Troppo, per rinviare ancora ad assaggiare quella scultura che le si offriva, prese in mano il cazzo dello sconosciuto.
Una vampata di calore la prese tutta, dalla testa ai piedi, e non riuscì a trattenere quella sensazione strana, mai avuta prima, come dover urinare, una voce le disse "si, cagna, lasciati andare, vieni, godi, sbrodolati tutta".
Sentire quella carne calda non familiare nella sua mano e, sentirsi violata allo stesso tempo fecero sì, da annullare il suo innato ritegno, ormai era preda della sua lussuria, che eliminava ogni senso di colpa.
Fu cosi che imparò il significato "Squirtare".
Con la mano tentava, "senza riuscirci" di avvolgere il cazzo del suo nuovo "Angelo Aguzzino", tra le dita restava uno spazio considerevole.
Ruotando su sé stessa, si chinò sul grembo "dell'Angelo Aguzzino" e guidò quel splendore di cazzo tra le labbra.
Per anni aveva avuto un unico cazzo, quello del marito.
Erano ragazzi, quando con lui aveva iniziato a praticare l'arte della "fellatio" era diventata brava, le piaceva prenderlo in bocca da floscio e, man mano sentirlo crescere in bocca, era diventata la sua passione.
Ora le gocce di precum le bagnavano le labbra e si univano alla forte salivazione prodotta dalla sua azione, il cazzo, divenuto scultoreo "pressappoco come i culturisti quando si ungono per far risaltare i muscoli", molto scivoloso, oltre che gonfio, le pulsava in bocca, mentre faceva scivolare le labbra su e giù lungo l'asta.
Nella semi oscurità, ogni tanto guardava quel cazzo, lo vedeva luccicare da quanto era bagnato, scorreva la mano su quel pezzo di carne calda e, nel contempo, sentiva che sia la bocca, che la figa emettevano fluidi in continuazione, la cosa la estasiava, si sentiva proiettata in un'altra dimensione.
Il suo, ora "Angelo", gemette, ma Irene riuscì a malapena a sentire le urla dell'attrice sullo schermo.
Irene non riusciva a vedere, ma i tre uomini erano penetrati in tutti i buchi della bionda e la stavano pompando duramente, inoltre non riusciva a vedere di aver attirato un certo numero di uomini, con i suoi gemiti e urla soffocate, uomini incontrollabilmente infoiati.
Proprio quando cercava di ricordare, l'ultima volta che suo marito le avesse sborrato in bocca, "l'Aguzzino" le afferrò i capelli e spinse il cazzo con forza in profondità nella gola, spruzzandole tutta la sborra che aveva, sembrava un fiume in piena, Irene, cercò di non farsi prendere dai conati e, tenendo leggermente le labbra aperte, faceva defluire la sborra, non voleva annegare, ma godere.
Nel mentre provò a infilarsi due dita nella figa, ma una lingua fu più veloce, si senti avvolgere da una bocca, avvertì l'alito caldo e subito una lingua che faceva la mappatura della figa, era rimasta con la gamba poggiata sulla poltrona davanti, aveva solo ruotato il busto sulla destra e si era abbassata, perciò la sua posizione, così aperta era una manna per il signore che inginocchiato, la leccava con un turbinio di lingua esagerato, mentre ingoiava ciò che le era possibile.
Ma era troppo, Irene si vide costretta a ritrarsi, mentre gli schizzi del suo "Angelo Torturatore" continuavano a colpirle viso, capelli, seno.
Irene si mise in ginocchio sul pavimento del cinema, poggiando la testa di lato sulla pancia del maschio, il cazzo le poggiava sull'intera guancia.
Aveva succhiato e bevuto, fin quanto poteva quel super cazzo, da subito come aveva iniziato a pulsare.
Aprì gli occhi, la vista era sfocata, per la prima volta vide il viso di chi aveva appena succhiato, notò un gruppo di uomini con pantaloni alle caviglie e, cazzi gonfi ed eretti.
I tre uomini sullo schermo, eruttavano tanto sperma nella bocca e sul corpo dell'attrice, più di quanto Irene avesse mai potuto vedere in vita sua, anche perché suo marito non ne produceva tanta.
Era ancora in ginocchio, ansimava e stava ancora godendo, era praticamente ricoperta di sborra ovunque, inoltre sentiva la figa pulsare, per cui chiuse gli occhi, abbandonandosi alle voglie di quegli uomini.
Una bocca si avvicino al suo bel seno sodo e cominciò a leccare e succhiarne i capezzoli in maniera forsennata, altre due bocche iniziarono l'opera di pulizia, le lingue, passavano ora veloci, ora lente, su quei lembi di pelle dove ristagnavano gli spruzzi, fu percorsa da un brivido lungo il corpo, quando, contemporaneamente, le due lingue esplorarono il canale uditivo da ambo i lati.
In quella baraonda, un signore approfittò per sdraiarsi a mo' di 69 sotto di lei, infilava la lingua in quella figa desiderosa, a lei ne derivava un piacere infinito, un altro signore mingherlino, ma con mani esagerate, si sdraiò sul lato opposto al corpo di Irene, in modo da avere a portata di lingua il buco del culo di lei, che era lì che aspettava, una lingua lunga larga e appuntita, iniziò l'opera di lappatura, lo faceva in maniera da sembrare un cane famelico, voleva penetrarla con la lingua. Irene non era vergine di culo perciò si rilassò sentendo la lingua prima e il dito dopo, entrare, e che dito!
Le lingue saettavano su tutto il corpo, ma tra figa e culo il piacere era ai massimi livelli, rilassando ancor di più i muscoli, il buco del culo si allentò, inaspettatamente arrivo il secondo dito, la sorpresa unita al piacere, fu tale da farle stringere lo sfintere, cosicché, stringendo e mollando, le sembrava fare un pompino col culo.
In poche ore si era trasformata, non si riconosceva, ma amava questa nuova veste di sé stessa, per Irene era un piacere continuo, aveva 5 uomini a sua disposizione, 2 sdraiati per terra di cui uno intento a leccarle la figa e l'altro il culo, due che proseguivano con la pulizia dagli schizzi di sborra, l'altro cercò di baciare Irene, era li ad occhi chiusi e bocca aperta, il contatto con quella lingua, anche se non sapeva di chi fosse, le procurò una ennesima scarica di piacere.
Godeva e godeva, ormai non riusciva più controllare il suo corpo, era un piacere infinito.
Quante sensazioni stava provando, quante nuove scoperte stava facendo su sé stessa, alle precedenti, ora si univa la scoperta di essere pluriorgasmica. L'addetto alla figa si dava un gran da fare a bere e leccare il nettare che, abbondante fuorusciva dalle sue mucose, quello che dedicava attenzioni al culo, fece sì che si aprisse sotto le sollecitazioni della lingua, così da potervi penetrare con le dita, ne aveva tre nel culo e tre in figa ed erano manovrate con grande maestria.
In pratica, proprio "veri professionisti del sesso"
O53
continua


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