“Da quanto tempo non scopavi, Paolo?” mi chiese.“Forse da un paio di mesi, perché?” ribadii.“Perché secondo me hai l’approccio di chi cerca di supplire alle carenze affettive familiari con il sesso occasionale. Il tuo cercare di farmi godere, le attenzioni che hai messo nel non farmi male e nel dare piacere rappresentano bene questa tua necessità di dare, questo tuo altruismo. Hai problemi con tua moglie, Paolo?” mi spiegò.“Sì, in effetti” ammisi.“Se pure avessi giurato il contrario, non ti avrei creduto. Si vede lontano un miglio che non sei un puttaniere abituale. Tu rappresenti quella tipologia di uomini che sono la fortuna di una puttana. Sono educati, pagano senza fiatare, spesso sanno usare bene il loro uccello e non fanno storie. E talvolta mi fanno pure godere” spiegò.“Puttana non mi piace” dissi io. “Preferisco professionista del sesso” aggiunsi.“No no, chiamiamo le cose con il loro nome. Io sono una puttana, anzi, una signora puttana, e questo è un signor cazzo” disse prendendolo ancora in mano e baciandolo in punta.“Tu meriti di più. Datti da fare e trovati l’amante. Vedrai che il resto verrà da sé” profetizzò.
Andammo un’altra volta in bagno ove si dedicò a farmi un altro bidet e mi asciugò prima con la bocca e poi con l’asciugamano. Poi mi spinse fuori del bagno dicendomi “Vai di là, devo fare una cosa” e si chiuse dietro la porta.
Ritornai in camera e mi stesi sul letto, coprendomi con il lenzuolo del letto sfatto.Stavo pensando alle sue parole e a quanto fosse profonda e precisa la sua analisi. È proprio vero che le vere mignotte sono tutte vere psicologhe, perché conoscono il maschio in tutte le sfaccettature e devono saper gestire differenti personalità ed esigenze.Poi, col tempo scoprii che Cosa in effetti era un’ex assistente sociale laureata in psicologia che esercitava entrambe le libere professioni.
Dopo una decina di minuti abbondanti rientrò in camera e si stese su un fianco accanto a me.Continuammo a chiacchierare. Lei mi chiese di cosa mi occupassi, se avevo figli, cosa avevo studiato, insomma, fu un piacevole interrogatorio da parte di una persona che sapeva fare le domande e soprattutto, come porle. Le spiegai quel che facevo per lavoro, che aveva a che fare con l’informatica (“ah che figata, allora devi sistemarmi il PC la prossima volta, ho un sacco di problemi”), le descrissi i miei due figli ed il loro studi, il rapporto con la moglie, con la mia famiglia di origine, lo studio, la scelta dell’università, eccetera.
Nel frattempo, carezzava il mio pisello ed ogni tanto lo smanettava un po’ per farlo rizzare, salvo poi lasciarlo sgonfiare di nuovo, e così per svariati minuti.Poi mi disse: “Ma dimmi un po’: ti piace il culo?”, così, a bruciapelo.“E che sono domande da farsi?” le risposi.“E allora, dai, fammi sentire come mi fai il culo! Dai, ho appena fatto una bella lavanda e sono tutta pulita.”
Capii perché ci aveva messo così tanto. Aveva fatto un clistere.La cosa mi arrazzò non poco e mi fece diventare tosto come non mai.
Cosa prese in mano la situazione (nel vero senso della parola!): mi fece un pompino “che il bidone aspiratutto je spicciava casa”, come ebbe a dire. In effetti, la sua capacità aspirante era notevole, così come la sua abilità ad infilarselo in gola come se niente fosse.
Quando ottenne quella che considerava la giusta durezza, misurata secondo la scala “M-S-B-D-DD-DDC” (per chi non la conoscesse, È l’equivalente della scala di Mohr per il cazzo: Moscio, Semimoscio, Barzotto, Duro, Durissimo e Duro Da Culo), mi incappucciò, si mise a pecora e sempre guidandolo con la mano, se lo piantò nel culo in un solo, fluido movimento.
Poi iniziò a muoversi e ad incitarmi: “Dai Paolo, mica posso fare tutto da sola! Fammi sentire questo bel cazzo nel culo… muoviti, pompami bello!” ed altri pittoreschi inviti a darmi da fare (“dai su bello, metti la percussione in quel cazzo di trapano!” oppure “Se continui così mi tocca scende e spigne!”, e così via).Durai un’altra mezz’ora prima di annunciarle che stavo per venire.“Fermati! Te l’ho detto che c’hai la sborra dolce: fammela assaggiare per bene”. Si liberò immediatamente dalla mia stretta, sfilò il preservativo dal mio cazzo e mi fece un pompino così profondo, variato e partecipato che venni prepotentemente e copiosamente un’altra volta in poco tempo.Cosa leccò tutto per bene, senza tralasciare nemmeno una goccia.
Mi sentivo svuotato e, soprattutto, stanco.Mi stesi un po’ sul letto per riprendere fiato ma Cosa, implacabile, mi disse: “No, prima andiamo in bagno a lavarci. È una questione di igiene!” e mi prese per mano portandomi alla toilette. Approfittai per fare un goccio di pipì nel water prima di mettermi su bidet per lavarmi, ma anche questa volta volle fare lei.
“Devi essere stanco, tesoro, lascia stare, faccio io” e mi lavò anche questa volta con la massima diligenza ed attenzione. Poi, pretese ancora di asciugarmi con la bocca: “Sai, è più morbida e delicata della salvietta, non credi?”. Anche questa volta, provocò un’immediata reazione ed erezione, anche se meno pronunciata.“Vai avanti, ora stenditi un po’” mi disse.
Credevo che la cosa fosse finita lì, erano quasi due ore da quando avevamo iniziato e sapevo che il trattamento speciale che mi aveva offerto era grosso modo di quella durata.La attesi sul letto. Mi ero nel frattempo infilato le mutande e la camicia, ma non volevo apparire come volessi fuggire per cui mi fermai e smisi di rivestirmi.
Anche questa volta dovetti aspettare una decina di minuti prima che Cosa tornasse in camera.Quando mi vide mezzo vestito, si accigliò e mi disse “Allora non ti ho soddisfatto se già vuoi andare via. Guarda che sono passate solo due ore e to ho detto che ti voglio qui almeno per un’altra ora. Ti voglio far uscire da qui con le gambe piegate!”“È una minaccia o una promessa?” le chiesi.“Entrambe. E ora togliamo queste mutande, carino lui!” disse mentre mi sfilava gli slip e mi slacciava la camicia.
“Mettiti a pancia in giù, ora ti faccio un massaggio rilassante”.Ubbidii e mi stesi sul letto a 4 di bastoni, braccia e gambe divaricate.Prese il flacone di Nivea e ne spruzzò un bel po’ sulla schiena e sulle chiappe, poi si mise a cavalcioni ed iniziò a spalmare la crema con le mani e gli avanbracci.Poi, sentii che si dava da fare anche con i seni che aveva tirato fuori dal baby doll.
