Vai al contenuto
Erotika
La corsa nella notte - Ricordi
Aa
Dimensione testo
Sfondo
Salva
Racconto11 min di lettura

La corsa nella notte - Ricordi

Uno spaccato di un amore anni '80: quando i motori rombavano, le canzoni ti sballavano e la libertà sembrava non essere stata mai così vicina!

Giovanna Esse
1 anno fa · 392 letture · 2

NOTA: non è un racconto porno!

– Una strana? Che cos’è una strana?

– No, nonna, una frana, ho detto: una frana! La pioggia forte di ieri ha provocato una frana, non so, pare dalle parti di Cava. – Finalmente sembrava che la nonna avesse capito; non che fosse decrepita ma, quanto a comprendonio, aveva sempre la testa fra le nuvole. Francesca, invece, era a un passo dalla disperazione: da Salerno a Napoli, era uno ‘sputo’ma all’improvviso, per la ragazza, era divenuta una distanza insormontabile. Sicura di fare tutto col treno, aveva lasciato che sua madre si organizzasse la giornata con l’unica auto di famiglia. E la donna, giustamente, ne aveva approfittato per portare la vettura dal suo amico carrozziere… ma giusto non fu era, perché il maledetto treno, proprio quel giorno, non poteva passare. Proprio il giorno del suo penultimo esame; se non fosse arrivata a Napoli entro le 14 probabilmente avrebbe perso altri sei mesi per poter presentare la sua tesi, alla Federico II.

– Insomma, aprimi, forse mi rimane un’ultima speranza…

– Nella stanza? – la voce gracchiava dal vecchio citofono – vabbè, sali, ‘a nonna, che tutto si aggiusta.

Francesca sbuffò e salì le scale in tutta fretta; infilò la porta senza neanche salutare e si precipitò nel vecchio studio: cercava il portatile, abbandonato dai tempi del liceo. Per fortuna era a portata di mano, la nonna “sbariava” ogni tanto su You Tube, alla ricerca di vecchie canzoni. La rete della loro vicina era accesa, Francesca ne aveva salvato la password.

– France’, che devi fare, è successo qualcosa? Ti faccio una cioccolata, o vuoi il caffè?

– Zitta nonna, zitta, che è questione di vita o di morte!

– Mamma mia, non dire così che mi fai venire l’ansia…

Ma la nipote non l’ascoltava già più. “Come era quel servizio? Che nome aveva il sito?”

L’aveva scoperto solo pochi giorni prima, le era piaciuta l’idea ma aveva anche pensato: “Chissà se la gente è pronta per un’idea del genere. Oggi, pare che i Social allontanino le persone invece che avvicinarle.”

iGoOn ecco, doveva essere così.

Ci volle un attimo per iscriversi e, con un incredibile colpo di “mazzo” incrociò un tizio che saliva da Cosenza e accettava di recuperarla sul lungomare di Salerno, a pochi metri da casa di sua nonna. Il signore diceva di essere un capo area aziendale e sul sito aveva uno Skill abbastanza neutro. Erano le 10, verso mezzogiorno si sarebbero incontrati. Francesca, ora, non poteva che sperare che tutto andasse per il meglio. Per come si erano messe le cose, forse, avrebbe accettato un passaggio anche da parte del dottor Jekill.

Alla fine optò per un tè.

Per prima cosa era corsa in bagno, poi si era messa a suo agio, infine si dedicò alla cara nonna: quella svampita ma saggia vecchina, che amava come una mamma. Così, visto che c’era tempo, le fece un riassunto verosimile delle sue vicissitudini mattutine. Poi le parlò di iGoOn e del fatto che di li a poco avrebbe potuto raggiungere Napoli in macchina, insieme a un perfetto sconosciuto.

La nonna rabbrividì, non voleva esercitare pressioni sulla nipote ma, naturalmente, iniziò a trepidare per lei. Francesca, per darle coraggio (ma anche per infondersene) accampò mille ragioni per giustificare quella scelta; ripassò con la nonna tutti i punti positivi e tutte le sicurezze che il sito aveva creato per gli utenti.

Insomma: tutti apertissimi allo scambio di favori e di esperienze ma senza mai perdere di vista la sicurezza. Comunque Francesca si era convinta di poter viaggiare con una certa tranquillità e, perché no, magari conoscere anche una persona piacevole.

Peccato che sua nonna non avrebbe capito e avrebbe passato il resto della giornata a pregare e ad accendere ceri propiziatori.

La signora Velia sedette, finalmente; ora la ragazza era sistemata e non rimaneva che aspettare un paio d’ore.

– Allora, nonnina, ti sei tranquillizzata?

La vecchia signora la fissò da dietro le lenti, aveva uno strano sorriso sulle labbra e gli occhi, ancora azzurri, nascondevano un pizzico di emozione.

– Tu pensi che io sia stata sempre vecchierella? – Disse Velia, e sua nipote le sorrise ma non certo per scusarsi: aveva troppa confidenza con la nonna per temere di offenderla.

– Se mi prometti di saper tenere un segreto, la nonna ti racconta qualcosa che nessuno sa… – E senza attendere alcuna conferma partì per un inaspettato viaggio nel passato. Francesca tese le orecchie, sorpresa dall’atteggiamento tanto complice della nonna.

Il segreto

Negli anni ‘80 anche tua nonna è stata giovane, che ti credi? E gli anni ‘80 sono stati anni di fuoco, lo sai ragazzina?

Certo, non c’erano ancora queste vostre diavolerie, questi aggeggi che catturano tutta la vostra attenzione: telefoni, computer, ma anche allora noi vivevamo, anzi forse, a quei tempi, la vita era pure più avventurosa.

E poi la sicurezza! Voi parlate sempre di sicurezza: ma quale? Quando una ragazza lasciava il suo paesello, come feci io allora, i suoi ne perdevano completamente le tracce, o quasi. Spesso i genitori credevano di poter esercitare un certo controllo ma si sbagliavano. Lo sai che nelle grandi città c’erano persone che affittavano la stessa stanza a 10 studentesse?

E sì. Magari un paio ci dormivano davvero, ma le altre vivevano dove gli pareva; pagavano alla “signora” una piccola retta e si facevano “coprire”, intanto loro facevano il loro comodo.

Io venivo dalla Val d’Agri, lo sai no? Dove abitavo non c’era ancora neanche un paese vero e proprio, solo le prime case che si appoggiavano al terminal degli Autobus e al Minimarket.

Il primo anno di università, a Napoli, lo avevo vissuto praticamente da reclusa, un po’ spaventata dalla grande città, un po’ perché ero una ragazza molto riservata e abbastanza timida.

Quella mattina, eravamo alla fine della primavera, faceva già caldo. Insieme a un’altra ragazza stavamo organizzando il rientro estivo. La mia compagna aveva un uomo, dico così perché ricordo che era grande; e lui si presentò con un amico, e che amico!

Era un giovane spavaldo, sicuro di sé ma gentile, mi colpì immediatamente. Ciò che mi fece più impressione, lo ricordo ancora, fu la distanza enorme che ci separava: lui sembrava uno che non aveva paura di nulla, io di tutto; lui rideva in faccia al mondo, io cercavo di fuggire a casa.

Quando mai.. quando mai più avrei potuto incontrare un ragazzo così? Era bello, tra l’altro, di quella bellezza estremamente maschile e aveva degli occhi neri vivi e penetranti… me ne accorsi perchè per un attimo ci fissammo e lui mi studiò, almeno così pensai.

Presentandoci, Mario, l’uomo della mia amica, fece una battuta infelice, era un tipo allegro, scherzava sempre:

– Ecco, questo è il mio amico che lavora nella radio… – e già così, ci fece ridere, – Si chiama Paolo… Paolo uccello!

Qualcosa da dentro si impadronì della mia bocca, in quell’istante non ero io, e quel qualcosa disse, per me, la battuta più infelice che avessi mai potuto escogitare:

– Ah bene… e allora io sono Velia… Velia gabbietta.

Ancora risate. Paolo non raccolse ne sembrò voler approfittare di quella mia uscita tanto infelice; però, quel mattino non facemmo più i biglietti per l’autobus, eppure saremmo dovute partire il giorno dopo.

La mia amica inventò una scusa per rimanere ancora in città, mentre io, in qualche modo, avrei risolto l’indomani, ma quella sera non avrei mai rinunciato all’invito a cena del mio nuovo amico, Paolo.

Era la prima volta che ricevevo un vero invito, come quelli delle donne “grandi”; avevo partecipato a qualche pizziata, con gli amici del paese, certo, ma niente di impegnativo e poi, non ero mica tonta, capii subito che Paolo, nonostante la giovane età, era quel che si dice… un uomo di mondo!

Salva in una lista