labbra gonfie, occhi cerchiati, pelle segnata dai suoi morsi. Giovanni meritava il ricordo di me elegante, come quando ero uscita di casa, non questa versione disfatta. Un'idea venne sottobraccio alla stanchezza: Giovanni avrebbe voluto un frammento tangibile della mia infedeltà. Con delicatezza, inserii due dita nel mio sesso ancora aperto, raccogliendo una buona quantità di seme vischioso che vi scorreva dentro. Lo trasferii nel caldo recesso dell'ano, come fosse una reliquia preziosa sigillata nel marmo di una chiesa. Sentii la fredda aria condizionata sulla pelle mentre Luca mi porgeva le mutandine di pizzo nero. Le infilai in silenzio, il tessuto umido aderiva alla mia carne tumefatta. Ogni movimento stirava i muscoli affaticati come corde di violino dopo un concerto prolungato. L'odore della vaniglia e dello sperma si fondeva con l'umidità del mio sudore, creando una sinfonia acre che mi accompagnava fino alla porta. Luca mi accompagnò sotto una pioggia intermittente che sembrava voler ripulire ogni traccia lasciata sulla pelle. Il suo profumo si mischiava al mio, persistente come una promessa non detta. «Giovanni è fortunato» mi sussurrò aprendo il portiere dell'auto, le sue dita sfiorandomi la vita con un'intimità ormai acquisita. Mi sistemò nei sedili di pelle fresca mentre le gocce battevano sul parabrezza come un battito cardiaco affrettato. Guardai fuori dal finestrino: la città scivolava via, una matassa di luci bagnate e ombre indistinte. Pensai che Giovanni mi stesse già aspettando di fronte al camino acceso, le labbra strette nell'attesa dei dettagli voluttuosi. Sentivo nel ventre la presenza del seme di Luca che si mescolava alle mie contrazioni interne, un tributo silenzioso pronto a scivolare fra le mie cosce quando mi sarei seduta sulle ginocchia del mio sposo.
Quando la macchina si fermò davanti al vialetto illuminato dal lampione, lo salutai e salii velocemente le scale. La porta di casa si aprì di scatto. Giovanni apparve sull'uscio con le maniche della camicia arrotolate. La sua bocca si tese mentre entravo in un bacio, appassionato e pieno di desiderio. La pioggia mi aveva imbrattato i capelli di lucidi riccioli scuri; Giovanni ci immerse la faccia, annusando avidamente quella miscela di vaniglia e seme che sapeva non essere suo. «Non lavarti» sibilò contro la mia tempia. La sua lingua sfiorò il mio collo, cercando il sale residuo della nostra violenza sessuale. Dentro di me, il seme di Luca pulsava caldo e umido mentre Giovanni mi spingeva verso la camera da letto. Le sue dita già frugavano sotto la mia gonna bagnata, trovando il pizzo inzuppato di sperma estraneo. «Dimmi tutto» gemette contro il mio orecchio mentre mi spingeva sul letto. E io sapevo che avrei dovuto ripetere ogni dettaglio nel nostro letto, dove tutto era cominciato. Sentii le sue mani tremanti mentre mi sbottonava la camicetta. Ogni fibra del mio corpo era ancora elettrica dopo l'uso intenso del mio culo da parte di Luca. Quando Giovanni vide le impronte viola sul mio fianco, lasciate dalle dita di lui, il suo respiro si fece più cupo. Mi strappò le mutandine con un gesto secco. Le portò al naso, respirando profondamente quel misto di sperma e mio sudore. «Racconta» ripeté, abbassandosi per leccare il rivolo che mi scendeva lungo la coscia dal mio ano ancora aperto. Il suo sapore era acido, metallico. Sentivo ogni dettaglio fisico della mia pelle bruciata mentre Giovanni spingeva due dita nel mio culo, trovandolo gonfio. Lo sentii gemere quando estrasse le dita intrise del seme di Luca. «Mettitelo in bocca» gli ordinai io, la voce ancora roca dalla sofferenza dei miei organi vitali. Lui obbedì avidamente, succhiando le sue stesse dita mentre io continuavo il mio racconto, ogni parola che sgorgava come un fiume sporco. «Davvero ti ha chiamata troia ?» chiese finalmente Giovanni, sollevando la testa dal mio inguine. Sentivo il mio corpo ancora tremare. Gli appoggiai una mano sulla nuca. «Sì. E mi ha fatto venire mentre tu mi sentivi gemere al telefono.» Nei suoi occhi vidi una luce primitiva che solo questo gioco riusciva ad accendere. Mi spinse giù dal letto, ordinandomi di mettermi a quattro zampe sul tappeto. Sentii il gelo del parquet contro le mie ginocchia. La sua saliva mi colò lungo la schiena mentre si preparava a penetrarmi nel punto già devastato. Ogni centimetro che entrava mi strappò un urlo che era allo stesso tempo dolore e liberazione. Afferrai il bordo del tappeto con tale forza che mi sembrò di strapparlo. Lui si fermò improvvisamente, lasciandomi tremare nel vuoto della penetrazione incompleta. «Vuoi che sia più dolce?» sussurrò. Scossi furiosamente la testa. «No, amore. Riprendi ciò che è tuo.» Giovanni afferrò i miei fianchi con le nocche bianche. Il suo respiro era un ruggito quando iniziò a martellarmi con una furia che non gli avevo mai conosciuto. Ogni spinta mi sbriciolava le ossa sacrali. Spalancai le natiche con le mie stesse mani mentre gemevo nel tappeto, sentendo il sudore di Luca ancora nelle mie narici. Le mie labbra vaginali sfregavano contro l'aria fredda, gonfie e pulsanti. «Non fermarti!» singhiozzai mentre il dolore bruciava trasformandosi in elettricità pelvica. Il suo sesso mi strappava carne viva, creando quel suono umido e cavernoso che lui adorava. Sentii il suo sperma caldo riversarsi dentro di me come sigillo di possesso mentre il mio corpo crollava sul pavimento. Mi rotolai sul fianco, tremando come un animale ferito. Giovanni abbassò la bocca sul mio collo, leccando le strisce di sudore salato. «Ti sei lasciata sfondare così?» sussurrò con voce spezzata mentre le sue dita frugavano nel mio sesso ancora dilatato, mescolando i suoi fluidi con quelli dell’altro. "Si amore, ma l'ho fatto per te." Annuì debolmente, incapace di parlare mentre un’altra ondata di piacere mi percorreva la schiena. Mi tirò su per i capelli, costringendomi a guardarlo negli occhi. «Vuoi di nuovo Luca?» chiese, sfregando il pollice sul mio labbro inferiore. "Solo se lo vuoi anche tu e se tu sarai presente. "Un sorriso maligno gli attraversò il volto mentre mi spingeva verso il letto. «Allora organizzeremo il prossimo incontro.» Sentii la federa fredda sulla schiena mentre mi apriva le gambe ancora tremanti e abbassava la testa. La sua lingua fu una scossa elettrica sul clitoride indolenzito. Gemetti, affondando le dita nei suoi capelli mentre mi muovevo contro la sua bocca. L'odore dello sperma estraneo sembrava eccitarlo ancora di più; leccò con avidità ogni traccia, fusa al mio sudore. "Che gusto ha?" gli ansimai. Sollevò gli occhi, lucidi di follia: «Sapore di tradimento, dolcissimo.» Fuori, la pioggia martellava i vetri come polsi frementi mentre Giovanni mi salì addosso. Il suo ingresso fu brutale, un'affermazione di possesso nel mio corpo già martoriato. Ogni spinta rimbombava nelle ossa come un tuono. Mi aggrappai alle lenzuola, sentendo la pelle dei fianchi strapparsi sotto le sue unghie affilate. «Ripeti come ti ha scopata,» gemette contro il mio collo, l'alito caldo sulla pelle umida. «Ogni dettaglio.» «Mi ha messo a faccia in giù e, quando ha riempito il mio culo per la terza volta ho sentito i tuoi gemiti di piacere nell'orecchio...» Giovanni ringhiò, affondando più a fondo come se volesse cancellare quella memoria fisicamente. Il sudore gli colava dalla tempia sulla mia guancia, salato come il mare. Mi eccitava l'idea che ti masturbavi per me mentre Luca mi sbatteva sul pavimento. Immaginavo le tue dita afferrare il tuo cazzo, veloci e disperate. Sentivo il tuo respiro spezzato nel ricevitore mentre io strisciavo avanti e indietro sotto suoi colpi. Pensavo al tuo sperma schizzato sul lenzuolo quando hai sentito il rumore del mio gemito strozzato.» Giovanni cambiò improvvisamente posizione, sollevandomi sopra di sé. «Si sono venuto proprio allora,» confessò mentre mi guidava sul suo sesso ancora duro, varcando la soglia dell'ennesimo orgasmo. «Quando hai urlato che ti stava aprendo tutta.» Mi fece scivolare giù lentamente, ogni centimetro un supplizio delizioso mentre i nostri corpi sudati si saldavano insieme. Il suo sguardo divorava le mie labbra tumefatte, le tracce dei morsi di Luca sul collo. La sua mano si insinuò tra le mie gambe, sfregando il clitoride con un pollice ruvido. Più forte. Più veloce. Il mio corpo si irrigidì nell'ultima, violenta contrazione. Venimmo insieme in un silenzio carico di ferocia, le dita di Giovanni che mi perforavano la carne dei fianchi mentre urlavo nel suo collo.Il giorno dopo, sotto la doccia bollente, esaminai le ecchimosi violacee che punteggiavano le mie cosce. Il sapone alla mandorla bruciava sulle abrasioni interne. Intorno a me fluttuava l'ombra di Luca: il suo profumo di tabacco e agrumi amari, la pressione delle sue nocche sulle mie scapole mentre mi immobilizzava contro il pavimento. Nel mio corpo devastato viveva ancora quel momento cardine. Giovanni che ansimava al telefono mentre Luca mi penetrava analmente, le mie palpebre tremanti che registravano le gocce di pioggia che scivolavano sul finestrino dell'auto. Il mio orgasmo aveva attraversato il ricevitore come una corrente elettrica, sincronizzandosi con il suo singhiozzo roco nell'orecchio. “Ti è piaciuto leccare la sua sborra?” chiesi a Giovanni mentre posavo le mani sulla porta della doccia, sentendo il marmo gelido contro i palmi. Le parole gocciolavano nell'aria umida come confessioni. Lui spense l'acqua, lasciandoci avvolti nel vapore selvaggio. Le sue dita tracciarono la mia spina dorsale mentre rispondeva: “Mi è piaciuto sentire il suo seme mescolato al tuo sudore. Come quando da ragazzino rubavo il whisky di mio padre – proibito eppure irresistibile.” Il suo tono era basso, animalesco. Il telefono vibrò sul lavandino di marmo mentre mi asciugavo i seni gonfi. Il messaggio di Luca apparve sullo schermo: Ho ancora il sapore del tuo culo sulle labbra. Mostrai il cellulare a Giovanni, che sorrise compiaciuto. “Non posso biasimarlo.” disse, poi aggiunse. "Rispondigli"" Cosa gli dico?" "Quello che vuoi?" Sono contenta, anche io ho il sapore del tuo cazzo e del tuo sperma sulle mie labbra. E non solo io...""E chi, oltre te?" "Mio marito. Ha assaggiato il tuo sperma dal mio culo, Gli piace il suo sapore ed il tuo odore." ""Vuol dire che la prossima volta, se ci sarà anche lui, gli faro leccare il mio cazzo dopo che ti avrò sborrato nel culo. Pensi che vorrà farlo?" "Se glielo chiedo lo farà." "E tu vuoi che lo faccia?" "Si, mi ecciterebbe tanto vederlo." Giovanni annuì lentamente, poi estrasse il suo telefono dal pigiama. Digitò qualcosa mentre mi fermavo davanti allo specchio appannato, osservando le mie fragilità: le fossette dei suoi denti sulle clavicole, il viola dell'ecchimosi alla vita. “Ho prenotato allo chalet per venerdì,” disse senza alzare lo sguardo. Digli di raggiungerci la. Ci divertiremo. Tre giorni dopo, la strada per le montagne era un nastro bagnato sotto il temporale. Giovanni guidava con una mano sulla mia coscia,
