Avrei voglia di spogliarla prima che esca, ma trattengo a fatica le mie matte voglie.
Una volta salutata sulla porta di casa, aspetto che lei scenda almeno due rampe di scale e mi avvio anche io. Non voglio perderla di vista.
La sua macchina sfreccia veloce per le vie di Como ed il mio scooter soffre e sfiora le macchine nel traffico nel tentativo di rimanere a portata.
Mi sento quasi “James Bond” pronto a lottare per M (Emme). Accelero, freno, mi tengo alla giusta distanza ed alla fine sono fuori alla pizzeria, per la strada non ha fatto altre soste.
Dal marciapiede di fronte la vedo aspettare i colleghi. Tutti uomini, penso adesso arriverà qualche collega, ma i minuti passano ed ai due già fuori con lei si aggiunge un terzo, sembrano al completo perchè li vedo varcare la soglia del locale.
Mi avvicino, le ampie vetrate mi consentono di controllare lo svolgersi degli eventi.
Li vedo ordinare subito da bere. Birra, poi birra, ancora birra, prima delle pizze al tavolo avranno bevuto almeno sei canadesi. Al mio sguardo attento è chiaro però che fra le sei canadesi consumate almeno tre di queste sono state fatte bere a mia madre.
MI sembra chiaro che la vogliono alticcia, facile tra l’altro perchè non regge bene l’alcol.
Una cena abbastanza veloce, un amaro, il conto e poi sono fuori dal locale. Guardo con attenzione i gesti e per quanto possibile cerco di carpire i dialoghi. Capisco che la serata non è finità, perché l’uomo che era arrivato per ultimo condivide una posizione gps ed un indirizzo per completare la serata.
Sono arrabbiato, non sono riuscito a sentire l’indirizzo, poco male mi dico, sarò bravo a non perdere la macchina. Ma la mamma non sale nella sua, troppo alcol per guidare e seguire un’altra vettura si dimostra più complicato.
Dopo circa dieci minuti di strada sono fermo fuori da una villetta con giardino.
Li vedo entrare e poco dopo le luci della casa si accendono.
Una villetta tutta su un piano, con un ampio salone open space che si vede bene dal giardino. Guardo bene dentro e vedo un arredamento in stile moderno con un grande divano ed una poltrona posizionati in un angolo.
La serata ha subito un impennata. L’ultimo uomo è in piedi alle spalle di mia mamma vicino alla poltrona mentre gli altri due si sono diretti al divano.
Poi veloce scorrono davanti agli occhi le sequenze .
Lui le si pone di fronte e con immenso vigore le prende il viso fra le mani e comincia a baciare, mangiare la sua bocca, un turbinio di lingue che si inseguono e le mani veloci dal viso scendono ed accarezzano, toccano e cercano il sesso della mamma e lei risponde con altrettanto vigore.
Senza mai staccare le labbra, l’uomo scende sul collo, sulle spalle fino ad arrivare poco sotto l’ascella di mia mamma ed allora comincia ad abbassare il tubino scoprendo con una calma quasi erotica un pezzo di pelle alla volta, che continua a baciare, leccare, assaggiare come un cucciolo alla ricerca della mammella materna.
Se quella che guardo non fosse mia mamma, avrei già fatto il tifo per lui, è veramente bravo, perché questo modo di spogliare la donna è sensuale, carico di erotismo e lo si capisce dalla mani di mia mamma che guidano la sua testa da una parte all’altra del suo corpo come se volesse essere completamente esplorata. Il tubino scende fino alla vita e quando abbassa il tessuto sotto i fianchi trova davanti alla sua bocca il monte di venere al quale dedica un’operazione di lingua, di succhio e di lavoro di mani spinto da un incessante interesse, passione e voglia spasmodica di far raggiungere l’orgasmo a mia mamma.
Sono sicuro che è stato intenso, perché la testa rivolta all’indietro e le due mani sulla nuca di lui, che lo spingevano contro la sua vagina, il tutto accompagnato da grida di piacere non mi hanno lasciato dubbi.
La mamma è nuda, ha già avuto il suo primo orgasmo è l’uomo sembra soddisfatto di questo, si sposta e si allontana, questo mi consente di aprire il mio campo visivo e notare che gli altri due si erano denudati ed avevano indosso la famosa maschera delle foto.
Si avvicinano a loro volta a mia mamma con delicatezza, le fanno indossare la mascherina e con altrettanto garbo la fanno posizionare in una bella posizione canina sulla poltrona.
Il primo si posiziona dietro e con un cazzo di notevoli dimensioni punta al sesso di mia mamma, mentre altro le prende i capelli e tira il viso verso il suo cazzo.
Un treno di corpi dove le spinte che prende nell’accogliere in utero il cazzo la portano ad ingoiare il secondo in bocca fino alla gola, il tutto condito da incessanti apprezzamenti su quanto li facesse impazzire e godere e sulla sua bravura ed essere una gran maiala. Capisco da dove vengono le foto, perché il primo, che così sapientemente l’aveva preparata per i due, adesso è in disparte con il telefono in mano e scatta e riprende il tutto mentre ogni tanto sega anche il suo cazzo.
La posizione cambia e da cagnolino si passa con mia mamma stesa sulla schiena a gambe super divaricate con l’uomo che in pratica sembra un martello pneumatico contro il suo corpo è che ulula alla luna e l’altro che forza la gola di mia mamma in una penetrazione profondissima. Mi sto segando anche io nel giardino, poter vedere non mi basta devo partecipare anche se a distanza.
L’azione continua, ma qualcosa succede perché l’uomo che scatta invita a cambiare posizione, velocemente Gabriella è sulle ginocchia e l’uomo con il telefono invita i due a mettersi tutti stretti intorno a lei. Iniziano a segare velocemente i cazzi e considerando l’elevata eccitazione raggiunta, non ci vuole molto per vedere svuotare i loro liquidi sul viso, sulla bocca, sugli occhi e nei capelli di mia mamma che non ancora sazia e con un innegabile solerzia pulisce ad uno ad uno i tre cazzi dei colleghi.
Accidenti che scena.
Sono rapito anche io, perché il poter assistere a tutto mi ha fatto venire così copiosamente che mi sento svuotato.
Lei così impiastricciata abbandona la stanza per andare in bagno, ritorna dopo un po’ in condizioni migliori ed i quattro si sistemano sul divano grande a chiacchierare ancora nudi dove per un po’ scambiano ancora qualche effusione ed apprezzamento fino al saluto finale.
Adesso che ho potuto vedere, ho capito il perché dei mancati lamenti per le lunghe trasferte lavorative di mio padre...
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