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Le sorprese della babysitter - 2
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Racconto11 min di lettura

Le sorprese della babysitter - 2

Le scene dal passato mi mettono molto a disagio. Questo “gioco” sta prendendo una pessima piega e vi sto trascinando in una storia troppo privata.

Giovanna Esse
1 anno fa · 910 letture · 0

Patrizia era vergine. Non volevo ulteriori complicazioni, così rispettai quel limite. Non potevo lamentarmi: la ragazza, con mio sommo piacere, sopperiva, voltandosi senza lamentarsi e mi offriva un’alcova, ancora più anelata e proibita.

Ma bando ai ricordi. Oggi mia moglie esce: è sabato, ed io in qualche modo, la seguirò.

Un sospetto fondato

L’ingresso di casa mia dà su una grande sala accogliente; sulla sinistra, tramite un’ampia porta a due ante, si accede a una altrettanto ampia veranda, panoramica, e arredata con un divanetto e varie poltroncine di vimini, coperte di grandi cuscini.

Me ne sto seduto, guardando fisso l’orizzonte. Sotto la gamba, con le dita cerco, e trovo, il corpo gelido della mia Beretta.

Sabato è venuto … è passato, ma solo adesso trovo la forza di scrivere qualcosa. Onestamente, ormai non lo faccio per voi: è un automatismo, un esorcismo, forse: una fuga.

Da giovane, guidavo la moto. Sabato ho pensato di seguire Marina, con un grosso scooter, preso da un collega. Un gesto discutibile: comunque, la fortuna, se così si può dire, è stata dalla mia parte. La giornata era buona e non pioveva.

Insomma … sono riuscito nel mio intento.

Alle dieci passate, non senza sorpresa, ho intravisto le tre donne partire dalla coorte, dove, una mezz’ora prima, Marina si era recata dall’estetista.

Erano loro, alla guida: Patrizia.

Intuita la direzione, ho fatto del mio meglio per non farmi notare.

Poco più di venti minuti dopo, arriviamo allo svincolo autostradale … mi preoccupai inutilmente: non la imboccarono.

Iniziai a sentirmi un vero idiota: le tre, percorsero la breve bretella che porta al grosso Centro Commerciale alle porte di Avellino.

Ora sapete anche dove si svolgono i fatti … spero solo che domani, non possiate collegare queste mie parole a un tragico fatto di cronaca: potrebbe occupare la prima pagina dei giornali.

Le tre, però, non entrarono nel parcheggio del Market. Strano (e pericoloso, per me). Infatti, nessuno proseguiva di là, perchè la strada, poco dopo, finiva.

Mi trovai completamente spiazzato. Ero quasi certo che sarebbero tornate subito sui loro passi o che si sarebbero fermate, davanti al cancello del Bowling.

Era noto: quella parte del complesso, prendeva vita solo verso sera.

Mi fermai e feci finta di telefonare. Naturalmente non tolsi il casco.

Intanto, la macchina, si arrestò davanti al cancello. Probabilmente erano attese, infatti, dal casotto, venne fuori un uomo, forse il custode che apri, per loro, una metà dell’inferriata.

Entrarono.

Patrizia scese e contrattò con l’uomo, in atteggiamento confidenziale.

Poi, proseguirono mentre, il custode usciva, a piedi, e s’infilava in una vecchia Panda, parcheggiata poco più in là.

Dopo un minuto il piazzale era sgombro, vuoto … ed io non sapevo che pesci pigliare. Ero troppo esposto.

La macchina delle donne era sparita, avevano raggiunto, di certo, il parcheggio sotterraneo. Mentre cercavo di raccapezzarmi in quella strana situazione, una grossa auto sfrecciò, decisa, al mio fianco. Senza indugi s’infilò nel cancello e, poco dopo, sparì nel garage.

Continuavo a lambiccarmi il cervello. Che fare?

Se fossi entrato anch’io, mi avrebbero notato di certo … ero più che sicuro che, nel parcheggio, chiuso al pubblico, non ci fossero altri che loro.

Decisi di farmela a piedi … l’eventuale scusa? La moto in panne: cercavo qualcuno che potesse prestarmi un attrezzo, magari una chiave di candela.

Come sapete, questi piazzali ingannano, e mi ritrovai a percorrere un enorme spazio prima di arrivare al parcheggio. Per fortuna non vidi nessuno e nessuno mi notò.

Ricordai che esistevano vari ingressi, uno, in fondo, forse di emergenza, portava al piano sottostante tramite una doppia rampa di scale. Era tutto aperto, abbandonato, così scesi, cercando di non fare rumore.

C’erano solo due macchine. Quella di Patrizia e, a una decina di metri, più in fondo, la macchina che era entrata dopo di loro. Ma forse, tra esse, non esisteva alcun collegamento.

Ero lontano, non vedevo niente di preciso.

Mentre cercavo di avvicinarmi alla meglio, lo sportello destro dell’auto sconosciuta si è aperto … ancora niente, poi, una figura femminile, abbigliata in modo appariscente, scese e tornò verso la Mercedes.

Non era possibile sbagliare: la donna indossava un abito rosso, corto, che a stento le copriva il sedere; le cosce tonite e indisponenti, svettavano, sulle decolté, dal tacco vertiginoso, era Marina!

La parrucca biondo‐cenere non m’ingannava … e il mio cuore si fermò.

Da quel momento tutta la scena diventò del tutto surreale.

L’auto si allontanò velocemente e anche le ragazze uscirono.

Sedetti sulle scale per riprendermi: mi sembrava tutto così assurdo.

Tolsi il casco che mi opprimeva il respiro. Ormai non m’interessava più di nascondermi: ero suo marito, avevo il diritto di sapere.

Quando mi ripresi, mi avviai, cercando di tenere un passo regolare, attraversando il buio, tra i pilastri di cemento.

Un rumore … l’auto di Patrizia che tornava. Istintivamente mi nascosi in un punto più buio.

Gli avvenimenti si succedettero così vertiginosamente che non riuscii più a lasciare il mio nascondiglio: ero ipnotizzato dalle scene che mi si presentavano.

Da poco prima di mezzogiorno, fino a dopo le sedici, ben sette vetture, si avvicendarono nel parcheggio sotterraneo.

Alla guida c’erano uomini, in una soltanto una coppia, molto matura.

Marina, mia moglie e, a volte, anche Carmela, l’estetista, raggiungevano le vetture e … che dire? Mi vengono i brividi solo a pensarlo … diciamo che si accoppiavano con quegli estranei. Nessun equivoco!

Era lampante: Marina non conosceva quegli uomini.

Era lampante: Marina si stava prostituendo, davanti ai miei occhi.

Metodica e perversa, iniziava sempre con un veloce rapporto orale, poi, a volte in macchina, a volte fuori, poggiandosi allo sportello, senza curarsi di offrire uno spettacolo indecente. Dopo aver innestato un profilattico sul membro del maschio, si lasciava prendere; fino a che, quell’estraneo, non scaricava il suo piacere in quella … gran puttana.

Adesso, eccomi qui. Inutile dire che, alla fine, Marina mi ha visto. Non è tornata a casa la sera e nemmeno il giorno dopo.

Oggi è stata normalmente in ufficio e come se niente fosse, mi ha detto che sarebbe rientrata al solito orario.

Eccola! Entra, mi guarda solo un secondo, poi estrae qualcosa dalla borsetta, me la tira sul divano.

E’ il telefonino. Si avvicina e ripone anche due scatole … le riconosco, sono quelle sparite dalla villetta. Va di sopra, senza più curarsi di me.Guardo il cell, premo un tasto, un messaggio, aperto, s’illumina:

“ MIA TROIA, SEI STATA BRAVISSIMA. SAI AMORE MIO, QUESTA SETTIMANA E’ IL NOSTRO ANNIVERSARIO: DIECI ANNI CHE SEI LA MIA PUTTANA, LA MIA SCHIAVA E ANCHE IL MIO AMORE. SABATO PREPARATI, STRONZA, PER PREMIO E PUNIZIONE, SARAI SODOMIZZATA … E NON DA UNO SOLO, TROIA SCHIFOSA. SEI TUTTA MIA. TI AMO. PATRIZIA, LA TUA PADRONA. ”

Mi vergogno a dirvelo, ma quelle parole e i ricordi di ciò a cui avevo assistito mi hanno eccitato, involontariamente.

Apro la scatola che non avevo preso … niente foto: foglietti, scontrini e un libretto postale al portatore, lo apro, un brivido gelido mi corre per tutta la schiena.

‐ Ah … però! – sbotto, incapace di controllarmi.

Marina, dall’estetista, in dieci anni ha guadagnato il doppio di me.

FINE

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Scritto da
Giovanna Esse

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