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Mia moglie ha fatto anche la puttana
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Racconto48 min di lettura

Mia moglie ha fatto anche la puttana

Salutiamo l'esordio di una nuova penna erotica per il sito: @zolder Nota: questo è un racconto di fantasia ma, non del tutto .             Solo un po' enfatizzato.                                            In particolare Erica ha realmente 'BATTUTO' sulla nazionale dei Giovi, Introduzione. Vi vogli...

sesso italiano
2 anni fa · 949 letture · 0

All’ingresso ci era stata data una tessera con diverse caselle che, ad ogni drink ordinate, ci sarebbero state forate come si usava una volta sui biglietti del treno.

Alla fine della serata si pagava per ogni consumazione eccetto la prima che era in omaggio.

Si poteva servirsi da soli presentandosi personalmente al bar o ordinare i drink a graziose ‘camerierine’ che giravano per il locale.

Le ‘camerierine' giravano per il locale con un abbigliamento alquanto succinto.

Un semplice grembiulino con girocollo, abbondante scollatura, vestaglietta che arrivava a mala pena sotto l’inguine, mentre la schiena ed il culo erano in piena vista.

Calze autoreggenti e scarpe con tacco a spillo di almeno dieci centimetri.

Per ordinare, come si fosse in una normale caffetteria, bastava alzare un

dito consegnare la tessera ‘DRINK’ e la ‘Camerierina’ prendeva l'ordinazione.

All’atto della consegna restituiva la tessera con un nuovo foro.

Avevo notato che infilate nei bordi delle autoreggenti c'erano banconote di diverso taglio.

Molto spesso.. quasi sempre, i clienti palpeggiavano vistosamente le cameriere a volte schiaffeggiandone il culo, a volte infilando la mano in mezzo alle gambe della ragazza, a volte, approfittando del momento in cui si doveva abbassare per deporre sul tavolino le bevande, dandole una strizzata alle tette o infilandole un dito nella figa.

La ragazza rispondeva con un sorriso ed il cliente molto spesso infilava una banconota nell’orlo delle autoreggenti.                                                                                                

Ma la mancia era solo per il servizio bar, in fondo si fa anche per un caffe, naturalmente le autoreggenti non erano solitamente il posto dove al bar si lasciavano le mance.

Esaurita l'esplorazione chiesi ad Erica se era sempre convinta a partecipare allo spettacolo.

Lei mi rispose “Perché no? Si va in scena”.

Scegliemmo un divano in prima fila che permettesse una perfetta visuale dagli sgabelli del bar dove pensavo di passare molto tempo ad osservare come Erica si sarebbe comportata sotto assalto di uomini arrapati.

Appena seduti sul divano venimmo immediatamente avvicinati da singoli che, gentilmente chiedevano se potevano sedersi accanto a noi.

Naturalmente non era educato fare una plateale selezione in base all’aspetto della persona, per cui rispondemmo di si ai ‘pie veloci’ che si erano presentati per primi.

Altri, ritardatari, fecero capannello intorno al nostro divano, attirati dalla bellezza di Erica.

Attaccarono discorso senza grande fantasia presentandosi e chiedendo i nostri rispettivi nomi.

Rispondemmo educatamente e loro passarono subito all'attacco chiedendoci se eravamo nuovi soci, alla nostra risposta positiva ci chiesero cosa ne pensassimo dell’ambiente, le solite banalità di un discorso tra sconosciuti.

Quindi passarono a fare i più sperticati complimenti ad Erica, il loro interesse per il sottoscritto era evidentemente inesistente.

Alla fine arrivava la domanda a cui erano veramente interessati.

“Cosa pensate di fare qui ’

Mi venne voglia di rispondere loro che volevamo solo fare quattro salti sulla pista da ballo, farci qualche drink e tornarcene alla nostra casetta.

Certo era una domanda diretta, molto diretta, ma estremamente banale.

Personalmente avrei fatto da cicerone enumerando le cose che succedevano al club dalle più innocenti alle più scabrose ed eventualmente enfatizzando le più scabrose ed offrendomi come guida alla scoperta degli ambienti più reconditi.

Ma gli uomini, quando pensano alla figa, difficilmente riescono a coordinare il cervello oltre discorsi banali.

Risposi io per entrambi dichiarando semplicemente che volevamo fare sesso, più precisamente, essendo io un ‘cuckold’, volevo che Erica, mia moglie, venisse apprezzata nel corpo e nella mente da ogni estraneo lei avesse ritenuto adatto allo scopo.

In parole povere, volevo venisse corteggiata, questo per la mente, per soddisfare la propria autostima, e , dopo accurata selezione, palpeggiata, strapazzata, chiavata, inculata e quant’altro per la soddisfazione corporale.

Furono presi in contropiede e furono loro che avrebbero dovuto essere esortati a chiudere la bocca per evitare che mosche vi alloggiassero.

Passata la sorpresa si affannarono a candidarsi vantando grande esperienza sia nel corteggiamento che nell'esercizio dell’amplesso.

A questo punto chiesi sottovoce ad Erica se se la sentiva di affrontare le belve.

Alla sua risposta affermativa dichiarai che me ne andavo a prendere un drink lasciandola alle prese con un branco di uomini arrapati.          

Mi sedetti su uno sgabello in una posizione da cui avevo una completa visuale di quanto accadeva al divano di Erica.

Vedevo che tutti si affannavano intorno a lei facendo domande che immaginai riguardassero le sue preferenze e cercando un contatto fisico.

Ad un certo punto vidi cazzi uscire dai pantaloni dei più vicini, alcuni già in tiro, altri un po' ‘barzotti' ed Erica che li prendeva in mano per un po' ognuno masturbandoli, in parole povere faceva un inizio di sega ad ognuno senza soffermarsi su nessuno.

A questo punto fu un generale alza bandiera.

Erica allora si alzo dal divano, sposto di lato le spalline del vestito che scivolo a terra rimanendo completamente nuda davanti a tutti.

Si alzarono urla di approvazione da parte di tutti, non solo del gruppo che ormai si era infoltito davanti a lei, ma anche da molti dei presenti che ormai si erano concentrati sullo spettacolo, qualcuno inizio a battere le mani.

Lei si mise al centro del gruppo che avevano già gli uccelli sull'attenti fuori dai pantaloni e prese a segare un po' per uno tutti gli uomini arrapati.

Questi, da parte loro, iniziarono a palpare Erica su tutto il suo corpo.

Chi le strizzava le tette, chi gliele succhiava cercando di ingoiarne più che poteva, operazione difficile viste le dimensioni, chi le palpava il culo, chi la ‘schiappeggiava' dando neanche tanto leggere sberle alle sue chiappe sode, chi le metteva le mani in mezzo alle gambe cercando di introdurre le proprie dita nella figa.

Allora Erica, abbassandosi all'altezza dei cazzi, comincio a succhiare alternativamente tutti gli uccelli che si alzavano intorno a lei, continuando a segare con entrambe le mani i cazzi dei più vicini.

Non si trattava di veri pompini, se avesse dovuto portare all'orgasmo tutti quelli che la circondavano, ci sarebbe voluta la notte intera.

Solo sei o sette pompate ognuno prima di passare al successivo.

Alcuni le spingevano la testa contro il proprio ventre obbligando Erica ad ingoiargli il cazzo fino alle palle.

In questo caso Erica lo teneva in gola per qualche secondo poi spingeva via lo stupratore, non senza che una grande quantità di saliva le colasse dalla bocca.

Ma questa era utile per lubrificare i cazzi successivi.

Qualcuno, più intraprendente degli altri, approfittando della posizione a 90 gradi assunta da Erica per prendersi i cazzi in gola, le introduceva l'uccello nella figa dando qualche colpo finché Erica non si spostava

togliendoselo da dentro, ma subito qualcun altro approfittava del buco rimasto libero.

A furia di spompinarli qualcuno, evidentemente con una bassa autonomia, comincio ad eiaculare schizzando in faccia ad Erica il suo carico di sperma.

Lei non si curava di detergersi il viso ma continuava imperterrita a spompinare a dritta e a manca.

Alla fine il suo viso era una maschera di sperma.

A questo punto, senza alcun preavviso, si alzò, prese in mano il suo vestito, e nuda, senza alcun pudore, sotto lo sguardo di tutti i presenti, in mezzo alla sala avviandosi verso il bar per sedersi sullo sgabello di fianco al mio.                                                                                “Mi è venuta un po’ di sete. Me lo ordineresti un drink per favore?”

“Certo cara. Te lo sei proprio meritato”.

Le detersi il viso con un fazzoletto e le chiesi : "Cosa pensi in questo momento, ma, soprattutto, cosa pensavi e cosa provavi al momento dell’azione?”.

“In questo momento sono rilassata. All’inizio ero un po’ agitata.             Sentivo l’emozione del.. ‘debutto’.                                     Poi mi sono immersa nella parte e ci ho preso gusto. Un immenso gusto.     Una sensazione di potenza.                                          Mi sentivo già una pornostar.”                                         

Gli omini a cui Erica aveva elargito la sua prestazione erano esattamente dodici.

Ne presi nota perché mi era balenata un'idea che avrei sottoposto ad Erica appena tornati a casa.

A quel punto non era il caso di prolungare la nostra permanenza al Club.

Ci avviammo all’uscita, Erica sempre spavaldamente nuda, accompagnati dagli applausi di tutti i presenti, barman compresi.

Così si concluse la prima serata al Club Privé.

Cap. 3 Una proposta indecente.

Arrivati a casa, per prima cosa, Erica si fece una lunga doccia calda.

Erano le tre di notte, ma era sabato, anzi ormai domenica e quindi avremmo potuto dormire fino a tardi.

Ma eravamo entrambi stanchi cosi andammo subito a letto.

Ma l'adrenalina che ancora circolava nel nostro organismo impediva ad entrambi di prendere sonno.

Cosi le chiesi nuovamente cosa aveva provato durante la sua rovente esibizione.

“All’inizio un grande imbarazzo.                                  Quando cominciarono a spuntare cazzi tutto intorno a me mi prese la voglia di scappare.                                                          Poi mi dissi che eravamo lì per quello e non volevo deluderti con la mia codardia. Cosi cominciai a prenderli in mano ed a massaggiarli un po’ l’uno un po’ l'altro. Quando ad uno ad uno cominciarono a rizzarsi diventando sempre più duri mi sono resa conto del potere che avevo, letteralmente, nelle mie mani.         Allora ho cominciato ad eccitarmi, avevo voglia.                         Una voglia che ben conoscevo, voglia di sesso, ma mi rendevo conto che non era la stessa voglia che provavo facendo l’amore con te.                      Era una voglia di ‘quantità, voglia di tanti cazzi, un gran numero di cazzi, tutti per me, che volevano me.                                           Vedere tutti quegli uccelli ritti come soldatini, già scappellati, alcuni già con una goccia di liquido lattiginoso per l'eccitazione mi faceva girare la testa.    Sentivo la figa inondarsi, ho deciso di mollare ogni freno inibitore ed ho preso a succhiarli uno ad uno.                                 Contemporaneamente sentivo mani che mi palpavano le tette, altre che mi schiaffeggiavano il culo, dita inserite nella figa, uccelli che ci si strusciavano contro, qualche cazzo che la penetrava e cominciava a pompare.            Mi sono destreggiata meglio che potevo in mezzo a quella folla di arrapati.   Alla fine ho pensato che come debutto poteva bastare e li ho mollati lì e ti ho raggiunto al bar.                                                   Gli applausi scroscianti, mentre attraversavo la sala, mi hanno preso alla sprovvista ma mi hanno reso orgogliosa di me stessa.”

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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