La mia vecchia, ripetuta, esperienza non si era perduta: riuscii a limitare i danni della violenza del suo desiderio, facendogli un pompino come si deve. Ormai mi ero abbandonato al suo piacere e lui sapeva usarmi. Sgusciò un paio di volte dalle mie labbra, si vede che già stava per venire. Quando si riprendeva, desiderava che riprendessi a ingoiare il suo “pescione”. Credo si trattenesse perché aveva veramente una certa premura, oppure, vista l’età, non confidava molto in una doppia sborrata.
Dopo alcuni minuti di piacevolissimo bocchino, io me la stavo godendo... avrei continuato all’infinito. Ma lui arretrò con la poltrona, sgusciò fuori in fretta e si mise in piedi.
Con le sue mani grandi mi voltò, mi impose di chinarmi un poco e, da dietro, mi aprì la cintura e mi calò le braghe. Per l’occasione non indossavo mutande, lui dovette apprezzare la cosa. Con una mano mi premeva le chiappe, insistendo col grosso medio tra le due natiche, con l’altra mi toccava il cazzo e le palle, facendomi intostare in pochi secondi... ma questo, credo, non gli interessava più di tanto.
Mi spinse la schiena, io calai sulla scrivania, ponendomi a 90 gradi, sapevo a cosa mirava, avevo una certa paura ma non mi andava di fermarlo. L’uomo spiccio, senza preamboli o precauzioni, si abbassò, mi dilatò le natiche e ci sputò sopra, con un suono abbastanza offensivo. Sentii la liquidità che, calda, mi invadeva un punto così intimo. Ricordo che prima armeggiò con la lampada per illuminare bene la scena, poi con un colpo secco e deciso mi infilò tutto il cazzo, senza nessun particolare interesse al mio evidente dolore. Mugolai senza gridare. Lui doveva essere un inculatore molto esperto. Tra l’altro il suo pene, nonostante l’età era più nodoso e duro che mai, non certo corto e assai spesso. Forse aveva preso qualche medicinale. Al contrario, il mio cazzo, una volta che l’avevo preso in culo, si rattrappì, arrendendosi alla mia prepotente femminilità del momento. Il vecchio non mi scopava, restò immobile più di un minuto, pressato in me fino ai grossi coglioni, che sentivo talmente distintamente, che decisi di saggiare e accarezzare, stendendo la mano da sotto il ventre. Sopra, col tatto, identificai l’asta calda che stavo accogliendo fino all’intestino.
Questo suo atteggiamento fece praticamente dissolvere ogni dolore; una volta spaccato, il mio culo si era aperto come un’albicocca matura, e non opponeva più alcuna resistenza.
Ti confesso che, dopo il momento di dolore per la violenza della penetrazione, ho provato un gran sollievo nel sentirlo spingere furiosamente dentro di me, quasi una sorta di liberazione. Era il passato che ritornava: riprovavo dal vero le sensazioni che avevo imparato a gestire, quando i vecchi erano più di uno, e solo una sapiente e gaudente passività totale, mi permetteva di non restare claudicante, dopo tante ore di dilatazione violenta.
Il mio padrone occasionale sbatteva e si accaniva tra le mie natiche, aumentando costantemente la velocità e la profondità dell’inculata. Dopo nemmeno cinque minuti che sbatteva fino allo scroto, con delle ultime vibranti pressioni lo sentii sbuffare, digrignando i denti, mentre mi sborrava tutto in corpo.
Si immobilizzò di nuovo per alcuni momenti, lasciando che fino all’ultima goccia di sperma si depositasse nell’ano, poi si ritirò mentre il cazzo gli si sgonfiava.
Nemmeno disse “ciao”, né altro. Si richiuse la patta in fretta e andò via, chiudendo la porta dietro sé.
Una spossatezza calda e accogliente si impossessò di me. Forse era meglio, che fosse andato subito via... restai a lungo in quella posizione femminea, le gambe leggermente divaricate. Mi sentivo in tutto e per tutto una donna appena profanata, appena usata dal maschio di turno, senza che questi si curasse del suo orgasmo.
“Ero stata usata: come una battona; come una moglie sottomessa e dipendente, da un marito incurante.” Forse per una donna quella situazione sarebbe stata umiliante, magari avrebbe provocato una sorda rabbia verso l’aguzzino. Io invece diventavo sornione, gaudente, quasi sorridevo a sentire quel caldo succo untuoso che mi riempiva, o che in parte iniziava a fare capolino dallo sfintere sfiancato.
Di nuovo con la mano tastai dietro me, trovai lo sperma che diventava sempre più liquido e fugace. Con molta calma, inizia a bagnarmi le dita di sborra e me lo portai alle labbra. L’odore mi rese folle, il mio pene riprese vigore.
Iniziai a mungermi verso il basso con la destra, mentre leccavo e annusavo la sborra dello sconosciuto dalle dita della sinistra. Dell’altro sperma che colava dal buco, scorreva sulle palle, sull’asta, fino allo scroto: era il miglior lubrificante del mondo.
Così arrivai. Per terra, sotto la scrivania, le due sborrate si unirono a formare un piccolo laghetto opalino, che trasudava perversione e peccato. Non lo vidi più, quell’uomo. Non me ne rammarico, ma non dimenticherò mai quella sua scopata, intensamente intrisa di femminilità, da parte mia.
Questo primo incontro mi ha aperto nuovi orizzonti di piacere, sicuramente retaggio delle mie esperienze giovanili, ma attualmente vissuto in maniera del tutto diversa. Inoltre ti confesso che sono molto felice di poter godere di questo nuovo tipo di rapporti, la bisessualità e la passività, mi permettono di non soffrire troppo della decadenza virile, che ovviamente, con l’avanzare dell’età, mi avrebbe reso probabilmente un rudere.
In questo mio nuovo mondo, che anche mia moglie ha intuito e conosce, l’erezione non è più la mia priorità, mentre l’eiaculazione, felicemente vissuta, non manca mai. E così, nessuno me ne voglia, ho creato un nick femminile ed ho cominciato a chattare come fossi una donna molto disinibita. Non mi è risultato difficile e tutto mi riusciva con grande naturalezza.
Nel frattempo mia moglie ha scoperto la mia doppia personalità. Ed è qui che in lei si è aperto un nuovo impulso di piacere, perverso quanto il mio. Ci siamo un po’ chiariti e da quel momento si è dimostrata troia più di quanto mi potessi aspettare.
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