Etero

Quella maiala della Mara 2

E l'occasione non tardò molto ad arrivare, giusto poche settimane dove nel frattempo avevo trovato molta più fiducia in me cogliendo al volo alcune occasioni che solo poco prima mi sarebbero sfuggite, in particolare con una vicina di casa più giovane di me e che fin da piccoli sapevo che mi ronzava attorno, ora però non eravamo più così piccoli e io diventavo sempre meno timido mentre lei sempre più audace, anche se restava Mara il mio chiodo fisso.

Un pomeriggio di prese in disparte portandomi nel retrobottega, senza dire niente mi infilò la lingua in bocca a "tradimento", una intensa limonata che me lo fece diventare duro all'istante, pochi secondi poi mi stacco sempre con i suoi modi decisi e autoritari, si credo che a lei piacesse l'idea di avere un "ragazzino" che poteva girare come voleva avevo la netta impressione che l'idea di salire in cattedra e fare la professoressa la eccitava mentalmente e francamente il ruolo le calzava alla perfezione.

Domani sera sei mio, aggiunse con un tono severo prima di girarsi su se stessa e tornare dietro al banco, io la seguii subito dopo, messi d'accordo su ora e posto ci salutammo, uscii e nel breve tragitto che mi portava a casa incrocia Lucia la vicina, cosa fai e cosa non fai dieci minuti dopo aveva il cazzo in bocca e due dita in fica, quanto le piaceva fare pompini, ma soprattutto amava farsi sborrare in faccia, e la cosa mi eccitava molto soprattutto per il suo paio di occhiali che la rendeva molto maiala.


Il resto della giornata trascorse normale e così anche il giorno dopo quando finalmente arrivarono le nove di sera e mi trovai con Mara al parcheggio dell'altra volta solo che invece di restare lì mi fece salire nella sua auto e ingranò la marcia, zitto che ho una bella sorpresa, restai in silenzio anche se dopo una manciata di minuti eravamo già arrivati e l'insegna luminosa che diceva Hotel-residence mi aveva fatto capire quale fosse questa bella sorpresa.

Mara aveva già la chiave in mano, pochi passi e al piano terra aprì la porta della stanza 102 che si chiuse subito dopo dietro di noi, essenziale e piacevole, specialmente un grande specchio attaccato ad una parete, un letto matrimoniale che sapeva di pulito, un piccolo armadio marrone e di fianco una specie di tavolo scrivania con sopra un piccolo televisore attaccato al muro, lo accese trovando subito un canale musicale, alzò di poco il volume, la situazione si stava facendo parecchio interessante.

Mara aveva una gonna lunga fin sotto alle ginocchia e con uno spacco generoso, una delle sue immancabili camice con i soliti bottoni lasciati aperti e che mettevano in risalto le sue tette imprigionate in un reggiseno probabilmente di una misura più piccola, improvvisò uno spogliarello mentre la guardavo seduto e già eccitato, lei invece mi fissava con quegli occhi profondi mentre sbottona una ad uno i bottoni, poi fece due passi verso di me dandomi le spalle e invitandomi così a sfilare la camicia, lo feci delicatamente anche se la voglia di saltarle addosso era già presente dal primo momento che si era chiusa la porta della stanza.

Lasciai cadere la camicia a terra, lei inclinò leggermente il busto in avanti e il culo all'indietro, tirai giù la lampo della gonna che cadde a terra, con una gamba lo lanciò contro la porta, non l'avevo ancora potuta ammirare senza vestiti, le sue forme generose e piene, le curve dei suoi fianchi e le rotondità delle natiche che a vederle sembravano roccia, un filo di tessuto scuro in mezzo alle due chiappe che avevo a pochi centimetri dal viso, non riuscii proprio a trattenere la voglia di metterle le mani sulla pelle, sentire il calore della carne che mi stava incendiando, così la sfiorai per poi cingerle i fianchi e tirarla verso di me iniziando a baciarla facendo scorrere la lingua nelle sue morbidezze.


Lei mi guardava attraverso lo specchio, a voce bassa mi parlava sussurrando e scandendo le parole una a una, anche questo mi faceva eccitare molto, vedo che stai imparando, bravo, bravo il mio ragazzino, accentuando molto sia il mio che il ragazzino e confermando questa sua particolare inclinazione a un ruolo forse che neppure lei si aspettava ma che sembrava piacerle particolarmente, poi continuò dicendo che quella sera non c'era fretta, aveva tempo perché suo marito era via di casa per un paio di giorni e il figlio era dai nonni, la cosa si faceva estremamente interessante.

Prese in mano il telecomando e alzò ancora di poco il volume, io ero ancora vestito e lei solo in intimo, voltò su se stessa un paio di volte, voleva farsi ammirare, sapeva essere molto vanitosa ma questo l'avevo già intuito, poi non so perché per alcuni attimi ero tornato al giorno prima e ai pompini di Lucia, nella testa era scattato la curiosità del confronto, quel pensiero sfacciato passò immediatamente, Mara spostò le due sedie e si sedette sul tavolo mettendo i piedi su entrambe e di fatto spalancando le gambe, gli slip bianchi e trasparenti mi fecero vedere un filo di pelo scuro, apriva e chiudeva quelle cazzo di gambe e mi guardava con quella fottuta espressione da finta innocente quando sapeva bene cosa fare e cosa farmi fare, che troia che sapeva essere e mi deve aver letto nel pensiero perché me lo chiese, mi chiese di dirle cosa stavo pensando e glielo ringhiai contro, sei proprio una grandissima troia.

Oh sì le piaceva sentirselo dire, la frase secca le fece perdere un colpo, deglutì e sospirò, era il suo punto debole e la dovevo affondare, ma intanto affondai tra le sue cosce ora spalancate, lei si andò un po' più indietro appoggiando la schiena alla parete e le gambe ai bordi del tavolo, io presi una sedie e mi sedetti comodo, baciando l'interno delle cosce, la sua pelle liscia sapeva di buono, mentre la sua fica ancora nascosta negli slip sprigionava l'odore dei suoi umori, con un dito sfioravo le labbra pronunciate e continuavo a far scivolare la lingua e a mordere la sua carne così invitante, intanto il cotone si bagnava sempre più ad ogni passaggio cercavo di affondare il dito in quella fessura e poi alzò quel poco il culo dal tavolo puntandosi coi piedi e sfilai gli slip.

Che goduria mangiarle la fica, i suoi umori mi riempivano la bocca e il cervello, infilai due dita dentro e il suo respiro cambiò e si fece veloce e intenso, leccavo e giocavo con le dita e all'improvviso mi afferrò la testa forte e spingendo la faccia contro la fica, strozzò in gola le parole che uscirono esplodendo in un rantolo liberatorio, strinse le cosce quasi a soffocarmi mentre il suo corpo fu pervaso da intensi spasmi, solo dopo le apri e io tornai a respirare con i suoi umori nella bocca e nel cervello molta voglia di scoparla o di farmi scopare.


Spogliati mi disse sempre col suo tono "duro" e mentre si riprendeva, io ubbidii come un bravo scolaretto fa alla sua maestra, e nel mentre che Mara rovistava dentro la sua borsa tirando fuori due paia di manette io restai solo coi boxer, ho detto spogliati, mi riprese autoritaria e io che guardavo perplesso cosa teneva nelle mani, tranquillo sono per te ragazzino impertinente, mi fece stendere sul letto matrimoniale, prese pria un polso e poi l'altro, mise le manette e le attaccò allo schienale del letto e mi ritrovai come Cristo in croce, certo una croce che prometteva bene almeno così pensai eccitato dal pensiero e da quello che poteva succedere, ora paghi dazio e iniziò a far scorrere la punta della lingua partendo dalle dita dei piedi, dove ad un certo punto mimò un pompino all'alluce, sentire le sue labbra chiudersi come una ventosa sul ditone del piede non avrei mai immaginato che era così piacevole, anche il mio cazzo sembrava apprezzare visto come stava reagendo a quell'amplesso, poi iniziò a salire e sentiva la sua lingua leggermente ruvida e salivosa lungo tutta la gamba e quando arrivò all'inguine e io ero certo che lo avrebbe preso in bocca, la stronza proseguì non prima di avermi guardato compiaciuta, il suo sguardo era cambiato c'era una luce diversa come se tenermi sulle spine fosse per lei fonte di godimento, e credo che era proprio così, masochista e porca com'era.

Leccò ogni centimetro del mio corpo cona gestualità di una lentezza estenuante che iniziava quasi a procurarmi dei fastidi, dei piacevoli fastidi comunque, poi si mise sopra di me lasciandomi ancora una volta nell'illusione di essere scopato e invece struscio la fica sull'asta gonfia, dalla cappella ingrossata e gonfia uscirono alcune gocce di sperma, lei imperterrita continuava a prendere tra le labbra bagnate il cazzo e in quell'esatto istante compresi la mia impossibilità di muovermi, cazzo l'avrei presi a schiaffi e lo sapeva, mi leggeva dentro la stronza, lo so cosa stai pensando, cosa mi vorresti fare ragazzino, quanto le piaceva finire sempre ogni frase con quella parola e rimarcata con il suo tono strafottente, subito dopo affondò labbra e denti su un capezzolo strizzando decisa, mi pervase prima un dolore seguito subito dopo da mille brividi di un piacere intenso mai provato prima e che accresceva la già notevole eccitazione che avevo.

La guardavo mentre martoriava a turno entrambi i capezzoli, mentre con le dita mi sfiorava le labbra ma senza che le potessi prendere, le levava via sempre una frazione di secondo prima che potessi leccarle e prenderle, lasciavo fare altro non potevo, intanto i minuti scorrevano lenti e avevo una voglia di esplodere ma non volevo farglielo vedere anche se onestamente mi era impossibile, di certo c'era che ero totalmente alla sua mercè e questo penso che la eccitava incredibilmente, tanto che si lasciò sfuggire, sei tutto mio e faccio di te quello che voglio, ragazzino!


Tornò verso il basso sgattaiolando sempre più compiaciuta di se stessa, io un po' la guardavo davanti e a tratti giravo la testa verso la parete dove c'era lo specchio per avere anche un'altra prospettiva, così potevo ammirare le sue forme anche di lato e che erano molto piacevoli e stimolanti specialmente quando finalmente si decise a concentrarsi sul mio povero cazzo ormai in fiamme, sentivo scorrere il sangue nelle vene che pompavano facendolo pulsare e la cappella rossa e gonfia come mai l'avevo potuta vedere, ma allo stesso tempo sapevo che non sarebbe finita così ed infatti la troia iniziò a giocare con il mio cazzo o forse dovrei dire meglio, il suo a questo punto, ascoltando il mio corpo, i miei respiri, gli sguardi, le smorfie che ormai erano in mix di piacevole dolore o di un doloroso piacere.

Ogni tanto davo dei tironi allo schienale del letto che sbatteva forte contro la parete del muro di quella fottuta stanza, lei continuava stringendo con una mano ma con poca pressione l'asta, vedevo scorrere lungo il cazzo la sua lingua attraverso lo specchio potevo goderne maggiormente le immagini che venivano amplificate nel mio cervello, stavo respirando ogni istante di quei momenti sublimi anche se "dolorosi", lei ascoltava e ogni volta che era certe che stavo per godere si fermava allontanandosi e fissandomi e sempre con quel sadico ghigno stampato nel volto che iniziavo ad avere una irrefrenabile voglia di levarglielo via ma per ora subivo.

Andò avanti almeno tre o quattro volte a portarmi sul punto di esplodere e lasciarmi ogni volta lì a contorcermi di rabbia, potevo solo agitare le gambe anche se di poco e comunque era il massimo che potevo fare, poi la troia si decise e iniziò senza mani a farmi un pompino muovendo su e giù il capo, sentivo la sua lingua e le sue labbra chiudere e pressare l'asta, saliva alto il suono del mio ansimare ormai feroce, erano rantoli di intenso godimento che finalmente poterono esplodere, lei si alzò quel poco e spalancando la bocca si fece inondare dai primi schizzi di calda e densa sborra bianca e calda che la raggiunsero anche nel viso, finì segandomi per far uscire anche le ultime gocce, mentre ero teso e rigido e col respiro accelerato, svuotandomi era come se mi fossero scemate le forze, mi sentivo vuoto ma totalmente appagato per quell'orgasmo così intenso e prolungato, non contenta lo asciugò tutto e poi con le dita prese la sborra dal suo viso e si succhiò le dita avidamente.

Liberami dai, liberami troia, ma niente, mi lasciò così, prese una sigaretta che accese e si sedette sul bordo del letto, ero sudato e tra le sue mani feci alcuni profondi tiri rilasciando due grandi nuvole di acre fumo che riempirono la stanza, aprì per un paio di minuti la finestra, poi da un piccolo mini frigo prese dell'acqua e la bevemmo.


Si avvicinò e mi bacio, nella sua bocca il sapore della sigaretta era mescolata a quello della sborra, eccitante devo dire sentire quell'intenso odore entrarmi nel cervello, poi mi montò nuovamente sopra dandomi la schiena e andando sempre più indietro verso il mio viso mi mise la fica in bocca, lecca ora ragazzino, mangiami, sfogati, dai fammi vedere dov'è la "rabbia" di prima, no, non me lo feci ripetere due volte, e mi cibai di lei, ancora una volta l'intenso odore del suo sesso inebriava il cervello e mi accendeva un nuovo fuoco anche se restavo limitato nei potermi muovere, Mara invece se la stava nuovamente godendo, in quella posizione e con le cosce ben aperte riuscivo ad infilarle un pezzo di lingua dentro la fica, leccavo e succhiavo il clitoride che sentivo gonfio e bello inzuppato dei suoi umori che iniziavano ad uscire riempiendomi la bocca, le piaceva cazzo, eccome che le piaceva, non riuscivo vedere l'espressione stampata sul suo volto che potevo solo immaginare fantasticando su come fosse, bello anche quello, intanto ero io che ascoltavo il suo corpo ad occhi chiusi, sentivo quando insistendo in certi punti il suo corpo diventava più teso, più rigido, il suo respiro cambiava facendosi più intenso e affannoso, e allora continuavo e insistevo fino a quando si piegò con le braccia in avanti, avrei voluto aprirle le labbra della fica con le mani ancora prigioniere di quelle stramaledette manette ma che iniziavo a capire quanto fossero stimolanti ed eccitanti, poi espose ma restò ancora piegata con le braccia tese e le sue mani che stringevano le lenzuola forte forte, come il suo respiro mentre io ero tornato eccitato e pronto per fotterla.


Finalmente mi liberò, ci vollero alcuni minuti per levarmi via l'intorpidimento che avevo nelle braccia, poi però in silenzio la guardai io e per la prima volta il suo sguardo si abbassò subito dopo, oh si, si lasciò scappare solo quelle poche sillabe e non aggiunse ragazzino, anche se sono certo che avrebbe voluto provocarmi ma forse non era il caso, lo aveva già fatto per tutto questo tempo.

Afferrai i suoi capelli in modo molto deciso, li strinsi tra le dita attorcigliandoli stretti stretti, la bacia mordendole le labbra, con impeto, vigore, voglia, ero eccitato e carico, qualcosa che non avevo ancora mai provato, e forse era quella la sua lezione e il suo scopo, infatti la piegai a pecora, allargando le sue fottute cosce, assestando alcuni schiaffi sulle natiche, mugugno intensamente e di piacere eccitato di chi era consapevole che ora sarebbe stata punita, eh si, era proprio quello che volevo, punirla e così infilai il cazzo dentro la sua fica, era come far scivolare una lama incandescente nel burro, tanto era bagnata e intrisa dei suoi umori, l'afferrai per i fianchi stringendo la sua carne, mi regalò altri gemiti di piacere ed eccitazione, poi iniziai a pompare forte la voglia dettata da quella "rabbia" accumulata e la scopai forte e intensamente, dandole colpi molto vigorosi, continua cazzo, continua, non erano parole ma suoni spezzati dal mio possederla, avevo voglia di farle "male", quel male sublime che sa dare una scopata quando s'è giovani e forti, e la scopai cazzo, la scopai intensamente, fermandomi solo quando sentivo che potevo sborrare, ma avevo più voglia di sentire lei godere e mi regalò un altro paio di orgasmi prima di venire a mia volta stremato di piacere e ormai privo di forza, il cuore batteva molto forte, mi lascia cadere sul letto al suo fianco ero intriso dei suoi umori e dei miei ma contento, molto contento.

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