Vienimi in bocca, - riuscii a farfugliare e poi ripresi a succhiarglielo, di prepotenza.
Sicuro? - Disse lui tremante. – Non ti da fastidio? Grugnii qualcosa a bocca piena, per fargli capire che avrei ingoiato. Non lo facevo spesso, ma quella sera desideravo qualcosa di molto forte. E Tony, senza più freni, sborrò nella mia gola. La vacanza cominciava veramente bene.
3
Avevamo deciso di prendercela comoda! Gustammo la colazione in tutta tranquillità, assaggiando pure tutte quelle cose che, a casa, non mangi mai. Poi decidemmo di raggiungere il paese vicino per fare un po’ di compere. Ci dividemmo: mentre Tony risolveva alcune piccole incombenze tra Tabacchi, giornali e Posta, io mi addentrai nell’unico Supermarket, abbastanza grande; abbastanza fornito. Il secondo piano era zeppo di oggettistica, prodotti adatti alle vacanze e persino Souvenir. Mi ripromisi di tornarci prima di partire, visto che, su un lungo scaffale, si potevano scegliere una caterva di gustosissimi prodotti artigianali. Ero piacevolmente libera e frizzante, quella mattina. Non sentirmi addosso la responsabilità della famiglia mi faceva tornare un po’ ragazza… non ero pentita di aver accettato di affrontare, con Tony, una settimana un po’ diversa, anche un po’ più avventurosa. Ora giravo per i corridoi senza una meta precisa, godendomi persino gli sguardi assatanati dei turisti e dei locali che, nonostante le spiagge fossero affollate da ragazze in bikini, non disdegnavano di scrutare, appena potevano, sotto la minigonna di una signora… seppur non più giovanissima. Quelle occhiate significative mi lusingavano e mi fecero sentire subito più leggera; forse avevo fatto bene a non sacrificarmi troppo in primavera, decidendo di non fare una tragedia, per qualche chilo di troppo rispetto a un ideale rapporto peso-forma. Il sedere abbondante tratteneva fin troppo in alto il leggerissimo prendisole ecrù, indossato, sapevo che, ogni volta che mi abbassavo, o quando salivo le scale, lo slip del costumino dai colori vivaci, modello tanga, esponeva fin troppo le mie chiappe, ancora poco abbronzate. Nei settori più solitari ricevetti anche dei complimenti, abbastanza espliciti e diretti, ma non risposi se non con un lievissimo sorriso. L’arrivo di mio marito, stranamente, non placò l’ondata di sguardi che cercavano di intrufolarsi sotto la mia veste. Sia tra le bocce, della mia bella quarta naturale, che tra le cosce, appena queste, per puro caso, si dischiudevano un po’. Tony sembrava non accorgersi di niente, mentre io speravo che questa situazione “porcellosa” potesse appagare la sua continua sete di perversioni complicate.
Scendemmo al mare proprio nell’ora in cui la maggior parte delle famiglie se ne andavano per il pranzo. Dopo un’ora era tutto talmente tranquillo che persino il bagnino, con la sua maglietta stinta e la pelle tesa e scura come cuoio, sonnecchiava rilassato sotto il suo vecchio ombrellone rosso. Tony, dopo il bagno si era rilassato e adesso leggeva. La spiaggia era battuta da una leggera brezza, di quelle traditrici: col tempo così piacevole rischiavi di scottarti al sole con estrema facilità. La mia pelle non è troppo sensibile, forse perchè sono una donna di mare, così ne approfittai per fare una lunga passeggiata ristoratrice, proprio sul limitare del bagnasciuga. Camminai e camminai; superai le ultime sedie del nostro Lido, superai una larga ansa, identificabile da un piccolo promontorio, e ritrovai una spiaggia; questa era un po’ più corta dell’altra, più selvaggia. Grossi “mozziconi” di montagna calcarea spuntavano, a volte per metri, dalla sabbia o dal pietrisco. La discesa al mare era lievemente più scoscesa. La vegetazione scura e gli alti canneti, rendevano la località più incisiva e naturale. Qualcuno scendeva dal piccolo sentiero; alle sue spalle la statale non era visibile, come succedeva per gli altri tratti di costa. Educatamente salutai.
Ciao! – rispose con un sorriso, aperto e cordiale, il nuovo venuto, non mi degnò di particolare attenzione e mi passò davanti allegro e disinvolto; fui io, invece, a scartare all’indietro, rischiando di cadere col culo per terra. Gli occhi fissi sul di dietro abbronzato di quel cinquantenne spensierato. Un secondo prima, mi aveva quasi sfiorato col suo membro floscio e ballonzolante.
Ma… razza di porco… - ero stata colta talmente alla sprovvista che stavo per gridarglielo, però mi trattenni per la paura. Non si sa mai… uno che gira così è quasi certamente un maniaco, magari è pure pericoloso. Quando mi ripresi, però, tutte le mie congetture andarono a farsi benedire. Ero io l’intrusa! Io la cretina, che dava spettacolo di sé… focalizzai dove mi trovavo e capii. Avevo invaso una caletta di nudisti; ero io ad essere in difetto. Il luogo non era affollatissimo: una normalissima spiaggia estiva, con tanto di mamme che lottavano con i ragazzi per distoglierli dal pallone e fargli mangiare la frutta; persone anziane che si godevano il sole; papà che, dal bagnasciuga, sorvegliavano i più piccoli, alle prese con le prime peripezie acquatiche. Tutto perfettamente regolare, innocuo… solo che erano tutti, deliberatamente, nudi. Le tette delle donne, di varia foggia, misura e condizione, danzavano all’aria, seguendo i movimenti delle signore, lo stesso succedeva ai “piselli” dei maschietti, appesi e dondolanti, come carrube all’albero. Naturalmente manifestai tutta la mia sorpresa, pur non volendo, e rimasi per alcuni secondi affascinata da quella selva di cazzi di ogni modello e di ogni lunghezza. I nudisti dovevano essere abituati agli “sforamenti” dei curiosi, infatti non venni neanche calcolata, né gli uomini si imbarazzarono o si eccitarono, leggendomi in viso lo stupore. Appena mi ripresi, tornai mortificata sui miei passi e mi affrettai a raggiungere l’ombrellone; immediatamente raccontai a Tony di quella mia breve avventura
4
Prima di cena feci la doccia, intanto mio marito si godeva una birra ghiacciata, sul patio della nostra casetta. Aspettando il fresco del buio, ci attardammo un po’, ne approfittai per sistemare le cose che avevamo acquistato la mattina. Scoprii che Tony era stato anche in Farmacia… mi chiesi perchè, mentre prendevo la busta dal tavolo della cucina. Restai abbastanza sorpresa, riscontrando che conteneva un’enorme confezione di profilattici, erano del tipo extrarobusto, ma io non conoscevo bene quei cosi, noi non li usavamo quasi mai. Poi c’era un flacone azzurro: era gel lubrificante.
Si può sapere che cosa vuoi farci con tutti questi affari? – Chiesi con un sorrisetto ironico a fior di labbra. Anche lui rispose allegramente, sembrava molto su di giri quella sera:
Non si sa mai, - disse – magari ti viene voglia di farmi le corna, visto che siamo in vacanza…
Sei squallido! – Risposi, fingendo di fare l’offesa. – Secondo te accetterei la corte di un miserabile sconosciuto e… talmente incompetente da non attrezzarsi nemmeno con dei preservativi?
Tanto per cominciare, oggi già te ne sei andata nella spiaggia dei Nudisti… non male come esordio.
Cretino, - dissi subito, - che ne potevo sapere che a pochi metri da noi ci fossero tutte quelle persone? Ah, a proposito, poi rientrando l’ho visto sulla statale, un piccolo cartello giallo con scritto “Spiaggia Libera Riservata Naturisti”… e comunque, pensavo peggio. Io continuo a trovare antigienico stare a contatto con sabbia e sassolini senza una mutandina.
Dai… basta fare un po’ di attenzione, tanto siamo al mare, no? – Tony aveva un’ottica molto diversa dalla mia. – Secondo te, cosa ti protegge, normalmente? Uno slippino di due millimetri? Basta adoperare le giuste precauzioni… e…
E le cosiddette “precauzioni” sarebbero dei bei preservativi? – conclusi ridendo.
Anche… non si sa mai… il calore gioca brutti scherzi!
Il giorno dopo scendemmo sul presto al mare, in modo da partecipare a una imperdibile gita in barca; dopo aver esplorato tutta la costa limitrofa, i marinai ci accompagnarono in un posticino con l’acqua trasparente come cristallo, dove facemmo un tuffo ristoratore. Tornati a bordo consumammo frittura di pesce fresco, preparata al momento e bevemmo vino bianco gelato e frizzante: l’ideale. Tornammo al Villaggio e riposammo, verso le cinque Tony mi chiese se mi andava di tornare in spiaggia. Mi piace il mare al tramonto e accettai di buon grado.
Che ne dici? - Non avevo niente in contrario ma nemmeno morivo dalla voglia di oltrepassare le mie ritrosie… Tony aveva parcheggiato presso il cartello che indicava la spiaggetta dei nudisti. Io sono una tipa abitudinaria, sempre un po’ lenta ad accettare le novità. D’altro canto so di potermi fidare ciecamente di Tony; non è tipo da perdere la bussola o da intraprendere azioni senza le dovute precauzioni. Così, ancora una volta, decisi di seguire il mio compagno e scesi dalla macchina. Tony era stato previdente, così indossavamo scarpette da ginnastica, l’ideale per affrontare quei piccoli sentieri, brevi ma scoscesi. Da ogni curva si diramavano dei piccoli passaggi, sottolineati dalle orme di piedi; si vedeva che lì c’era molto movimento. Prima di giungere alla spiaggia, incontrammo delle persone, ma vestite… insomma: vestite da mare, coi pantaloncini, eccetera. Però erano ferme, come stessero aspettando qualcuno.
