Mi chiamo Letizia, ho 57 anni e sono sposata con Steve, che ne ha 54 ed è munito di un bel fisico: alto un metro e novanta, spalle larghe e fisico asciutto, muscoloso ma non palestrato. Occhi e capelli scuri, mani forti ed una buona dotazione fra le gambe. Non ha una lunghezza eccessiva, poco sotto i venti, ma è molto largo. Quando mi penetra, lo sento bene. Io sono un po' più bassa di lui. Bionda, fisico longilineo e seno grosso, una quinta piena. Occhi chiari, gambe lunghe e lisce, sormontate da un culetto tondo e sodo, zona del mio corpo che mio marito adora. Siamo sposati da vent’anni e fra di noi il sesso è stato sempre alla base della nostra vita di coppia. Ricordo i primi tempi che si stava insieme: mi scopava ogni giorno. Con lui mi son sempre sentita bene, a mio agio, sicura e desiderosa di nuove esperienze. Fin da subito, per lui è stato chiaro che ero disponibile a giocar con lui, a mettere in pratica tutte le porcate che mi proponeva. Ricordo che, alla prima vacanza insieme, mi scopava tre volte al giorno e io ne godevo come una pazza. Mi ha sfondato letteralmente il culo con il suo cazzone: la cosa che lo manda ai pazzi è quella di incularmi e sborrare sul mio viso. Lentamente son passati gli anni ed anche noi, come tante coppie, abbiamo avuto alti e bassi, ma, nel sesso, abbiamo trovato sempre il nostro naturale rifugio, che ci ha unito e divertito sempre più. Nonostante tutta la nostra buona volontà, ad un certo punto è subentrata un po’ di noia, conseguente più dalle necessità di vita in comune, che ci ha fatto mettere il sesso un po' in secondo piano. Entrambi ci siam resi conto che era ora di trovare nuovi stimoli per il nostro rapporto e l’occasione si è presentata, inaspettatamente, tre anni fa, quando mio marito, ingegnere al soldo di una grossa multinazionale delle costruzioni, è stato mandato a lavorare all’estero. Era la fine di giugno, sarebbe rimasto fuori casa per cinque/sei settimane. Fin dalla prima sera, mi son resa conto che era dura per me addormentarmi senza una persona al fianco e non ritrovarla la mattina dopo. Le prime sere, le telefonate con Steve erano incentrate sul suo lavoro, mentre, dentro di me, il desiderio di lui cresceva a dismisura. Il sabato, poi, è stato il giorno peggiore. Abituati a dedicare quel giorno della settimana a noi due, a trovarmi sola è stato molto triste. La sera ho fatto una cena molto parca, mi son fatta una doccia e mi sono distesa sul letto, nuda, come sempre (amiamo dormire entrambi nudi), in attesa della sua telefonata che tardava ad arrivare.
Ero inquieta, nervosa ed impaziente di sentire la sua voce. Ho preso un libro per leggerlo, ma mi son resa conto che non riuscivo a seguire il racconto. Volevo lui, mi mancavano le sue labbra, il suo corpo. Ad un tratto ha squillato il cellulare, era lui.
«Ciao, amore, come stai?»
Al solo sentire la sua voce, mi ha subito eccitato: era carica di malinconia e desiderio.
«Mi manchi. Vorrei sentir le tue mani sul mio corpo. Vorrei sentire le tue labbra che mi succhiano i capezzoli, li stringono, mi fanno impazzire. Vorrei il tuo cazzone nel culo!»
Mi son sorpresa io stessa per come le mie parole siano uscite a fiume dalla mia bocca. Lui è rimasto un attimo in silenzio, poi l’ho sentito sospirare.
«Manchi tantissimo anche a me. Sentire che mi desideri, mi fa venir voglia di segarmi pensando a te, che sei nuda sul nostro letto.»
La sua voce mi ha fatto bagnare. Sentire che aveva forte il desiderio di me, sapere che aveva il cazzo in mano, mi ha quasi portato all’orgasmo. Le sue parole, poi, sono state un'autentica rivelazione.
«Amore, vai nel mio studio. Nel secondo cassetto, c’è la scatola del tuo cellulare; vai a prendere il filo dell’auricolare e mettila sul telefono: potrai sentire la mia voce ed avrai le mani libere. Prendi anche qualcosa dal frigo, non so, un cetriolo, una zucchina, qualunque cosa possa esser simile al mio cazzo. Dai, sbrigati, che ti faccio impazzire!»
Eseguo e, poco dopo, sono sul letto. Lui mi richiama e incomincia a descrivere quello che mi farebbe se fosse qui con me. Io gli rispondo per le rime. Incominciamo un gioco erotico, fatto di immagini mentali, sensazioni e giochi con mani ed altro che, ben presto, ci portano al piacere.
«Sì, dai, troia...succhiami il cazzo! Sì, così…dai, lecca, che poi ti sfondo il culo! Troia, sì, ingoialo! Sei una vacca succhia cazzi!»
Sbrodolo al solo sentirmi dare della troia. È vero: sento di esserlo e ne vado fiera. Con lui, anche se lo ammetto, per non dargli troppo potere, mi sento veramente una troia. Lo ha sempre saputo e se ne approfitta facendomi godere del fatto che lo sono. Ricambio il gioco.
«Porco, leccami bene! Voglio sentire la tua lingua, fino in fondo! Vengo, sei un maiale. Mi fai godere! Dammelo tutto, lo voglio!»
Lui rincara la dose.
«Sei proprio una troia! Appena sei alle prese con un cazzo, vieni e schizzi da vera maiala. Se credi che ti sfondo subito il culo da zoccola che ti ritrovi, ti sbagli: devi godere tanto, prima!»
Lo imploro, sono un lago fra le gambe. Immaginarlo con me mi eccita da morire.
«Prendimi! Scopami! Lo voglio dentro! Mi fai venire!»
Tremo scossa dal piacere. Mi sconvolge questo gioco che non avevamo mai fatto. Lui mi tortura la mente.
«Ti piacerebbe, troia, che ti sfondassi fica e culo? Allora mettiti dentro il cazzo che hai in mano, tutto, fino in fondo! Lo so che ti piace star sopra... dai, cavalcami, cosi vieni anche tu! Godi, che poi ti sfondo il culo! Scopati con quello! Sei proprio una puttana!»
Mi pianto dentro un bel cetriolo. Non è come avere il suo, ma, al momento, mi va bene anche questo. Non è la prima volta che mi scopo un ortaggio. Da fidanzati, lui si divertiva a vedermi godere con un cetriolo in figa ed io impazzivo nel godere, mentre lui si segava per me. Alla fine gli prendevo il cazzo in bocca, lo succhiavo e lui mi sborrava su tette e viso. Era qualcosa di sconvolgente. Godo nel penetrarmi e glielo dico:
«Lo sento, dentro! Sei enorme! Godo! Dai, scopami, porco! Fai godere la tua troia!»
Lui si immedesima ancor di più e mi porta al piacere.
«Cagna, ti sfondo! Godi e mettiti le dita in culo, che ti faccio godere! Sborro! Mi fai schizzare! Bevi, troia!»
Vengo. Urlo e godo. Sento il mio corpo attraversato da scariche di adrenalina simili a scariche di corrente elettrica a mille. Ho le convulsioni, da quanto tremo. Lui non è da meno. Lo sento respirare dentro la mia testa, che riceve la sua voce dalle cuffiette, che tengo inserite nelle orecchie. Mi sembra di averlo qui con me. Restiamo per un momento in silenzio. Ognuno sente il respiro affannato dell’altro.
«Grazie, amore. Sei stata meravigliosa. Ho goduto come un porco. Era come se ti avessi avuto qui, con me. Sei una vera troia, che sa far godere un uomo. Grazie.»
Le sue parole mi riempiono di immenso orgoglio. Mi ha fatto davvero piacere far la troia con il mio uomo e, sentire che sborrava per me, ha aggiunto altro piacere al piacere.
«Anche tu sei stato meraviglioso. Non avevamo mai fatto sesso al telefono e mi è piaciuto tantissimo.»
Passiamo le altre settimane a far sempre questo gioco.
Lo incrementiamo, con fantasie sempre più spinte e porche, che mi fanno sentire sempre più troia. In particolare lui mi chiede se, durante la mia giornata lavorativa, possa esserci stato qualche maschio che mi ha riservato delle attenzioni particolari. Invento per lui situazioni che lo eccitano e lui non mi lesina commenti del tipo: sei una troia, vacca e puttana; quelle parole mi fanno eccitare ancora di più. Quando ritorna, ai primi di agosto, passiamo due giorni a letto a far sesso, durante i quali mi faccio scopare stando sopra di lui; io godo solo se lo cavalco e mi sfonda il culo in tutti i modi. Me lo allarga proprio tanto e, poi, mi sborra in faccia, chiamandomi troia. Gli piace come lo succhio e pulisco, senza ingoiare, poi lascio che il suo seme coli, dal mento, fin sopra le mie tette. Nei mesi a seguire, lui ha dovuto assentarsi altre volte per lavoro, ma abbiamo sempre goduto stando insieme al telefono. Quando l’anno dopo, gli hanno assegnato un ufficio fisso nella nostra città, abbiamo ripreso la vita di sempre. Per sei mesi le cose sembravano esser migliorate, ma, senza che nessuno dei due lo facesse notare, si ripetevano fra noi momenti di apatia nel sesso; era come se, ad un tratto, ci mancasse qualcosa per esser perfetto. Qualche mese dopo, eravamo in vacanza e stavo sotto l’ombrellone al mare. Lui leggeva distrattamene il giornale, quando ho sentito la mia vicina, seduta su di un lettino sotto un ombrellone vicino, parlare con il marito o compagno al telefono. Lei lo ha chiamato amore, mi manchi, quando arrivi, sono tutta un fremito. Ovvio, parlava a bassa voce, ma l’ho sentita chiaramente. Di colpo ho capito cosa ci mancava. Mi son alzata, ho detto a mio marito che tornavo in camera e, una volta entrata, ho preso il telefono e l’ho chiamato. Gli ho chiesto di allontanarsi dall’ombrellone, di raggiungere certe barche tirate in secco sulla sabbia e poi, quando l’ho visto raggiungere il posto, ho cambiato tono.
