Sesso di gruppo

Irene 08

   Irene 08



La sera a letto, Sandro le chiese cosa le fosse saltato in mente, a tenere quel comportamento, se il ragazzo avesse parlato?

Lei, serena disse, "Fidati di me, piuttosto, ti è piaciuto vederlo, mentre sborrava in bocca a tua moglie?"

"SI" fu la risposta di Sandro e, lei, "Bene, ora dormiamo, notte"?!

La mattina dopo, Irene rimase a poltrire a letto, era sveglia, pensava stava organizzando, mentalmente la giornata, Sandro era già in piedi, preparava la colazione, il caffè, i ragazzi, entrando in cucina, pensavano di trovare la mamma, ma papà li informò che era ancora a letto, in stereo dissero,

"Andiamo a darle il buongiorno" Irene era coperta dal solo lenzuolo, sotto era nuda, amava dormire libera, i ragazzi arrivarono gioiosi, dandole il buongiorno, si infilarono a letto vicino alla loro mamma.

Si scambiarono baci festosi, carezze, lei li abbracciava entrambi, stringendoli al petto, i suoi capezzoli erano tesi e duri, le mani dei ragazzi vagavano timidamente, ma le carezzavano il corpo, Guido toccandole il seno e Claudio, giocando a nascondino, si era infilato sotto il lenzuolo, curiosando fra le gambe della madre.

Claudio vedeva la mano della mamma, sfiorare il pene del fratello, nel mentre arrivò Sandro con il caffè e, vedendo la baraonda, chiese,

"Che succede?" Chiedendo di Claudio, Irene tolse il lenzuolo scoprendo il figlio, accostato al corpo della madre.

Poi, in tono amorevole e scusandoli, disse,

"Giocano a nascondino", ridendo e, cercando di tirarsi addosso il marito per baciarlo sotto gli occhi dei figli, fece in modo di unirli in un abbraccio unico, dove fossero tutti insieme, appassionatamente.

Avvertiva i cazzi pronti, era tentata, ma la presenza di Guido la bloccò, anche se più piccolo, lo giudicava sicuramente il più porco, le sarebbe piaciuto, mentre era abbracciata al marito, farsi scopare dal figlio, si sorprese per il pensiero perverso che le si era formato nella mente, e mise fine alla bolgia con la scusa che era tardi per tutti.

Uscirono in orario, ciascuno con i propri impegni, lei rimase nuda, fece colazione, cui seguì una ricca doccia, cosparse il corpo della crema idratante donatale da Tiziana, mmmm che buon profumo, era proprio piacevole!

Uscita dal bagno, guardò l'ora: le 08,00.

Chiamò Aldo, che rispose al primo squillo, fissò da lì a mezz'ora l'incontro, stesso posto, dove era stato lasciato la volta precedente.

Si industriò su cosa mettere, si convinse che erano basilari tanga, calze con reggicalze, una gonna con uno spacco generoso che, di solito posizionava sul fianco, si sentiva molto eccitata, per cui girò lo spacco sul davanti, il reggiseno a balconcino, una camicia e via.

Appena salito in auto, Aldo la baciò chiedendole, "Pronta?"

Una volta tanto fu lei a rispondere "Sempre".

Giunti davanti alla casa di Gino, Aldo notò che era ancora presente l'auto della madre.

Irene avrebbe preferito rimandare, ma Aldo, rassicurandola, entrò in casa presentando Irene, "la Prof"

Salutò Gino ed ebbe uno sprazzo nei ricordi, ma certo, si trattava di quel bel ragazzo alto, magro, con capelli medio lunghi, sorridendo Gino la salutò con due baci sulle guance e, non poté far a meno di inebriarsi del buon profumo che emanava.

La madre di Gino, allungando la mano verso Irene, si presentò,

"Piacere Monia".

Poi si sedettero per parlare, in modo vago, l'unica a rimanere in piedi era Monia a, fianco del figlio, la cingeva con un braccio all'altezza del bacino, con la mano, carezzava il fianco di sua madre,- bella donna, bionda con labbra carnose, fisico snello con un gran seno, sui 45 anni a, Irene piacque subito, mentre era presa da quelle considerazioni, Gino, rivolto alla mamma, disse

"Vedi Monia,- la Prof è come te- indossa solo reggicalze".

sua madre, - in evidente imbarazzo, redarguì suo figlio, dicendo,

"Per favore, non fare lo sciocco", ma Gino, decisamente sfacciato, insistette tanto che la convinse a mostrarsi, lei si alzò la gonna evidenziando gambe perfette inguainate da calze nere, agganciate perfettamente a un reggicalze nero con bordi rossi, molto carino, uno string, completava la sua mise, che nulla nascondeva delle sue intimità, la Madre, tentando di togliersi da quella situazione imbarazzante, disse!!

"Caffè per tutti?" Un sì unanime decretò il loro assenso.

Aldo provvide ad aiutarla - mentre Irene iniziò a parlare con Gino, - si rese conto che non aveva abbandonato gli studi, era preparato e, seguiva il programma scolastico tramite Aldo, di sicuro avrebbe superato l'esame.

Durante la conversazione, ebbe modo di capire che aveva altre qualità, avrebbe voluto approfondire, ma il suo pensiero era rivolto ad altro, era eccitata, desiderava lo sguardo del ragazzo, su di sé, mentre era seduta davanti a lui che, sembrava ignorarla, passò all'attacco e, molto sfacciatamente, mostrò le gambe fin su alle cosce.

Gino non si scompose più di tanto, anzi, osservava la mano di Aldo che carezzava il seno di sua Madre,

"mentre mescolava il caffè."

Un buon profumo invase la stanza, Gino invitò a sorbirlo prima che si raffreddasse.

Irene, parlando con la madre di Gino, apprese che era stanca di sgobbare per un datore di lavoro prepotente, sotto pagata, oltre ciò, non le veniva riconosciuto il suo titolo di studio, per cui aveva preferito licenziarsi, al momento era alla ricerca di un nuovo lavoro.

Irene, allora le chiese che titolo di studio avesse, "ragioniera", - fu la risposta. 

Volendo precisare, aggiunse, anni addietro aveva avuto esperienze lavorative in una grande ditta, come responsabile d'ufficio per due anni, poi, avendo dato credito a false promesse, si era licenziata.

Ecco quello era il suo "curriculum vitae", mentre gli occhi le si riempivano di lacrime, Irene, allora, cercò di confortarla, abbracciandola e baciandola, aggiunse di non cercare, perché aveva quello che faceva per lei, anche ben remunerato.

Insomma si era stabilito un certo feeling, per cui non si trattenne di aggiungere che avrebbe potuto fare anche straordinari molto piacevoli, sotto la scrivania.

Monia, sorpresa ma anche interessata, chiese, "Non mi prendi in giro, vero?"

A quel punto Irene le infilò la lingua in bocca, ora Aldo e Gino le guardavano baciarsi, carezzarsi, prese dalla fregola, si erano denudate senza quasi rendersene conto, erano solo in calze e reggicalze, Irene suggerì di essere fotografate con il suo cell.


I giochi avevano avuto inizio e così Aldo, nudo e con il cazzo eretto si avvicinò a Monia per farsi spompinare, Irene la osservava con compiacimento, che bocca! Si vedeva che aveva dimestichezza con calibri così grossi, le venne di umettarsi le labbra al pensiero di poter accogliere nella sua di bocca, la verga di Gino.

Gli andò vicino e lo spogliò mentre lo baciava con ardore, Monia e Aldo guardavano, scattando foto.

Irene pensò che, finalmente, avrebbe scoperto il perché del boa, no, non poteva essere, povero ragazzo, per fortuna o sfortuna?

Aveva un cazzo mai visto o, perlomeno, il nero del cinema.

Assomigliava quasi al membro di un cavallo, più largo che lungo, proprio come piaceva a lei, provava ad immaginare la stupenda sensazione di sentirsi completamente piena.

Guardava Monia, le chiedeva aiuto per far sì che le loro bocche, le lingue di entrambe potessero circondare quel cazzo enorme, si era creato un duo perfetto, una buona sintonia, Aldo le leccava la fica senza omettere attenzioni al culo, quasi non sentiva le tre dita che le scorrevano dentro, era ammaliata da quel cazzo, Monia, ben interpretando i desideri di Irene, la invitò a salirgli a cavalcioni, suggerendo, di aver cura di penetrarsi poco per volta, al fine di far abituare le mucose a quella straordinaria larghezza, la sua figa si era trasformata in un lago.

La sua mente la portò a pensare al subacqueo quando, nella risalita, deve fare varie tappe ai fini della decompressione, anche lei avrebbe proceduto per tappe, doveva abituarsi alla bestia, non sapeva quanto fosse stata capace di inglobarne, ma stava divinamente bene, Monia la massaggiava con la lingua e, quando vide che Irene poggiò le mani sul petto del figlio per cercar di ruotare il bacino in modo da azzardare un lento e, cauto sali scendi su quella proboscide, prese a lavorarle i capezzoli, li torturava, li torceva, li stringeva forte fra le dita, facendola godere all'impazzata, aveva ripreso a respirare quasi normalmente e Aldo avrebbe voluto a sua volta, entrarle nel culo, Monia lo fermò ritenendo, giustamente, che non avrebbe potuto, doveva allenarsi, abituarsi a quelle dimensioni, perciò avrebbe dovuto fare più sessioni, intanto sorrideva, perché certa che non avrebbe impiegato molto ad abituarsi.

Anche Irene si mostrò desiderosa di raggiungere lo scopo, avrebbe proceduto con diverse sedute, per dimostrare a sé stessa, che era in grado di gestire la situazione e, facendosi aiutare da Monia e Aldo, dalla posizione a cavalcioni sempre con le mani sul petto di Gino, lavorando con le gambe e sempre sostenuta, si posizionò seduta sul cazzo esagerato, gestendo, la penetrazione, colava umori in quantità, Gino aveva l'inguine inzuppato, per l'esagerato godere di Irene che, evidentemente, non si era resa conto di aver squirtato, si sentiva felice, sicura e, osando oltre, lasciandosi andare sulla bestia, fu per lei, come essere trafitta, impalata, lanciò un urlo straziante e, avendo la prontezza di spirito di rigirarsi su un fianco, si liberò della presenza voluminosa ed ingombrante di Gino.

Aveva avuto modo di verificare la profondità della sua fica, aveva avvertito che la "bestia" le aveva urtato il fondo, aveva anche sentito il primo spruzzo di sborra.

Gli altri le imbiancarono seno, faccia, insomma ne era piena.

Aldo proseguiva a scattare foto, Monia con cura e delicatezza la ripulì amorevolmente con la lingua, poi, baciandosi, si avvicinarono di nuovo al super cazzo, che colava ancora gocce di sborra, la madre lo prese con due mani, offrendolo alla bocca di Irene, affinché ne gustasse il sapore, lei dovette riconoscere, "sì, le piaceva la sborra di Gino", era buona.

Aldo la avvertì, - le aveva fatto una marea di foto, voleva inviarne alcune al suo "Cornuto", voleva che godesse nel vederla piena di un cazzo esagerato, così inviò un sms al suo adorato, - poi,- in segno di ringraziamento, invitò Aldo a incularla.

Gino tenne ad informarla che, di quell'amplesso, avrebbe fatto un video, alla fine - le avrebbe consegnato in ricordo dell'incontro.

Fu ripresa da varie angolazioni, stava cominciando a conoscere altre qualità, per la precisione, quelle che offrivano il cazzo di Aldo.

Esso scorreva alla perfezione nel suo culo, pensava, sarebbe stata una sorpresa per Marco, il suo culo, era riaperto.

Aldo, avendo notato il piacere che lei ricavava da quella penetrazione, si divertiva ad estrarlo del tutto, per far vedere a Monia il buco del culo aperto, bello largo, per poi inserirlo di nuovo dentro, era come entrarle in figa, tanto era rotta nel culo, alla fine senti come ricevere un clistere, la sborra era davvero tanta, si sentiva allagata, ansimava, farfugliava, sentiva il culo decisamente aperto, Gino, vedendola godere, mentre la madre lo spompinava, si era nuovamente eccitato e la pazza di Irene gli chiese:

"Ti prego, prova ora, inculami, porco, Monia guidò la bestia e lei serrando forte i denti e, abbracciando forte Aldo, quasi a soffocarlo, si sentì invasa da quell'enormità, "sì, sì, sì" schiumava, poi si sentì svenire, quando si riprese, vide il video, non avrebbe mai creduto di poter accogliere nel culo 10 cm di quel cazzo.

Gino le consegnò il video che immortalava la sua performance, ma anche altri dove si vedevano donne, uomini, penetrati da mani esperte fino al polso, una pratica chiamata "fisting", - che, se non proprio quella, Irene ne aveva saggiato in parte.

Monia era in cucina e stava preparando uno spuntino, Irene, nel frattempo, si deliziava con i due cazzi in bocca, sui seni, facendoseli scorrere fra le cosce, quasi fosse una verginella, alle prese per la prima volta, con le gioie del sesso.

La bestia di Gino e la verga di Aldo, ancora eccitato dalla notevole voluttà della Prof, la stavano sborrando in bocca, quindi, corse subito dalla Madre di Gino per baciarla, potersi così scambiare baci al sapore di sborra, erano in una sintonia perfetta.

Fatto lo spuntino, i ragazzi si misero a fumare una sigaretta fatta da loro, mentre le due donne, guardavano un porno, una gang bang.

Parlando con la nuova amica, Irene la assicurò che, entro una settimana, sicuramente sarebbe stata assunta al lavoro.

La tristezza era passata, la conoscenza di Irene come amica, era stimolante.

Irene si sentiva particolarmente orgogliosa per appianare, in un solo colpo, due questioni davvero importanti, riteneva Monia, la donna giusta da far conoscere a Marco, senza omettere che avrebbero potuto organizzare uscite assieme, erano perfette sorelle troie.

Irene era ancora affamata di cazzo, Gino l'aveva letteralmente stregata con le sue misure, avrebbe voluto nuovamente provare, ma Monia glielo sconsigliò, allora si lanciarono a capofitto con le bocche.

Monia volle sorprenderla,

"Guardami" disse, mentre saliva a cavalcioni del figlio, chiedendole di appoggiare il cazzo all'apertura della fica, non aveva bisogno di esser lubrificata, ma Irene si prestò lo stesso a bagnare quel cazzo con la lingua, quando fu posizionato, Monia si allargò le grandi labbra, che visione stupenda!

Vedeva la fica aprirsi lentamente, come al rallentatore, prese ad ingoiare quella bestia, ne prese una buona porzione, Irene era incuriosita, si chiedeva come fosse possibile, sembrava non soffrirne, infatti, colava sul quel cazzo tutti i suoi umori, la invidiava a vederla in quella posizione, comunque lasciava ancora una discreta porzione fuori, allora, inserendo una mano, prese a segare quella parte, chiedendo, se possibile, che le fosse riservata la sborrata, la voleva su tutto il corpo, nel contempo,- esortò anche Aldo - a fare lo stesso,

desiderava recarsi dal marito "Cornuto" ricoperta completamente di sborra, affinché potesse ripulirla con la lingua, intanto, al momento era felice nel sentire quegli schizzi caldi che la colpivano in ogni parte del corpo, ne prese in bocca, sui seni e, gli ultimi due schizzi, Aldo volle depositarli dentro la fica, mentre era ben piantato in fondo, Irene continuava ad abbeverarsi alla fonte, anche Gino ne produsse una quantità incredibile.

Irene ero distrutta ma felice, non volle rivestirsi, chiese a Monia uno spolverino, salutò con la mano l'allegra combriccola, non li baciò, per conservare nella bocca il sapore, della sborra, i suoi vestiti sarebbero stati ritirati in un secondo tempo dal marito. Intendeva umiliarlo, facendogli conoscere chi l'aveva ridotta a quel modo.

Fortunatamente la strada era libera per cui, arrivò in un baleno, Sandro non l'aspettava, lei osò bussare alla porta del giovane impiegato, questi vedendola diventò paonazzo, Irene gli chiese solo,

"Sempre d'accordo? Sai tenere la bocca chiusa?" Avuta la risposta che si aspettava, continuava a dargli istruzioni,

"Fra 10 minuti bussa alla porta di mio marito" egli tentennava, ma lei, fissandolo con durezza, disse,

"Va bene, hai capito cosa ti ho chiesto di fare?"

Il ragazzo capì subito chi comandava, da ultimo, per esser certa che avesse obbedito, precisò,

"E' vero che farai ciò che ti dirò", avuta la sua assicurazione, entrò in ufficio con lo spolverino aperto.

Sandro fece segno di aspettare, stava chiudendo una conferenza con la direzione,- fremeva, - aveva paura di un colpo di testa, da parte di sua moglie, - stava bleffando? Sputtanarlo con i suoi capi?

A quel punto, Sandro chiuse la conversazione, le saltò addosso, mentre la baciava le toglieva l'unico indumento indossato, Irene lo informò, che prima di sera, avrebbe dovuto recuperare i suoi vestiti, recandosi a casa di chi l'aveva scopata a quel modo, egli la guardava e sembrava voler memorizzare tutte le tracce di sborra prima di cancellarle con la sua abile lingua da formichiere, era poggiata con i gomiti sulla scrivania e Sandro, inginocchiato dietro di lei, le allargava le natiche e, penetrandola con la lingua quanto più poteva, notò quanto quel culo si presentasse largo.

Fu quello il momento in cui bussarono alla porta,

Sandro, tremando, chiese chi fosse, ed il giovane riuscì ad emettere solo un balbettio incomprensibile.

Allora Irene, a voce alta, ordinò di entrare.

A Sandro venne da piangere a pensare come sarebbe stato sorpreso, infatti il giovane lo vide, in ginocchio, nudo, eccitato, mentre leccava la moglie - Sandro chiedeva, -"Perché? Perché?".

Irene, con fare deciso, andò ad abbracciare il ragazzo, liberando il cazzo dai pantaloni, era ben eretto e pronto, lo avvicinò al marito ancora inginocchiato, che, con il viso fra le mani, continuava a ripetere "Perché".

Irene finalmente rispose, "Perché "TI STIMO" nel frattempo la sua mano mungeva il cazzo del giovane vicino al viso del marito, il ragazzo era chiaramente eccitato, gli piaceva quella situazione, che lo poneva in una condizione dominante rispetto al suo superiore, ordinò a Sandro di accogliere in bocca quel cazzo, mentre lei affondava la lingua nella bocca del giovane. Sandro obbedì, lei lo lodava dicendogli, "Bravo! Usa bene la lingua!"

Poi, con piglio minaccioso e guardando il giovane dritto negli occhi, gli intimò:

"Ricorda che tutto ciò cui hai assistito e, coinvolto, per noi è solo un gioco, perciò dimentica tutto e non riferirlo in giro, non sottovalutarci entrambi".

Senza aggiungere altro, Irene gli infilò la lingua in bocca, poi si sdraiò sul marito nella posizione del 69 e ordinò al ragazzo di scoparla piano, onde scongiurare una sua precoce eiaculazione.

A Sandro ordinò di leccare per bene sia fica e cazzo, senza escludere il culo del ragazzo, voleva che suo marito introducesse il pollice nel culo del ragazzo, così diede inizio ad una nuova sessione di sesso sfrenato.

Il giovane si mostrò all'altezza della situazione, sapeva scopare bene e donava alla donna il piacere che si aspettava, forse anche per merito del pollice? Avrebbe dovuto accertarlo, - ma al momento il terzetto si stava rivelando un buon team.

Il ragazzo era carico e, non riuscendo a trattenersi, esclamò

"Vengo, vengo signora, le sborro dentro".

"Sìììììì caro, sììììì, fallo è questo che mi aspetto da te".

Intanto Sandro era encomiabile per l'impegno che metteva, non sapeva più dove infilare la sua lingua, aspirava dalla fica e ripuliva il cazzo del giovane, non voleva perdere nulla di quanto gli si parava a portata di bocca, poi, calmata la lussuria, si baciarono tutti e tre, Irene, elargendo una carezza a Sandro, gli chiese di alzarsi, mentre lei e il ragazzo, ancora inginocchiati si baciavano, l'eccitazione non era ancora svaporata, per cui fece avvicinare il ragazzo al cazzetto del marito, ordinandogli,

"Fagli tu un pompino, fallo venire, perché io non ce la faccio, sono troppo stanca".

Il ragazzo si impegnò, era chiaro che lo faceva di gusto, lei, con il cell in mano, lo riprendeva e lo esortava,

"Dai - che bravo che sei, bello! Lo sapevi di esser fotogenico? Vieni davvero bene in video" poi vide Sandro chiudere gli occhi e riversargli in bocca una buona colata di sborra, il ragazzo mostrò di esser poco esperto, non riusciva a contenere tutto in bocca, presentava un rivolo all'angolo della bocca e, - lei fu pronta ad ordinare, "Ecco, baciatevi!"


Irene lasciò a Sandro l'indirizzo dove recuperarle i vestiti, raccomandandosi, "Comportati per quello che sei, alla prossima, chissà? Potrei portarti con me e farti assistere, al momento puoi goderti il video".

Uscita dall'ufficio del marito, Irene telefonò a Marco, lo beccò in un momento in cui era incasinato al massimo, cercava, senza riuscirci dei documenti, era proprio nervoso, perché non ci capiva nulla, lo informò che, l'indomani, lei sarebbe andata nel suo ufficio portando con sé la soluzione a suoi problemi. Gli spiegò che aveva la persona giusta egli si mostrò incredulo, non gli sembrava vero, lei chiuse la chiamata invitandolo a fidarsi di lei.

Giunta a casa si fiondò sotto la doccia, poi, con indosso l'accappatoio, andò sul terrazzo e si sdraiò su un lettino da mare.

Ebbe modo di rilassarsi un po', per poi telefonare a Monia, avvertendola dell'appuntamento preso per l'indomani, le comunicò l'indirizzo, aggiunse:

"Ti voglio figa" - Monia, con la felicità che le sprizzava da ogni poro, confermò, "Tranquilla, non ti deluderò" nel contempo la informò che il marito era passato a ritirare i vestiti e, gentilmente si era fermato a bere una birra con Gino.

Parlando in tutta schiettezza, decantò le doti del suo Sandro: era un bell'uomo, innamoratissimo di lei, Irene si sentì lusingata da quelle lodi.


Il giorno dopo, Marco, di buon ora e stando sulle spine, era già in ufficio ed attendeva l'amica Irene.

Quando Irene, entrò in ufficio, salutò Marco, scusandosi per la cantonata presa con la persona che doveva presentargli, Marco accusò il colpo, ma la prese tra le braccia e, baciandola le disse,

"L'importante è che tu sia qui con me"

Che caro, che dolce, - venne da pensare ad Irene, poi chiamò Monia, nuova sorpresa per Marco. Non si aspettava una signora così figa, per cui, una volta fatte le presentazioni, l'iniziale suo sconforto - divenne allegria per poi trasformarsi in euforia. Passando al colloquio di routine, Marco valutava le capacità della donna, anche con domande a trabocchetto, l'esito della sua attenta analisi fu che quella donna era notevole, non solo nell'aspetto "decisamente gran figa", ma anche dal punto di vista di ottima organizzatrice e, archivista di ufficio.

Monia, guardandosi attorno, si permise di chiedere di poter iniziare subito - già l'indomani, voleva mettere ordine in quell'evidente bailamme,  chiedendo di esser messa alla prova per almeno una settimana, Marco aderì con tutto l'entusiasmo di cui era capace, l'abbracciò dicendole,

"L'ufficio è tuo, fa tutto ciò che ritieni opportuno!"

Irene fu contenta nel vedere Marco euforico, però, da vera troia, volle renderlo edotto delle ulteriori capacità della nuova responsabile dell'ufficio.

Così, facendolo sedere sulla poltrona, gli bendò gli occhi con un foulard.

A Irene non sfuggì un lieve imbarazzo in Marco, vista la presenza di Monia, ma Irene, imperterrita, gli calò i pantaloni e gli scoprì il cazzo, prese a segarlo, mentre lo baciava e gli sussurrava,

"Ti piace, porco? Vuoi che usi la bocca, dimmelo!"

Marco era letteralmente in estasi, amava quella donna alla follia, Irene, continuando a stuzzicarlo con carezze, bacini sul viso e collo, fece segno a Monia di fargli un pompino a bocca larga, come lei era capace di fare.

Non pensava che Marco si lasciasse andare come ebbe a verificarsi.

Egli, infatti, chiese "Di chi è questa bocca favolosa, che mi accoglie con tanto calore?" Fu allora che Irene gli tolse la benda, Marco si stava godendo quel pompino senza riuscire a tenere gli occhi aperti, quando Irene capì che stava per sborrare, si unì a Monia, - Marco, vedendole all'opera, si trovò ad insultarle, "Troie, ingorde, buongustaie!"


Si erano spostati al bar a fare colazione, erano tutti e tre allegri, Monia per il nuovo lavoro, Marco super soddisfatto per aver trovato una collaboratrice ben oltre le sue aspettative e Irene, soddisfatta per esser stata da collante a quel sodalizio.

Aveva posto le basi per nuove intriganti avventure.

Come in set cinematografico, Irene se ne sentiva la regista/sceneggiatrice, gli attori non mancavano.

Avevano davvero tutto per ogni più ambizioso programma.


O53

                  

                  FINE


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osservatore53

Autore su Erotika

Diversamente giovane, vari hobby, sport, cinema, lettura erotica. Durante il lockdown e, nata questa passione Raccontare, se pur romanzate, varie avventure

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