Cuckold

Irene 07

    IRENE 07




Rientrata a casa, fece una doccia e subito in cucina, a preparare la cena per i suoi uomini. Finito di mangiare, Claudio, era inquieto, Irene lo percepì.

Pertanto, chiese a Sandro di tenere compagnia a Guido, informandolo che lei e Claudio dovevano fare un lavoro su nell'attico, "guardando il marito in segno di intesa".

Erano soli, Irene, rivolta al figlio, attendeva.

Claudio, abbracciandola con il viso sul seno, le ripeteva che la desiderava, esibendo il membro vigoroso.

Irene gli spiegava amorevolmente che era normale per un ragazzo della sua età ma, allo stesso tempo, doveva cercare di contenere le pulsazioni da libido.

Accompagnandolo alla panca, dove era solita esercitarsi, lo fece distendere, baciandolo, gli chiese delle ragazze della tua età, le simpatie che potesse provare per loro, Claudio, borbottando, le spiegò che alcune erano simpatiche, ma se la tiravano troppo, atteggiandosi a super fighe.

Irene, sorridendo gli spiegava che rientrava tutto nella normalità, in quanto applicavano la strategia di seduzione, far le grandi per farsi desiderare e, quanto prima, lo avrebbe capito da solo.

Poi gli suggerì un gioco.

"Chiudi gli occhi, prova a chiamarmi con il nome della ragazza che più ti piace"!!

"Ti attira? Dai, giochiamo!"

Carezzandolo con dolcezza, spostandosi di lato i pantaloncini che indossava, si calò sul membro, con aria soddisfatta, mormorò.

"Amore, ascolta la mamma, farai la felicità di tante ragazze con questo bel pisellone".

Raggiunse l'orgasmo, colava i suoi umori sull'inguine del figlio, che mormorava un nome indistinto, era curiosa, avrebbe voluto farlo godere, mentre aveva l'immagine della ragazza per cui fantasticava, sapeva bene cosa desiderava quel "porcello" del figlio, la bocca, sentirne il calore, la saliva che colava, facendo scorrere la lingua lungo l'asta, il figlio, sempre più esigente, supplicava "Laura, veloce, ti prego veloce Laura".

Irene era felice, sì era felice, Claudio, aveva una simpatia per quella ragazza, "Laura". 

Con la lingua gli solleticava le orecchie, esplorando in lungo e largo il canale uditivo, lo sentiva tremare, vedeva che era travolto dal piacere, poi scese giù fino ad incontrare quel bel cazzo, caldo e pulsante, lo accolse tutto in bocca e con un movimento di su e giù, gli propinò un pompino a bocca chiusa, stimolandogli, nel contempo l'ano, con un dito,

"Sì, amore, sbor, aghhhmmmm" non riuscì a finire la frase, si senti invasa da potenti getti.

Irene, pensando di non farsene accorgere, sputava il seme su un fazzoletto, ma Claudio, le chiese come mai dal momento che era solita berla!!!

"Amore, mi piace berla, ma devi sapere che è per una giusta causa".

"Se mi prometti di mantenere il segreto, ti metterò al corrente".

"Ebbene voglio fidarmi, ricorda, se tradisci il patto, perderai la mia fiducia",

"scendiamo, non farti vedere, guarda, poi ti spiegherò, ora andiamo".

Scesero, Guido dormiva, Sandro davanti alla TV, si rivolse ad Irene chiedendo di Claudio, si informava, se era tutto a posto.

Claudio, non visibile dal padre, stava per pronunciare la buona notte, ma, sentendo il padre e, vedendo la madre baciare suo padre intensamente, nel contempo passargli  il fazzoletto  intriso della sua sborra sulla fronte restò basito.

"Sentirà l'odore e, il gusto di sborra?!" Si chiedeva.

Mentre guardava sua madre che gli andava incontro, dicendogli,

"Vieni ti accompagno a letto, dai la buona notte a papà, amore".

Sandro ebbe un sobbalzo, non si era accorto della presenza del figlio e, rosso in viso, rispose al saluto.

Irene con il dito sulle labbra a mimare il gesto del silenzio

"Ti spiegherò tutto, fidati e, baciandolo, aggiunse dormi ora".

Claudio, dopo aver assistito alla scena chiese

"Ma, dimmi, egli sa?"

"Troppo lungo da spiegare ora, comunque posso dirti che non cambia niente, anzi, quando saremo solo noi tre, ti farò divertire, vedrai tuo padre mio complice, fidati di mamma, dormi ora".

L'indomani si presentò in classe con un completo pantaloni con blazer, i suoi studenti si complimentarono, dicendo

"abbiamo la Prof più bella della scuola", lei rispose "grazie ragazzi".

Marchi, avendo iniziato a leggere un nuovo libro, voleva un parere, dalla Prof, i suoi compagni parlottavano fra loro, nell'attesa che iniziasse la lezione, il Marchi, davanti alla cattedra, dando le spalle a tutti mostrava un libro, indicando a pag 150 un passaggio interessante, Irene curiosa, alla pagina indicata trovò un foglio piegato, con scritti due numeri di cell, quelli di Gino e Aldo, nel ringraziarlo pensando di fargli cosa gradita, gli propose un passaggio per il ritorno a casa.

Aldo, ringraziandola disse che non era il caso, temeva di dar adito a pettegolezzi, la cosa ovviamente, sorprese Irene, quel ragazzo si dimostrava molto maturo, per la sua età.  

Finita la lezione, sulla via del ritorno, provò il numero di Gino, aveva una voce gradevole, parlandogli in tono amicale, gli spiegò che, non frequentando la scuola, era a rischio di perdere l'anno, se interessato, lei si sarebbe adoperata al fine di scongiurare quella ipotesi, per cui sarebbe stato opportuno ricorrere ad una strategia, sarebbe passata volentieri a trovarlo a casa, Aldo di certo l'avrebbe accompagnata, a Gino non restò che ringraziare per l'interessamento.

Irene fu presa da una improvvisa euforia che, lì per lì, contagiò entrambi.

Poi Gino tenne a precisare, "Prof, si ricordi che sono un suo studente, "avevo avvertito da subito le sue potenzialità" ad ogni modo, sappia che amo le donne come lei, che indossano normalmente calze con reggicalze".

Irene restò sorpresa da quella sua valutazione e, con tono divertito, aggiunse, "Devo ricordarlo quando verrò a trovarla" seguito da una risatina ed un saluto.


Ora, però, pensava all'appuntamento con Marco, cosa indossare?

Non voleva farsi vedere come la ragazzina tutta in tiro al suo primo appuntamento.

Dopo una doccia bella calda, passò ad idratare il corpo con una crema profumata, dopo di che indossò della lingerie di classe, optando nello specifico per le autoreggenti, vestì nuovamente il tailleur, uscendo, incrociò Tiziana, in confidenza chiese il suo parere, lo ottenne alla grande. Scherzando, Tiziana tenne a precisare "Se entri in casa, te lo dimostro, amore".

Giunta a destinazione, un cameriere l'accompagnò in una saletta, era una delle tante sale private, piccola ma confortevole, c'era un divanetto comodo, posto davanti a una piccola vetrata, da dove si poteva osservare la gente che passeggiava e un tavolino basso.

Seduta con una certa titubanza, aspettava l'arrivo di Marco, guardava fuori le auto, la gente, vide arrivare un'auto nera, bella, cercò di individuarne la marca, ma certo, con un tridente non poteva che essere una Maserati.

Che eleganza aveva Marco, mentre scendeva dall'auto, raggiuntala, la sorprese con un baciamano, da uomo d'altri tempi, dopo di che ordinò anche per lei, quasi a conoscere i suoi gusti, propose uno Spritz per lei ed un Vigia Gran Reserva 18 Anni per sé. Irene, non potè fare a meno di fare un apprezzamento, "raffinato il signorino, Maserati nera, rum di classe, complimenti!" Marco, sorridendo, le chiarì, ti spiegherò in seguito, posso permettermelo, ho voluto accoglierti come meriti, si, una Maserati nera, con interni bianchi, quando salirai, voglio che mostri la tua lingerie, esaltando le calze, se nere meglio, sui sedili bianchi risalteranno di più "Che carino", venne da pensare ad Irene, "però, non correre!"

Portarono da bere, nuovamente soli, Marco tenne a sottolineare,

"Peccato, piacevole ma castigata, la scelta di indossare i pantaloni, pensa avremmo potuto giocare, facendo divertire qualcuno".

Irene, seria, disse.

"Ascolta, la scorsa volta mi sono divertita, mi è piaciuto lasciarmi andare, fare la troia, son felice che sia stato tu la causa, ma sappi che amo la mia famiglia, amo mio marito, i miei figli, non voglio sputtanarmi, allo stesso tempo mi va di giocare e, in tal senso, sei in grado di darmi delle garanzie?"

I bicchieri si accostarono per il brindisi.

Una presentazione di Marco, 42 anni, geometra di successo, con ditta ben avviata, sposato da quattro anni con una splendida ragazza, l'idea di mettere in cantiere un figlio, lo rendeva euforico, si immedesimava sempre più nella figura del papà, era da un anno che provavano a raggiungere l'obiettivo, ma scoprì che la moglie, con sorrisi e moine, lo scherniva perché assumeva contraccettivi di nascosto.

Di conseguenza aveva chiesto il divorzio.

Ma la moglie, in tribunale, lo aveva minacciato che lo avrebbe lasciato in mutande.

Marco, che stupido non era, si era munito a suo tempo, di prove scritte ed altro, così, il castello che la moglie ed il suo avvocato avevano messo su, fu demolito in un momento, come neve al sole, facendogli risparmiare tanti bei soldini, così da potersi permettere di regalarsi, la Maserati.

Marco, prendendole le mani fra le sue, guardandola negli occhi, disse,

"Mi chiedi garanzie? Io Ti Amo non ti farei mai del male, non voglio portati via da tuo marito, non voglio creare dolore, ma piacere, ho un appartamento qui in città " mentre lo diceva, le consegnava le chiavi munite di un elegante portachiavi con le sue iniziali" e aggiunse,

"Sarà la nostra alcova, se vuoi la tua alcova, potrai portare chi vuoi, se ti farà piacere potrei partecipare, chiunque esso sia, uomo o donna.

Per tutte le tue curiosità sono a tua completa disposizione.

"Devi sapere anche che, al suo interno, sono installate diverse telecamere, se può farti piacere, te ne illustrerò il funzionamento".

Come non restare sorpresa da quelle parole?

Lo stava baciando con un trasporto incredibile, quando, volse lo sguardo alla vetrata, notò Sandro, cosa faceva li?

L'aveva seguita?!

Curiosava con discrezione all'interno del locale, lei maggiormente intrigata dalla situazione, mise più passione nei baci, prendendo fra le mani il viso di Marco, lo baciava con tutto il trasporto possibile, cercando di farsi vedere

"che adorabile Cornuto"! Egli curiosava. 

Irene, faceva in modo che Marco non guardasse verso la vetrina, voleva osare di più, quella situazione le aveva provocato una libidine fortissima, allora, armeggiando con la cerniera dei pantaloni di Marco e, agevolata anche dai suoi movimenti, gli tirò fuori il cazzo e prese a masturbarlo molto lentamente.

"Il Cornuto" aveva di certo una buona visuale, poi chiese a Marco di chiudere gli occhi, si abbassò prendendolo in bocca, fece segno a Sandro di andar via, poi, da troia esperta, si tirò su dicendo,

"Bene per oggi basta così!"

E rinfoderò il cazzo nei pantaloni, a fatica, data l'erezione, mentre Marco supplicava

"Ma come, mi lasci così?!"

"No, ora andrai in bagno, porgendogli un fazzoletto, vorrei cortesemente la tua cremina qui, riempilo abbondantemente".

Mentre Marco era in bagno, prese il cell e inviò un messaggio a Sandro, chiedendogli di aspettarla nell'area di servizio sulla super strada, aggiungendo," noi non ci conosciamo" capisci?

Marco arrivò, sorpreso per la nuova esperienza, - con un sorriso lei porse una piccola busta di plastica, dove riporre il fazzoletto davvero zuppo.

Anticipandolo su probabili spiegazioni da dare, disse,

"Volevo qualcosa di personale da te, mi basta per oggi, scusami, ma ora devo scappare".

Guardò l'ora, 19,30, entrando nell'area di servizio, vide Sandro che l'aspettava, con un cenno della testa le fece capire di seguirla.

Lei, vedendo il ragazzo della volta scorsa sulla porta dello "store" le andò incontro, seguita da Sandro, il ragazzo contento di rivederla, cortesemente, tenne la porta aperta.

Entrarono entrambi, Sandro, approfitto per la gentilezza riservatagli, ringraziandolo, ora girava fra gli scaffali, facendo finta di non conoscerla, senza perdere nessuna delle sue mosse.

Il ragazzo chiese, "Facciamo, il pieno?" Al che lei, con tono ironico,

"Di che" spiazzandolo.

Fra gli scaffali erano solo loro come clienti, il ragazzo era eccitato perché intravedeva la possibilità del coronamento del suo desiderio, quello di poterla scopare, se non addirittura altro, seguendola allungò una mano a sfiorarle il seno, mossa che non sfuggi al marito, si stava comportando da signora morigerata, mentre il ragazzo da bulletto, si toccava il cazzo, mostrando un discreto pacco, per Irene quel gioco era divertente, sorrideva maliziosamente mentre lo provocava.

Al suo ultimo gesto di mostrare il rigonfio che aveva fra le gambe, lei, con semplicità, chiese,

"Dove lo metteresti quel pacco?"

Sandro di sicuro stava impazzendo dall'eccitazione, perché non la credeva capace di far la troia a quel modo, il ragazzo, invece, eccitato com'era, le prese la mano e se la portò sul cazzo, chiedendole,

"Vieni dietro al banco, nessuno ti vedrà, mentre mi fai un pompino".

Lei, rivolse lo sguardo a Sandro e, ricevuto il suo assenso, non oppose resistenza.

Il ragazzo era già dietro al banco, faceva segno di andare da lui, era super eccitato, lei gli fece notare che era presente un altro cliente.

Scrollò le spalle come a dire "chi se ne frega" allora, con la mano, fece segno di aspettare, un altro giro fra gli scaffali, poi si avvicinò a Sandro, che era letteralmente sconvolto, per provocarlo ulteriormente, guardò verso il ragazzo, mostrandogli la lingua, come era brava muoverla velocemente.

Le venne da pensare, adesso il ragazzo era cotto al punto da venire nei pantaloni, andò dal ragazzo con nonchalance, la fece subito abbassare per nasconderla alla vista, era accucciata e guardava quel cazzo di tutto rispetto.

Spuntava dalla tuta da lavoro, non sarebbe stato visibile se solo quella tuta fosse stata tirata in avanti, per fortuna era pulito, per cui Irene provvide a scappellarlo con le labbra, trasmettendogli la sensazione della sua bocca calda, si rendeva conto che il ragazzo non era un esperto, come voleva far credere, infatti, piegato sul bancone con i gomiti, gli tremavano le gambe.

Sandro, vedendolo in quella posizione, scaltramente provò a chiedergli informazioni su un prodotto esposto senza prezzo, Irene, ascoltava e nel contempo si affondava l'asta profondamente in gola, poi aumentò il ritmo avendo intenzione di far sborrare il ragazzo sotto gli occhi di Sandro, gli mise le mani sul culo e se lo spinse tutto in bocca, il ragazzo fremeva dal piacere, contemporaneamente con un filo di voce, cercava di rispondere al cliente, Sandro infieriva con le richieste su un articolo, mentre Irene, aiutandosi con la mano, proseguiva nel fantastico pompino che stava eseguendo.

"Il Cornuto" vedendolo fremere e sudare, gli chiese se si sentisse bene.

Il ragazzo rispondeva a scatti, infine dirgli

"Se lo porti via - glielo regalo" di certo quel ragazzo non aveva mai provata un'esperienza così movimentata.

Sandro lo ringraziò, si apprestava ad uscire, quando vide il giovane poggiare la testa sul bancone, capì che stava riversando in bocca a sua moglie, una quantità industriale di sborra, certamente sbrodolandola tutta.

Irene, appena sentì che la porta si richiudeva, lo lasciò lì, poggiato al bancone con il cazzo gocciolante, si era bagnata capelli, collo e viso, scappò via tenendo la bocca strettamente chiusa per non perdere un solo goccio di quel nettare di cui era piena.

Sandro, furbamente, aveva parcheggiato in una zona buia, Irene, salita in auto lo trovò che si stava masturbando, lo baciò riversandogli in bocca tutto lo sperma che aveva conservato per lui, l'operazione non fu priva di danni, si erano sporcate, camicia e giacca, comunque ne era rimasta a sufficienza per irrorargli la fronte.

Baciò l'amato marito con un trasporto completamente diverso da quello tenuto con Marco.

Il loro legame era sempre più stretto e inscindibile.

La mattina dopo, preparata la colazione, stava per dare la sveglia, al momento indossava una maglietta sul corpo nudo, stranamente dormiva anche Sandro, era seduta a sorseggiare una tazzina di caffè, stava per alzarsi, quando vide comparire Guido.

"Come mai già sveglio, amore mio?"

Lo abbracciò dandogli il buongiorno. "Niente, mamma, volevo chiederti una cosa".

"Dimmi, amore della mamma" Guido le chiese, se per caso, la sera prima Claudio stesse male.

Curiosa chiese perché le facesse quella domanda. Ed egli precisò che si era svegliato e, vedendola seduta sul letto di Claudio, gli era sembrato che gli carezzasse la pancia, dando tanti baci vicino al pistolone.

Lei, rossa in viso, tentando di sdrammatizzare, cercò di prendere tempo, cosa rispondere?

Guido, senza scomporsi, proseguì dicendo di aver visto tante foto, dove uomini e donne facevano certe cose.

Con Maurizio, continuava quando siamo a casa sua, mi fa vedere sua sorella mentre si spoglia,- a me piace.

Mentre guardo vuole sempre baciarmi sotto, dice che è bello grosso, a me piacerebbe che fosse la sorella o la mamma a darmi i bacini sotto.

Sua madre quando mi carezza mi fa venire i brividi, oppure, quando Maurizio è in bagno, mi fa il solletico, passandomi la lingua nelle orecchie, mamma, lo sai che quella cosa mi piace davvero tanto?"

Irene non poteva credere alle sue orecchie, non se la sentiva di mentire e indagò se ci fosse dell'altro, vergognandosi un po'.

"La mamma di Maurizio ha la patatina come la tua", mentre lo diceva, passava la mano sulla fica scoperta della madre che, Cercando di non dar risalto a quanto stava facendo, non volle interrompere quella confessione spontanea.

"Quasi non ricordava di esser nuda", stupita si ritrovò a chiedere, "come la mia?"

"Sì, senza peli come te, così si bacia meglio, mentre lei bacia il mio, lei lo chiama Gigione dice che è bello, mamma guarda come cresce, volevo chiederti, perché ho la punta tutta bagnata, come ora, vedi?"

Tiratolo fuori dalle mutande, Irene si rese conto che anche Guido non aveva preso dal padre, fortunatamente

"Tocca, mamma, senti" lei non voleva, ma poi si decise, prendendolo in mano, lo soppesò, sì, cresceva bene.

"Dai, fammi vedere come lo baci, giusto per vedere chi è più brava, te o la mamma di Maurizio".

Punta nell'orgoglio, lo prese in bocca, usò la lingua come solo lei sa fare, nel mentre, guardava Guido, si teneva il pisello in mano tenendo gli occhi chiusi e ripetendo, "Tu, mamma, tu, decisamente meglio".

Poggiò le sue labbra su quelle del figlio e gli disse, "Mi raccomando, non dirlo a nessuno!"

Egli promise, "Solo io e te, non lo saprà mai nessuno, neanche Claudio e Maurizio, te lo giuro, però, se la mamma di Maurizio lo vuole baciare ancora, posso?"

"Sì, va bene, ora vatti a lavare".

"Vado ma prima mi faresti dare un bacino alla tua micina?"

Nel dirlo si abbassò, tirò fuori la lingua e la passò sul clito, per cui, sorpresa, gli chiese:

"Vedo che la mamma del tuo amico ti insegna proprio bene, però, ora va!"

Stava riflettendo, l'esperienza del cinema l'aveva completamente trasformata, esibizionismo, incesto, si sentiva lusingata di poter piacere ai ragazzi, il pensiero andava ai suoi studenti, Aldo e Gino, detto il boa verso cui era curiosa di poter vedere, toccare, gustare e, non ultimo scopare, sì le piaceva il cazzo e, con esso, il pensiero di farsi scopare da ragazzini esperti, dotati, che la sapevano lunga sull'argomento sesso.

Era ora, sveglia, colazione e via a scuola, ora Irene, madre incestuosa, ma felice, doveva barcamenarsi anche con Guido, il figlio 13/14 enne? Cercò di scacciare quel pensiero.

Una doccia e, vestita di tutto punto, era pronta, aveva solo un'ora di lezione, era indecisa, pensò di telefonare a Gino e Aldo, poi, si disse, no, organizzo per domani, aveva il turno di riposo.

Uscendo suonò a Tiziana, era sola in casa, Carlo era uscito per una passeggiata, "A cosa devo il piacere?" Chiese la Tizi, un dolce bacio all'amica, poi un buon caffè.

Irene la stava aggiornando sugli ultimi sviluppi, i figli, gli studenti Gino e Aldo, Marco, l'appartamento in città

"facendo tintinnare le chiavi".

Tenendo conto, del notevole lavoro, che l'attendeva, chiese all'amica se le avesse fatto piacere aiutarla, facendo da nave scuola a Claudio e Guido, oppure godendosi assieme, una serata con Marco ed altri uomini, la Tizi non rispose, ma l'abbracciò, dicendole,

"Mi stai regalando una seconda giovinezza, Carlo avrà da fare nelle pulizie, dovrò rispolverare la gabbietta" al che Irene chiese cosa fosse "la gabbietta" "Mia cara, non sai che gli uccelli si ingabbiamo con la passera?"

Poi, ridendo, Tiziana riprese -"Capisco che tu non sappia aspetta ti mostro l'oggetto".

Dopo averla recuperata, Tiziana l'aveva in mano e le spiegò,

"Eccola, in realtà è una cintura di castità per uomo, fatta indossare al Cornuto ne blocca l'erezione, si inserisce sul cazzo floscio, ne esistono di vari materiali, proprio come una gabbietta, viene bloccata con un lucchetto, la chiave in dotazione alla moglie è, espressione di domino, umiliazione, sofferenza imposta al marito, questo a grandi linee, ma se ti interessa possiamo approfondire, Irene, guardando l'orologio, rispose che non era il caso, altrimenti avrebbe fatto tardi a scuola, sorridendo, aggiunse, "certo che quando si parla di cose interessanti il tempo vola!"

Fatta lezione, Irene parlò con Aldo, informandolo che l'indomani, essendo di festa, avrebbe fatto volentieri una visita a Gino, naturalmente accompagnata da lui, suo navigatore preferito e, non vista, allungò una mano sui suoi pantaloni, tastandolo, raccomandandosi affinché lo tenesse pronto per l'indomani.

Stava ritornando verso casa, era presto, non aveva voglia di rientrare, così chiamò suo marito, anticipandogli che l'indomani era impegnata, aveva da fare e sicuramente, sarebbe stata via tutto il giorno, precisando, di non chiedere, su cosa avrebbe fatto, perché, se tutto si fosse svolto secondo le previsioni, lo avrebbe informato inviandogli delle foto, giusto per renderlo partecipe all'impegno cui avrebbe dovuto assolvere.

Mentre parlava, le giunse un'altra chiamata, mise in attesa il marito, era Marco che la voleva salutare, Irene lo ringraziò per la gentilezza avuta nei suoi confronti, chiedendogli dove si trovasse, "in ufficio" fu la risposta. 

Irene gli chiese se avesse piacere di vederla, 

"E me lo chiedi?"- "Ok, aspettami 5 minuti e arrivo".

Riprese la telefonata con suo marito, non chiese con chi parlava, lei, da troia patentata, "Scusami ma ho fretta" Ovviamente Sandro, le chiese, "Dove vai, così di corsa"?

"Caro mio adorabile Cornuto" vado a prendermi un signor cazzo, non voglio che ti seghi, guai a te, voglio metterti alla prova, stai calmo, sappi che ti conosce bene, pensa quando lo incontrerai, "Caro Cornuto", come se la riderà!

"Sei contento?" -"Ti aspetto".

Arrivò in ufficio, chiusa la porta, si baciarono come se non ci fosse un domani. Irene, notò "Niente segretarie?"

"Nessuna ne sto cercando qualcuna capace" lei, con un sorriso da sorniona completò e, che ti faccia dei pompini magistrali?"

Al che Marco "Perché no!!!"

"Vieni, uccellone mio, dammelo in bocca, voglio la tua sborra in figa, voglio sentirla schizzare in fondo".

Il divano si presentava adatto all'occorrenza, non si spogliò, pur avendo tempo, ma, come le puttane da strada, si tirò su la gonna, dicendogli,

"Vieni bello". A Marco, quella donna piaceva da matti, signora di classe nel quotidiano, all'occorrenza, si trasformava in gran "zoccola" puttana perfetta, si godeva il cazzo tutto in bocca, a volte a fatica, ma godendo come una fontana.

"Vieni scopami, riempimi, sono il tuo sborratoio, vero?

Dimmi che mi farai scopare da tanti bei cazzoni"

Marco si sentì preso dalla foga di quella "femmina" che non si poneva limiti, e fu pronto a ribattere,

"Sta tranquilla, prima ti romperò il culo, vedo che si è richiuso e poi, ti porterò a battere in strada o in appartamento, sarai tu a dirlo dove e quando, proverai la soddisfazione di esser pagata per darla via"

"SIIIIIIIIII" fu il grido, che emise Irene, in contemporanea con quello di Marco. Irene gli chiese fazzolettini di carta per tamponare la sborra che le colava, ed aggiunse, "Spero che Sandro non se ne accorga..." lo disse, studiando la reazione di Marco.

 "Lo spero per te, non mi va di perderti, anche se, ti confesso, mi piacerebbe riempirti per farti pulire da lui con la lingua".

Irene lo guardò, con aria da finta tonta, chiedendo,

"Come con la lingua!!"

"Beh, proseguì lui, devi sapere che tanti mariti, amano pulire la compagna a quel modo".

Irene si mostrò meravigliata, ponendo il quesito, -"Chissà? - Magari?

Sarebbe eccitante sapere che a te piacerebbe, la prossima volta potrei provare, lo farei solo per te, bel maschione, ti piacerebbe sapere che lo bacio in bocca, dopo che me l'hai riempita di sborra?

"Ho sempre desiderato, situazioni di questo tipo, ti confesso, avrei voluto che mia moglie, qualche volta, rientrasse a casa piena di sborra di altri".

Irene lo baciò con ardore e gli fece promettere che ne avrebbero parlato ancora.

Sandro era un leone chiuso in gabbia.

Irene, entrando di corsa, si scontrò con l'impiegato da poco assunto, gli cadde la cartellina contenente vari fogli e, accucciatasi cercava di aiutarlo a raccogliere il tutto.

Poi, alzando lo sguardo, vide Sandro che guardava dalla piccola finestra dell'ufficio, nello scusarsi ancora, fece per recuperare un foglio ed allargò le gambe, mostrando al giovane impiegato le calze e gli slip, continuando a tenerle larghe, chiese all'impiegato, ormai ridotto ad un peperone, se era stato recuperato tutto.

"Sì, grazie, rispose quello, Irene, "Senti, scusa, non ti ho mai visto qui".

Il ragazzo, farfugliando, sono stato assunto da poco, indicando il suo ufficio, una porta ed una finestra, a piano terra a, fianco la scala che portava all'ufficio di Sandro

Con un sorriso Irene disse, la prossima volta, per farmi perdonare, ti offrirò un caffè, chiudendo con "Ti farebbe piacere?" Seguì l'ovvia risposta, "Certamente, da una bella signora come lei?"

Sandro stava per scoppiare, quando fu tra le sue braccia, chiuse la porta.

La annusava come un cane, le chiedeva se si fosse fatta riempire?

Irene notò lo schermo del PC che ritraeva la stanza dell' ufficio, sottostante e le venne spontaneo chiedere,

"Cos'è? Spionaggio o cos'altro?"

Sandro le spiegò che doveva controllare il lavoro dei suoi dipendenti, di ognuno che lavorava per lui.

Irene si mostrò indulgente ed esordì,

Certo, amore - ti ho portato la merenda, sappi, se nel caso fosse poca, posso provvedere con il tuo nuovo impiegato, gli ha fatto piacere guardarmi fra le cosce, ti andrebbe di passare per "Cornuto"? 

Dimmi, lo vuoi?"

Come la volta precedente, si sedette sul bordo della poltrona, poggiando i piedi sulla scrivania, incitandolo,

"Dai bello, datti da fare".

Sandro era sempre più bravo, mostrava di saper pulire la sua donna, meglio di un bidè, lo spronava, godendosi quella lingua, che la sondava, nel mentre, gli carezzava la testa, le capitò di vedere nello schermo l'impiegato che, seduto dietro la scrivania, si masturbava lentamente, sfoderando un cazzo di non trascurabili dimensioni, di sicuro non era al corrente della telecamera che lo riprendeva.

"Bravo maritino, ora fammi andare, prendo un caffè e vado via, lo desideri anche tu?"

"No, grazie, ho gradito la merenda" Di rimando lei rispose,

"Vedi quanto ti penso?

Mi raccomando, Sandro, spia il tuo impiegato ora che gli porto il caffè".

Stava per intervenire e dirle, "Irene, ti prego no, non farlo", ma lei gli lanciò solo uno sguardo di sufficienza, aggiungendo mielosa, - "Ciaoooo, ci vediamo a casa".

Prese due caffè e, bussò a quella porta, l'impiegato, agitato, vedendola la urtò, facendole sporcare la gonna, si scusava, ma Irene lo confortava,

"Dai... non preoccuparti!" cercava di smacchiarla, sfregandola, naturalmente l'operazione non poteva non mostrare le calze agganciate al reggicalze, il ragazzo era trasalito, non capiva più nulla.

Sandro vedeva tutto chiaramente, come se fosse lì con loro.

Irene, vedendolo agitato ma con il cazzo in tiro, lo istigò, dicendogli,

"Vedo che ti fa bene agitarti" indicando la forma che avevano assunto i pantaloni a causa del cazzo, l'impiegato, rosso in viso non sapeva cosa dire o fare.

Allora Irene, carezzando quel bozzo, disse, "Sei capace di tenere un segreto?" Balbettando, rispose, "SI".

"Allora ricorda che, se dovessi parlare o confidarti con qualcuno, ti denuncerei e perderesti anche il posto di lavoro, se, invece, farai come penso, ci divertiremo, dai fammelo assaggiare".

Le stava proprio bene in bocca, poteva amministrarlo per bene, poi aggiunse, "Ora chiudi gli occhi e godi, non trattenerti, sborrami in bocca", girandosi verso la telecamera, muoveva la lingua, sapendo che Sandro guardava.

Glielo prese in mano con la sinistra, in modo da evidenziare la fede e prese a segarlo con una certa veemenza, contemporaneamente usando la lingua e la bocca come un'idrovora, non ci volle molto, quando lo sentì irrigidirsi, proseguì a segarlo tenendo la bocca aperta, il primo schizzo la colpì su un lato del naso, aggiustò la mira e così tutti gli altri fecero centro, aveva la bocca piena e la mostrò nuovamente alla telecamera, per poi ingoiare.

Con calma baciò il ragazzo, sapendo che Sandro gradiva che baciasse i suoi amanti, come se fosse lui, l'immagine che offriva di sé doveva essere spettacolare, la sua bocca incollata a quella del giovane amante, si accorse di avere la mano sinistra, quella con la fede, sporca di sborra e, facendo il gesto di un bel paio di corna, chiese al giovane "Ti è piaciuto?"

Quello non sapeva come rispondere, allora, sempre lei, con una spudoratezza unica, lo invitò

"Fammi un piacere, io devo scappar via, tu vai su da mio marito e digli che mi ha fatto piacere venirlo a trovare, ciaoooo"!!!


O53


continua


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osservatore53

Autore su Erotika

Diversamente giovane, vari hobby, sport, cinema, lettura erotica. Durante il lockdown e, nata questa passione Raccontare, se pur romanzate, varie avventure

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