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Mia moglie ha fatto anche la puttana
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Mia moglie ha fatto anche la puttana

Salutiamo l'esordio di una nuova penna erotica per il sito: @zolder Nota: questo è un racconto di fantasia ma, non del tutto .             Solo un po' enfatizzato.                                            In particolare Erica ha realmente 'BATTUTO' sulla nazionale dei Giovi, Introduzione. Vi vogli...

sesso italiano
2 anni fa · 949 letture · 0

Salutiamo l'esordio di una nuova penna erotica per il sito: @zolder

Nota: questo è un racconto di fantasia ma, non del tutto .             Solo un po' enfatizzato.                                            In particolare Erica ha realmente 'BATTUTO' sulla nazionale dei Giovi,

Introduzione.

Vi voglio raccontare come, nel corso degli anni, sono riuscito, passo dopo passo, a fare diventare mia moglie una puttana.

Esatto una puttana.

Una puttana felice di esserlo.

In verità non sono stato altro che il suo Pigmalione.

Perché puttana mia moglie lo era già, ma non sapeva di esserlo.

Quando ho conosciuto mia moglie, da alcuni indizi, ho scoperto che aveva la vocazione ad essere puttana.

Non ne era consapevole, era bloccata dall'educazione tradizionale che aveva ricevuto.                                                           Ed io l'ho aiutata a conoscere se stessa senza vergogna ne ipocrisie.

La mia attività di Pigmalione, nei confronti di mia moglie, si e tradotta in una istruzione a vari livelli.

Dalle elementari, alle medie, alle superiori, all’università.

Mia moglie era la studentessa modello.

Sempre ottimi voti, al top in ogni materia.

Se vorrete leggere i prossimi capitoli, cercherò di essere all’altezza di descrivere le qualità di mia moglie.

Cap. 1

Mia moglie e una gran bella figa.

Scusate il francesismo ma “bella figa” e il termine più appropriato per definirla.

Mia moglie potrebbe essere definita una venere tascabile.

Non troppo alta, circa 160 cm, gambe favolose, vita snella, fianchi della giusta misura, ne' stretti ne' troppo larghi, pancia piatta o meglio, con un leggero rigonfiamento che lo rende ancora più attraente, seno quarta misura, sodo ma non rigido, della giusta flessibilità, che quando e libero si appoggia leggermente al torace senza essere cadente, capezzoli turgidi, rivolti all’insù, con grandi aureole, culo sodo a mandolino.

Nel mio immaginario avevo sempre desiderato una compagna con alcune caratteristiche.

Che fosse sensuale, ed Erica lo era sicuramente.

Che fosse disinibita, ed anche questo mi sembrava fosse tra le su qualità.

Dopo queste, che sembravano acquisite, ce ne erano altre che avrei dovuto con discrezione sondare.

Mi sarebbe piaciuto che fosse esibizionista, vestendo in modo provocante, esibendosi pubblicamente in performances sessuali.

Tutte queste sono caratteristiche che desidero che la mia compagna possieda.

E dove sarebbe stato possibile che questo accadesse?

In un club prive.

Cosi una sera, non particolarmente eccitante, mentre un po’ annoiati stavamo spaparanzati sul divano a guardare la televisione, buttai la la proposta.

“Che ne diresti se ci iscrivessimo in un club prive? “

Erica non era una scolaretta innocente, conosceva già cosa fossero i club prive, ma non aveva neanche minimamente pensato di frequentarli.

Le dissi che personalmente li avevo frequentati come single in rare occasioni ma non provavo nessuna attrazione per un rapporto occasionale anche se con una bella donna.

Alla fin fine si trattava solamente di una sveltina, non c’era il piacere della conquista, la trovavo una cosa squallida.

Al che Erica mi chiese “Allora perché vuoi che ci iscriviamo?”

Le risposi “Perché ti voglio vedere circondata da una nuvola di uomini, desiderosi di chiavarti.                                                        Ti voglio vedere fare la civetta con tutti e farli sbavare lasciandoti palpare su tutto il corpo.                                                       Voglio vederti girare per il locale seminuda, con vestiti ti vedo e non ti vedo.     Voglio che ti esibisca in spogliarelli, in Lap Dance.                          E solo alla fine voglio vederti chiavata, inculata da uno qualsiasi e magari più di uno”.

“Quando ci iscriviamo?” Lei mi chiese.

Cosi inizio il percorso di mia moglie nel mondo del sesso.

Cap. 2 Club Privé prime esperienze.

Il primo passo era trovare il Club Prive.

Doveva essere lontano dai nostri spazi abituali, sarebbe stato imbarazzante trovarci un cliente del bar dove prendevamo il caffe abitualmente.

O addirittura qualche collega di ufficio.

Oggi su internet si può trovare tutto, dal venditore di matrioske, all'importatore di vini tipici del Turkmenistan , forse questo no, sono mussulmani, comunque fu facile trovare l’elenco dei club prive nell’area milanese.

C'erano addirittura elenchi con valutazione in stelle come per ristoranti ed alberghi, ed i relativi commenti degli ospiti.

Ne scegliemmo uno nell’interland a sud di Milano.

Il passo successivo era procurarsi il guardaroba adatto.

Erica aveva un guardaroba misto, abiti formali per il lavoro, ed alcuni un po’ più sbarazzini per il tempo libero.

Per sbarazzino intendo, mini gonne appena sopra il ginocchio, top scollati quanto basta per mettere in evidenza le sue meravigliose tette.

Ma non era un abbigliamento da Club Prive, o, almeno, non l'abbigliamento per come volevamo vivere questa nuova esperienza.

Ne avremmo sicuramente trovati in qualsiasi Pornoshop, ma sarebbero stati certamente solamente volgari.

Noi volevamo coniugare sensualità ed eleganza.

Cosi, sempre su internet, trovammo una boutique per abiti trasgessivi.

Qui trovammo quel che cercavamo.

Abiti lunghi con profonde spaccature laterali, altri con spaccature centrali che arrivavano appena sopra l’inguine, tali che ad ogni movimento si intravvedesse la figa.

Abiti con profonde ‘sculature'.. non e un refuso, erano abiti con la schiena completamente nuda fino sotto l'inizio della divisione delle chiappe rendendo la schiena un abissale decolté o meglio un abissale ‘deCULtè’.

Minigonne con la vita all’altezza del pube e l’orlo appena sotto il culo più ampie cinture che a gonne.

Minigonne a vita bassa, di lunghezza tale che avrebbero potuto essere indossate anche in pubblico, non senza attirare sguardi concupiscenti, ma con profonde spaccature laterali, che ad ogni passo, sollevandosi, mostravano metà ventre compreso scorci di figa.

Top di dimensioni minime, che coprivano a malapena i capezzoli.

Top accollati ma non sufficientemente lunghi da coprire interamente le tette arrivando solo pochi centimetri sotto i capezzoli, con maniche larghissime in modo che, di profilo, le tette erano perfettamente visibili.

Abitini stile Roaring Twenty di una stoffa semitrasparente, e tante perline che aiutavano a fatica a nascondere quel che c’era sotto, e arrivavano a mala pena dieci centimetri sotto il pube in modo che ballando un Charleston ad ogni passo salivano quasi in vita.

La permanenza nella boutique fu molto lunga, con l'assistenza della proprietaria che vedeva l'affare gonfiarsi ad ogni abito provato ed approvato.

Erica provava tutti gli abiti, all'inizio con un certo imbarazzo, per entusiasmarsi mano a mano che le prove continuavano.

Spesi un capitale, ma era un investimento.

Per guadagnare bisogna investire ed aspettare i frutti con pazienza, ed ero sicuro che sarebbe stato un buon investimento ed i frutti sarebbero stati via via più abbondanti..

E venne il giorno dell’entrata in scena.

L’entrata in scena di Erica, la star, l'astro nascente nel mondo del sesso.

Ma lei, al contrario di me, non ne era molto convinta.

Scegliemmo uno degli abiti appena comprati, uno di quelli meno trasgressivi, un abito lungo con profondi spacchi laterali ed una scollatura ampia sul decolté in modo che le tette fossero in grande evidenza, e di una profondità abissale che arrivava fin sotto l’ombelico.

Espletammo le formalità relative all’iscrizione, firmando entrambi un regolamento interno ed una liberatoria per il Club.

Ed entrammo nel club.

L'ingresso dava direttamente in un salone con al centro una pista da ballo, con a lato un palco al centro del quale si ergeva un palo alto fino al soffitto, evidentemente per esibizioni di Lap Dance, sul fondo c’era un classico bar con sgabelli alti, e tutto intorno un gran numero di ampli divani con un tavolino di fronte per i drink, ampli a sufficienza per far sedere almeno quattro persone, in modo da impedire che coppie troppo timide si trincerassero su divani a due posti evitando l’accerchiamento di singoli invadenti.

In fondo le coppie erano le prede, i singoli i predatori.

Alcune coppie erano sedute sui divani, spesso circondate da singoli che cercavano di attaccare bottone, quando non già a bottone saldamente attaccato, con le mani che esploravano tette e gambe delle signore.

Altre coppie sulla pista da ballo in pose naturali, evidentemente marito e moglie, altre avvinghiate a maschi arrapati che non esitavano a stringere le chiappe della loro dama.

Alla fine del brano musicale alcune delle donne, dopo essersi sciolte dall’abbraccio del ‘pitone' con cui avevano ballato, ritornavano da sole dal marito sul divano, altre si dirigevano, accompagnate dal ‘pitone’ stesso, verso i prive.

I singoli non ancora alla caccia delle prede erano prevalentemente seduti al bar che sorseggiavano il primo drink offerto dalla casa, o, taluni già al bis od al tris a pagamento. Erica ed io iniziammo l’esplorazione del locale in cerca del sancta sanctorum del club, i privé.

Questi si trovavano ai lati di un lungo corridoio, scarsamente illuminato, che si apriva in fondo al salone principale.

Ogni prive aveva una porta sopra la quale c’erano due insegne, una di colore rosso con la scritta ‘VIETATO ENTRARE’ ed una Verde che recitava ‘ENTRATA LIBERA’.

Chi si appartava, con un apposito pulsante, esprimeva la volontà di consumare il peccato in modo riservato, oppure alla vista di chiunque magari anche gradendo la partecipazione attiva di eventuali spettatori.

Ogni stanza era di dimensioni appena sufficienti per contenere un letto matrimoniale con accanto un comodino su cui spiccava un pulsante rosso, tipo quello dei giuochi a premio con il quale ci si prenotava per dare la risposta, ma lì per fare in modo che, se qualche invasato esagerava nelle sue prestazioni, premendo il pulsante si faceva intervenire il servizio d’ordine.

A fianco di ogni privé c'era una seconda porticina che dava su uno stretto corridoio con un panca ed una parete costituita da uno di quegli specchi che si vedono nei film polizieschi per gli interrogatori, a specchio dalla parte del prive, in modo che le coppie impegnate nei loro amplessi potessero vedersi per aumentare la loro concupiscenza, trasparenti dalla parte del corridoio in modo che il marito o altri visitatori potessero godersi l'amplesso magari sparandosi una sega.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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