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Le sorprese della babysitter - 2
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Racconto11 min di lettura

Le sorprese della babysitter - 2

Le scene dal passato mi mettono molto a disagio. Questo “gioco” sta prendendo una pessima piega e vi sto trascinando in una storia troppo privata.

Giovanna Esse
1 anno fa · 910 letture · 0

Antichi peccatucci

Amici lettori, non è per la riservatezza, no … è solo che quello che sembrava un gioco apre adesso, davanti ai miei occhi, scenari inattesi che mi riportano a un passato dimenticato, o quasi.

Insomma i miei sospetti si sono ingigantiti e arricchiti di elementi che non so (o non voglio) incastrare tra di loro.

Ma procediamo con ordine, in modo che, anche voi, possiate provare a capirci qualcosa.

Prima cosa: le foto. Dopo che Marina è andata via dalla casetta di villeggiatura, sono sparite. Sia quelle che, l’altra scatola, quella di cui avevo solo intuito la presenza, al tatto, ma che non ho avuto il tempo di controllare.

Che cosa conteneva l’altra scatola? Mistero.

Quando sono tornato a casa, Marina era già li. Sicuro che mi avesse visto preferii non fare il furbo, sarebbe stato peggio. Ci tenevo a sembrare del tutto ignaro di ogni suo movimento.

‐ Sono stato alla villetta, oggi … – Silenzio!

‐ Ho preso la posta, niente di nuovo. – guardai verso mia moglie – E tu? –

‐ Ed io cosa? – rispose con naturalezza ma in modo tagliente, come fosse leggermente irritata.

‐ No, niente. Dicevo … e tu? Tutto a posto? – continuai con falsa innocenza.

Lei terminò la conversazione scrollando le spalle: – Normale, tutto come il solito. – Poi se ne andò di sopra, a cambiarsi. Mentre saliva le scale, aggiunse:

‐ Ah, guarda che l’appuntamento dall’estetista è stato spostato, se vuoi fare qualcosa, sabato … – e scomparve, senza aspettare una risposta.

Avevo circa un’ora, prima di cena. Presi una birra dal frigo e accesi la TV, intanto che sistemavo un po’ di cose tra cucina e soggiorno.

Dopo poco sentii l’acqua che scrosciava nel bagno: Marina era sotto la doccia; avevo tempo.

Rapidamente controllai la sua borsa, niente. Il cellulare era spento, come sempre. Indeciso preferii lasciarlo così; magari avrei potuto controllarlo meglio di notte.

Guardai rapidamente in casa e poi anche in garage: a prima vista non c’era niente da vedere.

Non trovai né gli scatoli né le foto; se prova c’era, era stata occultata accuratamente. Morivo dalla voglia di salire di sopra, di trascinarla fuori dalla doccia e di assalirla con le mie domande circostanziate.

Avrei tanto voluto vedere che faccia faceva: se riusciva ancora a mentire così spudoratamente.

Chi era, veramente, Marina? Che rapporti aveva con questa ragazza, o forse con entrambe, Patrizia e sua cugina, l’estetista?

Ripensai alle foto … cosa c’era che non andava? Cercai di immaginarmele …

Patrizia e Marina non facevano niente di male, però … però avevano un atteggiamento di estrema confidenza. In una, addirittura, si intuiva, nel loro sguardo, una certa complicità.

Tutto questo stonava, strideva, con quello che sapevo essere il loro rapporto.

La cosa più assurda di tutte era il periodo. Quelle foto erano state scattate una decina d’anni fa.

Oggi, che il rapporto tra le due si era un po’ intensificato, dopo che Patrizia aveva badato per anni ai nostri ragazzi, delle foto così mi sarebbero, comunque, suonate strane ma, dieci anni prima, erano del tutto fuori luogo.

All’epoca, Marina e Patrizia, nemmeno si cagavano, anzi … spolverando tra i ricordi più reconditi, devo ammettere con me stesso, che ero proprio io, a essere in maggiore confidenza con la ragazza, diciamo così.

Ma questa è un’altra storia … o no?

Ok, parlo: poca cosa, però. Allora, visto che facevo studio in casa, ero molto più spesso a contatto con Patrizia. Devo dire: non era una vamp ma era giovanissima, un seno prosperoso, enorme, e una bocca precisa, perfetta. Come resistere?

Alla fine ci provai. Quando i ragazzi riposavano, riuscivo a ottenere qualcosa da lei che, però, era sempre ritrosa.

Allora, conoscendone il bisogno, le regalavo un po’ di soldi, purchè lei mi accontentasse, rendendosi più “disponibile”.

Ma la cosa durò solo pochi mesi. Poi niente più, mai.

Il piacere dimenticato

Ricordai: Patrizia era molto restia … all’epoca facevo di tutto per tornare presto a casa.

Mia moglie era abbastanza tranquilla rispetto a eventuali rischi: sapeva che non mi appassionavano le ragazzine. In effetti, la baby sitter aveva appena diciotto anni ed io oltre quaranta.

Però in Patrizia, a parte le forme fisiche, c’era qualcosa di libidinoso … che mi attraeva; era come una calamita, non potevo farci nulla.

Era bassina, un corpo non bello nonostante l’età. Aveva i fianchi larghi e le gambe magre; enormi seni che, come avrei scoperto dopo averla vista nuda, erano ancora più grossi di quanto potessi immaginare. Da vestita, la poveretta, usava degli accorgimenti per schiacciarli, in effetti, sembrava grassa, ma non era così: era tutto seno.

Le areole, abbastanza pronunciate, di un bel marroncino e i capezzoli, schiacciati, si mantenevano all’interno di quelle grosse masse morbide. Una volta eccitati, spuntavano, e svettavano come grosse dita puntate.

La cosa che mi attraeva, in lei, era la falsa freddezza con cui rispondeva alle mie avances.

Tutto cominciò proprio a causa del seno. Da uomo maturo, esperto, mi finsi interessato al suo problema e lei, dopo le prime schermaglie, accettò di parlarne.

Qualche giorno dopo, con la scusa di convincerla a non farsene un problema, la stupii. Tornai a casa con un DVD porno e glielo mostrai: era recitato da tettone esagerate, come lei.

Volevo rassicurarla. Le mostrai le immagini e poi le chiesi se mi faceva vedere le sue; lei disse che si vergognava ma non fu un vero no.

Era una ragazzona di paese, magari ancora vergine, e così mi sembrò facile attirarla verso il mio desiderio. Vedere filmini divenne un’abitudine.

Ricordo che lei fissava i suoi grossi occhi azzurri sulla TV e non li staccava più, come rapita.

Cominciai a tentare i primi contatti fisici e, con mia sorpresa, non si tirò indietro. Era sul divano ed io iniziai a toccarla. Quando mi resi conto che non si ribellava, mi alzai e, preso dalla brama, le misi, di fianco al viso, la rappresentazione palpabile della mia eccitazione.

Patrizia si lasciava guidare però partecipava meccanicamente. Il suo sguardo restava fisso, il suo viso non mostrava espressione: sembrava una sfinge.

Fredda e distaccata, continuava l’opera che io le avevo indicato, procedendo con una sconcertante determinazione, fino a portarmi all’orgasmo.

I nostri rapporti iniziarono così: con la sua mano che viaggiava, decisa e precisa come uno stantuffo.

Attenta, raccolse il seme nel palmo della mano libera e, dopo, si andò a lavare.

Io, persa l’eccitazione, mi ritirai di sopra e non aggiunsi nulla. Due giorni dopo, quando le diedi il suo mensile, aggiunsi una banconota a parte, che voleva rifiutare. Con una scusa la convinsi.

Ripensandoci poi, il suo atteggiamento, che al momento mi aveva dato quasi fastidio, divenne un tarlo fisso. La sua freddezza mi eccitava e non mi faceva trovare pace. La pensavo nelle pose più sconce: lei immobile e passiva ed io che ne approfittavo, come un vecchio satiro incallito.

E la cosa, andò più o meno così. Solo a ripensarci, ancora mi si rizzano i peli della nuca. Lei faceva tutto quello che, a gesti, la portavo a fare. Come una bambola erotica; ero io a stabilire il posto e la posizione e, Patrizia, obbediva tranquilla e accondiscendente, guardando sempre la TV.

Prima di andare avanti…

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