Incesti

Irene 06

IRENE 06  



Rientrati stanchi, ma felici della giornata, Guido disse

"Scusa mamma, mi lavo i denti e vado a dormire ho troppo sonno".

Va bene, mamma ti aiuta a mettere il pigiama.

Finito di lavarsi i denti, fatta pipì, Irene aggiunse,.. dai, facciamo un bidè veloce, così dormi meglio.

Lavandolo, massaggiandolo, il pisello di suo figlio cresceva e, facendo finta di nulla asciugandolo, precisò, "Bella, la pistola di mamma"  dandogli un bacetto, ecco fatto, buona notte

Il ragazzo, una volta a letto, si addormentò subito, ritornata in sala, vide Sandro impegnato nella lettura, con un cenno d'intesa si avvicinò a Claudio, seduto sul divano a guardare la TV, lo coprì di baci e....

"E tu, amor mio, non sei stanco?"

"No, mamma, vorrei stare ancora un pò"

"Va bene, disse, non sei più un bambino" poi, pensando a voce alta, aggiunse, SI, mi faccio una doccia, guardando Sandro iniziò a spogliarsi piano, quasi ad accrescere il desiderio del marito e, del suo ometto.

Il figlio, seduto sul divano, un po' guardava la TV e un po' seguiva le operazioni della madre, toccandosi il pene duro, dando le spalle al padre.

Irene si tolse la camicia, esponendo il seno nudo, facendo annusare la camicia al figlio in modo provocatorio, volendo un suo parere...

"E' da lavare, vero?" strusciandogli i seni sul viso.

Sandro proseguiva a far finta di leggere, mentre osservava, si rese conto del potenziale erotico della moglie.

Quest'ultima, tolta la gonna in modo aggraziato, tipo spogliarellista, rimase con calze, reggicalze e slip, girava per la sala, senza nessun riserbo, eccitando padre e figlio.

Togliendosi le calze, fece finta di scheggiarsi un'unghia, pregando Claudio di aiutarla, il figlio, intimidito dalla presenza del padre,...

"Mamma, fatti aiutare da papà" lei poggiando il piede in mezzo alle sue gambe, con voce mielosa, insisté,

"Dai, da bravo, fammi vedere come aiuti la mamma", destreggiandosi al meglio, cercando di accontentarla, le poggiò le mani sulle cosce.

Quelle giovani mani tremavano, emanavano calore, Irene, chinandosi, saettò la propria lingua sulle sue labbra, sussurrandogli, "Fatti onore" poi sincerandosi, che il marito non fosse distratto, guardando Claudio, le fece l'occhiolino, in segno d'intesa, muovendo l'alluce le toccava il pene, mostrandole la lingua. 

Claudio aveva sganciato l'altra calza, Irene esclamò, "Bravo, il mio uomo! Impara, ti servirà crescendo, quando sarai grande" poi, a gambe larghe, scostò leggermente lo slip di lato, ora le grandi labbra, divise da un pezzo di stoffa, mostravano parte della fica liscia al figlio, sempre più a disagio.

Sandro guardava carezzandosi la patta,... poi, giratasi di schiena avvicinando il culo al viso del ragazzo, lo sollecitò

"Ora, da bravo, sgancia il reggicalze, amore" recitava bene Irene, come se fosse tutto nella normalità, nel mentre fece un cenno al marito come dire... "guarda".

Frattanto a voce alta, aggiunse, "Sono stanca, ancora 5 minuti e vado in doccia", sdraiandosi sul divano vicino al figlio, poggiandogli la testa sul grembo, Irene, appuratasi che Sandro, avesse una buona prospettiva, prese a carezzare la gamba di Claudio e, ringraziandolo per il valido aiuto ricevuto, salì con la mano fino a sentire il pene del figlio duro, lo liberò e lo accolse in bocca.

Sandro poteva vedere la moglie mentre lo prendeva in bocca, la testa di suo figlio era reclinata all'indietro, egli sapeva e capiva cosa poteva provare quel ragazzo, lei, da perfetta ammaliatrice, faceva andare la lingua su e giù con lena, poi, con pochi sali scendi lo senti sussultare, era la sua prima Sborrata, lo tenne in bocca finché si calmò, poi, a gesti, gli fece capire di aspettarla. Si alzò, guardò suo marito e gli fece cenno di seguirla, in bagno lo baciò, scambiandosi il sapore della prima sborrata del figlio, poi gli ricordò gli accordi, "Ora va a dormire, più tardi verrò a chiamarti... ora, va!"

Sandro ritornando in sala, salutò Claudio chiedendogli

"Che fai, aspetti mamma? Sì? Bene! Io vado a dormire non mi reggo in piedi, bacio, notte".

"Notte, Pa" rispose il ragazzo.

Irene, fatta la doccia, aveva indossato un paio di slip con sopra una camicia completamente aperta ed un paio di autoreggenti.


Rientrata in sala, accese tutte le luci, Claudio, spaventato si alzò in piedi.

Lei, con un dito sulle labbra, gli fece segno di star zitto, il ragazzo ora la guardava con tutta la libidine possibile, che fantastica visione gli si presentava, nel contempo, pensava "questa donna stupenda è mia madre?", che fisico, bella, bella, si ripeteva!

Intanto lei, avvicinandosi al suo ometto, capiva di aver catturato il suo sguardo, di averlo ammaliato, baciandolo, chiese

"Ti è piaciuto, prima?" "Sì tanto". "Papà? A detto che andava a letto, troppo stanco".

Ricorda ciò che ti ho detto, questo che faremo deve rimanere un nostro segreto, se si venisse a sapere, potrebbero portarti via da noi, lo vorresti?

Certo che no...! Ora guarda mamma, ti piace ciò che vedi?

Voglio farti felice amore mio, sarò la tua prima donna, diventerai uomo stasera, aspettami, vado a vedere se papà e Guido dormono.

Ovviamente Sandro faceva finta di dormire, al suo arrivo la baciò molto teneramente, ringraziandola per la sua esibizione e contento di aver potuto assistervi, lei sembrava non dar peso alle parole del marito, tant'è che con piglio deciso, disse

"Preparati! Si va in scena" poi si abbassò e, succhiandogli il cazzetto, lo sentì magnificamente scivoloso, il "porco" era già preparato, dopo di che, passò da Guido, dormiva profondamente.

Regolò le luci, quando entrò in sala, quasi al buio, con zona TV luci soffuse, guardò la scena creata per poter verificare l'ottima visibilità, si vedeva tutto e benissimo, anche nella direzione della vetrina del mobile, niente riflessi.

Abbracciando Claudio, di poco più basso, lo baciò con trasporto, mentre guardava in fondo alla sala, in cerca di suo marito, stava spogliando Claudio molto lentamente, coprendolo di lievi baci, quando fu completamente nudo, lo guardò con attenzione, ammirando quel corpo acerbo, ma già formato, congratulandosi con sé stessa per l'opera compiuta.

Facendosi spogliare a sua volta, gli insegnava che il corpo andava coperto di baci.

Guardandolo dritto negli occhi, gli ricordò che la prossima settimana sarebbe stato il suo compleanno, "15 anni, sono importanti, disse, vorresti prima il tuo regalo? "Oh, sì, mamma" rispose il giovane con emozione.

Seguì un lungo bacio da amanti, poi Irene, sdraiatasi sul tavolo, gli insegnò a usare la lingua sul clitoride e lungo le zone circostanti.

Desiderava che suo marito/padre, vedesse il figlio nella sua fisicità, per cui lo fece salire sulla sedia, di profilo, divenivano evidenti le dimensioni di quel cazzo, soprattutto la lunghezza, di circa un palmo di mano aperta, la lingua della madre lo percorreva tutto, tra il lento ed il veloce, per accoglierlo ora tutto in bocca, ora saettando con la lingua sulla cappella, poi giù a insalivare le palle, proprio con maestria.

A Claudio sfuggi di dire "Sì, così, quanto sei brava, certamente più di quelle dei video che vedo" Lei lo guardò interrogativamente, ma non smise e lui, "Succhiami, mamma, ti piace fare pompini? Lo sento, dai... usa la lingua... dimmi, li fai così a papà?"

"Il suo è piccolo, mentre il tuo è già bello grande, per tua età ,vedrai crescerà ancora".

Era questo che diceva, mentre lo prendeva tutto in bocca, cominciavano a tremarle le gambe, anche lei era prossima all'orgasmo e le venne di dire

"Prenditi il regalo, amore mio, buon compleanno" e venne, si mise sul divano a gambe larghe, era felice di regalare una grande gioia al figlio, era fradicia di piacere e l'idea di sverginare suo figlio la mandava in estasi, gli aveva bevuto la sua prima sborra ed ora era pronto ad entrare dentro di lei,

lo sentì, mentre la penetrava.... le veniva da piangere, tremava dall'emozione di donarsi a lui, lo strinse a sé baciandolo, gli infilava la lingua nelle orecchie, lo sentiva vibrare, mentre la scopava, "amore", gli ripeteva, "amo solo te... sei il mio uomo".

Irene si rese conto che Sandro era vicino, guardava masturbandosi, temeva che Claudio potesse accorgersi della presenza del padre, chissà se avrebbe apprezzato, una situazione del genere. 

Ora quel cazzo la scopava magnificamente bene, aveva un'ottima resistenza e lo spronò,

"Dimmi, uomo, dì, alla tua mamma, che l'ami". "Mamma ti amo".

"Dimmi che ti piace il regalo che ti sto facendo" non poté finire la frase che sentì il fiotto caldo dentro di sé, mentre Claudio continuava a ripetere:

"Che bello, che bello!" Ora lo teneva stretto a sé, dicendole

"Stai ancora dentro di me, amore mio" le piaceva sentire quel corpo giovane, felice di essere la sua prima donna, rimasero abbracciati per 10 minuti circa, poi con scaltrezza...disse 

"Aspetta, mi sembra di aver sentito un rumore, aspettami qui!" Andò in camera, Sandro era pronto sdraiato per terra, lei,

"Tieni amore, raccogli pure il tuo regalo".

Appena ripulita, tornò in sala e trovò Claudio che si masturbava, lo aveva di nuovo duro "beata gioventù"

"Vieni, mamma, inginocchiati, fammi un pompino".

"Certo, caro tutto quello che vuoi" e Claudio, furbetto, aggiunse,

"Qualunque cosa?".

"Certo, amore, dimmi quale è il tuo desiderio, mentre ti faccio il pompino," Lo volevo stupire, iniziai, leccandogli il buco del culo, cercando di entrarvi dentro con la lingua, era chiaro che quella carezza gli piaceva, parlava a scatti, mi diceva che ero "figa", la più bella di tutte le mamme, era così preso da ciò che gli stavo facendo, che non rispose alla mia domanda, con la lingua giocavo sul glande, provavo piacere a inserirmelo tutto in bocca, bagnandolo bene, riuscivo anche a farmelo arrivare in gola, lo lavoravo di lingua, facendogli come dei ricami, prendendomi la gioia di vederlo zampillare davanti alla mia bocca, che piacere sentirlo fremere, farfugliare mentre lo accompagnavo con la mano, a scaricarsi, usavo la lingua sulle palle a mo' di carezza, senza curarmi che gli schizzi di sborra potessero bagnarmi i capelli, il viso, ricoprendo l'inguine di baci, con le labbra sempre più bagnate di sperma, "era davvero tanta, per la sua età" cominciava a non esser più liquida, ma densa, ed io godevo senza toccarmi.

Non mi resi conto che lo baciavo, anche con la bocca sporca di sborra, notai che non si tirava indietro, lo abbracciai, avrei voluto tenerlo fra le braccia, dormire assieme a lui, facendomi forza, 

"Andiamo bello, ora a letto, domattina doccia", nudi, andando verso le nostre camere abbracciati, "notte" "notte".

Lasciai la luce accesa, baciai Sandro, chiedendogli di ripulirmi il viso, come godevo con quella lingua, mi stava ripulendo una seconda volta.

Poi mi chiese: "Felice del regalo?" "Assolutamente felice, notte".

 Felice notte.

Lunedì, un nuovo inizio di settimana.

La settimana precedentemente era stata caratterizzata da alcune circostanze che, di fatto, avevano cambiato il loro modo di vivere.

Irene, moglie, madre, artefice del cambiamento.

Sandro, marito soddisfatto della propria nuova posizione in seno alla famiglia, infine Claudio, figlio 15 enne, iniziato al sesso da sua madre.

Ultimo componente della family, Guido 13 enne, che si avviava ai 14.

Erano pronti per uscire, Sandro, nel recarsi al lavoro, aveva il compito di accompagnare Claudio e Guido a scuola, che si trovava lungo la strada,

Irene, invece, stava ancora provvedendo alla sua vestizione, reggicalze con calze grigie, uno slip nero, seni liberi perché sufficientemente sodi.

Entrarono i ragazzi festosi, salutandola, Claudio si fermò qualche minuto fra le sue braccia, sussurrandole "Grazie" e scappò via, con Sandro scambiò un bacio a fior di labbra e ricevette l'invito a tenerlo informato soprattutto in caso di novità, a quest'ultimo lei assestò una pacca sul sedere, accompagnata da un... "Vai!!" che la diceva tutta sulla loro complicità.

Finalmente poteva proseguire a vestirsi, indossò una gonna che arrivava al ginocchio di maglina leggera color grigio con sopra un top dello stesso colore,

poté compiacersi della piacevole sensazione che le proveniva per il seno nudo, decise di tenere i capelli sciolti, quanto al trucco, optò, per un lieve contorno occhi.

Alla fine di quelle operazioni, guardandosi allo specchio, non poté non convenire "che figa".

Una volta in auto, notò che la gonna sulle gambe evidenziava i ganci del reggicalze, la cosa le provocò un sorriso e partì.

Gli studenti erano tutti in classe, come al solito il vociare era alto, ma appena entrò in classe e chiuse la porta, dando

"il buongiorno", si ammutolirono nell'ammirare la loro Prof, emanava energia, riusciva ad imporre la sua personalità e, nel contempo, avvertiva su di sé gli sguardi attenti di quei bricconcelli, si tolse la giacca leggera e la poggiò sulla sedia, i ragazzi non poterono non notare i capezzoli in evidenza e la cosa fu resa evidente da un leggero brusio fra loro, interrotto da uno deciso "Silenzio".

Fatto l'appello, risultarono tutti presenti tranne uno, assente da due settimane, rischiava di perdere l'anno, per cui chiese se qualcuno fosse al corrente sul perché di quelle ripetute assenze, i ragazzi risero e alcuni dissero, sottovoce, ma compressibile "sì, il boa", senza dare importanza a quell'espressione, proseguì informandoli che, per il tema da svolgere avevano a disposizione l'intera mattinata.

Era lunedì, Irene, li guardava valutandoli, chi pensieroso, chi, pieno di idee le trascriveva, nei primi due banchi, con aria pensosa, sedeva un furbetto, l'unico di tutta la classe più sveglio, attento al movimento delle sue gambe, facendo finta di non accorgersi di essere marcata dal suo sguardo, sfogliava un libro, accavallando le gambe, nel silenzio che regnava, si udì distintamente il fruscio delle calze che sfregavano fra loro, a quel suono, il ragazzo attivò le antenne, era in subbuglio, sperando di veder di più, lei gli agevolò la fatica, ruotandosi sulla sedia, poteva ammirare tutto il bordo calza, compreso l'elastico del reggicalze.

Rimase per un po' in quella posizione, provando eccitazione a mostrarsi, il ragazzo, con furbizia ed audacia, si gustava la scena con una certa agitazione.

Ella lo fissò, guardandolo direttamente negli occhi!!!

Scavallando le gambe e tenendole leggermente larghe, disse,

"Tu? Niente idee?"

Il furbetto, sulla cui audacia avevo già soppesato, rispose,

"Idee tante, ma difficili da.... esporre"

Lei, propose, "Tu provaci... esponi in brutta copia e poi le trascrivi in bella, consegnandomi il tutto, anche la brutta copia"

Con un sorriso da schiaffi, chiese di avvicinarsi, si portò a fianco della cattedra, lei si girò verso di lui, attendendo che esprimesse i propri dubbi, mentre parlava con voce incerta, osservava il seno ed i capezzoli della prof che puntavano la maglia leggera, notandolo, decise di metterlo in imbarazzo, fissandogli la patta, lo stronzetto era eccitato, una forma ben visibile, certamente non piccola, non poteva restare nascosta.

Avvicinandosi con il dorso della mano, le sfiorò il seno, ricevette uno sguardo talmente severo da gelarlo, chinò il capo in segno di scusa.

Allora lei, fece di proposito cadere la penna, chiedendogli se, gentilmente, poteva raccoglierla, mentre era chinato, allargò le gambe, così da mostrargli gli slip, alzatosi aveva il viso paonazzo, lei, accennando un sorriso, confermò quanto detto prima, avrebbe dovuto scrivere tutto, rassicurandolo che lo avrebbe letto con attenzione.


Alzatasi dalla cattedra, la prof fece un giro fra i banchi, erano tutti a capo chino, intenti nello svolgimento del tema e, guardando, curiosando, a volte anche correggendo, arrivò dal bricconcello, di nome Aldo Marchi, il ragazzo avvertita la presenza della Prof, s'è raddrizzato per meglio consentire la lettura del suo scritto, con la mano sfiorava, il gancio del reggicalze, lei, senza darvi peso, si appoggiò ancor più alla sua mano, abbassandosi per modificare un termine, gli strusciò il seno sul viso, ricevendone un grazie per il consiglio offerto. Verrà un bel tema, aggiunse passandogli la mano nei capelli, proseguendo, disse, "Vai, osa... esponi le tue idee".

Prese il cell e si spostò verso la finestra aprendola, entrò un bel tepore primaverile, inviò un sms a Sandro, con l'intenzione di eccitarlo, voleva aggiornarlo sulle sue manovre da "ammaliatrice", quando, giratasi verso l'aula, capì, Aldo aveva gli occhi sgranati. Fortunatamente era il solo a seguire con attenzione, gli atteggiamenti della prof ed in quel momento la luce proveniente dalla finestra rendeva la sua gonna trasparente.

Si sentiva lusingata dalle attenzioni ricevute da quel ragazzo, voleva premiarlo, aveva tenuto per sé la lieve tresca creatasi tra loro e la cosa era indicativa della fiducia che meritava, per cui si abbassò, fingendo di toccare le scarpe e, allargando le gambe sotto il suo sguardo penetrante, si rese conto di essere zuppa fra le gambe.

Informò gli alunni di doversi assentare per qualche minuto, raccomandandosi di continuare in silenzio e uscì dalla classe, si chiuse la porta alle spalle e, origliando, sentì che scherzavano, facevano baccano, ma la voce decisa da capetto, "di Aldo" impose il silenzio,

soddisfatta di Aldo, andò in bagno, si tolse gli slip fradici, si fece un selfie con la fica all'aria, asciugatasi con una salvietta umidificata, era pronta per rientrare in aula, stringendo gli slip nella mano.

Entrata in classe, si complimentò per il comportamento tenuto dai ragazzi, girata di schiena per non farsi vedere, ripose gli slip in borsa.

Seduta composta, leggeva un libro e giocava con una penna fra le dita, facendola cadere premeditatamente a terra, non dovette neanche chiederlo:

il Marchi premurosamente, andò a raccoglierla, così, poté gustarsi la visione della fica esposta solo per lui, ringraziandolo, gli chiese come procedeva il tema, aggiungendo,

"Fermati, al suono della campanella, lo leggeremo assieme".

Aldo, titubante, disse,

"Volentieri, ma... non vorrei perdere la corriera".

Irene, volle tranquillizzarlo, 

"Ti accompagno io in auto, tanto sono di strada".

Nel frattempo leggeva sul cell la risposta di Sandro che, eccitato immaginava la scena, era corso a chiudersi in ufficio per masturbarsi, eccitata, decise di rincarare la dose, gli inviò tre foto che la mostravano, una da accosciata, dove si esponeva a gambe aperte, la seconda con la fica senza slip, la terza ritraeva il viso di un bel ragazzo, assorto nei suoi pensieri, e scrisse, sotto la foto "dovrò accompagnarlo a casa".

Sicuramente abiterà lontano, il poverino, un bacio, ti terrò informato.

Come prevedibile, al suono della campanella ci fu il fuggi, fuggi generale, Irene chiese ad Aldo di chiudere la porta, gli andò incontro e, carezzandogli il viso, lo ringraziava per il comportamento da leader, per aver tenuto sotto controllo i compagni e, chiedendogli del tema, volle vedere la brutta copia.

Il ragazzo era chiaramente imbarazzato, si vergognava e d'impulso disse, "No",.... ma lei, con voce dura, insisté, "Ho detto di darmela".

Irene cercava di leggere quel foglio, per carpire i pensieri che il giovane aveva affidato a quelle righe, tra parole cancellate, ma leggibili, rosso in viso, attendeva il responso della prof.

Irene aveva decifrato lo scritto che, testualmente, recitava così,

"Prof, sei una grande fica, mi piace tutto di te, le tue tette la tua bocca da pompini che di sicuro farai, mi piacerebbe chiavarti e poi sborrarti in faccia, ti immagino poggiata alla finestra o ad un banco, mentre ti inculo fino allo sfinimento.

Aldo teneva il viso basso, vide una mano che, poggiata sulla coscia, sollevava la gonna mostrando le calze.

"Guardami, da bravo, noto che anche tu, come tanti ragazzi, vi riversate su internet, visionando siti di sesso".

Bussarono alla porta, era il bidello che annunciava la chiusura, precisando, che la corriera era passata.

"Dai... porcello, continueremo a parlare in auto".

Partiti, ricevute indicazioni sul posto da raggiungere, Irene riprese il discorso:

"Allora, sicché davvero faresti tutte quelle cose alla tua prof?

Vorresti che ti facessi dei pompini?

Veramente mi faresti il culo... in classe?

Belle fantasie". Aldo non rispondeva, ora tremava e la prof se ne rese conto, così, poggiandogli una mano sulla coscia, molto vicino all'inguine, Aldo si ringalluzzì per il gesto e mostrò con fierezza la sua eccitazione.

Irene procedeva piano, voleva accertarsi che non fossero solo chiacchiere le sue.

Aldo le indicò la casa dove abitava il De Paoli Gino, detto "il boa" gli chiese perché gli avessero affibbiato quel soprannome e, Aldo, cercando di essere esplicito, la informò

"Io ho un cazzo bello grosso, ma Gino mi batte" a quelle affermazioni, Irene incuriosita, chiese

"Eeehhhh, che sarà mai?"

Egli, allora, disse di fermare, erano vicini ad uno slargo, riparati da grosse piante, Aldo scese, avvicinandosi dalla parte della prof, si calò i pantaloni, da non credere, era il cazzo di Marco, nel corpo di un ragazzino, Aldo....

"Capisci perché boa? Siamo molto amici e, lui soffre per questa malformazione, mi raccomando, Prof, non umiliarci, ci confortiamo a vicenda". Irene, allargando le gambe,

"Tranquillo, posso far parte del vostro segreto?

Ora leccami la fica, dimostrami che non sei solo chiacchiere".

Caspita, era proprio bravo a leccare, preferiva più il culo che la fica, lo stava dimostrando, infatti le sondava il culo, con due dita, chiedendole,

"Me lo darai?" e lei in risposta, "Vedremo, fammelo sentire dentro, il tuo bel pisellone, vedrai che pompino che ti farò!"

E lui "Grande Prof, avevo intuito che eri una vera Femmina".

Le sfuggì ancora un "caspita" se scopava così da ragazzo, figurarsi da uomo, che bello, che bel cazzo!

Poi, quasi ad invogliarla, le disse,

"Goditelo, se tieni la bocca chiusa, ti scoperemo assieme, io e Gino, lui è sempre solo, la madre lavora e comunque, l'abbiamo scopata assieme, "anche lei?" sì, non stupirti se si scopa la madre, lei è una bella Milf".

Irene se lo stava succhiando ad occhi chiusi, si rivedeva al cinema con Marco, poi, guardandolo, si accorse che anch'egli aveva gli occhi chiusi, si godeva il pompino quasi in estasi, provò a solleticargli l'ano, e si sentì apostrofare, "Sì, troia, mi piace, dai.... che ti riempio la bocca di sborra bevila tutta".

L'abbondanza di seme che emise quel ragazzo le riempì la bocca come un uragano, non riusciva a gestire i getti abbondanti, si sporcò gonna e maglia, ripulitolo a lucido, gli chiese da quando non sborrava e fu sorpresa nell'apprendere che non era una cosa eccezionale, erano sempre così le sue sborrate, tra l'altro molto gradite anche alla madre di Gino.

Arrivati a casa sua, prima di scendere dall'auto, Aldo volle che gli promettesse di non parlare con nessuno di quanto aveva appreso, anche se, in quel senso, doveva essere più lei a chiedere garanzie.

Baciandolo gli regalò i suoi slip ancora bagnati, dicendogli,

"Se ti va, falli vedere a Gino e annusateli entrambi, poi, mi direte".

Chiamò Marco, era contento di sentirla, andò subito al punto, "Domani per le 18,00, puoi? Al Florian? Ho visto che hanno sale riservate, potremmo parlare con comodo, quindi, a domani".

Dopo di che corse in ufficio dal marito che, vedendola con tutte quelle macchie di sborra, si eccitò come un cavallo.

"Chiudi a chiave, "Cornuto", devo raccontarti tutto", seduta comodamente nella poltrona da manager, con i piedi nudi sulla scrivania, a gambe larghe, Sandro, inginocchiato la ripuliva dagli umori prodotti.

Gli raccontò tutto del ragazzo e dell'amico mega dotato, che assolutamente voleva conoscere, ricordandogli che l'indomani aveva appuntamento in città e forse avrebbe fatto tardi.

Sandro le chiese, "Posso baciarti?"

Irene prima gli riversò sulla fronte una buona dose di saliva, aggiungendo, a breve cambieremo prodotto. Poi gli infilò la lingua in bocca.


O53


continua

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Ciao, io sono

osservatore53

Autore su Erotika

Diversamente giovane, vari hobby, sport, cinema, lettura erotica. Durante il lockdown e, nata questa passione Raccontare, se pur romanzate, varie avventure

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