuo fidanzato, saresti stata già meglio... le coccole sono meglio dell'analgesico", disse sorridendo.

"Non ho il fidanzato Luigi", dissi.

"Una bella pupetta come te, non ha il fidanzato?", ribattè.

"Ma che ce devo fa, con sti cazzetti mosci, Luì!?", dissi ridendo e con sfacciataggine, passandomi una mano tra i capelli, sistemandoli dietro, sul cuscino.

Si fece una risata di cuore e quasi eritrofobico, disse: "Tu stai un passo avanti, hai il palato e l'occhio fine!!!".

Lo guardai, con aria da ingenua, ma di sfida.

Non servirono molte parole o moine.

I nostri sguardi d’intesa si comunicarono tante cose e in un attimo ci avvicinammo e le nostre bocche si unirono.

Le lingue fameliche si assaggiavano vigorosamente e spinta da una tremenda curiosità abbassai la mia mano destra all’altezza del suo pube.

Quello che toccai mi mandò in estasi e mi fece girare la testa.

"Che gran cazzone duro pensai!!! “.

Il ritmo del mio cuore aumentò vertiginosamente come l’affanno del mio respiro.

In un attimo si sollevò dal letto, e si distese di fianco a me e mi baciò oscenamente con la lingua in bocca.

Fui pervasa da un piacere immenso.

Sentire la spinta e la durezza del suo cazzo a contatto con il mio corpo, mi mandarono letteralmente in estasi.

Mi guardò fisso negli occhi, e con quella voce che mi inebriava, disse: "Pupè, ci siamo concessi già troppo, non facciamo cazzate".

"Dobbiamo stare attenti, che se i Prof. dovessero scoprire una situazione del genere tra noi, sarebbe motivo di scandalo per tutti e due", e aggiunse: "Dai sistemati, e andiamo a farci una camminata".

Uscimmo dall'albergo, e ci dedicammo una bella camminata, parlando di noi e raccontandoci delle nostre vite.

Ci confidammo che ciò che era accaduto in camera, ci piacque.

Gli manifestai l'interesse di voler rivivere quel momento, se lo avesse voluto pure lui.

"Se ti dicessi di no, sarei un bugiardo", mi disse.

"Però, adesso manteniamo i nostri ruoli, evitiamo casini", ribadì.

"Quando torneremo a casa, avremo modo di sentirci", aggiunse.

Ci scambiammo i numeri di telefono.

La stessa sera, ero a letto nella mia camera, prima di prendere sonno, il mio telefono si illumino, illuminando anche la stanza, seguito dal classico suono della messaggeria.

Era il messaggio di Luigi, e lessi: "Pupè buonanotte....ti penso".

Risposi al messaggio: "IDEM".

Trascorremmo, gli ultimi due giorni, prima di ripartire, tra sguardi, occhiate, sorrisi e messaggi, senza far trapelare nulla.

Arrivò il sabato, pronti per la ripartenza verso casa.

Partenza ore 9:00, arrivo a Perugia ore 23:30 circa.

Il viaggio trascorse tranquillamente.

Giunti a casa, tra la tristezza della vacanza finita e la gioia di essere tornati a casa, un pò sfatti, scendemmo dal pulman, recuperammo ognuno i propri bagagli e tra baci e abbracci, ci salutammo tutti.

Io e Luigi ci salutammo in maniera molto formale e cordiale, ringraziandolo della pazienza che avevano avuto, lui e il suo collega, nei confronti del gruppo di casciaroni.


Durante il rientro a casa, ero in macchina con mio nonno, che mi chiedeva se fossi stata contenta della gita, io ero tutt'altro che a Parigi.

Il mio pensiero era da un'altra parte.

Pensavo tra me e me: "Sarà stato un momento en passant tra me e Luigi, presi solo dall'istinto del momento".

Giunta a casa, mi dedicai alla mia abituale tisana e prima di raggiungere il letto, sfatta dal viaggio, presi il telefonino per inviare un messaggio a Luigi, e scoprii di essere arrivata seconda.

C'era un suo messaggio da leggere che io non mi ero accorta di aver ricevuto.

Lessi,: "Pupetta, ti auguro la buonanotte. Ti mando un bacio passionale e ti penserò questa notte".

Mi misi a letto, carica di sentimenti e di emozioni contrastanti: gioia e malinconia.

Abbandonata a queste emozioni, fui catturata da Morfeo.

La domenica mattina, mi svegliai alle 9, ed il mio pensiero corse subito a Luigi.

Rimasi a poltrire per un'oretta nel letto.

Guardai la messaggistica, con la speranza di trovare un saluto di Luigi, ma nulla.

Mi levai dal letto, e scesi giù a fare colazione.

Pensai di mandare un messaggio di saluto, ma non lo feci per non apparire sbagliata.

Mentre facevo colazione, il suono della messaggistica mi avvisava di un messaggio in arrivo.

Era Luigi.

"Buongiorno, pupetta e buona domenica", fu il messaggio.

Risposi al messaggio e feci lo stesso, augurandogli la buona domenica.

Durante la giornata, ci scambiammo numerosi messaggi, con l'accordo che in serata ci saremmo sentiti.

La sera ci sentimmo.

Fu una lunga telefonata.

Rimembrammo i momenti vissuti durante il viaggio.

Mi disse, che la domenica succesiva sarebbe stato fuori con i figli, e che se mi andava il week end successivo, avremmo potuto passarlo insieme.

I figli avrebbero passato il weekend dalla nonna materna e che lui sarebbe stato libero da tutti e tutto.

Gli dissi che ne avremmo riparlato.

La sua voce aveva fatto ritornare in mente tutto quello che forzatamente cercavo di allontanare dai miei pensieri, facendo tornare a battere all'impazzata il cuore.

Luigi... Luigi... Luigi.... quel nome, durante la settimana mi ruotò in testa senza mai abbandonarmi.

Ci risentimmo la domenica successiva sul tardi e decidemmo che il week end successivo l'avremmo passato insieme, ospitandomi a casa sua.

Mi sarei dovuta solamente organizzare.

Non ebbi troppe difficoltà.

Mia madre sapeva che sarei scesa da papà.

Papà lo avvisai, dicendogli che avrei passato il week end fuori da un'amica.

Arrivò, il sabato e come da accordi della sera precedente, mi sarei recata da lui.

Arrivai e lui mi venne incontro.

Mi portò in un bar nel centro, dopo una bella camminata a piedi.

Tra una chiacchiera e l'altra, ci gustammo un bell'aperitivo seduti al tavolino.

Uscimmo dal bar, e ci facemmo un'altra bella camminata nel centro della città.

Pranzammo in un piccolo ristorantino caratteristico, ricavato in una grotta di tufo.

Dopo aver pranzato, ci dirigemmo alla macchina per andare verso casa.

Saliti in macchina, girò la chiave e mise in moto.

Nel voltarsi indietro per fare retromarcia, i nostri occhi si incontrarono.

Si fermò, sempre con il motore acceso, mise a folle, tirò il freno a mano e mi abbracciò.

Mi sembrò di essere in paridiso.

Luigi, quell'uomo che non mi tolsi mai dalla testa, mi stava baciando.

La sua lingua entrò nella mia bocca, prima con prudenza, poi esplorò le mie labbra con audacia soddisfazione, per poi rientrare dentro.

Mi abbandonai alla sua passione furtiva, ma decisa.

"Avevo voglia di baciarti, pupetta", esclamo.

Partimmo alla volta di casa.

Giunti a casa, mi mostrò gli ambienti, le foto incorniciate dei suoi figli.

"Mettiti comoda, fai come se fosse casa tua", mi disse.

Sul divano, seduti continuammo a parlare della nostra vita privata.

Non tardò, il mometo in cui iniziammo ad amoreggiare.

"Rilassiamoci in camera", mi sussurrò.

Mi prese per mano e mi condusse in camera.

Abbassò le tapparelle, creando la classica penombra di un tipico pomeriggio primaverile.

Mi sdraiò sul letto e mentre continuava a baciarmi e leccarmi le labbra, cominciò a spogliarmi.

Sentivo le sue calde mani su tutto il mio corpo.

Prese in mano i miei seni accarezzandoli vigorosamente ma senza farmi male e leccò avidamente i capezzoli facendomi gemere.

Continuava a leccarmi tutta, non sembrava mai stanco.

Ogni centimetro della mia pelle vibrava sotto la sua lingua.

Si spostò lentamente sul mio ventre e giù sino al mio monte di venere.

Con le sue mani forti, prese le mie cosce e allargò all’estremo le mie gambe e la mia intimità.

Sentii la sua lingua dapprima leccare avidamente le mie grandi labbra poi immergersi e penetrare la mia fichetta, mai così oscenamente aperta.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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