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Frenesia intima di una moglie
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Frenesia intima di una moglie

Chi mi crede psicanalista, chi degna delle proprie confessioni: sono una piccola scrittrice e faccio del mio meglio per VOI per 'amore'.

Giovanna Esse
1 anno fa · 3.695 parole · 17 min
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Se devo essere sincera fino in fondo, non mi spiace quello che sto facendo adesso, mi rammarico per non averlo fatto prima.

Ma prima non ero così allupata, la mia testa non fantasticava sempre e il mio desiderio era sopito: più tranquillo, diciamo.

Dopo i quaranta è iniziato questo nuovo corso e adesso sono scatenata, ne voglio sempre di più.

Non ricordo se te l’ho già accennato: dopo Pasqua ho iniziato una relazioncella con un ragazzo, il figlio di una mia collega.

Non lo vedevo da qualche anno (lo ricordavo ancora piccolo) e già allora mi sbirciava sotto la gonna, me lo ha confessato lui candidamente. E’ un bellissimo ragazzo dal fisico statuario, fa palestra o qualcosa del genere, purtroppo sessualmente non mi dice granché, forse si emoziona troppo, chissà?

Una volta che ho capito che era letteralmente cotto è stato facile manipolarlo, per convincerlo che era tutto merito suo e che io, la verginella, non facevo che soccombere alla sua mascolinità.

La prima volta lo abbiamo fatto nella mia macchina. Muovevo le gambe nella guida e, a furia di non aggiustarmi la gonna, pian piano si scoprirono tutte le cosce, prima fino al bordo delle autoreggenti e poi, ancora su, piano, fino alle mutandine.

E lui? Ancora non si dava da fare, poveretto.

Presi lo stick del burro di cacao e, a un semaforo, finsi grossolanamente di perderlo dalle dita,

Ripresi a guidare e gli chiesi, candidamente, di cercarmelo tra le gambe, perché non sapevo dove era finito. Allora lui mangiò la foglia e, benché poco esperto, si abbassò sulle cosce, che tenevo socchiuse e iniziò a frugare, a scavare… dandomi i brividi.

Mi diressi verso casa e mi infilai nel garage, abbassai per metà il portello basculante, per avere il tempo di trovare una scusa se arrivava mio marito.

Poi ci spostammo sul sedile posteriore e scopammo due volte. Lui era una furia scatenata e non era mai venuto dentro a una donna liberamente.

Sicura del suo stato di salute, lo permisi e dopo la seconda, ero completamente piena del suo sborro. Se ne andò con il tram, tutto vergognoso e impacciato, quasi si vergognasse di avermi sporcata.

Io non venni con lui, mi masturbai dopo, sul sedile, distesa, tranquilla.

Mi misi sotto un giornale aperto, per non inzuppare i sediolini di alcantara.

Ora, la cosa che mi da più sensazioni è la mia ricerca di contatti nuovi, fisici, tra gli sconosciuti. Con questo ragazzo scopiamo spesso, di mattina viene a casa, prima o dopo l’università; per scongiurare il pericolo di essere beccati, lo facciamo quasi sempre vestiti. Io indosso una vestaglia per la casa o l’accappatoio, che sono aperti sul davanti. A lui basta tirarlo fuori dalla patta, così ci sbrighiamo in pochi minuti.

Ma non mi da molte emozioni, non è sensuale: come tutti i giovani, vuole solo scaricare il suo piacere dentro uno dei miei buchi. Mi usa, insomma, ma non c’è nient’altro che lo leghi a me.

Per non avere sorprese ho ripreso a usare la pillola.”

Da qualche giorno introduce sempre nei suoi discorsi, un suo amico, credo che lo rispetti e che siano molto legati.

Ho cercato di sapere di più su di lui: volevo capire cosa gli avesse raccontati di me. Sai come sono i ragazzi, no? Sono sbruffoni.

Ho cominciato a temere che il giovanotto facesse troppa pubblicità ai nostri incontri… stupida io, sapevo che in quanto a discrezione, questi ganzi, sono zero.

Naturalmente, a queste chiacchiere, a queste battute, fa seguito la mia fantasia…

Non sono per niente turbata dal fatto che, probabilmente, i due giovani parlavano di me come di una troia; che valutavano le mie qualità non di donna ma di milf, tutta da scopare: una specie di sogno che si avvera.

Pensare questo mi eccita. Immagino l’amico che cerca di convincerlo a farmi chiavare anche da lui, come fossi un gioco nuovo della PS-tre. L’idea che il ragazzo mi “passi” all’amico, per far divertire anche lui, mi manda fuori di testa. Immagino questa cosa nel modo più squallido e indecente che si possa pensare e giù a farmi ditali, con gli occhi chiusi ma sognando di tutto, di più!

Soprattutto se penso che loro due sono linseme: uno tromba, poi tocca all’altro e così via, riempiendomi con il loro sperma.

Ti confesso queste cose e non me ne vergogno, perché so che tu mi puoi capire… anche adesso, solo a scriverne, mi viene da toccarmi.”


Dovevo capire che non si sarebbe fermata e infatti, così è stato.

“Ciao, ieri è successo l’incredibile, sono ancora sovreccitata al solo pensiero.

Praticamente l’altro giorno, col ragazzo, ci scambiammo degli sms per stabilire quando vederci.

Ero certa che mio marito, impegnato in uno stage di sicuro non sarebbe rientrato e così gli dissi che al 90% poteva venire a casa, di mattina. Già è successo altre volte.

Avevo risposto senza leggere attentamente, tanto lo sapevo cosa desiderava… e amen, gli ho dato l’Ok. Ma nel riporre il cellulare ho dato un occhiata al display, dove si vedono tutti i messaggi, sia la risposta che il suo, sopra.

Solo allora mi sono accorta che parlava al plurale, diceva testualmente: “Allora domani possiamo venire? Casa tua è Ok? Facci sapere.”

Rabbrividii: ma che mi aveva letto nel pensiero?

Ora era lui stesso scriveva al plurale e poteva solo fare riferimento al suo compagno. Mi chiesi se fosse stato il caso di telefonare per chiarirci ma poi preferii lasciare tutto come stava, l’effetto sorpresa, mandava in tilt la mia fantasia.”


E poi amiche e amici, come avrete capito, la giusta evoluzione della storia è scontata, infatti, puntuale, la mia Simona mi ha messo al corrente di ogni suo segreto.

“Ci siamo visti alle 11. Ha bussato discretamente e, in effetti, era con il suo amico. Trovarmeli di fronte mi ha spiazzata più di quanto immaginassi ma, per fortuna, ho saputo andare avanti: sapevo che l’eccitazione avrebbe cambiato il mio pudore in desiderio e la mia vergogna in ostentazione del mio piacere.

Non dovevo fare altro che far finta di niente e, impacciati a loro volta, nemmeno i ragazzi hanno accennato al vero motivo della loro visita. Li ho fatti accomodare in cucina, sia per darmi un tono innocente, sia perché è uno spazio grande e comodo, la zona living della mia casa.

Mentre preparavo un caffè, li guardavo sott’occhi: due ragazzini, 21 anni per uno… in due non raggiungevano i miei 44.

Avevo in casa dei pasticcini di pasta di mandorle e li ho messi sul tavolo, con il tipico appetito dell’età, hanno fatto piazza pulita.

Lui e io abbiamo fatto spesso l’amore in cucina, anche perché, su una parete, trova posto un grande divano, tanto lungo da poter essere adoperato comodamente come letto.

Non sapevo cosa avesse detto all’altro né cosa gli avesse promesso, così, visto che aveva deciso tutto da solo, gli lascai la prima mossa, comportandomi con una totale indifferenza.

Infatti, visto che trovavo sempre qualcosa da fare, lui si è fatto avanti mentre ero intenta a risciacquare le tazzine, poggiata al bordo del lavello.

Naturalmente ero leggermente piegata in avanti, le mani sotto l’acqua, ho intravisto che si alzava per avvicinarsi ma non ho detto niente, continuando a sfaccendare.

Mi si è accostato alle spalle e mi ha tastata grossolanamente il sedere da sopra la gonna, poi mi ha anche carezzato i fianchi e la schiena, sa che mi piace.

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