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Erotika
L'estate di Silvia
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Racconto47 min di lettura

L'estate di Silvia

La protagonista ci racconta le sue memorie della sua prima estate dopo il diploma, delle sue "prime volte" in molti modi e di come la sua vita sia cambiata. Storia completamente di fantasia dell'autore Alphamaster - [email protected]

Alphamaster
2 anni fa · 661 letture · 0

Fu a quel punto che Alba sganciò la bomba: "ho in mente un gioco per stasera, un bel gioco, vi interessa?". Tommy come un boccalone ci cadde in pieno, e con faccia un po' contrita disse che aveva in mente di meglio che giocare a qualche gioco da tavolo, beccandosi una gomitata nelle costole da Giò che aveva invece ben capito in che direzione andava il discorso, ma Alba si mise a ridere e proseguì "tranquillo che il gioco che ho in mente si fa senza vestiti addosso!", rianimando Tommy immediatamente, e proseguì "lo chiameremo 'la roulette russa del pompino', e le regole sono queste. I due maschietti si siedono sul mio letto, Silvia e io ci inginocchiamo davanti e li prendiamo in bocca cominciando a darci da fare e ci scambiamo ogni 40 secondi. La sfida è non farli venire, perde chi fa venire il suo per prima. La abilità è non farli venire nei propri 40 secondi ma portarli sull'orlo alla fine del proprio tempo, in modo che quando l'altra ci mette le labbra non si riescano a trattenere. Chi perde dovrà ingoiare tutto, fino all'ultima goccia, e poi trasferirsi sull'altro e farlo venire e ingoiare tutto anche da lui, e alla fine dovrà leccare la vincitrice fino all'orgasmo. Chi perde non potrà venire per tutto il gioco, nessuno le toccherà ne la fighetta ne il buchino dietro, mentre lei dovrà far venire gli altri di bocca o di mano ogni volta che lo chiederanno."

A dire il vero ero un bel po' preoccupata, avevo fatto qualche pompino in precedenza ma mai mi ero fatta venire in bocca, e tanto meno ingoiato: avevo sempre finito con la mano, e non avevo idea se la cosa sarebbe stata di mio gradimento in caso avessi perso – tanto più che chi perdeva non avrebbe avuto orgasmi. "Non ho mai avuto lo sperma in bocca, ne ho ingoiato... non so se ci riuscirò" dissi con aria un po' impaurita, la risposta di alba causò l'immediato rigonfiamento delle patte dei pantaloni dei due ragazzi, che già erano delle discrete collinette per l'attesa del gioco che li vedeva comunque sempre vincitori: "Non avevi neanche mai leccato una fica, e ti è piaciuto parecchio mi pare" seguito da un occhiolino. I gemiti dei maschietti ci dicevano che non farli venire sarebbe stata una bella impresa, la mia "leccamica" stava complicando la vita parecchio ad entrambe con quella frase.

I due "io ci sto" contemporanei misero tutta la serata nelle mie mani, e non volevo fare la parte di quella che manda tutto in vacca, quindi sia pure con una paura fottuta (ma con la figa fradicia) acconsentii, e invitai tutti a spogliarsi. Lo fecero, mentre guardavo godendomi lo spettacolo, e poi sganciai la mia bomba, e alzai la gonna mostrando la fighetta depilata non coperta dagli slip: "io farò presto a spogliarmi" con una risata nervosa. Dio, adoravo la sensazione di essere stata nuda mentre gli altri non lo sapevano, e le facce "sbigottitamente arrapate" di tutti e tre mi dissero che anche loro stavano gustando la cosa. Mi spogliai nuda anche io, sistemammo uno smartphone in modo che facesse un avviso ogni 40 secondi e tutti presero posizione, io davanti a Tommy e Alba in ginocchio davanti a Giò. Sapevo per esperienza che il gran cazzone di Tommy ci metteva un po' più di quello standard del suo compare a venire, dovevo cercare di sfruttare il vantaggio, ma la posizione non era strategicamente buona: Alba mi avrebbe sicuramente passato un cazzo più vicino all'orgasmo, dovevo darmi da fare di brutto per passargli il mio pronto a venire.

"Pronti? Via!"

Succhiavo e leccavo come una matta, facendo gemere il proprietario del Calippo che stavo spompinando, ma lui voleva prolungare l'attesa e cercava di rimanere concentrato e non venire. "PING!" il segnale, rapide ci scambiammo di posto, e trovai il cazzo di Giò pieno di saliva e saporito di precum. Rallentai, cercando di preservarlo, avrei accelerato solo negli ultimi secondi per cercare di spingerlo a stare per venire. I turni si succedevano, due, tre, quattro volte, alla fine avevo in bocca il cazzo di Giò quando esplose. Merda, avevo perso! Lui urlò "VENGO!", interrompendo subito l'azione di Alba... maledizione, toccava bere anche da Tommy. Gli schizzi si succedevano, potenti, caldi e cremosi, il sapore era meglio di quello che temevo, acidulo ma tutto sommato non ne ero disgustata (prima di cominciare avevo avuto paura di vomitare se fosse successo). Ne feci mio malgrado una scorpacciata, il buon Giò evidentemente si era preservato per la serata senza farsi seghe, e mi fece bere una quantità esagerata di sperma. Ripulito il suo cazzo passai a spompinare Tommy, con il suo cazzo non lunghissimo ma dal diametro che quasi mi forzava la bocca, e anche lui mi riversò in gola il suo sperma. Più dolciastro di quello del suo amico, e in quantità anche maggiore. Continuava a schizzare, e io dovevo continuare a inghiottire. L'ultimo schizzo me lo tenni in bocca, e mi trasferii sulla figa di Alba che nel frattempo si era messa a gambe larghissime sulla cima del letto, facendosi guardare la fighetta nell'attesa (forse per quello entrambi mi avevano riversato una caraffa di sperma in pancia?) e lasciato l'etero passai al lesbo, avvicinando la faccia al sesso profumato della mia amichetta, lasciandoci colare sopra dalle labbra l'ultimo schizzo di sperma che avevo tenuto in bocca per poi riprenderlo con la lingua e inghiottirlo come da regole del gioco. La cosa fece gemere tutti e tre gli altri. I maschietti tornarono miracolosamente in tiro, e cominciarono a segarsi guardandoci. Alba si contorceva e gemeva, ma cercava di rimandare l'orgasmo il più possibile, e dovetti impegnarmi al massimo per farla esplodere. Quando ci riuscii i due ragazzi vennero in contemporanea, forse per lo spettacolo erotico che stavamo dando, e mi schizzarono sui capelli e sulla schiena, sentivo il loro seme caldo che scorreva sulla mia pelle e lo adoravo.

La serata proseguì con me che leccavo e succhiavo ogni volta che me lo chiedevano, accumulando una voglia repressa che mi dava quasi il mal di pancia e sborra e succhi vaginali praticamente su tutto il corpo, piante dei piedi comprese.

All'una i ragazzi ci lasciarono, dicendo che eravamo le migliori del mondo e che volevano continuare a fare queste serate. Le migliori del mondo probabilmente significava "le più troie che conosciamo", ma la cosa mi stava benissimo, quella estate volevo che andasse così. Rimanemmo sole, io ero imbronciata e mi tenevo la pancia: "mi è venuto il mal di pancia per la voglia e sono piena di sperma ovunque, ho bisogno di una doccia. Non voglio più fare una serata dove mi eccito così e poi non posso venire!" e mi diressi mestamente in bagno. Stavo entrando nella doccia quando sbucò Alba: "povera Silvietta, ti ho giocato un brutto tiro vincendo, ma il gioco è finito. Ora puoi venire" e si chinò leccando tutto il mio corpo coperto di seme fino a inginocchiarsi e raggiungere la vagina, dove cominciò a mandarmi in paradiso.

CAPITOLO 4 - I PORNODADI

Dopo la famosa sera in cui avevo perso alla "roulette russa del pompino" e Alba si era fatta perdonare leccandomi tutto il corpo dallo sperma eccitandomi come una pazza - e facendomi poi venire quattro o cinque volte consecutive di mani e di lingua - non avevamo avuto altre "occasioni interessanti" per quasi una settimana, fino a quando i ragazzi non ci scrissero sulla famosa chat di Whatsapp "indovinate cosa abbiamo comprato", e dato che la chat era per tacito accordo specifica per le cose inerenti il sesso ci preoccupammo un po', e cominciammo a buttare li possibilità a metà tra lo scherzo, la speranza e la paura: "Un vibratore? Dei plug anali? Mollette per i capezzoli?" A ogni domanda rispondevano di no, con commenti tipo "comunque ottima idea", facendoci bagnare segretamente. Poi postarono sul gruppo una foto un po' sfocata, un semplice paio di dadi, uno azzurro e uno rosa. "Sabato giochiamo a dadi", senza una parola in più di spiegazione, e alle nostre richieste di chiarimenti rispondevano con faccine che ridevano, occhiolini, linguacce e simili provocazioni. Non ci restava che aspettare.

Mancavano due giorni a Sabato, e li passai lesbicando con Alba ogni volta che potevo, lei era diventata la mia droga e non avevo il coraggio di chiederle se potevo considerarla "la mia ragazza" per paura che mi dicesse di no, che per lei era solo un intermezzo tra le serate con i boyz. Aveva scoperto quanto mi piaceva che mentre mi leccava mi penetrasse il sedere con le dita, ed era passata gradualmente dall'indice al pollice, per poi usare del lubrificante e far entrare dolcemente due dita e per finire tre, dove però avevo trovato il mio limite, con tre dita avevo l'ano terribilmente stiracchiato e sentivo di non poter andare oltre, e lei rispettò questo. Ricambiai la cortesia con le stesse modalità e anche lei si fermò a tre dita, che tenevo più unite possibile a triangolo. Godevamo come delle matte leccandoci, penetrandoci davanti e dietro e stimolandoci qualsiasi zona erogena ci fosse nel corpo.

Arrivammo infine a Sabato, dove Alba avrebbe avuto di nuovo la casa libera (i suoi erano alla SPA) e tutti e quattro pregustavamo quello che sarebbe successo. Le modalità erano le stesse della volta precedente, e stavolta ci accordammo che entrambe saremmo state senza slip all'arrivo dei ragazzi, con minigonne da capogiro, top senza reggiseno che lasciassero all'immaginazione il meno possibile, possibilmente zero e per completare l'effetto "troietta" sandali con il tacco alto, che avevamo deciso che avremmo tenuto per tutta la sera a meno di non doversi far spruzzare seme sui piedi – non le volevamo rovinare.

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