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Il rosso glande di Ben
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Racconto10 min di lettura

Il rosso glande di Ben

Sverginamento canino, per il culo del narratore di questa confessione, rimasto anonimo.

sesso italiano
1 anno fa · 703 letture · 0

Titolo originale: Nel mio culo è entrato di tutto...

Mi chiamo XXX e sono un tipo piuttosto normale, nel senso che non presento grosse attrattive fisiche. I miei capelli sono castani come i miei occhi, non sono molto alto né, tantomeno, muscoloso; forse perché non ho mai praticato seriamente uno sport.

Ho capito piuttosto presto di essere gay perché mi piaceva guardare i ragazzi, specialmente al mare o nello spogliatoio della scuola all'ora di ginnastica, mentre le ragazze non mi hanno mai procurato alcuna emozione particolare.

Abito in periferia e non è facile trovare qualcuno che soddisfi i desideri di un giovane gay senza sputtanarlo a vita con tutto il paese. Purtroppo, la provincia è così, le voci ci mettono poco ad arrivare a chi non dovrebbero mai pervenire, tipo genitori, professori o amici.

Così, divenni un assiduo computer operator. I miei genitori erano convinti studiassi fino a notte fonda, convincendosi che sarei diventato un ingegnere o un programmatore, visto che amavo così tanto l'informatica. Invece, non facevo altro che cercare foto e video hard con bei maschioni con le mazze in bella mostra e inculate a go go, fantasticando un casino su quanto avrei voluto trovarmi al posto di chi stava davanti.

Ero un eterno verginello, anche se nel mio culo era entrato di tutto, pur stando attento a non forzare troppo: volevo fosse un cazzo di carne pulsante ad aprirmi la prima volta.

Iniziai con il classico dito. Lo inumidii per bene e iniziai a disegnare la circonferenza di quel buchino dalla pelle tanto sensibile. Avevo brividi che mi scuotevano tutto e il mio pene diventava un palo di granito, tanto mi piaceva venir stimolato da dietro, continuando a guardare foto di uomini nudi.

Pian pianino, il dito si fece strada nell'ano e mi penetrai delicatamente, iniziando a fare dentro e fuori.

Il primo ditaculo non si scorda mai!

Preferii non menarmi il cazzo, ma mi sborrai comunque addosso: l'emozione di sentire qualcosa dentro che mi stuzzicava le pareti prostatiche era sublime. Credo di aver raggiunto così il mio primo orgasmo, un orgasmo interno.

“Sono femmina!” Mi dissi.

Ero emozionatissimo e morivo dalla voglia di provare ancora. Naturalmente, dovevo essere cauto, non potevo fare rumore, né abbandonarmi a espressioni di piacere, i miei avrebbero potuto sentirmi.

La volta dopo, provai con una penna grossa, di quelle classiche quattro colori. Ma non produsse l'effetto desiderato. Quando la punta iniziò a premere per entrare, mi eccitai un casino.

“Che fico, mi penetro per bene, come con un sex toy!” Pensai elettrizzato solo all'idea di quella innocente perversione.

Ma la penna era rigida e la punta non era arrotondata, mi graffiava facendo dentro e fuori e rischiava di ferirmi. Così, la tolsi, sostituendola con il solito dito per finire il lavoro. Ci misi parecchio a venire perché ero infastidito dal fatto che il mio piano non avesse funzionato e dovetti menarmelo per poter sborrare.

Quella notte, sotto le coperte, dovetti sditalinarmi ancora perché mi era rimasta la voglia e provai a inserire un secondo dito.

“Oh, siii, che bello, entrano tutti e due. Il mio culetto è sempre più elastico e accogliente, vuole di più, di piuuuu.” I miei pensieri erano più o meno questi e già iniziavo a fantasticare su con che cosa provare la volta successiva.

Avevo letto di chi usa gli ortaggi in mancanza di un vibratore e, il pomeriggio a seguire, già infoiato per l'aspettativa di quella nuova penetrazione, approfittai di essere solo a casa per andare a curiosare in frigo. La scelta cadde su una carota non troppo grossa, non volevo rischiare.

Mi chiusi comunque in camera e mi spogliai in fretta mettendomi inginocchiato per terra, posando busto e ventre sul letto. Ero una bella pecorina vogliosa di cazzo.

Succhiai la carota, facendola scorrere velocemente dentro e fuori dalla mia bocca mimando un pompino, altra esperienza per cui avrei pagato oro. Un bel cazzo succoso da slappare tutto.

“Uhm, sì, sono qui a gambe aperte che aspetto, sono la tua troia. Inforcami!” Essendo solo a casa, potevo esternare le mie fantasie, pur mantenendo la voce bassa per prudenza. Immaginavo un bel maschio grosso e peloso, come quelli che cercavo sul computer, che fosse pronto a soddisfare ogni mia voglia. “Daaaiii, che aspetti, il mio buchetto freme, vuole essere spaccato da te. Chiavami selvaggiamente!”

Era esattamente questo che avrei voluto dire a un uomo vero con la mazza dura di fuori.

Iniziai a stuzzicarmi con la punta della carota e, complici le fantasie erotiche, la stantuffatina fu soddisfacente.

Mi piaceva un casino sentire qualcosa nel culo, tanto che iniziai a farlo anche quando non mi masturbavo. Mi infilavo qualcosa dentro, come una piccola carota o un qualcos'altro dalla forma adatta e andavo ai miei consueti impegni, scuola o in giro, sentendomi costantemente stimolato. A volte in classe, vibravo leggermente sulla sedia per solleticarmi. Anche se avevo un po' di paura che quella cosa scappasse dentro e non riuscissi più a recuperarla. Come avrei spiegato l'incidente al pronto soccorso?

Così, scoprii i tampax di mia madre. Sembravano fatti per me: erano forse un po' troppo morbidi, ma quelli per il flusso abbondante erano piuttosto grandi e poi avevano la cordicella per estrarli. Gran bella invenzione, li consiglio a chi non ce l'ha ancora largo e vuole provare la sensazione di essere sempre pieno.

Quanto avrei pagato per uno di quegli aggeggi di gomma, i tappi per culo con un cazzetto all'interno. Ma di sexy shop neanche l'ombra dalle mie parti e gli ordino online erano troppo rischiosi, visto che la mattina ero a scuola e la posta la ritirava mia madre.

Avevo persino pensato di farmi una gita a Milano, solo per fare dello shopping in uno di quei negozi. Ma ero perennemente in bolletta.

Intanto, non c'era verso di trovare un uomo vero. Nessuna delle mie conoscenze sembrava avere certe tendenze e restava troppo rischioso osare. Così, dovevo accontentarmi di ditaculi fino a stordirmi.

Una sera, i miei uscirono a cena con dei vecchi amici e io rimasi solo in casa. Essendo sicuro di non vederli tornare per qualche ora, non mi presi la briga di chiudere la porta della camera e iniziai a giocare come di consueto. Mi sistemai nudo sulla sedia da computer, con il coccige posato sul bordo e il culo completamente per aria. Appoggiai i piedi sulla scrivania e, mentre con una mano facevo scorrere immagini di camionisti e motociclisti nudi o che si inchiappettavano a vicenda, con l'altra avevo preso a stimolarmi.

“Che bello, sì, uhuuu, lo voglio tutto dentro. Mhmmm...” Come sempre, cercavo di non urlare, ma ero un po' più stridulo del solito.

Improvvisamente, forse attirato da quegli uggiolii, fece capolino dalla porta Ben, il mio cagnolone.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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