La raggiunsi e mi misi alle sue spalle. Mi accorsi solo allora di quanto era più piccola di me. La presi per le spalle, e mi chinai a baciarle piano il collo. Mauro rispose, e io ebbi una scossa. Lei gli chiese se era tutto a posto, poi gli disse che un amica le aveva chiesto di andare da lei perchè era andata in crisi, gli diede delle piccole spiegazioni del caso e poi gli disse che le spiaceva ma non potevano sentirsi più tardi, perchè non sapeva che ora avrebbe fatto.
- Ecco - disse - Ora la menzogna è completa. Si rabbuiò un pò. Il segreto stava nel non lasciare cadere il silenzio. - Dai, rilassati e torna di la, mentre comincio a preparare.
Rimasi in cucina, ascoltando per così dire i suoi movimenti. Mi venne paura che potesse lasciare l'appartamento perchè pentita di tutte quelle bugie. Invece rimase, sentì che si accese una sigaretta. Fumava solo quando era nervosa. Preparai la cena, che in effetti era solo da scaldare, perchè mi procurai tutto in una gastronomia famosa per le sue delizie. Il vino bianco era in fresco, e parlottamo a distanza per tenerci compagnia. Ogni tanto facevo capolino, per osservarla. Appariva rilassata, sprofondata sul divano, la rivista tra le mani e la gonna sempre più su a mostrare le cosce. Questo mi diede la misura del suo tranquillizzarsi. Non stava seduta in punta e non si sistemava in continuazione la gonna, al contrario la sentivo a suo agio. Per evitare ulteriori occhi bassi e commenti, la telefonata per avvertire mia moglie che non rientravo, andai a farla in terrazza, così poteva sentire anche che ero fuori. Si incazzò a morte, mi disse che la mia mania da perfezionista portava solo pensieri, e rimase delusa quando le risposi che non sapevo a che ora sarei rientrato. Il tutto mentre guardavo da dietro al vetro, sua madre seduta che sorseggiava un pò di aperitivo e leggeva la rivista.
-Fatto?- Chiese, risposi - Fatto. Non era stupida, anzi.
Servì la cena al tavolo che dava sulla terrazza, con tanto di candele accese sopra. Cercai più che potevo di farla ridere, e complice il vino mi riuscì benissimo. Mai feci accenno al sesso scherzando, sapevo lo trovava un pò volgare, e io ero d'accordo. Lo fece invece lei, diventando seria, quando mi chiese dei miei vizi. Temetti una crisi, ma decisi di rispondere. Le raccontai di come fantasticavo su di lei, di come la osservavo, e di come cercavo di sentirla vicina con le mie visite furtive ai suoi cassetti della biancheria.
-Provavi piacere? Chiese. Mi fece abbassare lo sguardo mentre rispondevo di si. Sembravo un ragazzino che stesse confessando i suoi errori a mamma. Mi parve impossibile che non si fosse mai accorta delle tracce che lasciavo o delle sparizioni dei collant che le portavo via, ma non ebbi il coraggio di domandarglielo.
Come se mi leggesse nel pensiero, fu lei a riprendere il discorso dicendo che a volte non si spiegava certe macchie, che scopriva una volta indossate le calze. Ebbi un fremito, di quelli che poi mi rendevano incontrollabile, immaginarla con addosso i collant macchiati dal mio sperma ormai asciutto, nel gesto di passarci sopra le dita, e poi di toglierli per cambiarsi, mi fece girare la testa. Si alzò e mi venne vicina, poi si sedette sulle mie gambe, e prese ad accarezzarmi la testa. Le cinsi con una mano la schiena, e con l'altra andai dritto sulle gambe, prima aperta su entrambe, poi feci scivolare le dita in mezzo alle sua cosce accarezzandola.
Realizzai che lei si stesse comportando come una terapista, che cerca di tirarti fuori dal problema provocandoti un indigestione. Certi vizi si mantengono solo col proibito, mi venne da pensare, una volta concessi, diventano routine. Quando la mia mano fece per salire e scomparve sotto la gonna, mi prese il braccio fermandolo. Si alzò e andò in bagno. Sparecchiai, e infine mi sedetti anche io sul divano per la prima volta. Tornò, e si sedette accanto a me, non persi altro tempo, la tirai a me, e la baciai, esplorandone ogni angolo della bocca, ricambiato con la sua lingua che si arrotolava alla mia.
Sapeva di buono, era eccitante, stavo baciando con passione la donna che desideravo da anni. La mano andò dritta su suo sesso, stavolta senza ostacoli, ne sentì il morbido della sua figa, non portava lo slip, sopra il velo di nylon si sentiva l'umido dei suoi umori. La sollevai prendendola in braccio, rimanemmo con le bocche incollate, spinsi la porta della camera da letto con il piede, e la adagiai sul letto. Ci spogliammo a vicenda per quanto possibile, le rimase la camicetta ad un polso per via del polsino ancora chiuso, le sfilai il reggiseno e godetti a piene mani del suo seno portandolo alla bocca.
Ci sdraiammo di fianco, lei mi sfilò la cintura dei calzoni e cominciò ad aprirli, io la baciavo ovunque mentre le mani non sapevo più dove toccarla. Alla fine mi sfilai i boxer, e rimasi nudo. Lei quasi, scarpe e collant ancora addosso. Avevo visto bene, niente slip. Il pelo curato schiacciato sotto il collant era eccitantissimo. Presi ad accarezzara con decisione aprendo e chiudendo la mano sulla sua figa. Lei si allungò e finalmente lo prese in mano. Mi fermai a guardare.
Non sono un superdotato, ma le sua mani piccoline e affusolate mi facevano tale. Vidi che non lo guardava, ma la mano sapeva muoversi molto bene. La spinsi dolcemente in posizione supina. Mi inginocchiai davanti a lei fra le gambe, presi per quanto potevo il collant con le dita, e diedi uno strattone strappandolo. Le venne fuori un suono dalla gola, quasi un grido a metà fra lo stupore e il godimento. Il collant si separò sulla cucitura centrale, ma liberò completamente la via. Mi tuffai e presi a leccarle il sesso, a mangiarlo con voracità. Stavolta le sue mani sulla nuca a tenermici sopra arrivarono subito. Smisi solo perchè anche lei voleva la sua parte. Rimasi su di un ginocchio e glielo misi davanti alla bocca.
Dopo un attimo ci scomparve dentro fino a metà, l'altra metà fuori era coperta dalle sue dita. Mosse la testa avanti e indietro succhiando e leccandomi il cazzo, io chiusi gli occhi per il piacere, che arrivava più dal pensiero di chi mi stava facendo un pompino che il pompino stesso.
Mi sfilai malvolentieri dopo pochi minuti, ma davvero correvo il rischio di venirle in bocca, e non volevo iniziasse così la notte. La spinsi giù piano, poi le andai sopra. Tremavamo entrambi. Appoggiai il glande alla sua figa, lo feci scorrere in alto e in basso, lo tenni semplicemente appoggiato, e poi mentre le guardavo il volto, presi ad entrare dentro di lei lentamente. Mentre ne sentivo il calore, la vidi cambiare espressione, aprire la bocca e fissarmi negli occhi. Non avevo mai provato una figa così morbida ed accogliente, quando ne arrivai al fondo mi parve di sciogliermi, avrei voluto eiaculare in quel momento, senza muovermi ulteriormente, era davvero un nido caldissimo. Mi incrociò le gambe dietro la schiena e mi spinse ancora più a fondo, lasciandosi scappare un mugolio profondo. Rimanemmo così a lungo, lei contraeva i muscoli del sesso e io ne sentivo la pressione. Fu capace di godere senza che io le scorressi dentro.
Si piegò verso di me respirandomi forte all'orecchio. Rimasi ancora immobile, stupito di quell'esperienza che solo una donna molto calda può regalarti. Sentivo la sborra cominciare ad uscire piano che mi provocava un piacere continuo alla base della schiena.
Lei non sciolse le gambe da dietro la mia schiena, ma le allentò solamente. Poi sentì la sua mano che cercava i miei coglioni e prendere ad accarezzarli.
E qui si ruppero gli argini, venni contraendomi e senza trovare abbastanza fiato per gridare quanto stavo godendo, svuotandomi dentro di lei senza trovarne sufficiente spazio, la sborra prese la via più consona, prima intorno al mio cazzo e poi uscendo dalla sua figa a lambirmi i testicoli quasi doloranti. Mi lasciai andare su di lei, ansante e sudato senza più energia.
Malgrado fossero passati pochi minuti, mi parve fosse stata la scopata più lunga della mia vita. Una scopata che durava da anni.
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La Passione per l'erotismo mi ha portato qui e devo dire che ci sto molto bene.
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