Confessioni

Ripetizioni

Con Chicca eravamo a scuola insieme, non nella stessa classe, io avevo due anni più di lei anche se ero indietro di due classi, lei una secchiona di quinta e io un ripetente recidivo di terza, ci siamo conosciuti una mattina a ricreazione, le avevo rubato l'ultimo panino e ricordo ancora il suo commento sarcastico, sì, diciamo che non era iniziata sotto una buona luce la nostra amicizia.

Dopo qualche settimana che ci squadravano a distanza ma senza mai scambiarci neppure una parola, ci ritrovammo entrambi ad una festa di compleanno, di quelle che a quei tempi manco sapevi chi era il festeggiato, ma ci trovavi mezza città grazie al passaparola, non c'erano internet né i telefonini, erano i tempi del ci vediamo, sì ci vediamo ed eri comunque sicuro che ti trovavi.


Comunque fu casuale, al di là del posto, anche il modo, io con una birra in mano e lei a stringere un bicchiere di plastica trasparente con dentro un qualche intruglio, entrambi con la sigaretta in bocca, girando un angolo dentro in casa, più che incontrarci ci scontrammo.

Due secondi di silenzio e devo dire che subito dopo siamo scoppiati a ridere entrambi e da la una parola tira l'altra, siamo ben presto finiti a parlare di cose più profonde, ma senza secondi fini, ricordo che ad un certo punto, camminando, ci siamo trovati in un argine vicino a quella casa, noi due da soli, lei con ancora quel bicchiere di plastica ormai vuoto e che ci giocava e io con la bottiglia terminata a passarmela da una mano all'altra.


Il Lunedì successivo a scuola era stata lei a venirmi a cercare, o meglio, a farsi vedere, solo che quella volta gli sguardi non sono rimasti distanti ma le sono andato in contro e lei ha sfoderato un gran bel sorriso, non era l'unica cosa bella che aveva, ma quello sapeva colpire, poi aveva anche quello sguardo che lo sapevano fare bene anche.

Siamo finiti a parlare di matematica, fisica, inglese, insomma ammetto che la c'ho un po giocato e così giorno dopo giorno ad un certo punto, visto che lei diceva che era brava in tutte le materie, l'ho buttata la, se mi voleva dare qualche ripetizioni.

Non so se il modo che l'ho detto era malizioso, so che lei per la prima volta aveva perso la parola ed era diventata anche un po' rossa sulle guance, la cosa ammetto che mi divertì, comunque ne uscì con un ci penso, e va bene, confesso che in quel momento di studiare, almeno nei libri, mica ci stavo pensando.


Un sabato pomeriggio, imbucato ad un'altra festa casualmente la incontrai nuovamente, questa volta devo confessare che le diedi alcune occhiate, aveva una gonna appena sopra le ginocchia, nera, dei collant e una camicia poco abbottonata dove era impossibile non notare la generosità del suo seno, credo che se ne accorse che i miei occhi ne erano rimasti incastrati, ma questa volta volta non diventò rossa lei ma io quando se ne uscì con una battuta che più o meno suonava così, sai che non ho mica capito, ma te che tipo di ripetizioni avevi in mente.

Mi colse inaspettata questa sua uscita a metà strada dal disinvolto al malizioso, e la mia ancora giovane età certo non mi aiutò a cavarmela ma riuscii a venirne fuori con uno a zero per te, insomma na resa ecco.


A quei tempi le cose andavano avanti lente, ma andavano comunque avanti, entrammo nel secondo quadrimestre e la mia situazione scolastica era veramente disastrosa, non avevo neppure un sei e mi si prospettava un'altra bocciatura se non correvo ai ripari concretamente, così alla prima occasione tornai alla carica, credo che da gran paraculo quale già ero, gli dipinsi un quadro talmente triste che non poteva che dirmi di si, così ci mettemmo d'accordo su un piano studio decisamente intenso e lei propose di trovarci a casa sua tre volte la settimana, casualmente aveva bello che pronto il suo indirizzo scritto su di un foglietto di carta con tanto di numero di telefono di casa, sai, aggiunse, se capita che non puoi venire mi avvisi, lo lessi e le risposi che non stavamo neppure tanto distanti, lei se ne uscì con un lo so, girò i tacchi e se tornò dalle sue amiche.


Quel suo lo so mi rimbalzava in testa, iniziando a ricamarci sopra una serie di pensieri e tutti che finivano allo stesso modo, comunque finalmente il giorno della prima lezione era arrivato, presi il mio caro "Si" e percorsi i pochi chilometri che mi separavano da casa sua, una volta arrivato stavo per suonare il campanello di casa ma prima di pigiare il pulsante sentii lo schiocco elettrico del cancello e subito dopo dalla porta del villino si aprì la porta, era sua madre, una gran bella donna, capelli neri e lunghi raccolti in una cosa che cadeva dietro la schiena, un tailleur grigio chiaro e una borsa in pelle marrone scuro, come quelle degli avvocati, mi sorrise come se mi conoscesse e chiamandomi per nome aggiunse quasi con tono severo, mi raccomando, non vorrai farti bocciare anche quest'anno, abbozzai un sorriso e un no no anche se poco convinto a dire il vero, mi salutò e prese il vialetto che la portava verso l'auto, io ricambiai il saluto ma devo ammettere che restai a guardarla mentre sculettava prima che girasse l'angolo.


Non mi resi conto che Chicca era sul portoncino di casa che mi stava guardando tra il serio e il divertito, mi fece entrare dandomi prima un'occhiataccia e poi due baci sulla guancia, anche se il secondo era quasi sulle labbra, così in due secondi mi ero già fatto un altro film in testa.

Lei invece era in tuta, mi domandò se volevo bere qualcosa e così prima di iniziare a mettermi sotto con lo studio mise su un caffè che sorseggiammo entrambi seduti comodamente nel divano di pelle bianca che sapeva così tanto di nuovo.

Da dove vuoi iniziare, mi chiese con un tono da maestrina, mi uscì spontaneo un "sapessi", ma lei sempre con un tono serio, poche battute che qua c'è tanto da fare.

Minchia, ma dov'era finito quel suo bel sorriso e quella simpatia, vuoi vedere che mi mette sotto veramente, mi dissi tra me e me, presi lo zaino e stavo per tirare fuori il libro d'Inglese quando mi fermò dicendomi che saremmo andati nella sua stanza, va bene, risposi io con aria svogliata.


Devo ammettere che studiare non mi è mai piaciuto, infatti i risultati erano lì a dimostrarlo, dopo manco un quarto d'ora avevo già voglia di fumarmi una canna, ma sapevo che a lei non piaceva proprio, così proposi la classica pausa sigaretta, non la prese molto bene, riprendendomi proprio come se fossi in classe con quella cagacazzi della Professoressa, credo che il mio sguardo parlasse e così scoppiò a ridere, finalmente perchè iniziava anche ad irritarmi questo suo fare da maestrina perfettina che gli avrei fatto volentieri pagare in un qualche modo.

Canna o sigaretta, mi domandò spiazzandomi, no, tranquilla, semplice sigaretta, ma immagino che dobbiamo andare fuori in giardino a fumarla, si, rispose lei alzandosi e nel farlo quasi mi mette una tetta in bocca e quel gesto giunto così improvviso mi procurò un brivido che partendo dal cervello raggiunse un cazzo ancora sornione, potenza di avere manco vent'anni, riuscii a trattenere con fatica la voglia di saltarle addosso, ma iniziavo ad avere sempre più la convinzione che non le sarebbe per nulla dispiaciuto, di certo a me no.


Ad un certo punto ho avuto la netta sensazione che la prima lezione stava naufragando e che quel pomeriggio stava andando verso un'altra direzione, diversa dallo studio, infatti in quella pausa sigaretta alcune battute maliziose a dir poco, un paio di occhiate dove l'avevo spogliata col pensiero e poi tutto precipitò prima quando una volta entrati in casa si chinò a raccogliere l'elastico dei capelli che le era caduto, facendo risaltare la forma del suo culo così pronunciato e subito dopo si levò la felpa della tuta e nel farlo salì anche la maglietta rossa che aveva sotto facendomi vedere parte del suo seno generoso e che sembrava così sodo, sarà che sono sempre stato amante del vedo e non vedo, a quel punto da sornione il cazzo iniziò a tirare e non poco.

La felpa la lasciò cadere a terra, intanto sentivo il suo sguardo su di me, il cuore era accelerato, non mi aspettavo quei gesti fatti di proposito, erano chiare provocazioni e dovevo vedere fin dove si sarebbe spinta, così raccolsi la sfida e in due passi le ero addosso, aveva i capelli sciolti e li presi quasi tutti con una mano, mentre l'altra la portai su di un fianco, era la prima volta che la potevo toccare, nelle altre me l'ero solo immaginato, un po' impacciato trovai le sue labbra semiaperte e la lingua già un po fuori, finimmo per baciarsi e sentii l'odore di lei nel cervello mentre le lingue roteavano e si sfidavano come se fossero in una battaglia, anche il suo cuore batteva forte in quei pochi secondi di bacio che sembravano come sospesi.


Finimmo per cadere sul divano di pelle, intanto anche le sue mani conoscevano la mia carne, le sentivo scorrere ovunque sulla pelle mentre cercavo di sfilare la maglietta che cedette subito per il mio impeto di averla, continuavamo a baciarci, assaggiandoci reciprocamente, era come in una di quelle fantasie che pensandola avevo, solo che era così tutto dannatamente reale, il suo fiato, il suo corpo, il suo seno tra mani e bocca che aveva fame di quel corpo fino a poco tempo prima sconosciuto e che ora stava diventando un libro aperto davanti ai miei occhi bramosi di tutto.

Ora erano le mie mani ovunque su di lei, la mia lingua scivolava sulla sua pelle e scendendo le tirai via anche i pantaloni della tuta, alzandomi con la schiena diritta per alcuni istanti la fissai, il suo seso era sodo e dolce, la corona ampia di un marrone scuro e il capezzolo turgido ed eccitato l'avrei strappato coi denti. 

Poi lo sguardo scese lungo il suo ventre agitato dal respiro che ora era profondamente irregolare, ancora più giù scese, fino agli slip color carne, vedevo tra il tessuto aderente il taglio della fica e ne sentivo l'odore forte e inebriante al mio cervello voglioso di fotterla, le sue braccia lungo i fianchi appoggiate alla pelle del divano ne facevano un meraviglioso contrasto che mi eccitava ancor di più, saliva la voglia di mangiarla, di cibarmi del suo corpo, di scoparla e di farmi scopare da lei.


Alzandomi in piedi mi slacciai la cintura mentre levavo il maglioncino e facevo cadere a terra i jeans, il cazzo intanto restava imprigionato nel tessuto bagnato dei boxer neri che indossavo e fu a quel punto che allungando un braccio voleva tastare la durezza di ciò che ancora non conosceva.

Mi ritrassi indietro giusto quei pochi centimetri che lasciarono aria tra la sua mano e il mio cazzo, mi guardò con aria di chi me l'avrebbe fatta pagare, si ma no ora, non adesso, eravamo entrambi in silenzio ma era così chiaro ciò che stavamo dicendo guardandoci, era diventata una sfida, un gioco ancora senza regole e tutto da inventare, poi non ce l'ho più fatta e mi sono chinato tra le sue cosce iniziando a mangiarle la fica attraverso gli slip, ne sentivo l'odore, sentivo il suo bagnarsi mescolarsi con la mia saliva mentre montava la voglia di conoscere anche le sue piccole e grandi labbra e così sfilai ciò che ancora mi stava impedendo di prendere ciò che desideravo.


La stavo divorando e a tratti mi mancava anche l'aria mentre bocca e lingua erano dentro di lei, le mani sui suoi capezzoli che stringevo come fossero dentro a due piccole morse che donavano piacere e dolore equamente distribuito, lei che si dimenava come un serpente quando tagli la testa, godevo dei suoi lamenti e dei suoi respiri, sentivo le sue unghie sulla testa e poi sulle spalle, sentivo che mi graffiava, quel bruciore che mi dava ancor più voglia di farla godere lentamente, facendo crescere quel fuoco in lei che l'avrebbe arsa pian piano di piacere, ma non volevo ancora farla esplodere nel mio cervello, avevo voglia di punirla e senza una ragione, ma sentivo che era il mio cervello a suggerirmi tutto.

Più affondava le sue unghie e più io mollavo la presa, una , due, tre volte, fino a quando si lasciò sfuggire un che stronzo, solo allora allora infilai un dito dentro la fica e un altro nel suo culo che la fece uscire un lamento strozzato in gola mentre i muscoli si irrigidirono sempre di più, anche il suo respirare mi faceva capire che ormai stava esplodendo dentro la mia bocca, la lingua impazzita la divorava e il dito entrava ed usciva lento e poi veloce e ancora lento e veloce, fino a quando mi strinse la testa tra le sue mani che erano diventate una morsa pesante e si lasciò andare liberando in due urli quell'orgasmo intenso.


Non avevo voglia di lasciare la presa e così anche una volta venuta continuai sia a leccare che a succhiare il clitoride e a giocare col dito che era tutto inzuppato dei suoi umori, mentra avevo il suo sapore tra bocca e cervello. 

Questo continuare la faceva quasi soffrire, sentivo che si dimenava e mi chiedeva di smettere, ma non era così convincente e comunque avevo voglia di fargli pagare quel suo fare da maestrina del cazzo che prima mi aveva irritato, anche se lo faceva apposta.

Preso dalla foga ad un certo punto penso di aver esagerato nel strizzarle il capezzolo e ne uscì prima un grido e poi un vaffanculo stronzo, anche se subito dopo si mise prima a ridere e dopo mi intimò di rifarlo, quasi una supplica

Non me lo sono fatto ripetere due volte, levato il dito dalla sua fica le presi entrambi i capezzoli che strinsi forte per poi strizzarli e lasciarli all'improvviso e nel farlo lasciai la presa della bocca sulla sua fica e mi misi a guardarla, si mi eccitava guardare l'espressione tirata nel suo volto, il serrarsi della mascella, quel mordersi il labbro per poi passarsi la lingua fino al suo stringere i pugni cercando di prendere la pelle del divano, e più stringevo e più lei si avvicinava alla soglia che separava il dolore dal piacere che si stavano fondendo in un tutt'uno e così io capivo fino a dove potevo spingermi e lei fino a dove poteva sopportarlo.


Andammo avanti qualche minuto assecondando quella curiosità, poi un suo sguardo mi fece capire che era giunto il momento di far soffrire un po' me, o di giocare un po' lei, si, ero curioso di conoscere le sue labbra, il suo modo di fare un pompino, non mi feci certo pregare e poi ero già molto eccitato e quasi certo che sarei venuto in breve tempo e infatti non andò tanto diversamente, purtroppo, anche se dovevo capire se per me o per lei, ma questo lo scoprirò più avanti.

Ora disteso a pancia in su e con le gambe semiaperte c'ero io e lei che senza tanto perdersi sulla tela del mio corpo andò subito in mezzo alle cosce, un po' da stronzo mi tirai ancor più su nello bracciolo comodo del divano, si non volevo perdermi neppure una scena e credo che questo l'avesse capito bene pure lei che si mise a sorridere aspettando il mio mettermi comodo.

La afferrò con la mano stringendolo forte, la guardavo chiudere gli occhi mentre lo strusciava sulla guancia e poi vicino alle labbra, infine con la lingua iniziò a prendere confidenza con cappella gonfia e rossa, sentivo il sangue pulsare nelle vene del cazzo stretto nel suo pugno, sapevo che non ci avrei messo molto a venire, lo sapevo e così ho provato a pensare ad altro, ma l'inevitabile è appunto inevitabile.

Poi affondò la sua bocca facendolo sparire dentro, fino in gola e sempre con quella mano attaccata, tra palle e asta, dentro e fuori, su e giù, mano stretta e io sempre più eccitato iniziavo a fare fatica a tenere aperti gli occhi, ma anche se chiusi era come se la vedessi, se vedessi ogni suo movimento, vedevo, sentivo, godevo, godevo molto, lei lo sapeva, ne era proprio felice e così scoprii il suo lato da stronza e vendicativa, infatti ero molto eccitato e pronto ad esplodere quando lei lasciò la presa e si alzò, guardandomi con aria compiaciuta e di sfida, abbozzai un sorriso d'intesa e così il colpo restò in canna, e tornai meno teso e rigido nel corpo, sapevo che comunque era solo questione di poco tempo, lo sapeva anche lei però, infatti ripetè il giochetto un altro paio di volte che furono una piacevole sofferenza che non avevo ancora sperimentato prima.


Solo che la terza volta la mia reazione fu diversa, non la lasciai fare e risolsi anche l'amletico dubbio di dove venire, visto che l'eccitazione iniziava ad essere dolorosa e quando lei provò per l'ennesima volta a staccarsi l'istinto mi portò ad afferrarla per la nuca e spingere ancora più in gola il cazzo, seguì una colata di saliva che scese sull'asta tesa, qualche altro secondo e attenuai la presa dandole modo di farla continuare, pompò velocemente e io la guardavo dalle fessure degli occhi socchiusi, il volto era tirato e un ghigno di sofferenza si trasformò in piacere, anche il rantolo divenne ansimo convulso per poi esplodere in bocca e lei che continuava a succhiarmi l'asta e la cappella facendo scende la sborra fino al ventre per poi andare a raccoglierla con la lingua e inghiottirla.

La mia mano era imbrigliata nei suoi capelli e le accarezzavo la testa intanto Chicca sfiorava con le labbra umide l'asta che via via diventava barzotta, restammo in quella posizione alcuni minuti fino a quando il rumore di un auto che entrava nel vialetto che portava la garage ci fece sobbalzare di colpo, mia madre cazzo, esclamò Chicca fiondandosi verso i vestiti e io feci altrettanto.


Fortuna che il giardino era grande e così come due fulmini ci vestimmo in fretta, mentre lei si dava una sistemata ai capelli e correva in bagno a lavarsi la bocca io davo una rapida sistemata al divano che sapeva ancora di noi. Appena la porta di casa si aprì noi si era in camera chini su quei libri che erano rimasti praticamente chiusi, sua madre s'affacciò alla porta esclamando, ma che bravi, ancora a studiare, ho sempre detto che avevo una figlia in gamba, poi compiaciuta aggiunse tale madre madre tale figlia e io non so cosa mi ha trattenuto dal non ridere, anche se poi...beh questa è un'altra storia.

Ti è piaciuto questo racconto?
Punti: 5,0

0 commenti

Nessun commento
avatar
Ciao, io sono

incastratoneltempo

Autore su Erotika

Scribacchino in cerca di ispirazioni

Vedi Mio Profilo

Racconti Simili

Vacanza in Grecia
Vacanza in Grecia
Mag 22, 2024
IN CANTINA
IN CANTINA
Mag 17, 2024
IL TUBO ROTTO
IL TUBO ROTTO
Mag 14, 2024