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Prenderlo in Italia
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Racconto23 min di lettura

Prenderlo in Italia

Un'eredità la porta in Italia, la fortuna la porta a scopare... una bella storia di sesso a due voci, assai eccitanti.

Pietro Siracusa
2 anni fa · 448 letture · 0

…Finalmente sono arrivata.

E’ stato un viaggio abbastanza lungo per me, che non sono più abituata a guidare sulle strade italiane. Ho 45 anni e da 10 vivo in Repubblica Dominicana, dove sono proprietaria di un piccolo hotel e dove vi lavoro anche come direttrice. Sono atterrata a Malpensa questa mattina, ho noleggiato un’auto e sono subito partita per questo piccolo borgo piemontese, dove ho ereditato alcune proprietà da un lontano parente del mio defunto padre, una persona che nemmeno ricordavo che esistesse, di cui ne avevo sentito parlare solo da bambina e che forse avrò visto sì e no un paio di volte quando ero piccola. 

Il viaggio in autostrada è stato abbastanza semplice, ma quando sono uscita ed ho iniziato ad attraversare valli e paesini ho avuto qualche difficoltà. Tuttavia ora, a metà del pomeriggio, sono qui, e seppur stanca ho raggiunto l’indirizzo che avevo programmato sul navigatore. Il paese è piccolo e io sono adesso in una corte di caseggiati vecchi ma quasi tutti ristrutturati di recente. C’è qualche auto in cortile ma in giro non si vede nessuno. Scendo dall’auto, cerco il civico 18 e trovo la targhetta a fianco di una vecchia porta in legno. Non ho le chiavi, comunque ho appuntamento qui con un notaio della zona che ha seguito la pratica per l’eredità. Chiamo il suo studio al telefono e lo avviso che sono arrivata e lui risponde che sarà qui in meno di mezz’ora. Intanto mi guardo intorno: un piccolo cagnolino chiuso in una rete in fondo al cortile non la smette di abbaiare; una signora anziana è uscita sul balcone di fronte a dove sono io, finge di innaffiare i vasi ma intanto mi scruta, io la guardo e la saluto sorridente, lei risponde un po’ impacciata, poi mi chiede se cerco qualcuno. “Sono una lontana parente di Giovanni, il signore che abitava qui. Sto aspettando il notaio.” 

“Ah sì – dice lei – povero Giovanni, era davvero un bravo uomo.” Dal cortile al balcone facciamo ancora un po’ di conversazione, la signora è curiosa e vuole sapere se mi trasferirò lì o se venderò la casa. Gli dico che firmerò in giornata le pratiche per l’eredità ma che poi sarà mia intenzione vendere tutto. Lei annuisce, mentre intanto sentiamo un’auto entrare in cortile. Penso che sia il notaio, ed invece la signora del balcone mi dice che è Marco, un uomo sulla cinquantina che vive qui. Lui mi guarda ed intanto posteggia la sua auto davanti ad un box, quando scende ci saluta e subito la signora del balcone lo informa sui motivi della mia presenza. Lui si avvicina e si presenta 

“Piacere, Marco”. “Piacere, Stella”. E’ un uomo normale, alto penso sul metro e ottanta, atletico, magro e ben curato. Mentre ci presentiamo mi ha osservata bene: sono un poco più bassa di lui, 170 cm, capelli castani raccolti dietro, occhi chiari, indosso un giubbetto di jeans e sotto una camicetta bianca un po’ slacciata e lui certo ha notato il solco dei miei seni e più sotto anche il mio fisico ben fatto. Chiacchieriamo un po’ e poi ecco arrivare un bel macchinone. Non poteva che essere il notaio…

***

Rientro da una corsetta (tutto sudato, accidenti che bella presentazione!!!), saluto l’affascinante Stella e la onnipresente anziana vicina e mi avvio in casa, proprio mentre un’auto di grossa cilindrata fa il suo ingresso nel cortile del caseggiato. Ne viene fuori un uomo ben vestito e dal portamento altero con una ventiquattrore di pelle molto elegante. Stringendo la mano alla nuova arrivata si presenta come il notaio Currieri esecutore testamentario per conto del sig. Panforti, defunto padre della signora.

«Però…..”interessante” la nuova arrivata…» mi ritrovo a pensare tra me e me.

Ma subito scaccio quel pensiero: mi sono trasferito in quel posto isolato proprio a causa di una donna e quindi devo cercare di abbandonare l’idea. Ormai sono diversi mesi che abito in quell’angolo tranquillo della campagna piemontese dove il tempo è scandito da ritmi semplici come il canto del gallo, il chiacchiericcio delle comari, i rintocchi delle campane della piccola chiesa del ‘700. Cose che in città ormai avevano perso il loro significato intrinseco. Solo l’odore dell’erba ammantata dalla rugiada la mattina presto, ad esempio, ti riconcilia con te stesso e con il mondo. Ho preso in affitto una mansarda, arredata in parte, e l’ho riempita con le mie cose più care: ninnoli, mobili e soprattutto foto, le mie foto, fatte da me. Sono, infatti, un fotografo freelance e conservo gli scatti fatti in giro per il mondo. Già….in giro per il mondo, il mio lavoro….forse è stato proprio questo la rovina del mio matrimonio. Le lunghe assenze, le partenze all’ultimo momento, le telefonate interrotte per mancanza di tempo hanno di sicuro minato il rapporto con mia moglie. Ma c’è da dire che anche lei ha fatto la sua parte per cercare di disgregare quel sentimento che ci ha tenuto uniti per tanto. La sua propensione al tradimento, infatti, aumentata nel tempo sempre di più, mi ha fatto prendere la decisione di troncare e chiedere la separazione. Non che le mancasse nulla, anzi….aveva denaro, affetto, amore (quando si poteva essere insieme), sesso, divertimento….ma a lei forse tutto questo non bastava e aveva cercato in evasioni effimere quel “quid” che con me non era scattato. Perciò mi sono rifugiato in questo posto solitario. Ritemprare anima e mente, ritrovare una scintilla di vita e magari…ricominciare facendo tesoro degli errori commessi. La separazione mi ha lasciato strascichi devastanti: sono rimasto in casa senza parlare ad anima viva per giorni, barba lunga di settimane, telefoni e computer spenti. Non volevo vedere nessuno e volevo che nessuno vedesse la mia pena, il mio strazio. Ma pian piano, in questo borgo di pace e tranquillità, ho ritrovato un certo equilibrio e ora sono più aperto alla vita e a quel che il destino ha preparato per me. Così sulla scia di queste considerazioni mi trovo ancora a ripensare a Stella: occhi verdi, grandi, luminosi, magnetici. Labbra piene, sensuali, voluttuose. Curve sinuose ed invitanti. Proprio una bellissima donna….Scuoto la testa per scacciare quei pensieri e metto su la moka per il caffè….

***

Il notaio mi fa visitare le proprietà che ho ereditato: una porzione di quel caseggiato di cortile, composta da un bi-locale ristrutturato al piano terreno, da due locali ampi e vuoti al piano di sopra e dal solaio alto e polveroso; oltre il cortile c’è un fabbricato e che era un piccolo garage con annesso un locale lavanderia; dietro di esso un terreno incolto, abbastanza grande che il notaio mi dice essere edificabile. Finita la visita il notaio mi invita a salire con lui in auto per portarmi nel suo studio dove sono già pronte le pratiche da firmare, ed espletate anche quelle incombenze, più tardi, verso le 19.00, mi riaccompagna nel cortile e mi consegna documenti e chiavi. Lungo la strada mi ha anche mostrato un hotel dove potrei alloggiare, visto che già l’indomani ho un appuntamento con un’agenzia immobiliare per definire la vendita degli immobili di cui ho appena preso il pieno possesso. Sto salendo in auto quando vedo Marco attraversare il cortile e dirigersi verso il suo box, proprio vicino a dove io ho messo l’auto. Mi fermo e lo saluto, poi gli dico dell’hotel dove mi hanno consigliato di alloggiare, in un paesotto a una decina di chilometri da qui e gli chiedo se è un buon posto. Lui mi dice di conoscere il posto ma di non esserci mai stato, ma comunque se voglio c’è una trattoria qui in paese che fa anche da pensione, con tre o quattro camere dove di solito trovano alloggio camionisti o rappresentanti di passaggio che conoscono il posto e che, a detta di lui, si trovano benissimo.

“Il signor Bartolomeo e la signora Maria sono due persone molto affabili, secondo me si troverà bene anche qui da loro.”

Prima di andare avanti…

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