Non voglio venire subito in bocca, la faccio alzare ed inizio a masturbarla con le dita, ha la figa completamente depilata ed è un lago. Spingo prima uno poi due dita infine tre in fondo e lei, ancora seduta sulla scrivania con i piedi sui braccioli della poltrona, si lascia andare all’indietro mugolando – “Si, dai scopami la fica – le mie dita non le danno tregua e con il pollice stuzzico la clitoride che si erge. E’ in completo delirio, ha dimenticato perché è venuta qua decisa a darmela ed io decido di scoparmela come una troia – “Allora lo sapevi che mi facevi tirare il cazzo” – fermo la mano dentro ed inizio a leccarle il clitoride, poi riprendo a masturbarla ruotando le dita al suo interno, leccando clitoride e labbra, finché la sento tremare ed infine esplodere un orgasmo liberatorio – “Dai continua, ohhh non sapevo di poter venire così forte, continua, non smettere” – le sfilo piano la mano lasciandole chiudere le gambe e la giro a pancia sotto, a novanta gradi sul piano della scrivania. E’ completamente andata ed il buchetto posteriore che continua a contrarsi sotto l’effetto dell’orgasmo appena avuto mi attrae irresistibilmente. Le appoggio la cappella sull’ano e lei alza la testa, si gira e con uno sguardo innocente negli occhi – “Questo vale il posto?” – “Intanto me lo prendo, del posto ne riparliamo dopo” – e le forzo il culo strappandole un grido di dolore. Il leggero dolore che anche io provo per la penetrazione senza alcuna preparazione e l’assenza di lubrificazione non mi dà alcuna voglia di venire subito e continuo a penetrarla con un ritmo lento e profondo, la sentivo gemere e non capivo se era per il dolore o per il piacere, ma in fondo non me ne importava nulla. Prendermi il suo culo era una soddisfazione troppo grande, anni di atteggiamenti altezzosi, di figa fatta annusare per il piacere di eccitarmi e di sapermi frustrato, ed ora l’avevo sotto, che m’implorava ora di smettere ed ora di spaccarla in due.
Il mio orgasmo si è allontanato, dissolto in un piacere più grande, voglio farla diventare la mia puttana ed umiliarla profondamente. Mentre penso a come umiliarla mi rendo conto che Antonella sta continuando a godere ed a venire in continuazione – “Sono la tua puttana, la tua troia, oddio come sto godendo, mi stai spaccando il culo ma mi piace, mi piace troppo” – “Ma tu non vieni mai, come è duro, ancora, ancora” . Altro che umiliarla, sta prendendo ancora una volta il sopravvento, più glielo sbatto forte e più lei gode, ormai nella testa ho solo la voglia di vederla piangere, lo tiro fuori e “Adesso me lo succhi per bene” – le dico facendola inginocchiare per terra – “ed attenta a non sporcarmi il parquet nuovo”. Accenna ad un moto di disgusto poi, con la mia mano che le stringe la nuca, inizia a succhiarmi. Sono seduto sulla mia poltrona e la visione di Antonella in ginocchio, con la gonna alzata sulle natiche, e la bocca piena del mio cazzo mi sta facendo andare in orbita. Continuo a provocarla, le sposto i capelli di lato per vederla bene in faccia e lei mi guarda e mi sorride a bocca piena “Vuoi vedermi mentre ti succhio eh, allora guardami, guarda tua cognata com’è brava” – mi parla continuando a mungermi il cazzo, leccandomi le palle e l’asta, strusciando la cappella sulla lingua – “Ti piace così?, fammi vedere quanto, forza sborrami in bocca” - mi alzo in piedi e la spingo, sempre in ginocchio, contro la parete. Inizio a scoparle la bocca, infilandoglielo a forza in fondo e tenendole la testa tra le mani. Ha dei conati di vomito, riesce a divincolarsi e mi guarda impaurita, con gli occhi di fuori – “Così no, mi soffochi, fai più piano che non riesco a respirare” Glielo ficco di nuovo in bocca e continuo a scoparla più forte ed ancora più in fondo, le vedo gonfiarsi la gola ad ogni affondo, e grosse lacrime iniziano a scenderle lungo il viso “Forza, fammi vedere se sei davvero la professionista che dici, non me ne fotte niente se non respiri, voglio goderti in fondo alla gola” Sento le sue mani accarezzarmi le palle, la vedo inumidirsi un dito nella figa e poi ne sento la punta affacciarsi al mio ano. Le affondo le dita tra i capelli, il suo dito entra in me, sento l’orgasmo salire imponente ed inizio finalmente a venire. Riverso una quantità di sborra che mi sembra non finire mai nella sua gola, tenendole ferma la testa con il suo naso tra i miei peli. Quando le scariche elettriche che mi attraversano iniziano a fermarsi la lascio andare, ha la sborra che le cola dal naso e la faccia stravolta. Mi accascio sulla poltrona e la lascio per terra a riprendere fiato.
Si alza in ginocchio e mi viene vicino, inaspettatamente mi riprende il cazzo in bocca e me lo lecca pulendo anche le più piccole tracce di sperma, mi appoggia la testa sulle cosce e si lascia accarezzare i capelli.
“Adesso devo andare, non vorrei che Giovanni avesse finito e mi stia aspettando. Ci vediamo domani all’inaugurazione, e per il posto lascia stare, magari vengo la sera ogni tanto a darti una mano...”
continua...?
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