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La ragazzina e l'autista del bus
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Racconto20 min di lettura

La ragazzina e l'autista del bus

I più bei ricordi di gioventù per una nostra amica si collegano al suo primo sesso anale, doloroso ma indimenticabile.

Giovanna Esse
1 anno fa · 2.8k letture · 1

Ricevo e passo questa confessione così pura eppure così trasgressiva da una lettrice di 35 anni, che non ha dimenticato la sua avventura più eccitante.


Vorrei raccontare un episodio di alcuni anni fa, ero quasi una ragazzina allora e il ricordo mi è rimasto scolpito, ora nella mia memoria di donna... non l'ho mai confidato, nemmeno a mio marito. Buona lettura, spero sia apprezzato, cara Giovanna.

Giunse il periodo che tutti aspettavamo, la tanto desiderata gita scolastica.

4^ liceo, destinazione Parigi.

La gita prevedeva 6 giorni comprensivi di viaggio.

Fu la mia prima occasione, che l'esistenza mi offrì per evadere dalla solita vita provinciale.

Una iniziale emancipazione.

Una giusta ricompensa alle fatiche scolastiche fatte da me e alle molte privazioni consapevolmente volute durante l'anno, per riuscire a mettere dei soldini da parte per poter affrontare serenamente quel periodo e senza gravare, ulteriormente, sugli aspetti economici già affrontati dalla mia famiglia, per il costo della gita.

Una settimana di vacanza in compagnia dei miei amici di liceo.

Una settimana di vacanza tutta per me stessa.

Partimmo di lunedì mattina. Felici, gasati.

Durante il viaggio, si iniziarono a creare le alleanze tra noi ragazzi.

Ci furono due soste durante il viaggio, per permetterci di rinfocillarci e di assolvere alle nostre funzioni fisiologiche.

La prima tappa fu Courmayeur, conosciuta località ai piedi del Monte Bianco.

Arrivammo la sera e ci sistemammo in un albergo in stile chalet.

La disposizione era stata già predisposta.

Noi ragazze e le due Professoresse, nelle camere del primo piano.

I ragazzi, i due Professori e i due autisti (che durante il viaggio si alternavano nella guida), nelle camere del secondo piano.

Le camere tutte con vista panoramica.

Dopo esserci tutti sistemati, rinfrescati, andammo a visitare il museo degli alpini e vari luoghi del posto, per tornare in albergo all'ora di cena.

L'albergo predisponeva di una piccola Spa, con una grande vasca idromassaggio interna ed una esterna con vista Monte Bianco e una piccola zona fitness.

Fu proprio nella vasca idromassaggio esterna, seduta con la mia amica in pieno relax, dopo una giornata di viaggio e la splendida passeggiata locale, che vidi l'autista del pulman (quello più adulto), avvicinarsi alla vasca.

Con indosso l'accappatoio, si avvicinò e con aria simpatica disse: "Ragazze, nella vasca interna non c'è più spazio!!!

Con modo galante, chiese gentilmente ad entrambe se poteva entrare e se poteva rillassarsi anche lui nella vasca.

"Ma certo che puoi, Luigi!!", risposi io.

Guardandomi con aria simpatica, rispose: "Vedi, tu ricordi il mio nome, io a mala pena ricordo il nome di qualcuno!!".

"Comunque sono I...", presentandomi.

Fece la stessa cosa la mia amica.

Si tolse l'accapatoio, lo appese agli appendini predisposti a bordo vasca, ed ebbi modo di vedere il suo corpo nudo.

Più precisamente una parte del suo corpo.

Vidi un voluminoso pezzo di carne contenuto nel suo costume, un boxer aderente, che fasciava perfettamente il fisico di uno uomo adulto, molto piacente.

Rimasi colpita, da quel poderoso rigonfiamento.

Lo seguii con lo sguardo, quando entrò in acqua, quasi ipnotizzata, scrutandolo attentamente e cercando di valutarne a sensazione, le dimensioni.

Un brivido di eccitazione mi prese e mi invase tutta, dalla testa fino al mio basso ventre, come una scossa elettrica.

Fortunatamente l’acqua agitata e le bolle dell’idromassaggio celarono al suo sguardo la reazione del mio corpo e soprattutto dei miei capezzoli.

Tra me e me dissi: "Evvai sono salva!!".

Mi accorsi, che la mia espressione non era di certo sfuggita alla curiosità femminile della mia amica che, con uno sguardo un pò sornione mi fece arrossire violentemente.

Oltre alla dotazione di natura, grazie alle simpatiche ed amabili chiacchere, con la complicità della mia amica, scoprii che aveva 45 anni, che faceva il suo lavoro da circa vent'anni.

Scoprii che era vedovo da circa un anno e con due figli maschi di otto e sei anni.

Che aveva ripreso a fare viaggi di lunga tratta, proprio dopo la morte della moglie, come motivo per distaccarsi un pò dal dolore della perdita.

Mentre si stava nella vasca, venne anche uno dei Prof. che ci accompagnava (di cui io godevo la sua stima, per essere la prima della classe), e anche lui si mise nella vasca.

Fu un bel momento di relax, dove abbiamo parlato di tante cose, superando quel gap generazionale, che di fatto esisteva ma, non era di ostacolo alla nostra condivisione.

Luigi, nella conversazione, disse: "Professò, è innegabile che quando noi adulti stiamo in mezzo ai giovani, torniamo giovani anche noi!!!"

Il Prof. con una risata serafica, diede consenso a Luigi.

Intanto io lo osservavo con disinvoltura.

Era proprio un bel quarantacinquenne, dai modi affabili e galanti, con un bel fisico maschile e uno sguardo profondo e malinconico. Dai tanti discorsi scambiati, si percepiva che era un uomo di esperienza, che per tanti versi, al confronto, molti maschi che conoscevo, non vi era paragone.

Tutto iniziò ad attrarmi di lui, come una calamita.

Quando uscii per primo dalla vasca, salutandoci con un cordiale "Buon riposo ragazze a domani mattina", non riuscivo a togliergli gli occhi di dosso.

Seguivo imbambolata la sua agile andatura e fissavo incantata quella parte anatomica del suo corpo, finché non fu celata a mio malincuore dall’accappatoio.

Un senso di stupore si disegnò nella mia mente, e per la prima volta mi trovai a fantasticare e pensare fra me e me, tanto da esclamare nella mia mente: "che gran cazzo deve avere questo qua!!!".

E un nuovo brivido percorse inarrestabile il mio corpo e la mia intimità.

Andammo a dormire, perchè ci aspettava l'ultima parte del viaggio.

La mattina, pronti per ripartire, durante la colazione, mi sento salutare: "Buongiorno... dormito bene?"... "Buona colazione!!"

"Buongiorno Luigi, si grazie!!.. ho riposato serenamente".

"Buona colazione anche a te".

Eravamo seduti a due tavoli distanti, ma eravamo perfettamente di fronte, e non mancarono diversi sguardi con qualche sorriso.

Al tavolo ero in compagnia di due amiche, e cercavo di evitare di far sorgere sospetti.

Mentre mi portavo l'ultima fetta biscottata con burro e marmellata alla bocca, i nostri sguardi si rincrociarono nuovamente, ed io con molta nonchalance, guardandolo, con finto sguardo nel vuoto, leccai la marmellata che infarciva il burro sulla fetta biscottata, con provocanti gesti hot della bocca e della lingua.

Notai, che mi osservò con intensità.

Quello sguardo, mi fece capire che con lui avrei potuto iniziare a creare corrispondenza.

Ripartimmo, direzione Parigi.

Lui fu alla guida del pulman, mentre l'altro collega faceva da navigatore.

Durante il viaggio, tra vari momenti di casciara sul pulman, notai che spesso guardava nel grande specchio retrovisore che permette di vedere ampiamente l'interno del pulman. Spesso i nostri sguardi si incrociarono anche attraverso lo specchio.

A metà percorso dell'ultima tratta, ci fu una pausa in area di ristoro.

Scendemmo dal pulman, tutti ci dirigemmo, chi al ristoro e chi ai bagni per fare i propri bisogni fisiologici.

Il mio stato euforico e spesso incontrollato riprendeva il sopravvento, quando percepivo la sua presenza fisica, sia da sola che in compagnia dei miei amici, fino a sentirmi imbarazzata.

Però sfruttavo ogni occasione, anche per una semplice conversazione, per avere contatto con lui.

Il timbro della sua voce faceva vibrare ogni cellula del mio corpo.

I miei sguardi nei suoi confronti, sia furtivi che ricambiati, continuavano e aumentavano.

Ogni scusa era buona per scrutare il suo viso, il suo corpo, per non parlare dei pensieri che rivolgevo al suo cazzo.

Non riuscivo a smettere di immaginarlo.

La prima notte in albergo a Parigi, nel mio letto, mi concessi alla mia focosità, con un silenzioso autoerotismo, silenzioso perchè dividevo la stanza con altre due amiche..

Il fuoco in me e la passione, erano il frutto del pensiero lussurioso e porco, di essere posseduta carnalmente da lui e dal suo cazzo.

Fu una continua ossessione, i pensieri lussuriosi, mi perseguitarono anche nei giorni successivi.

Il mio desiderio e la mia lussuria ormai erano al culmine, non resistevo più alla mia voglia e visto che mancavano tre giorni alla fine della vacanza, decisi di agire in maniera circospettiva e di spingermi oltre.

Il giovedì pomeriggio, fingendo un notevole mal di testa, chiesi di rimanere in Hotel.

Nella Hall dell'albergo salutai le mie amiche di stanza e gli altri, che uscirono in giro per la città in compagnia dei professori.

Rimasi seduta un pò sul divano, nella Hall dell'albergo.

Mi auguravo, quasi disperata, di scorgerlo in ogni punto dell'albergo: vederlo scendere dalle scale, uscire dall'ascensore... Insomma lo cercavo dappertutto.

"Ora o mai più", dissi con me stessa.

Ero tra l'angosciata e il tremendamente eccitata.

Decisi di risalire in camera e mentre mi accingevo a percorre il corridoio della Hall, lo incrociai.

Mi sentivo la fichetta completamente bagnata dalla voglia, con un fuoco dentro ingestibile.

"Che ti sei dimenticata?", mi disse fermandosi.

Pensava mi fossi dimenticata, qualcosa in camera vedendomi tornare indietro.

"No..non mi sono dimenticata nulla Luigi..., torno in camera che ho un pò di mal di testa", risposi.

"Se vuoi ho un analgesico", mi disse.

"Ce l'hai qui con te?", risposi.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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