Feticismo

Piccoli favori tra colleghi

Valentina è nervosa. Malsopporta l'attesa. Sta facendo su e giù per il marciapiede da almeno cinque minuti. Non è abituata ad aspettare: gli uomini che di solito frequenta la tengono in alta considerazione nonostante la differenza d'età (o forse proprio a causa di questa) e non la fanno mai aspettare. Esce perlopiù con avvocati, ingegneri e dottori: professionisti affermati e spesso con qualche divorzio alle spalle. Gente a cui piace differenziarsi dalla massa puntando a prede ambite. Quale bocconcino più prelibato di lei quindi, coi suoi capelli castani, la carnagione olivastra e un paio d'occhi scuri che sembravano scrutarti l'anima? I modi scostanti, l'abbigliamento elegante, il trucco mai eccessivo e l'aria leggermente altezzosa completano il quadro. Colta e narcisista, Valentina ama l'uomo che la desidera e lo dimostra senza badare a spese. Sa di piacere e ne trae il massimo vantaggio. A volte capita che un uomo le interessi ma lei esita comunque a concedersi pur di prolungare il corteggiamento, con tutte le cene, le uscite romantiche, le gite in barca e le serate di gala che ne conseguono.


Oggi pomeriggio però non c'è nessun uomo d'affari che si sta precipitando a prenderla. Niente ostriche né spumante, niente passaggio in BMW, niente prima fila al teatro.


"Ancora due minuti e poi giuro che me ne vado!" pensa mentre si guarda intorno spazientita.


No, stavolta non è come le altre.


Valentina lavora nell'ufficio d'una compagnia assicurativa. Non ama il suo lavoro ma si giudica più fortunata di tante sue altre coetanee che dopo la laurea stentano a trovare un impiego e si accontentano di tirocini sottopagati.


"Possibile che ancora non si sia fatto vivo?" si chiede tirando un calcio a un sassolino.


Ha bisogno urgentemente di una settimana di ferie ma le ha finite. Nessuno dei suoi colleghi sembra volerle venire incontro. Ha un buon rapporto con tutti ma quando aveva chiesto chi poteva sostituirla, tutti si erano tirati indietro con motivi più o meno plausibili


Tutti tranne uno.


Enrico, il nuovo assunto, un ragazzotto di provincia, timido e taciturno col quale difficilmente è andata oltre il 'buongiorno' e la chiacchiera di circostanza davanti alla macchinetta del caffè. Non è decisamente il suo tipo: insicuro, introverso, esitante. Ha begli occhi, questo sì, ma sotto tutti gli altri profili è bocciato.


Un'auto scura accosta al marciapiede. "Ehilà tesoro, quanto vuoi per una scopata?" domanda un omone barbuto da dentro. "Fila via, cretino." lo fulmina Valentina.


"Ora basta, è troppo! Me ne vado." pensa, ma proprio quando sta per incamminarsi, una modesta utilitaria le si avvicina e Valentina riconosce nel guidatore il suo collega, Enrico.


"C-ciao Vale! Hai aspettato molto?" esordisce pavido lui aprendo lo sportello.

"Lasciamo perdere." e monta in auto incrociando gambe e braccia non appena si siede.


Enrico si era fatto avanti subito dopo la richiesta di ferie di Valentina. Aveva trovato - Dio solo sa con quale grande sforzo - il coraggio di parlarle e lei aveva colto subito la palla al balzo. "Sei sicuro di potermi sostituire? Starò via per molto e due turni sono tanti da coprire." le aveva chiesto subito dopo e lui l'aveva rassicurata. Però il suo favore non era del tutto disinteressato. "Vedi, Valentina... ecco, non è facile spiegarlo a voce, ti va se stasera ti scrivo un messaggio?" "Sì, certo, a stasera. Non sarà mica qualcosa d'illegale, no?" "Ahah, ma no, no, solo un piccolo favore ma come ti ho detto ti spiegherò stasera. A presto!"


"Hai portato tutto l'occorrente?" chiede Valentina scocciata.

"Sì, sì, tranquilla! Andrà tutto benissimo, non dubitare." risponde Enrico fremente.

"Lo spero per te. Ma sia chiaro: pochi minuti e poi via, ognuno per la sua strada. Intesi?"

"Intesi."


Non avrebbe mai potuto immaginare, Valentina, la richiesta di quella mente contorta. Contorta e perversa. Enrico aveva voglia di leccarle i piedi, farsi urinare e sputare addosso, mangiare dalla sua bocca. Le avesse chiesto del semplice sesso, Valentina avrebbe avuto meno problemi ad accettare. Una simile richiesta però, l'aveva turbata. Certo, era capitato che qualcuno dei suoi avvocati avesse avuto delle attenzioni particolari per i suoi piedini - calzava un delicato 39 ed era cliente abituale della pedicurista - ma tali oscenità le aveva sentite solamente nei servizi scandalistici in televisione. Neppure lei sapeva per quale motivo avesse accettato: la settiamana ai tropici a spese del suo attuale corteggiatore era allettante come nient'altro al mondo, ma valeva una tale esperienza? Si chiedeva se, in fondo, questa situazione non la stesse anche un po' incuriosendo. Alla fine si era decisa: Enrico era un tale mollaccione che se la situazione fosse cominciata a starle stretta, se ne sarebbe divincolata senza difficoltà. Inoltre l'incontro sarebbe dovuto avvenire in periferia, lontano da occhi indiscreti. Nessuno dei due, infine, avrebbe mai dovuto rivelare niente su ciò che sarebbe accaduto quel giorno.


"Siamo arrivati." disse Enrico parcheggiando davanti a una palazzina dalla facciata scrostata.

"Dove altro poteva abitare questo sfigato..." pensa Valentina. Scende dall'auto e lo segue nel portone. C'è odore di fritto e di sigaretta per le scale. Fuori, sulla destra, c'è un campo d'erba incolta al limite del quale s'intravede la superstrada a due corsie. Si trovano in periferia.


I due salgono lentamente i gradini grigiastri e consumati. A Valentina comincia a battere il cuore più forte. È ansiosa, ma lo nasconde bene a differenza del suo cavaliere improvvisato che, al contrario, a ogni passo esita sempre più e pare quasi voler mandare tutto a monte.


Finalmente arrivano al secondo piano e si fermano davanti alla porta. Valentina fissa lo zerbino sbiadito mentre lui pesca le chiavi dalle tasche. Due mandate più tardi, entrano in casa.


L'ambiente è pulito, si sente un lieve profumo di deodorante. La casa è piccola e spartanamente arredata. "Non è il mio stile" rimugina Valentina "ma considerando il proprietario, è meglio di quel che mi aspettavo".


"Ti va di bere qualcosa? Ho del succo di frutta, della menta o..."

"Prendo un gin. Liscio." lo fredda Valentina sbirciando tra le bottiglie nella credenza. La domanda la mette a suo agio.

"Subito" replica Enrico colto di sopresa.


Un minuto più tardi Valentina è seduta sul divano in cucina e sorseggia il suo gin.

"Tu non bevi?" gli chiede.

"Sono astemio" risponde lui quasi imbarazzato.


Segue qualche attimo di silenzio, durante il quale lo sguardo di Enrico si sposta dal pavimento ai piedini della sua collega. Indossa un paio di tronchetti e sotto di essi spuntano dei collant neri che arrivano fino alla gonna. Enrico si fa coraggio e la fissa chiedendole il permesso. Lei accetta la sfida e ricambia lo sguardo. Altro silenzio. "Posso...?" chiede imbarazzatissimo. Valentina esita un po' ma non distoglie lo sguardo. "Va bene" gli risponde in tono severo.


Lui s'inginocchia e il cuore sembra esplodergli in petto. Le sfila i tronchetti con estrema delicatezza, avvicina la faccia a quei piedini che da tempo sbirciava sotto la scrivania. Non gli sembra vero di sentirne l'odore; non gli pare reale di trovarcisi faccia a faccia. Ne respira l'aroma a pieni polmoni, poi se li mette in faccia e inizia a leccarli piano, dando occasionali bacetti d'adorazione. A Valentina fa specie trovarsi sotto i piedi una persona con la quale fino a ieri condivideva l'ufficio eppure capisce d'averlo in pugno e l'idea di poterlo comandare a bacchetta comincia a elettrizzarla.


Lo accarezza coi piedi e intanto giochicchia col bicchiere. Le passa un piede sui testicoli e lo sente contorcersi dal piacere.


Enrico si fa strada verso le cosce della sua prediletta. "Vieni qua" sussurra lei. Le toglie i piedi dalla faccia li posa per terra.

Si alza poco la gonna e gli spinge la testa contro le sue mutandine di pizzo nere.

Enrico respira profondamente, il profumo l'inebria. Valentina comincia a inumidirsi.

Tenta di sfiorargliela con un dito ma lei lo blocca.


Si volta, si alza e fa qualche passo. Si sfila la gonna, la allontana con un calcio e si sbottona la camicetta. Le mostra il sedere avvolto nell'intimo scuro e le cosce avvolte da meravigliosi collant.


"Avvicinati gattonando" gli ordina. Ovviamente Enrico obbedisce riverente mentre si spoglia.


Avvicinatosi, gli spinge la faccia contro il culo e gli impone di leccare. Enrico tenta di dire qualcosa ma ha la bocca schiacciata contro le sue natiche. Non ha importanza.


"Vuoi essere sottomesso?" gli chiede. Enrico annuisce continuando a leccare. Allora Valentina allunga una mano verso il tavolo e afferra una banana dal portafrutta. Ci gioca, se la passa in mezzo ai seni e poi sul pube. Lui la contempla immobile ed estasiato. Valentina sbuccia la banana, ne morde un'estremità e si volta verso di lui. Mastica a bocca aperta, senza togliergli gli occhi di dosso. Si lascia cadere un boccone masticato sui piedi e il suo cagnolino ci si fionda a ripulirli in men che non si dica. "Bravo" ridacchia lei.


Enrico le si avvinghia alle gambe e si dirige a colpi di lingua verso la fica della sua dea. "Valentina, puoi... vuoi..." fa per chiederle ma lei ha già capito. Gli afferra una ciocca di capelli e se lo porta vicino alla vagina. È calda e ancora più umida. Dopo pochi secondi, un rigagnolo d'urina calda si riversa giù per le gambe di Valentina. Il nylon delle sue calze brilla di goccioline profumate e sul pavimento si crea una piccola pozzanghera. Felice come non mai, Enrico riprende a leccare le gambe della sua padroncina con rinvigorita reverenza.


Valentina gli fa cenno d'arrestarsi e lui si blocca di colpo. Lo fissa qualche attimo e lo obbliga a stendersi supino sulla pozza di piscio. Lui obbedisce e lei lo ricompensa accovacciandosi sulla sua faccia. Enrico le strapperebbe le mutandine a morsi ma è costretto a leccare quella goduria da sopra il velo di pizzo nero. Valentina s'avvicina al suo membro, gli slaccia i pantaloni e glielo tira fuori dalle mutande. "È un bell'arnese" pensa soddisfatta mentre se lo passa sulle labbra. Inizia a succhiare.


Il sessantanove continua per qualche minuto in cui l'unico rumore, fatto salvo quello di un'auto che sfreccia nel viale, sono le bocche dei due novelli amanti. Ardenti di passione, Valentina lecca e succhia avidamente il pene del suo collega mentre Enrico scosta timoroso le mutandine della sua dea e immerge sempre più la faccia nel dolce frutto di lei. "Ha un sapore delizioso" pensa Enrico mentre il ritmo aumenta in fretta. Valentina d'un tratto s'interrompe, si gira verso di lui e, tenendogli la faccia tra le mani, lascia che un globo di bava le coli dalle labbra. Enrico fa per aprire la bocca ma non è lì che Valentina intende donargli la sua preziosa saliva. No, vuole ricoprirgli il volto. Gli posa il bel gocciolone sulla fronte e poi, leccandosi le labbra, seguita a mollargli tanti sputi. Gli inonda le guance, la palpebre, il mento. Enrico è paralizzato dal piacere, Valentina ridacchia. Lo fissa per pochi secondi come una pittrice che contempla la sua tela e allunga la mano verso la banana morsicata. Se la infila lentamente in bocca e la lecca arrotondando elegantemente le labbra. La ciuccia come uno dei peni posticci con cui suole stuzzicare i suoi amanti abituali prima del gran momento. Ha davvero un buon sapore quella banana: è dolce e matura al punto giusto. A Valentina quasi dispiace doverla mordere e non poterci più avvolgere la lingua attorno ma ha uno schiavo da soddisfare e in fondo questo nuovo ruolo da padrona la sta coinvolgendo sempre di più. Mastica nuovamente a bocca aperta, lasciando generosamente mostrare alla sua vittima la poltiglia masticata. Si porta una mano sotto al mento e si sputa il bolo sul palmo. Pochi secondi dopo, avvicinandosi ad Enrico, gli sparge diligentemente il tutto sulla faccia.


"Ti piace essere umiliato, eh?" domanda Valentina mentre gli afferra nuovamente il pene turgido. "Sì" riesce a rispondere Enrico che con difficoltà deve trattenersi dal venire.


Valentina si rimette in piedi e appoggia le mani alla parete. Ordina qunidi a Enrico di penetrarla e lui non può che sottostare alla richiesta.


"Spingi forte ora" sussurra la padrona.


Enrico la stringe da dietro, la sente sua. Per qualche momento è come se quella donna, lontana e irrangiungiubile, sia la sua fidanzata abituale, pronta ad accudirlo, assecondarlo e amarlo. Gli sembra di essere assieme alla sua compagna di sempre, amante di vecchia data, intima e complice. Valentina dal canto suo è in estasi: chiude gli occhi e piega leggermente la testa mentre si regge al muro con ambo le mani. Ansima forte ed è ormai quasi al culmine dell'eccitazione. Mai avrebbe pensato che sarebbe finita a farlo con uno talmente fuori dai suoi giri; eppure in questo momento sta vivendo un'emozione intensa, apprezzando anche la sensazione del copro emaciato di Enrico addosso. Sente le dita magroline di lui stringerle i seni e il profumo della sua pelle entrarle nel naso. Raddrizza la testa, riapre leggermente gli occhi e guarda verso il basso. Il ritmo è sempre più veloce. I due sono a un passo dall'orgasmo. Enrico la sta quasi stritolando: vorrebbe baciarla, ringraziarla, adorarla, servirla e riverirla. Vorrebbe che fosse la sua regina.


I due vengono assieme. L'ultimo acuto di Valentina è forte ma non tanto da far risvegliare Enrico dal paradiso in cui si trova. Lascia andare la presa. L'afferra per le spalle e la fa girare verso di sè; guardandola ancora inebetito la stringe al petto in un abbraccio affettuoso. Lei non oppone resistenza. Le accarezza dolcemente il capo e sente il profumo celstiale dei suoi capelli, freschi di shampoo. Le alza delicatamente il capo e la bacia appassionatamente. Valentina non riesce a guardarlo negli occhi ma lo lascia fare, assecondando il suo ardimento. Per poco più di due minuti, che paiono però un'eternità a Enrico, le loro bocche sono a contatto l'una con l'altra e le loro lingue non sembrano volersi staccare.


Valentina riapre gli occhi e delicatamente allontana la testa da quella del suo collega. Lui ha ancora lo sguardo incredulo di prima, sembra stia pensando che questo è un sogno dal quale presto si sveglierà. Invece no, è tutto vero. È successo davvero, in quel pomeriggio d'Ottobre, nel suo piccolo, banale appartamentino da scapolo al quarto piano di un palazzo nella periferia d'una città come tante. Le loro anime si sono scambate un saluto nel profondo della rispettiva intimità ma pian piano stanno rientrando nei rispettivi corpi. "Mi odierà adesso, me lo sento" pensa Enrico che intanto volge lo sguardo altrove. Valentina non dice nulla e raccoglie i vestiti sul pavimento. Chiede dov'è il bagno e va a ricomporsi. Enrico si asciuga il corpo dai liquidi di lei, si riveste e si siede sul divano.


Dopo pochi minuti Valentina è fuori. Si dirige verso la porta e, arrivata alla soglia, si volge verso Enrico che nel frattempo si è alzato e le è venuto incontro. Ha lo sguardo colpevole, sembra volersi scusare per le emozioni che ha provato ma non fa in tempo a dire nulla perché lei lo guarda, sorridendo dolcemente.


"Questo è il nostro segreto, ricorda." gli dice guardandolo. "C-certo, Vale. Nessuno saprà nulla. Tranquilla." la rassicura lui.


Lei si volta, abbassa la maniglia ed esce. Poi torna indietro, lo guarda sorridendo e l'accarezza. Enrico arrossisce. Lei gli dà un bacetto sulle labbra e scende di corsa le scale.

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