Io, esausta, resto in quella posizione in attesa del prossimo. Questo mi prende per i capelli, mi alza e mi sbatte contro il finestrino, e mi scopa così, in piedi. E finalmente vengo squassata da un violento orgasmo, mi abbraccio all'uomo per non cadere mentre questo continua a fottermi. Quando lui finisce, mi lascio cadere per terra, e cerco l'olio che è finito sotto il sedile. Per recuperarlo mi trovo a esporre direttamente il culo al prossimo che arriva, che non se lo fa ripetere: me lo pianta dentro violentemente. Sbatto la testa ma non riesco a muovermi, sono bloccata in questa posizione, così lui fa quello che vuole e poi esce. Non faccio in tempo a spostarmi che arriva il successivo, che di nuovo mi prende così. Dopodiché altri due, io a cavallo del primo e il secondo che mi prende da dietro........
E vado avanti così per tutte e sei le ore del viaggio in treno, con un paio di pause per fare pipì: vado in bagno passando in mezzo a una fila di uomini eccitati, che mi insultano e allungano le mani. Nuda, sporca di sperma e dolorante, l'umiliazione è assoluta, la mia smania anche.
Le ultime due ore sono orrende, il lubrificante non lo trovo più da un pezzo e ormai non sento altro che il dolore al culo. All'arrivo a Siracusa sono devastata, sporca di sperma dai piedi ai capelli e sperma mi cola fuori da ogni buco; e soprattutto ho l'ano in fiamme. Vedendo che non entra più nessuno, sbircio da sotto la tendina del finestrino e vedo che stiamo entrando in stazione. Mi alzo, un pò insicura sulle gambe e mi metto il soprabito. Cerco di sistemarmi, di darmi una pulita almeno alla faccia ma ho le mie stesse mani sporche di sborra. Alla fine rinuncio e, cercando di darmi un contegno, scendo dal treno. Rossa come un peperone mi avvio verso la stazione: mi guardano tutti, ovvio, ho sperma in faccia, sulle mani, nei capelli! Ma è accorgendomi che la gente intorno a me annusa l'aria che mi accorgo di puzzare. Come una zoccola. Puzzo di sborra. Puzzo come un enorme profilattico usato! Arrivo alle biglietterie e poi fuori in piazza. Qui sento il bip di un messaggio: -prendi un taxi e fatti portare alla pasticceria "La Mandorla D'Oro"- ubbidisco e il tassista, con gli occhi fuori dalle orbite mi porta a destinazione. Scendo, conciata così non vorrei entrare ma mi faccio forza e attraverso la soglia: una donna a un tavolino in ferro battuto mi fa subito un cenno. Mi avvicino e questa: 《sei Noelle vero? Prego, siediti》 Esito, mi sento ovviamente a disagio conciata come sono, e poi appoggiare il culo a una superficie dura in questo momento.... 《si lo so, vorresti correre a casa a farti 10 docce. Dai siediti, sono gli ordini, una consumazione sola e ce ne andiamo》 Mi accorgo che sulla sedia c'è una ciambella di gomma, tipo quelle per chi soffre di emorroidi. Guardo la donna con aria interrogativa 《Ne ho fatti anche io di quei viaggi in treno, e immagino cosa senti là sotto》 Provo un'immediata simpatia per questa donna. Mi siedo, ringraziandola mentalmente per il cuscino. 《E tu saresti?》 《Oh scusa! Non mi sono presentata: sono Juditta, e Vanessa mi paga per parlare con te. È per questo che siamo in una pasticceria in centro, se no saremmo in un luogo più tranquillo...》 in effetti le persone ai tavoli intorno non fanno altro che guardare da questa parte, per non parlare delle cameriere....
《Mi sono presa la libertà di ordinare anche per te, un tè caldo e dei pasticcini. Vedrai ti rimetteranno in sesto. Dobbiamo stare qui mezz'oretta, poi ti porto via va bene? Prova quelli con le mandorle...》 Sono ancora estremamente a disagio, assaggio solo il tè e non tocco nient'altro. 《Vanessa? Non viene?》 《Adesso no, la potrai vedere domani ... anche se davvero non capisco perché ci tieni tanto a vederla. Vabè dato che dobbiamo star qui tanto vale conoscerci. Comincio io dato che tu non mi sembri di molte parole》 e mi racconta brevemente di sé.
《Mi chiamo Juditta, ovviamente non è il nome vero. Ho 33 anni e sono una prostituta. O almeno lo ero finché non ho cominciato a lavorare per Vanessa nelle "cacce".... vedo dalla tua espressione che non hai idea di cosa parlo. E questo è un problema perché io in questi giorni dovrei formarti, darti dei consigli, cose così, ma sembra che tu neanche sappia di cosa parliamo. Mi ha detto qualcosa di te ma non mi sembrava vero... vabè. In ogni caso, adesso lavoro per Vanessa e Roman, anche se a dire il vero lui non conta un cazzo... Senti Noelle, ogni volta che nomino Vanessa ti vengono gli occhi a cuore, posso chiederti che rapporto c'è tra te e lei? Non mi dire che sei innamorata di lei, perché sicuramente lei non lo è di te!》 《Come fai a essere così sicura?》 《Come? Tesoro, Vanessa non è nient'altro che sesso e soldi! Conditi con una buona dose di sadismo... diavolo è piu stronza persino di Roman, e quello è stronzo forte! ... Senti al diavolo gli ordini, ti porto via di qui!》 La ragazza si alza, lascia dei soldi sul tavolo e mi fa segno di seguirla. Con un sospiro di sollievo, la seguo fuori dal locale e poi lungo alcuni vicoli dove non passa anima viva. Arriviamo a un portoncino anonimo, Juditta apre, e in cima a una piccola rampa di scale c'è la porta di un appartamento. 《Carino! È casa tua?》 《No no, lo affitto quando scendo a Siracusa per una "caccia" o un "viaggio" in treno. Come puoi vedere dalla mia carnagione io sono calabrese》 sorridendo. 《Il bagno è di là, fai con comodo, abbiamo tutta la notte》 poi, come ricordandosi di qualcosa: 《aspetta. Se vuoi posso aiutarti là sotto, ho dei buoni prodotti. Che ne dici?》 e all'improvviso la tensione mi si scioglie di colpo e crollo sul pavimento. Scoppio a piangere, un pianto disperato, senza fine. Juditta corre ad abbracciarmi e, tenendomi abbracciata, mi consola finché non mi calmo. 《Facciamo insieme va bene? Vieni》 e mi porta in bagno. Qui mi prepara la vasca da bagno, mi fa spogliare, mi fa immergere e mi lava molto delicatamente i capelli e il viso. Poi 《fai con calma, rilassati, non c'è nessuna fretta》 mi lascia sola e va a preparare la cena.
"Non capisco perche ci tieni tanto a vedere Vanessa .... Vanessa sicuramente non ti ama ... le "cacce" .... Vanessa non è nient'altro che sesso e soldi! ... una buona dose di sadismo ... più stronza persino di Roman" Ne ho di cose a cui pensare. E inoltre, dall'acqua si affaccia il volto di Jezabel! Lo caccio subito via, ormai non posso più farci niente, lei non c'è più. Finisco il bagno, mi asciugo e indosso l'accappatoio della donna. Mi affaccio alla cucina dove Juditta cucina. Si è cambiata, ha addosso una tuta molto comoda, appena mi sente si gira: 《Stai meglio? E.... là sotto?》 《Il dolore "là sotto" è diminuito, grazie al bagno credo》 《 Vuoi che ci diamo uno sguardo?》 Non dico niente ma abbasso gli occhi e annuisco. Allora la donna si lava bene le mani, e mi accompagna in camera, mi fa sdraiare nuda a pancia sotto sul letto e mi sistema un cuscino sotto il bacino. Delicatamente mi allarga i glutei e osserva bene l'ano infiammato. Prende una dose generosa da un tubetto e la spalma gentilmente sia intorno ai muscoli esterni che all'interno. Non posso fare a meno di mugolare di piacere, e dopo poco di questo massaggio inizio a dimenare il culo 《ehi piano, se no potrei pensare che ti piace....》 《forse.... un pochino.... mi piace..》 Juditta si ferma e mi guarda: 《Aspetta. Adesso facciamo cena, poi, se sarai ancora di quest'idea, potremmo... approfondire l'argomento.....》 Torna in cucina a finire di preparare la cena, mentre io indosso un pigiama che trovo in uno dei cassetti. Un pigiamone di flanella, per niente sexy ma estremamente gradevole. La raggiungo in cucina, ha finito e ci sediamo al tavolo a bere un bicchiere di rosso e a stuzzicare con un tagliere di affettati piccanti. Sarà il piccante, il vino o il massaggio di poco fa ma... ho una voglia matta di saltarle addosso! Non importa, mi calmo e chiacchieriamo fino a cena. Questa scorre via veloce, tra chiacchiere leggere e abbondante vino. Finito di mangiare ci trasferiamo in camera e mentre, Juditta si spoglia per mettersi il pigiama, la osservo: è una bella donna, di 33 anni, capelli corvini, carnagione olivastra; gli occhi, scuri e profondi, sono leggermente allungati. Ha la bocca, le guance e tutto il corpo pieni, senza però essere grassa; il seno pieno anch'esso, forse leggermente "ritoccato". Non è grassa ma la sua pancia sembra invitare a dormirci sopra. Contrariamente a quanto mi aspettavo, il pube non è depilato. Nel complesso, una gran bella trentenne.... 《Ho passato l'esame?》 Divento rossa 《scusa è che.... non lo so... scusa》 e abbasso gli occhi. La donna prende il pigiama, un pigiamone di flanella simile a quello che indosso io, e un paio di mutandine ma poi ci ripensa, li lascia cadere per terra e si infila sotto le coperte: 《senti... potremmo guardare un pò di TV e poi dormire, sarai sicuramente stanchissima .... 》 ma la interrompo 《oppure potremmo... 》 allungo una mano sotto al piumone, 《approfondire l'argomento...》 le sfioro la pancia 《che abbiamo lasciato...》 salgo allo stomaco 《in sospeso....》 il seno 《prima...》Sorridendo, con un lungo sospiro si rovescia su di me, mi afferra i polsi e me li inchioda al materasso, mi sale a cavallo, si china a baciarmi, poi si rialza, mi guarda seria. Io sono senza fiato, la guardo da sotto: sembra una dea greca, l'immagine stessa del sesso, inarrestabile, inevitabile! Si china di nuovo, un bacio e fugge via. E ancora, inesorabile, tenendomi le mani inchiodate, un bacio e via, e ancora, e continua così finché il mio miagolio si trasforma in una supplica: 《ti prego....》 Allora sorride benevola e, sempre tenendomi inchiodata, scende a baciarmi le tempie, la mascella, il collo, l'incavo dei seni, maledetto pigiama, 《toglimelo ti prego!》 Si ferma, mi guarda e fa segno di no con la testa, poi sorride, mi lascia le mani e affonda il viso nel mio pigiama, si strofina su di me, mi avvolge. Riesco solo a infilare le dita tra i suoi capelli, sto tremando, quando sento le sue mani: si insinuano, scorrono sulla mia pelle, lungo i miei fianchi, salgono su, arrivano alle mie braccia, le percorrono fino alle mani, portandosi dietro il pigiama, che vola per terra. Mi ha di nuovo inchiodate le mani e riprende a baciarmi sulle labbra mentre io mugolo 《scendi》 mi bacia la mandibola 《il seno Juditta》 mi morde le orecchie 《Dio mio scendi》 mi bacia il collo 《ti prego scendi》 risale a baciarmi il viso mentre io sento i capezzoli esplodere dal desiderio e infine urlo 《LE TETTE JUDITTA TI SUPPLICO!》 Si ferma, sorride, mi lascia le mani e, Dio grazie! scende... il primo bacio mi provoca un brivido, tremo, faccio per sfiorarle la testa con le mani ma lei si ferma, mi guarda, guarda le mie mani, le prende, le lecca! E me le riappoggia sul materasso vicino alla mia testa. Le lascia e torna giù, non ho il coraggio di muovere le braccia, le tengo lì inchiodate mentre lei, Dio mio la sua lingua! Ho i seni bollenti, li ha presi con le mani, li stringe, li massaggia mentre li lecca, avvolge i capezzoli e li tira, come cazzo ci riesce, Dio mio non respiro! Si ferma, e ricomincia a baciarmi, sotto i seni, la pancia, l'ombelico, il contatto delle sue labbra sulla pelle è meraviglioso, arriva all'elastico dei pantaloni. Lo scorre con un dito, fino ad arrivare alla cicatrice dell'appendicite, la sfiora, la bacia... faccio un verso strano e mi piego in due dal piacere, Cristo santo la sta succhiando! Finalmente si ferma e riesco a respirare, allora riprende a baciarmi, sui pantaloni del pigiama, mi bacia dalla cintura giù fino ai piedi, lentamente, ma io voglio la sua bocca sulla pelle, le sue labbra su di me, 《ti prego Juditta, i pantaloni....》 ma ormai mi sta baciando e leccando i piedi, le dita, sto ansimando.... mi prende i pantaloni da sotto e tira, li fa scorrere via dalla mia pelle surriscaldata, e io immediatamente spalanco le gambe. E lei me le richiude, facendomi segno di no con la testa mentre sorride divertita. 《Ti prego, ti supplico, non resisto...》 scorre il mio corpo con le labbra, la vita, i fianchi, le cosce, giù fino ai polpacci e ai piedi. 《Ti prego Juditta!》 risale fino al ventre, affonda nel pelo ma si sposta subito, 《no!》 continua a baciarmi e a leccarmi intorno al pube, boccheggio:《sei una stronza!》 continua 《puttana! Ti prego.....》 e all'improvviso si ferma e mi apre le gambe. Mi esce un risolino di sollievo, e le sorrido, come se fossi davanti a una torta di compleanno, ma sono io la torta, alla crema, al miele, e lei ci affonda dentro, riemerge e si rituffa. Sto urlando, ho le convulsioni, è un unico lunghissimo orgasmo che si ripete o si prolunga non lo so più. Lei si ferma solo quando alla fine mi abbandono sul letto, esausta ma immensamente grata a questa donna che sembra greca, lussuriosa come una dea. Sto tremando, ansimando, rantolando, colando sul letto. Lei sale a sdraiarsi di fianco a me, con la testa sul mio cuscino e un braccio e una gamba intorno al mio corpo e pronuncia le prime parole da quando abbiamo iniziato a fare l'amore: 《non penserai mica di cavartela così vero? Adesso tocca a te》 languida, eccitata.
