Vai al contenuto
Erotika
ELENA · Cap. 1
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 1 di 1 93 min di lettura

ELENA

AMORE CUCKOLD

Anna Bolerani
11 mesi fa · 1.2k letture · 3

Luca la guidò attraverso corridoi silenziosi, fino a una porta di quercia scura che non aveva mai visto. Dentro, una stanza spoglia, illuminata solo da candele. Pavimento di legno lucido. Un grande specchio su una parete. Nessun letto. Nessun divano. Solo spazio, e silenzio. "Questa è la stanza delle verità," disse Luca, la voce bassa ma che riempiva l'aria. "Qui non ci sono finzioni. Solo quello che siamo. Quello che vogliamo." Si voltò verso di lei. "Dimmi esattamente cosa desideri. Adesso. In questo momento." Elena chiuse gli occhi. Sentì il ricordo del cazzo di Paolo, la violenza, la degradazione. Ma sentì anche la mano ferma di Luca sulla sua schiena, la sua pazienza, il potere che le aveva insegnato a riconoscere dentro di sé. Aprì gli occhi. Li fissò negli azzurri di Luca, senza paura. "Voglio che tu mi prenda," disse, la voce ferma, chiara come cristallo. "Non come Paolo. Non con violenza. Ma con tutto il potere che hai. Con tutto il desiderio che hai per me. Voglio sentire che mi possiedi mentre mi rendi forte. Voglio il tuo seme. Non per riempire un vuoto. Ma come sigillo. Come promessa." Luca sorrise. Un sorriso feroce, bellissimo. "Allora togliti i vestiti," ordinò, il tono un comando che era anche un invito. "E mostrami chi sei diventata." Elena obbedì, senza fretta, senza vergogna. Ogni pezzo di stoffa che cadeva era un pezzo di passato che lasciava andare. Quando fu nuda sotto lo sguardo di fuoco di Luca, sentì un'ondata di potere. Non era più merce. Era Elena. E stava per reclamare tutto.Luca non si mosse subito. La osservò, come un artista osserva la tela prima di iniziare. Poi, con gesti lenti, si sfilò la camicia, poi i pantaloni. Il suo corpo era scolpito, potente. Il cazzo già eretto, una colonna di carne che prometteva piacere e dominio. Si avvicinò. Non la afferrò. Le offrì una mano. "Vieni," sussurrò. La condusse davanti allo specchio. "Guarda." Elena vide se stessa riflessa. Nuda. Vulnerabile. Ma negli occhi c'era una luce nuova. Fiamma, non cenere. Vide Luca dietro di lei, le mani che le scendevano lungo i fianchi, le braccia che la circondarono senza stringere. "Questo," disse, le labbra che sfioravano la sua nuca, "è il potere del consenso. Del desiderio condiviso." Una mano scese tra le sue gambe, le dita abili che trovarono il punto caldo, umido, pulsante. Non fu una penetrazione brutale. Fu un'esplorazione lenta, profonda, che la fece gemere e inarcarsi contro di lui. Sentì il cazzo duro di Luca premere contro le sue natiche. "Ti voglio qui," sussurrò lui, una mano che le sollevava un fianco, guidandola nella posizione. "Non perché te lo impongo. Perché tu lo vuoi." Elena annuì, senza parole, offrendosi. Quando entrò, fu un'ondata di pienezza che non era dolore, ma conquista. Ogni spinta era un accordo. Ogni gemito un inno alla nuova Elena. Lo specchio rifletteva la loro unione: non predatore e preda, ma due volontà che bruciavano insieme. Luca la teneva stretta, il suo respiro caldo sul suo collo. "Sei mia," ringhiò, il ritmo che aumentava. "E io sono tuo." Elena urlò quando raggiunse l'orgasmo, un suono di liberazione. Poi sentì lo schiocco caldo dentro di sé, il seme di Luca che la riempiva come un sigillo di fuoco sul loro patto. Guardò lo specchio. Vide la sua padrona. Vide la sua compagna. Vide se stessa. Finalmente intera.Il silenzio che seguì fu denso, rotto solo dai loro respiri affannati. Luca rimase dentro di lei, le braccia ancora strette intorno al suo corpo tremante. La sua fronte era appoggiata alla sua spalla, il calore del suo respiro un brivido sulla pelle sudata. Elena fissava il loro riflesso nello specchio annebbiato. Il suo viso era arrossato, gli occhi lucidi, ma non per la vergogna. Per uno stupore nuovo. Il seme di Luca le colava lungo le cosce, una sensazione calda, diversa dal marchio di Paolo. Era un dono. Un pegno. Non una violazione. Luca si ritrasse lentamente, con un sospiro roco. Le mani le carezzarono i fianchi, un tocco possessivo ma riverente. "Ecco," sussurrò, voltandola verso di sé. I suoi occhi azzurri erano tempeste di soddisfazione feroce. "Hai visto? Il potere che hai quando scegli." Le sue dita tracciarono una linea di seme sul suo addome, poi la portò alle sue stesse labbra. "Assapora. Questo è il tuo dominio. Non la sua umiliazione." Elena obbedì, chiudendo gli occhi. Il sapore era pulito, maschile. Forte. Non le ricordò Paolo. Le ricordò Luca. E se stessa, nuda e potente davanti allo specchio. Un brivido di possesso la percorse. Non era più vuota. Era piena di lui. Di sé. Di un futuro dipinto con il loro desiderio condiviso. "Sì," sussurrò, aprendo gli occhi e fissandolo con una sfida nuova, un sorriso appena accennato che prometteva complicità e fuoco. "Il mio culo è tuo. E tutto il resto. Perché io lo voglio." Luca rise, un suono basso e soddisfatto. "Allora prepariamoci," disse, la mano che le strinse il mento con dolce fermezza. "La prossima lezione comincia adesso."Luca le passò un accappatoio di seta pesante. "Indossa questo. Abbiamo cose da fare." La sua voce era calma, ma gli occhi brillavano di un'intenzione precisa. Elena avvolse la seta intorno al corpo, il tessuto fresco che aderiva alla pelle ancora sensibile. Luca si vestì con movimenti efficienti, ogni gesto un'affermazione di controllo. Non la guidò verso la camera da letto, ma attraverso corridoi silenziosi, fino a uno studio ampio e austero. Librerie di quercia scura, una scrivania massiccia. Sulla parete opposta alla finestra, un grande schermo piatto era spento. Luca si sedette dietro la scrivania, indicandole una poltrona di pelle di fronte a sé. "Siediti." Non era un ordine brutale, ma un comando che presupponeva obbedienza. Elena obbedì, sentendo la seta scivolarle sulle cosce. La stanza era fredda, l'aria immobile. Luca accese lo schermo con un telecomando. L'immagine che apparve la gelò. Era una ripresa fissa, notturna, della porta d'ingresso della villa. Illuminata dai fari di un'auto nera, ferma appena oltre il cancello principale. La figura che ne usciva, alta, con un'impermeabile scuro e un passo sicuro, inconfondibile anche nella bassa risoluzione. Paolo. Elena trattenne il respiro, le unghie che affondarono nel tessuto dell'accappatoio. Il terrore antico le serrò lo stomaco, un serpente che si svegliava. Paolo si avvicinò al cancello, scrutando l'oscurità oltre la recinzione elettrificata. La sua espressione, anche a distanza, era una maschera di rabbia fredda, determinata. Cercava. Cercava lei. Luca osservava la scena, impassibile. "Sapevo che sarebbe arrivato," disse, la voce un rasoio nel silenzio. "Più presto di quanto pensassi. La sua merce gli sfugge. E questo non lo può tollerare." Lo sguardo si spostò su Elena. "Dimmi, Elena. Adesso che lo vedi... cosa provi? Vuoi ancora il suo cazzo? Vuoi tornare al dolore che ti riempiva?" La domanda era un pugnale.Elena fissò lo schermo. Paolo stava picchiettando sul citofono, poi, non ricevendo risposta, prese a calci il cancello con furore impotente. Un cane ringhiò da qualche parte nella notte. Vide la sua stessa immagine riflessa nel vetro nero dello schermo: pallida, avvolta nella seta, ma con gli occhi che non fuggivano più. Sentì il fantasma del dolore passato, il bisogno distorto che Paolo aveva nutrito. Ma sentì anche il calore del seme di Luca dentro di lei, il potere del consenso appena vissuto. Il vuoto non urlò per Paolo. Urlò per altro. Per la sicurezza. Per la vendetta. Per Luca. Scosse la testa, lentamente, senza staccare gli occhi dallo schermo. "No," sussurrò, poi la voce si fece più ferma, chiara come il cristallo nella stanza fredda. "Il mio culo è tuo, Luca. Solo tuo. E il tuo cazzo... sarà solo mio." Le parole uscirono senza esitazione, un giuramento nel buio. "Lui... è solo un'ombra. Un ricordo sporco." Guardò Luca negli occhi azzurri, accendendosi di una fiamma nuova. "Fallo sparire."Luca sorrise. Un sorriso freddo, pericoloso. Premette un pulsante sul telecomando. Sul monitor, il cancello principale si aprì con un sibilo metallico. Paolo esitò un attimo, guardandosi intorno con sospetto, poi varcò la soglia con passo sicuro, l'impermeabile che gli sventolava. Luca si alzò. "Resta qui," ordinò a Elena, il tono un comando assoluto. "Guarda tutto." Uscì dallo studio, lasciando la porta socchiusa. Sul grande schermo, l'immagine si divise in piccoli riquadri: la hall d'ingresso, il corridoio, il salone con il camino spento. Elena vide Luca scendere le scale con calma sovrana, la sua figura elegante e letale che si dirigeva verso l'ingresso principale. Il cuore di Elena martellava, non di paura per sé, ma di un'ansia feroce per Luca. Cosa avrebbe fatto Paolo? Aveva sempre una pistola, o un coltello.Nella hall, Paolo e Luca si trovarono faccia a faccia. Paolo, più alto e massiccio, sembrava un toro pronto alla carica. "Dov'è?" ruggì, la voce distorta dagli altoparlanti del sistema di sicurezza. "Dov'è la mia puttana?" Luca rimase immobile, le mani in tasca. "Nessuna puttana qui," rispose, la voce un filo di ghiaccio. "Solo una donna che ha scelto di non essere tua." Paolo fece un passo avanti, minaccioso. "La riprendo. È mia. Pagata." Sul monitor, Elena vide la mano di Paolo scivolare verso la cintola, sotto l'impermeabile. Un brivido gelido le attraversò la schiena. "Attento!" voleva urlare, ma la voce le morì in gola. Luca non si mosse. "Sei in casa mia, Paolo," disse, calmo. "E qui le regole le faccio io." La tensione nell'aria, anche attraverso lo schermo, era tagliente come una lama.Paolo estrasse un coltello a serramanico, la lama che luccicò sinistra sotto le luci della hall. "Ti apro come un maiale," ringhiò, avanzando. Luca non indietreggiò. Con un movimento fluido, quasi elegante, schivò la prima stoccata. Le immagini a schermo si inseguivano: Luca che ruotava su se stesso, afferrando il polso armato di Paolo con una presa che sembrava d'acciaio. Un colpo secco, un grido

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 9 senza votare
Indice dei capitoli

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista