Gay

Una cura... "del cazzo"

Per i selezionati da AP un racconto a sorpresa di @arte.mio


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Sono single per scelta. Conoscendomi non ho voluto legami, sono ancora troppo giovane. Ho appena quasi 39 anni e una pressoché assoluta libertà mentale che sconfina anche in quella “intima”. Ho fatto le mie esperienze ma solo quelle che ho deciso io; senza mai, quindi, obbedire a pressioni più o meno esplicite di altri. Viaggio molto anche all’estero e le occasioni, se voglio, non le spreco. Come quando andai in vacanza in Turchia nell’estate del 2008.Senza sapere una sola parola di Turco.

Fortuna che mi arrangiai con il discreto inglese che so parlare. Ero ad Istanbul e una mattina mi svegliai con un mal di denti allucinante. Dovevo trovare un dentista, chiedo al portiere dell’Hotel e mi lascia un indirizzo. Mi dice anche di prendere quel bus pubblico che ha una fermata praticamente di fronte al Dentista. 

Fermata che si trova subito dopo l’unica rotatoria che si trova sulla strada percorsa dal bus. Prendo il bus, stracolmo, e mi capita di ritrovarmi alle spalle di una ragazza che non saprei definire se bella o no. Di certo era fornita di un grande fascino che ti faceva trascurare di constatare se fosse effettivamente bella o meno. Fascino e Femminilità dirompenti, forse aiutati da un fisico da favola con tutte le curve, e che curve, al posto giusto con gambe lunghe, seno “giusto”, sedere solo che Meraviglioso. Tondo, dall’apparenza soda e che risaltava in tutta la sua bellezza in quanto sostenuto da quelle belle gambe leggermente “nervose” che oltretutto apparivano con una pelle lucida e, credo, morbida, sottile. 

Beh ero tutto concentrato in questi apprezzamenti che fui inondato dal suo più che seducente profumo e .... dal suo sedere che inaspettatamente, per la calca, si appoggiò decisamente sul mio bacino. Io ero già turbato dalla sua affascinante visione e dal suo seducente profumo e la reazione fu che il mio Alter-Ego assunse subito la posizione Combat; insomma pronto all’uso. 

Che tormento con le oscillazioni del Bus ! Sentivo il suo culetto strusciare sul mio uccello in forte tensione e, ne ero perfettamente convinto, Lei non evitò, non si infastidì di questa “percezione”. 

Nella mia eccitazione imbarazzata per trovarmi in pubblico, con i miei pantaloni leggerissimi dai quali era assolutamente visibile la mia eccitazione, mi convinsi chissà perché che la Lei cercasse ed accettasse di buon grado quella situazione erotica. A togliermi dai guai arrivò la fermata in cui dovevo scendere ed alla quale scese anche Lei. Per raffreddare i miei bollori e contemporaneamente dissetarmi entrai in un bar per bermi una bibita (ovviamente non fredda). 

Quando chiesi al barman dove fosse il dentista che cercavo mi spiegò che era due ingressi più avanti. All’ultimo piano. E così era in effetti; salii, suonai e mi venne ad aprire un’infermiera sulla 50ina un po’ insignificante. 

Le spiegai il mio problema di denti, mi chiese se avevo preso un appuntamento ed al mio NO mi disse che sarebbe stato difficile ottenere la visita ma che visto il dolore che provavo avrebbe chiesto alla dottoressa. Mi fece accomodare in sala d’aspetto e dopo circa 10 minuti venne e mi disse che sarei stato l’ultimo giusto per aiutarmi col grande dolore che provavo. 

Quando venne il mio turno l’infermiera mi chiamò e mi salutò essendo sopraggiunto, anzi superato, il suo orario di lavoro. Mi accompagnò dalla dottoressa e li rimasi folgorato. Non mi accorsi nemmeno dei saluti dell’infermiera che se ne stava andando. Era quell’affascinante Lei del Bus. Mi accolse con gentilezza, mi fece stendere sul lettino, avvicinò la lampada ed avvicinò anche il suo viso al mio. Fui inondato dal suo profumo ed anche dal profumo del suo respiro, caldo e seducente non meno di tutto il resto. 

Da così vicino potei così vedere bene anche i suoi occhi. E ti pareva che non avesse anche lo sguardo affascinante e voluttuoso !!? Iniziò la visita e finalmente potei sentire la sua voce che mi chiedeva di aprire la bocca ed indicarmi quale fosse il dente dolente. Mi disse che mi avrebbe fatto sia un anestetico che in antidolorifico così da poter sopportare bene il mal di denti per almeno 24 ore. Più la visita si faceva tecnica e più il suo viso si avvicinava al mio e più i miei pantaloni tradivano l’effetto che la dottoressa otteneva su di me. Era gentile come il suo aspetto, la guardavo dritto negli occhi, bellissimi di colore azzurro intenso tipo Lapislazzuli e come tale pietra preziosa la dottoressa sembrava avere nel occhi della sfumature dorate proprio come la pietra preziosa. 

E chi capiva più qualcosa?? Ero completamente in balia dei miei sensi, scatenati da quella creatura così affascinante e da cui ricevevo la sensazione che Lei fosse pienamente e maliziosamente consapevole dell’effetto che mi faceva. 

Notai che nel suo avvicinamento a me non trascurava si strusciare il suoi seni sul mio braccio e le sue cosce sul mio corpo disteso. Un tortura anche psicologica; lo faceva per provocare in me una reazione o era una cosa assolutamente naturale per il lavoro che stava facendo ? Però anche Lei mi guardava di tanto in tanto negli occhi, intensamente, quasi a verificare che effetto mi facesse quella promiscuità accennata. Feci scivolare il mio braccio fuori dal lettino con disinvoltura per cercare un qualche segnale di verifica sulla presunta “provocazione” che ricevevo dall’atteggiamento da me presunto della Dottoressa. 

Non si scompose, come nel bus. Non si allontanò, non evitò il contatto del mio braccio sul suo corpo. Incoraggiato da tale comportamento allungai la mia mano sulle sue gambe, sotto il grembiule, accorgendomi così che non aveva calze, e la Sua reazione fu di fissarmi dolcemente negli occhi per un attimo per poi tornare a curare il mio dente. 

La mia mano scoprì così che la pelle delle sue gambe era sensuale, morbida e liscia. Una pelle delicata, sottile che fu di stimolo affinché la mia mano salisse lentamente e languidamente lungo tutta la gamba; arrivò al ginocchio e proseguì con passione sino ad accarezzare la coscia, soda, calda, liscia, nervosa ed ebbi anche la sorpresa di sentire che anche l’altra coscia si era avvicinata. Avvicinata non serrata. Come se volesse godere anch’essa delle mie carezze. Io già iniziavo a sentire un calore diverso avvicinarsi alla mia mano mentre la dottoressa con apparente distaccata professionalità stava terminando il lavoro sul mio dente. 

Mi sorrise e mi disse “abbiamo terminato”. Così dicendo voltò il suo sguardo sulla mia persona distesa sul lettino e soffermò lo sguardo sulla patta dei pantaloni. 

Volgendosi verso me sorridente mi disse “vedo che c’è un’altra ….. gengiva gonfia” e pose la sua mano sul mio uccello ancora imprigionato nei pantaloni. Con destrezza delicata e gentile passione liberò l’uccello dai pantaloni e sorridendo guardandomi negli occhi iniziò un dolce movimento di sali/scendi che mi fece perdere la consapevolezza di dove ero arrivato con la mia mano. Me lo ricordò Lei, la dottoressa, che iniziò a muoversi per farmi capire che non dovevo stare fermo con la mano. Aveva uno sguardo complice e malizioso, come se si aspettasse di vedere una mia adeguata reazione. Ma a cosa avrei dovuto reagire? Capii che dovevo salire ancora con la mia mano e così feci arrivando ad accarezzare le natiche del suo sedere, sode e morbide, lisce come ciascun altro centimetro della sua pelle sin ora accarezzata. Introdussi la mia mano dentro lo slip seguitando ad accarezzarle il sedere con un tentativo di “entrare” dello spacco che custodisce il “buchino”. La mia posizione per fare ciò non era delle migliori ma quella mia carezza bastò per vederle una smorfia di piacere solcarle il viso. 

Il respiro si fece più corto, gli occhi si socchiusero, la testa si muoveva come in preda al piacere. Nel frattempo Lei mai aveva cessato di accarezzarmi con dolcezza l’uccello che era diventato durissimo e gonfio come mai mi era capitato anche con le più belle donne avute. Lei era diversa, trasmetteva una tensione di desiderio erotico che aveva riempito tutta la stanza. Al mio tentativo di avvicinarla non si sottrasse anzi assunse una posizione tale che mi facilitò l’esplorazione. Finalmente potevo dare soddisfazione alla mia voglia di toccarla nelle parti intime così come Lei stava facendo con me. 

E lo feci ma mi ritrovai subito interdetto quando raggiunsi il basso ventre. La mia mano, entrata dentro lo slip, si ritrovò piena …. di carne. Non era fica, era cazzo. La dottoressa notò come fossi rimasto interdetto e con la sua solita graziosa dolcezza mi chiese “non ti piaccio più?” Dopo un iniziale disappunto volli proseguire a stringere quel cazzo per capire che effetto avrebbe fatto su di me. 

Lo sentii irrigidirsi sempre più e pure pulsare; era vivo nella mia mano e mentre ero concentrato ad avvertire e gustare queste sensazioni (piacevoli) vidi il volto della dottoressa avvicinarsi al mio sino ad incollare la sua bocca sulla mia. Una bocca calda, morbida che con estrema dolcezza mi stava baciando e che ad un certo punto aprì le labbra così seducenti per estrarre la lingua, liscia, morbida anch’essa, calda e .. carezzevolmente guizzante. Il bacio fu lungo ed appassionato, pieno di desiderio non solo da parte sua ma anche, poi, da parte mia. Ero cotto, non avevo più controllo di me, sedotto come una verginella e verginella lo ero davvero. Era la prima volta che impugnavo un cazzo non mio ed era anche la prima volta che mi baciava una bocca di chi non aveva la fica ma un cazzo. 

In verità non era un cazzo grossissimo, nemmeno piccolo; diciamo normale. Ora la mia mano prese da sola a fare quello che tante volte aveva fatto al mio Fratello del basso ventre. Era esperta, la mano, ed iniziò a muoversi come sapeva essere più seducente. 

Con lentezza, passione e in modo seducente. I risultati li sentivo sia nella mia stessa mano che nella bocca dove la lingua della dottoressa ha iniziato a muoversi quasi in sincronia con la mia mano accarezzando la mia di lingua e le labbra. Un fuoco e una coinvolgente passione mi aveva invaso tutto il corpo ed in particolare la mente facendomi reagire senza ragionare. 

Del resto cosa volevi ragionare se una donna con la sua carica di femminilità e desiderio passionale ti dimostrava tutto il suo desiderio passionale. La dottoressa prese l’iniziativa e sempre guardandomi in modo seduttivo prese a scendere col viso verso il mio bacino. 

Slacciò i miei pantaloni ed iniziò a togliermeli mentre io ravanavo sotto il suo grembiule. Abbassati completamente i pantaloni avvicinò il suo viso al mio cazzo e la sua dolce bocca lo ingoiò lentamente mentre Lei non smetteva di fissare il suo sguardo carico di voglia sui miei occhi, cosa che se possibile aumentava il mio desiderio di proseguire in qualunque cosa si sarebbe verificato. La sua calda bocca prese a lavorare il mio uccello provocandomi un piacere conosciuto ma molto più intenso di quanto avessi mai provato. 

Sentivo la lingua accarezzare l’asta ogni volta che Lei si alzava o abbassava senza mai far uscire il mio cazzo dalla sua bocca. Quanto avrei resistito prima di raggiungere l’orgasmo ? Lei dalle pulsazioni del mio cazzo capi al volo che avrei potuto raggiungere l’orgasmo in men che non si dica e si fermò subito. Si sollevò dal mio ventre e sempre con studiata lentezza iniziò a togliersi il grembiule. Che spettacolo gente!!! 

Sotto era completamente nuda e la cosa che più mi sbalordì fu il suo seno sino ad allora rimasto celato sotto il camice stesso quasi completamente allacciato. 

Con fare malizioso e col suo cazzo ben in tensione si avvicino al mio volto e senza chiedermi alcunché appoggiò il suo uccello sulle mie labbra con un invito esplicito trasmesso dallo sguardo. Aprii la mia di bocca e iniziai a baciare quel cazzo che si imponeva alla mia attenzione. Era bello il contatto delle mie labbra col suo uccello ed era anche invitante a proseguire, a prenderlo completamente in bocca, a capire cosa prova una donna nella stessa condizione. 

Era proprio piacevole e mi venne spontaneo iniziare un pompino che per esperienza indotta si stava sviluppando in modo molto gradevole anche per me. 

Ormai il coinvolgimento era tale che nemmeno ricordavo più di stare con un cazzo in bocca anziché una fica. Era bello, piacevole, coinvolgente ma sentivo il desiderio di ricevere attenzioni anche io sul mio Fratello. Ci mettemmo a 69 e proseguimmo a darci piacere a vicenda. 

Dopo qualche minuto ed essere arrivati ancora una volta all’orgasmo ci fermammo ma Lei sapeva cosa voleva fare. Mi chiese di leccarle il buchetto cosa che feci con piacere tentando anche una parvenza di penetrazione di quel buchetto. Le piaceva, sospirava, si muoveva trasmettendomi tutto il piacere che provava sino a che col corpo si girò nuovamente verso di me e con la mano prese il mio uccello e lo indirizzo sul suo buchino. 

Lentamente e con precauzione si abbassò sul mio ventre facendo entrare il mio cazzo nel suo sedere e, poi, lentamente e sensualmente iniziò a muoversi, sospirare e gemere di piacere. La dottoressa assunse una posizione congrua e comoda ed iniziò un su e giù che mi provocava vibrazioni di piacere in tutto il corpo, 

Ogni tanto, poi, contraendo i muscoli dello sfintere sembrava abbracciare amorevolmente il mio uccello; stupendo ed estremamente piacevole. Iniziò a muoversi sempre più velocemente col volto che cambiava espressione trasmettendo tutta la tensione del piacere che la possedeva. Era la mia rima esperienza con un Trans e posso affermare che la stavo gustando di tante scopate fatte quasi per noia. Lei intanto seguitava a muoversi non solo su e giù ma anche diversamente facendomi percepire un piacere ancora maggiore. 

Quando fui sul punto di venire glielo feci capire e lei sfilandosi il mio uccello dal sedere lo prese subito in bocca favorendo con un gioco di lingua il mio orgasmo. Le venni in bocca con tutta la forza di seduzione ed eiaculazione che quest’avventura mi stava procurando. 

La dottoressa non perse nemmeno una goccia del mio sperma e dopo un lavoro di lingua delizioso che mi ripulì adeguatamente mi si avvicino al viso e mi baciò intensamente, con passione e tenerezza. 

La ringraziai ma lei mi rispose che era lei a dovermi ringraziare perché le avevo fatto provare un piacere moralmente a lei sconosciuto. 

Mi abbracciò con affetto quasi e salutandomi, dopo un bacetto ancora, mi congedò. Uscii ma mi ricordai che non avevo pagato per l’intervento dentistico. Tornai indietro, suonai il campanello, mi aprì lei e quando le dissi che non avevo pagato la parcella sorridente mi baciò ancora sulla bocca teneramente e mi disse ciao. 

Chiuse poi la porta.

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