Il suo amico faceva finta di non scomporsi ma, seduto al tavolo, guardava fisso nella nostra direzione.
Allora ho chiuso l’acqua e mi sono asciugata le mani con lo straccio, poi ho appoggiato i gomiti sul lavello, senza scompormi, con tutta l’aria di chi vuole vedere come va a finire.
Naturalmente il mio silenzio e la mia remissività ai suoi gesti, lo hanno reso più aggressivo, più esibizionista: voleva dimostrare al suo amico il suo potere su quella donna adulta.
Visto che ci stavo, lentamente mi ha alzata la gonna, fino a denudarmi le natiche davanti a quell’altro.
Mi carezzava e mi palpava tutta: i glutei, le cosce, poi senza spogliarsi mi ha poggiato il coso sulle natiche, protette solo da un invisibile perizoma nero.
Le cosce me le allargava e io sentivo l’aria fresca, circolare sulle grandi labbra, che diventavano sempre più calde. Si è pure chinato dietro me, per allargami le ginocchia.
Non mi sono voltata ma avevo gli occhi socchiusi e gongolavo a quel palpeggiare, esibito al ragazzo di cui non conoscevo ancora neppure il nome. Ora che ero esposta e aperta in una posizione decisamente oscena, l’eccitazione si è impadronita completamente di me, ora aspettavo solo il sesso.
Sapevo di dare un’immagine volgare di me stessa, quasi da prostituta ma la cosa non mi mortificava… anzi!
Allora lui, deciso, mi ha abbassato le mutande fin sotto il sedere, portandole all’altezza delle autoreggenti, che avevo messo nere, sapendo che piacciono agli uomini.
Ora, le mutande erano solo un filo nero che disegnava le mie chiappe, sode e tornite. Sapevo che l’avrei preso di li a poco e, solo in quel momento, ho sentito tutta la presenza dello sguardo dell’altro ragazzo, allora le guance si sono arrossate e quella vergogna mi ha stretto in una morsa lo stomaco.
Il piacere mi ha fatto muovere le gambe e sfregarle l’una contro l’altra, piena di voglia e di appetiti.
Lo sentivo armeggiare con il suo pantalone, poi senza nemmeno abbassarlo, mi ha penetrata tutta e immediatamente.
Il suo pene è durissimo ma non grande, l’ho ricevuto senza compromessi… ero bagnata fradicia.
Si è fermato per darmi il tempo di riprendermi e anche per godersi quel primo calore; intanto io meditavo sulla situazione in cui mi ero andata a ficcare.
Quelli erano due ragazzini, sarei di certo stata additata anche dai loro amici ma ormai non potevo più tirarmi indietro.
Tutte le contrarietà e gli errori non facevano che aumentare il mio senso di colpa e, di conseguenza, la mia eccitazione saliva alle stelle; più mi invischiavo nel lubrico e più mi inebriavo di piacere. Quando ha iniziato a scopare, gocciolavo.
Me ne stavo immobile, mossa solo dai colpi del ragazzo; non avevo il coraggio di girare la testa per non incrociare lo sguardo dell’altro.
Avevo paura che, adesso, messo davanti al fatto compiuto invece di piacergli, lo avessi disgustato… dopo tutto, dal suo punto di vista ero quasi una vecchia, per giunta troia!
Intanto il mio porcello, sapendo di farmi impazzire, mi stringeva forte le chiappe con le mani aperte, così sentivo meglio la sua piccola asta rigida mentre mi viaggiava nella carne.
La cosa piaceva da morire anche a lui, perché si muoveva bene, con una ritmica che mi invitava a godere; ogni volta che entrava, si fermava in fondo per un istante per poi riprendeva il suo moto altalenante.
Lo sentivo… lo sentivo e me lo godevo, ormai ignara di tutto il resto. Lo sentivo e, a momenti, vibrava sulle gambe tese, come tremasse.
Non passarono più di tre, quattro minuti che accelerò il suo moto, perdendo il controllo.
Pochi colpi forti e velocissimi, tanto da risuonare come schiaffi nella cucina silenziosa, e se ne venne, fermandosi tutto dentro al terzo affondo.
Ancora tremava, quando iniziai a sentire il calore del seme nella pancia.
Si è attardato dentro, godendomi ancora e strusciandosi a me, finché non mi sono bagnata tutta, di fuori. Dopo un ultimo colpo stanco, estratto il pene, ha iniziato a carezzarmi li. Con le dita mi apriva e mi stuzzicava per cercare di far fuoriuscire il seme. Sono certa che voleva dare spettacolo al suo amico, perché non è mai stato tanto raffinato nelle manipolazioni.
Io adesso, poggiata coi gomiti sul ripiano Top, mi guardavo bene dal lamentarmi, mi godevo tutto quel rovistarmi dentro e, sapere che un estraneo mi stava fissando le parti intime, in quello stato, mi faceva sbuffare per il calore.
Tranne i miei mugolii e il respiro affannoso di tutti, la cucina era immersa nel silenzio. Non avevamo scambiato nessuna parola da dopo il caffè.
Quel tacere sulle nostre operazioni sessuali aggiungeva brividi alla situazione, credimi.
Poi il rimestio finì e mi lasciò in pace ma solo per pochi attimi.
Sentii movimento alle mie spalle e il rumore inequivocabile di una fibbia che tocca il pavimento. Ero grondante perché lui era venuto molto.
In questo stato, fu improvviso e repentino l’ingresso di un altro cazzo, di nuovo in me.
Mi spinse tutta in avanti e ne sentii la punta fino alla cervice: sussultai.
Non era più il mio ragazzo, me ne accorsi subito , era di spessore e lunghezza diversi, mi ricordava quello di mio marito, che ce l’ha grosso.
Non avevo parole da dire, non ero più io: più mi sentivo adoperata senza ritegno e più sballavo con la testa, nonostante il fastidio, spinsi e mi allargai all’indietro, volevo donarmi tutta.
Sentivo anche i prodromi di un orgasmo eccezionale ma il porcello doveva essere arrapato in maniera esagerata. Le sue mani sui fianchi tiravano e strattonavano il mio corpo.
Dopo non più di venti colpi si inarcò sulle punte dei piedi e venne, premendomi contro con tutto il bacino.
Era talmente infilato che sentii i fiotti di sburro che si facevano spazio in me.
Dovetti subire il suo peso a lungo perché il suo membro non voleva saperne di afflosciarsi, ma alla fine uscì.
Fu come stappare una bottiglia di spumante, lo sperma era raddoppiato e colava.
Il mio ragazzo mi tenne per la testa e io lo assecondai, con le dita mi lavorò la vagina, fino a raccogliere una modesta quantità dei liquidi frammisti, in un attimo me li mise in bocca.
Poi mi si accostò, di fianco.
Era passato un po’ di tempo e si sa, i ragazzi hanno molta energia, era di nuovo duro e con la cappella cercava le mie labbra.
Lo baciai sbrigativamente, però mi alzai e con una scusa e una caterva di fazzolettini mi liberai di quei due. Mi ero spinta troppo oltre, non volli perdermi del tutto.
Non ero ancora venuta ma avevo ancora la bocca imbrattata dei loro semi mischiati. L’odore e il sapore fecero il resto. Mi spogliai tutta e mi stesi sul divano.
Allora chiusi gli occhi e ripensai a tutta la scena come se la rivedessi in un film, da un’altra angolazione…
Mi cercai con le dita la vagina e la trovai inzuppata di bianco e caldo succo di uomini, ne presi ancora e ne bevvi ancora, dopo sì che sono venuta alla perfezione, amica mia.
Avresti dovuto esserci!
Simona.”


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