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Erotika
Noelle 20
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Noelle 20

Questa è la fine della storia di Noelle

MarSel
1 anno fa · 4.767 parole · 21 min
474 letture

Noelle torna a casa

《A tavola...》

Jezabel chiama dalla cucina, è pronta la cena. Spengo la tv e mi alzo, controvoglia. Sono completamente nuda perché se non esco di casa non mi vesto, e oggi sono rimasta a poltrire tutto il giorno. Mi metto un paio di pantofole e vado verso la cucina ma passando di fianco al salotto vedo che ha apparecchiato lì: tovaglia di lino, servizio buono, luce spenta, candele accese sul tavolo e un vaso al centro con due rose rosse. Vedo che sul tavolo c'è una zuppiera, piattini con crostini e l'inconfondibile odore: bouillabaisse! È il suo piatto preferito e devo dire che le viene da Dio, non sofisticato come al ristorante ma saporito, in maniera naturale. Sarà perché proviene da una famiglia di pescatori.....

La sento trafficare in cucina, mi affaccio alla porta e la vedo di schiena, si toglie velocemente il grembiule con pettorina, prende un pacchetto e si gira: mi vede, ci guardiamo negli occhi un secondo, mi sorride. Nonostante rimaniamo in casa è vestita da sera, un vestito bianco aderente, che la fascia risaltandone le forme perfette. Ha anche scarpe col tacco, belle anche se si vede che non le ha pagate care. Sempre sorridendo mi dice: 《Potresti metterti una maglietta e un paio di mutandine?》 《no, oggi mi va di stare così, problemi?》 riesce a mantenere il sorriso e mi passa di fianco, avviansosi verso il salotto. La seguo e mio malgrado gli occhi mi cadono sul suo sedere: non sta sculettando ma il movimento è eccitante.

Ci sediamo. 《Come mai vestita da sera?》 《Oggi è il mio compleanno e voglio festeggiare!》 Riesce a dirlo senza nessuna traccia di risentimento ma so che ci soffre che me ne sia scordata. 《Quindi il mio piatto preferito, il mio vino preferito, un bel vestito... Ho preso una bottiglia del miglior Borgogna che mi sono potuta permettere e ho intenzione di finirla, sia che tu mi accompagni sia che resti imbronciata come al solito!》 Voglio che stia male e quindi non commento, mi verso un bicchiere di vino e inizio a mangiare. Sembra felice: una normale, giovane, splendida ragazza che festeggia con la persona che ama. Invece so benissimo che non lo è. Si sta facendo forza, cerca di costruire una parvenza di normalità dove non ce n'è. Cerca di costruire un ambiente accogliente per me, per farmi tornare a vivere.

Anche lei si versa il vino e, in un angolino nascosto dentro di me, provo un pochino di compassione per questa ragazza: sta provando di tutto, con una pazienza e una dolcezza infinite, mi dimostra il suo amore in mille piccoli modi, rinuncia a tutto per farmi stare anche solo un pochino meglio. Ma io non voglio stare meglio, io voglio Vanessa, i suoi giochi, le sue umiliazioni, le sue punizioni. Guardo questa ragazza che sta mangiando e penso a un uccellino, ha la stessa tenerezza e fragilità. E lo stesso voglio farle del male, più mi dimostra il suo amore e più voglio farla soffrire. Voglio andarmene da qui, potrei, ovviamente non sono prigioniera e in più ho i soldi, tanti, che Annette è riuscita a strappare a mio zio. Ma non riesco a lasciare Jezabel e non so perché! Deve essere lei a mandarmi via. E allora potrei tornare da Vanessa. A farmi umiliare, usare.... Non so neanche se mi riprenderebbe con lo scandalo e le foto.... Penso a queste cose mentre Jez mi parla della sua giornata; faccio finta di non ascoltarla ma in realtà sento tutto quello che mi dice: mi racconta la sua giornata di lavoro, iniziata stamattina molto prima dell'alba, fino a mezzogiorno a fare le pulizie in uffici e scale e poi di corsa al ristorante dove lavora nei week end. Oggi ha fatto solo il pranzo, si è fatta dare la serata libera per festeggiare con me. Quando è uscita dal ristorante, intorno alle quattro, è andata dritta al porto a prendere il pesce che si era fatta lasciare dai pescatori amici suoi. Aggiunge alcune scenette divertenti viste in darsena e poi mi chiede della mia giornata. 《Mi sono annoiata, come sempre in questo posto di merda. Mi sono masturbata pensando a Vanessa》 Prende le mie cattiverie con calma olimpica, ma vedo che sta bevendo un pò troppo... e non certo per festeggiare! È stufa di essere trattata così, la sto esasperando, credo che manchi poco a farla scoppiare. Allora mi alzo e mi avvicino a lei, mi guarda inquieta, le appoggio una mano sulla spalla, mi abbasso e le lascio colare un pò di saliva nel piatto! Si è bloccata per alcuni secondi ma poi ha girato la mia saliva nella zuppa col cucchiaio e ha continuato a mangiare. È di ferro, non riesco a incrinarla. Allora le do un lungo bacio sulla guancia e, un istante prima di staccare le labbra, le faccio sentire la lingua. Allo stesso modo le bacio la tempia e il collo, la sento fremere di voglia, la scosto dal tavolo. Continua a guardare il piatto, insicura, non sa cosa voglio fare. Allora la tiro in modo che metta il sedere sul bordo della sedia e mi metto a cavallo delle sue gambe e intanto la guardo fissa negli occhi. Ecco, ho la passera a contatto delle sue cosce, sono improvvisamente eccitata e mi accorgo dal suo respiro che lo è anche lei. La prendo per i capelli e la obbligo ad alzare la testa verso di me, la bacio, un bacio profondo, ruvido, sento il sapore del pesce e del vino nella sua bocca, è inebriante! Sempre baciandola, le prendo le mani e me le appoggio sul seno e lei subito si lascia andare, mi prende le mammelle a piene mani e strofina i pollici sui capezzoli, io inizio a muovermi su du lei, mi sposto leggermente a destra per strofinare la figa su di lei, Dio che pelle morbida che ha! Devo lasciarle la bocca perché sono a corto di fiato, sto ansimando e mi muovo sulla sua coscia, ma ormai l'ho resa troppo bagnata e scivolosa, devo afferrare la spalliera della sedia per fare più forza. Sto aumentando il ritmo quando lei mi prende in bocca un capezzolo, lo succhia e lo lecca, Dio mio rischio di andare fuori di testa, ho la bocca spalancata e sto sbavando sul suo collo! Prima di perdere totalmente il controllo riesco a mugolare: 《si... si... si.... Vanessa!》 per pura cattiveria. Mi accorgo vagamente che si è bloccata un attimo ma poi riprende a succhiarmi e palparmi e io mi lascio andare: mi muovo sempre più frenetica, mugolando e gemendo, finché mi sale dalla gola un verso roco, lungo, basso, sento che sale e diventa un urlo quando raggiungo l'orgasmo. È un orgasmo fortissimo, lunghissimo, devastante. Mi sono bloccata e sto stringendo le sue gambe con le mie cosce, le braccia che stringono Jezabel e sedia insieme, ho il viso affondato nel suo collo e credo di averla anche morsa! Dura un eternità, e quando finisce mi accascio su di lei, non ho più la forza neanche di respirare. So che sto per fare pipì, vorrei tirarmi più su in modo da bagnarle e rovinarle il vestito ma non ne ho la forza, non riesco neanche a controllare i muscoli. Piscio lì sulla sedia, lei fa in tempo ad allargare le gambe e a spostarmi verso le ginocchia cosi la pipì passa quasi tutta in mezzo e cade per terra. E per tutto il tempo mi strofina la schiena e mi accarezza i capelli, come se mi stesse consolando. Rimango così per parecchi minuti, anche quando riesco a riprendere il controllo delle gambe faccio finta di non potermi muovere, perché voglio godermi questo momento di coccole. Quando devo alzarmi le sussurro: 《ti amo Vanessa!》 ma ottengo solo che lei mi stringa stretta a sè. Mi sciolgo dall'abbraccio e mi alzo, per terra c'è un macello, provo l'impulso di dirle che pulisco io ma mi zittisco. Torno al mio posto e ricomincio a mangiare, ma il sapore del pesce mi riporta a quello che è appena successo: faccio fatica a stare seduta, vorrei alzarmi, correre da lei, baciarla e coccolarla, dirle che la amo e che starò per sempre con lei ma mi costringo a stare seduta. La guardo mentre si alza e pulisce per terra, veloce ed efficiente come sempre, e si siede di nuovo. Si versa un bicchiere generoso e riprende a mangiare, come se niente fosse. All'improvviso alza gli occhi e mi sorprende a guardarla, divento rossa e bevo il vino ma lei: 《ti amo anche io Noelle! Puoi fare quello che vuoi ma non riuscirai a impedirmi di amarti. So che stai cercando di esasperarmi, di indurmi a lasciarti, perché tu mi ami ancora e non riesci a mandarmi via. Quindi ti dico questo: così come in Italia mi hai mandata via il giorno del mio compleanno, anche adesso se vuoi puoi farlo. Basta che me lo dici e io faccio le valigie e me ne vado, all'istante. Ma devi essere tu a volerlo. E so che non lo vuoi...》 mi verso un altro bicchiere e lo vuoto, per non risponderle. È vero non riesco a lasciarla... mi alzo e vado in camera, mi sdraio sul letto. Ascolto i rumori che vengono dal salotto, il suo cucchiaio nel piatto, il vino nel bicchiere. Mi giro e mi rigiro nel letto, mi sfioro il clitoride, ma senza lei qui non ci riesco. Ascolto ancora, sembra che abbia finito di mangiare, sta sparecchiando. Sta fischiettando! Sento che sta facendo qualcosa in cucina, apre il frigo. Deve aver preparato il dolce, accendo la tv in fretta. Arriva, si affaccia alla porta della camera con un sorrisone, infine mi mostra quello che ha fatto: tiramisù, sa che lo adoro!

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